La storia del concetto di qualità della vita è presente nel dibattito dell’uomo praticamente da sempre. Perciò molti studiosi sono dell’idea che tale concetto sia, in quanto un principio di benessere, una dinamica permanete dello sviluppo storico degli eventi umani e non solo. Fin dai tempi più remoti e preistorici l’uomo ha cercato per sé e per il proprio gruppo di appartenenza le favorevoli condizioni di vita, o qualità della vita, per meglio sopravvivere. Alcuni studiosi ritengono che l’analisi sulla qualità della vita abbia radici lontane. Già un filosofo del calibro di Platone aveva dedicato vari anni della sua ricerca a organizzare in concreto il governo e la città perfetti. Dopo di lui Aristotele parla di “buon spirito” o felicità. Poi lungo i secoli tanti altri si sono cimentati nel descrivere in dettaglio gli elementi necessari del benessere personale e della comunità. San Tommaso d’Aquino parlava del “bene comune” come di una legge, ma anche come fine ultimo.

Storia ed evoluzione del concetto di qualità della vita

Dal punto di vista del moderno metodo scientifico e accademico il concetto nasce negli anni 60 con il movimento degli indicatori sociali, attivo negli USA, il quale si prefiggeva di individuare metriche e strumenti che potessero misurare la qualità della vita delle persone e degli ambienti in cui si realizza la vita. Nelle valutazioni si prendono ad esame indicatori oggettivi e materiali, facilmente misurabili e comparabili quali il reddito, il potere d’acquisto, il PIL e così via. Chiaramente l’analisi comprende anche gli aspetti soggettivi legati a fattori: psicologici e relazionali, alla desiderabilità, alle aspettative, alla capacità di adattamento, ai principi e ai valori. Solo nel 2008 con l’ideologo partenopeo Domenico Esposito la qualità della vita diventa un indicatore ideologico dell’ideologia della qualità della vita.