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Le nostre vite sono soggette ad avere caratteristiche peculiari definite come qualità, in termini di proprietà, di attributi, giudizi qualitativi e quantitativi. Da qui nasce il concetto di qualità della vita. Un giudizio sulla vita, in particolare, può far riferimento allo stare bene o allo stare male in un determinato tempo o luogo (ad esempio in relazione allo stato di salute, ad una serie di disagi, a difficoltà, a problemi, quindi in base ad uno stato fisiologico e psicologico, con tutte le interconnessioni che ci possono essere negli altri ambiti disciplinari, quali fisico, chimico, biologico, medico, oltreché politico, economico e sociale). Tutti questi aspetti definiscono il benessere o il malessere, la vivibilità o l’invivibilità, la sostenibilità o l’insostenibilità di una certa situazione rispetto a qualcuno o a qualcosa, in parte tutti sinonimi della QDV.

La qualità della vita nelle società industriali avanzate

In generale, l’espressione qualità della vita rimanda ad una percezione soggettive circa le possibilità di adoperare al meglio le disponibilità, sia economiche sia culturali, disponibili nell’universo di riferimento e di vita quotidiana. Come hanno osservato numerosi studiosi[1] il dibattito sulla qualità della vita è tipico delle società avanzate ed industriali, in quanto sia le società precedenti che contemporanee che erano o sono tuttora afflitte da problemi di sopravvivenza (fame, siccità, guerra, malattie infettive, mortalità infantile e speranza ridotta di vita), ovvero laddove la vita stessa sia in pericolo, cioè quando la sopravvivenza è una lotta quotidiana il problema della sua qualità non si pone o al limite è una faccenda che riguarda fasce ristrettissime della popolazione (nobiltà, clero, aristocrazia).

Il concetto di qualità della vita ha conosciuto sviluppi significativi soprattutto a partire dagli anni Settanta del ventesimo secolo, allorquando è stato posto in termini precisi il dilemma fra sviluppo economico accentuato e condizioni dell’esistenza umana, cercando un equilibrio fra due ambiti che si potrebbero intendersi come contrapposti[2].

Qualità della vita e modernità

 La disquisizione sulle condizioni dell’esistenza umana necessariamente ci spinge ad una particolare attenzione alla stessa situazione del corpo che, a prescindere dalle sue caratteristiche anatomiche, dovrebbe essere messo in grado di usare al meglio le sue potenzialità o al contrario deve rinunciarvi, soffrendone. Allo stesso tempo il rapporto della qualità della vita con la modernità non è sempre stato concepito come lineare, la stessa concezione marxista di alienazione, nella sua poliforme significatività, in alcune letture posteriori rimanda ad un soggetto totalmente sovradeterminato dalle regole e dalla relazioni dei sistemi di produzione al quale si contrappone la figura dell’artigiano medioevale che avrebbe avuto la possibilità di sviluppare un rapporto armonico con il proprio lavoro e al contempo la possibilità di poter sviluppare le proprie abilità nei più svariati campi, come se fossero stati tutti dei potenziali Leonardo Da Vinci.

Negli ultimi decenni, sempre più di sovente si parla di procedure per la misurazione della qualità della vita, spostando il centro dell’analisi dai fattori più strettamente economici, materiali, a quelli psicologici, personali, di resistenza psicofisica ai traumi esistenziali, di tempra nel superare le avversità. Invero, per misurare la qualità della vita a livello territoriale, può voler dire, ad esempio confrontare i vari sistemi di welfare, i sistemi sanitari, i trasporti pubblici, lo spazio verde, la presenza di un wi-fi pubblico, il rischio criminalità.

Classifiche sulla qualità della vita

Le varie graduatorie, spesso su base provinciale, misurano la qualità della vita facendo riferimento alla vita urbana, evidenziando le differenze tra città e campagna, ma non necessariamente a vantaggio dell’una o dell’altra. Difatti, se la vita in una città può essere considerata più confortevole, perché offre maggiori servizi e chance socioculturali, in campagna, invece, le condizioni ambientali risultano preferibili, i ritmi sono meno frenetici, i rapporti interpersonali di solito appaiono meno conflittuali. Dagli anni Novanta, si è lanciato il discorso della ‘città sostenibile’ o della città a misura di., tenendo conto dei bisogni delle generazioni attuali e quelli delle generazioni future, la cui qualità di vita rischia di essere fortemente inficiata dalle nostre scelte.

Indicatori

Gli indicatori di qualità della vita che spesso vengono utilizzati da istituzioni come l’ONU, l’OCSE e altre organizzazioni per valutare il benessere della popolazione in diversi contesti geografici. Indicatori Economici: reddito pro capite; tasso di occupazione; livello di disoccupazione; costo della vita; accessibilità economica della casa; distribuzione della ricchezza (indice di Gini). Indicatori Sociali: tasso di alfabetizzazione; livello di istruzione; accesso ai servizi sanitari; speranza di vita alla nascita; tasso di criminalità; coesione sociale e senso di comunità. Indicatori Ambientali; qualità dell’aria; accesso agli spazi verdi; gestione dei rifiuti e riciclo; qualità delle acque; livello di inquinamento acustico. Indicatori di Salute: speranza di vita; tasso di mortalità infantile; accesso alle cure sanitarie; obesità e malattie croniche; salute mentale e benessere psicologico. Indicatori della Sicurezza: tasso di criminalità; percezione della sicurezza; incidenti stradali; protezione civile e risposta alle emergenze. Indicatori della Mobilità e dei Trasporti: efficienza del trasporto pubblico; accessibilità e infrastrutture per disabili; tempi medi di percorrenza casa-lavoro; congestione del traffico. Indicatori Culturali e Ricreativi: accesso a eventi culturali e sportivi; numero di biblioteche, musei e teatri; presenza di spazi per attività ricreative; partecipazione ad attività artistiche e sportive. Indicatori di Benessere Psicologico: livello di soddisfazione della vita; equilibrio tra vita lavorativa e personale; percezione dello stress; indice di felicità. Indicatori della Qualità dell’Abitare; qualità delle abitazioni; accesso ai servizi essenziali (acqua, elettricità, internet); densità abitativa; livello di rumorosità e inquinamento domestico.

Approccio multidisciplinare

Tra i vari indicatori della qualità della vita si possono annoverare: l’uso quotidiano del tempo ¾ il cosiddetto time budget, distinto fra tempo retribuito (occupato nel lavoro), non retribuito (occupato nello alimentarsi e nel dormire) e dedicato ad altre attività (legate soprattutto alla dimensione psicofisica, nel cosiddetto tempo libero)[3].

L’IQDV, si propone un approccio multidisciplinare nella scelta degli indicatori. Tale scelta è importante perché ci permette di tutelare, risolvere e migliorare vari aspetti concatenati della vita ed inoltre mette l’accento sull’aspetto qualitativo non solo quantitativo di prodotti, di servizi, di comportamenti, di leggi, di conoscenze, di ecosistemi e così via.

A nostro avviso, Qualità della vita specifica un giudizio rispetto alla vita, appunto il grado di benessere o di malessere di un individuo, di un gruppo che vive un certo ambiente, un ecosistema città, un ecosistema naturale, un ambiente di lavoro e così via. Ovviamente per poter misurare lo stato di benessere bisogna avere un parametro di paragone, ossia posso pensare di stare bene se conosco il male, cioè se sono in grado di definire questi due concetti, posso pensare di stare al caldo se conosco il freddo, cioè se li definisco, ossia dicendo che una certa temperatura è da considerarsi calda rispetto ad un’altra, in base alle caratteristiche personali, o ambientali, che possono essere in parte soggettive e oggettive. Se dovessimo riscontrare un indicatore di democrazia basso, vuol dire che le persone lamentano una scarsa libertà di pensiero, poca voce in capitolo e non vengono coinvolte nel processo decisionale della comunità, oppure se in chiave economica adoperiamo il PIL, un valore basso vuol dire che la produttività di un territorio è scarsa, cioè che si produce poco, e ciò può influenzare altri indicatori, per esempio di disoccupazione, il che vuol dire equilibri o squilibri di sistema politico, economico e sociale, che a loro volta possono essere modificati per ottenere degli effetti su un gruppo sociale o su di un ecosistema, per cui l’approccio sistemico dell’IQDV diventa indispensabile, soprattutto in funzione della stabilità degli equilibri di benessere, che influenzano i fattori esterni ed interni di ecosistemi, il cui benessere può determinare condizioni e ulteriori influenze vantaggiose o meno.

Se, come abbiamo detto, l’IQDV, aiuta a identificare le caratteristiche del benessere interno ed esterno di un ecosistema, si evince la necessità di stimare bilanciamento dei fattori che contribuiscono.

L’IQDV indica le caratteristiche fondanti il benessere interno ed esterno di un ecosistema. Essa parte dall’assunto che il benessere e quindi la QDV è un contrappeso di un insieme di fattori di natura biologica e di fattori definibili come immateriali (ad es. sentimenti, spiritualità, concetti ed idee) a loro volta profondamente connessi ad aspetti materiali e alla coscienza stessa.[4] Quest’ultima ha la peculiarità di essere ad un tempo materiale eimmateriale poiché ha il carattere di una vera ‘essenza’ fisico-chimica da un lato e idealistico-logico-concettuale dall’altro, ed è condizionata da fattori sia innati che empirici. Il problema è che il carattere idealistico-logico-concettuale non sempre coincide con gli aspetti essenziali di natura fisica e chimica dell’ecosistema, e quando ciò non avviene possono sorgere degli squilibri di coscienza che influenzano, spesso negativamente, l’ambiente esterno ma anche quello interno all’individuo, quindi l’agire quotidiano e il comportamento.

Tuttavia è possibile fornire un giudizio di comparazione più o meno soggettivo o oggettivo, cosicché classificare un prodotto come migliore di un altro, una città quale più bella o con una QDV migliore di un’altra, un comportamento come più adeguato e così via. Grazie a questo modus operandi è possibile fissare il termine di paragone in concetti come appunto quelli di qualità (in particolare di QDV), di vivibilità, di sostenibilità, di efficienza, di competitività che diventano così relazioni sia qualitative che quantitative fra due o più elementi di uno stesso insieme, quindi tra loro comparabili secondo un certo ordine. In tal modo si realizzano classificazioni di oggetti, cibi, canzoni, città, persone di uno stesso ambito lavorativo e quant’altro[5]. L’essere umano applica questo modus operandi praticamente a tutto, spesso in modo inconscio, o pur senza essere uno studioso di classificazioni, ma semplicemente sulla base di sensazioni ed intuizioni, soggettive o oggettive, sulla base di esperienze personali anche di studio e così via.

Questo processo è di fondamentale importanza in ogni periodo storico, in base alle conoscenze acquisite, per una migliore capacità di previsione e consapevolezza, cercando di evitare gli errori, che ci possono portare fuori strada o in una situazione di forte squilibrio dannoso per noi e per chi ci sta a fianco, in generale per gli ecosistemi. In tutto questo le valutazioni e modellizzazioni,[6] considerano anche i fattori fisici, chimici, biologici, fisiologici, ecc.

Si può presupporre che un individuo che sta bene è riconoscente e ricambi il suo stato d’animo, influenzando altri in modo positivo e l’ambiente che lo circonda, in funzione del proprio interesse. Quindi un uomo che vive bene, che vive secondo sani principi, che lavora rispettando la propria funzione nobile tipica di ogni lavoro può rappresentare un’opportunità per altri, ecco che si crea la catena sociale vantaggiosa, utile ad ognuno, poiché tutti traggono vantaggi dall’altro. Sempre secondo lo stesso filo conduttore, in linea di principio, per un paesaggio, quanto maggiore sarà il suo livello di QDV tanto maggiore benessere o favorevoli condizioni di vita è in grado di rilasciare, soddisfacendo più opportunità e così via; data la reciprocità di questa influenza interna-esterna e di scambio continuo funzionale al benessere l’uomo può vivere in armonia con il suo ambiente nel rispetto di certi equilibri naturali. Perciò sono importanti le diversificazioni di produttività, le differenze culturali, la biodiversità e la differenziazione delle specie.

L’idea di qualità è spesso contrapposta a quella di quantità, in un binomio dove quest’ultima tende ad essere considerata nell’accezione di ‘produzione in serie’, ‘omologazione’ o di standardizzazione. L’opposto della ‘personalizzazione’, di ciò che è fatto su misura e che per ciò stesso esprime una ‘qualità più elevata’, anche questo fattore deve rientrare in questa nuova concezione ideologica.

L’ideologia capitalista liberista pone l’accento sulla quantità, sulla produzione in serie e sull’omologazione come meccanismi di efficienza economica e crescita del mercato. Il modello economico basato sulla produzione di massa favorisce la standardizzazione dei prodotti e dei servizi, riducendo i costi ma anche le differenze individuali. Tuttavia, questo approccio può entrare in contrasto con il concetto di benessere autentico, poiché privilegia il consumo e la produttività a scapito della personalizzazione e della qualità.

L’ideologia della qualità della vita, invece, si fonda sulla valorizzazione delle esigenze individuali e sulla personalizzazione delle soluzioni per garantire un benessere più profondo e duraturo. Questo si riflette in vari ambiti: una terapia studiata su misura, che tenga conto delle specifiche condizioni del paziente e delle cause alla base del disturbo, offre maggiori garanzie di successo rispetto a una medicina tradizionale[7] che si limita a trattare i sintomi. Ciò implica una trasformazione del settore sanitario verso un approccio più olistico e preventivo. Un vestito fatto su misura è certamente più comodo e di qualità superiore rispetto a un capo prodotto in serie. L’artigianalizzazione e la personalizzazione dei beni e servizi diventano centrali per un modello economico che privilegi la soddisfazione del bisogno umano anziché la semplice massimizzazione del profitto. Il capitalismo liberista spesso riduce il lavoratore a un ingranaggio della macchina produttiva, mentre l’ideologia della qualità della vita promuove il concetto di lavoro significativo, flessibile e orientato al benessere complessivo dell’individuo.

Un discorso che si applica perfettamente anche in ambito didattico e educativo: un ecosistema urbano pianificato con cura sulla misura dei bisogni dei propri cittadini è sicuramente più vivibile; un centro scolastico costruito su misura e con certi parametri strutturali e didattici è più funzionale agli scopi educativi; un ospedale costruito mettendo al centro l’interesse di cura del paziente sono indubbiamente più funzionali. un ospedale costruito mettendo al centro l’interesse di cura del paziente è indubbiamente più funzionale.

L’andatura bipede e la relativa struttura morfologica umana, insieme a una coscienza ben definita e distinta da quella di ogni altro uomo (appunto la nostra ‘personalità’), ci aiuta ad essere in armonia con ciò che siamo e ci ha permesso di integrarci con i fattori fisici e chimici della materia che ci circonda in un modo del tutto innovativo rispetto ad ogni altra specie vivente. In questo senso, l’evoluzione dell’uomo rispetto ad altre specie è da considerare non solo diversa, ma anche migliore, poiché ci ha resi più consapevoli dell’enorme bellezza che ci circonda e più responsabili nel tutelare certi equilibri e l’armonia del creato.

L’antropizzazione del pianeta ha avuto effetti profondi sugli ecosistemi e sulla qualità della vita umana. L’impatto può essere sia positivo che negativo, a seconda di come l’uomo gestisce il proprio ambiente. Un’urbanizzazione pianificata in modo sostenibile può migliorare la qualità della vita, mentre un’espansione incontrollata e non regolata porta a degrado ambientale, inquinamento e perdita di biodiversità. La capacità dell’uomo di costruire ambienti su misura, in armonia con le proprie necessità e con il rispetto della natura, è quindi una sfida cruciale per il futuro.

L’architettura, la pianificazione urbana, le politiche agricole e industriali devono essere orientate a minimizzare gli impatti negativi dell’antropizzazione e a creare spazi in cui gli esseri umani possano vivere in equilibrio con l’ambiente. Un approccio basato sulla qualità della vita implica, ad esempio, la progettazione di città verdi con spazi aperti, trasporti sostenibili, edifici energeticamente efficienti e modelli di produzione e consumo più rispettosi dell’ambiente. Questo tipo di sviluppo favorisce non solo la salute fisica e mentale delle persone, ma anche la preservazione degli ecosistemi da cui dipendiamo per la nostra sopravvivenza.

Tuttavia, è evidente l’impossibilità di abbattere tutto per poi ricostruire in modo ‘matematico’ un ‘qualcosa fatto su misura’, anzitutto per l’intrinseca difficoltà di realizzare una ‘misura’ comune a tutti, in seconda istanza perché la vita è in continuo divenire, soggetta a cambiamenti. Dunque è necessario creare dei modelli e l’IQDV risponde a questa necessità: è imperniata sull’effettuare non solo valutazioni, classificazioni ed ottimizzazioni, ma anche modellizzazioni atte a formulare e riformulare, in modo dinamico, una ‘piattaforma generica di vita’ che sia quanto più prossima possibile ai desideri di una collettività sempre più globale, in cui la libertà deve essere bilanciata dalla necessità di garantire a tutti il minimo indispensabile per un adeguato equilibrio di benessere.

Le classificazioni in base ai giudizi sono potenzialmente infinite al pari della nostra capacità d’immaginazione, come esemplificato brevemente poc’anzi[8]. Le graduatorie di qualità di vita, cui abbiamo fatto prima cenno, possono adoperare distinte metodologie e possono variare in base agli elementi che mettiamo nel paniere, un po’ come avviene quando si misura l’inflazione in ambito economico. La scelta degli indicatori è selezionata sempre in funzione del modello teorico o ideologico di riferimento. Bisogna però tener presente che le stime e le graduatorie sulla qualità della vita sono delle approssimazioni della realtà, da considerare appropriatamente perché basate su indicatori che non possono essere esaustivi. Il modello dell’IQDV è funzionale alla creazione della stabilità appropriata al contesto storico, culturale, paesaggistico, ideale, scientifico, eco sistemico, di sostenibilità. Anche quando i dati su cui è basata la valutazione sono il più possibile oggettivi, aggiornati e precisi, inevitabilmente trascurano aspetti realistici del benessere delle persone e del territorio, che dipendono anche da dati istantanei di natura non solo fisica, chimica e fisiologica ma anche psicologica, per cui è importante il discorso della soggettività. Infine, come ribadito già precedentemente, un indicatore ci fornisce informazioni su di un aspetto ristretto di una dimensione maggiore, questo è vero anche se l’indicatore è misurabile in termini quantitativi. Ad esempio, se vogliamo misurare la ricchezza di una persona, il reddito di lavoro ci fornisce delle indicazioni preziose ma che non sono esaustive in quanto questo soggetto potrebbe avere un reddito da lavoro basso ma potrebbe godere di rendite immobiliare o finanziarie consistenti. Una stima della ricchezza che si fondasse solo su indicatori derivanti dal reddito da lavoro, per quanto accuratamente registrati, risulterebbe incompleta o parziale nel rispondere ai fini dell’analisi. Le valutazioni sono ancora più complesse se si considera la misurazione di variabili non quantificabili e misurabili come il reddito, si pensi al benessere, la felicità, la salute, la sicurezza. Tutti questi concetti si fondano su dati meno oggettivi e lineari di quelli economici, non facilmente quantificabili. Prendiamo ad esempio il concetto di sicurezza personale può essere inteso in svariati modi: può significare sicurezza rispetto al mantenimento del proprio impiego oppure come sicurezza fisica e patrimoniale rispetto al rischio di essere vittima di episodi di criminalità. Si potrebbero citare numerosi altri esempi, ma ciò che importa sottolineare è che, mentre il reddito percepito (la busta paga) è un dato oggettivo, il senso di sicurezza dipende principalmente da percezioni dell’individuo. Il ragazzo ventenne potrebbe non percepire come pericoloso l’attraversamento di una piazza isolata e poco illuminata di sera al ritorno dal lavoro, la sua vicina di casa donna e cinquantenne, invece, potrebbe avere percezioni diametralmente opposte e richiedere una maggiore illuminazione o la presenza di una pattuglia di polizia.


[1] Economia e Sviluppo Umano

Amartya Sen – Premio Nobel per l’economia, ha sviluppato l’Approccio delle Capacità, ponendo l’accento sulle libertà e sulle opportunità degli individui.

Martha Nussbaum – Filosofa che ha esteso l’Approccio delle Capacità, enfatizzando una lista di capacità fondamentali per una vita dignitosa.

Joseph Stiglitz – Economista, ha lavorato sul benessere economico e sulla misurazione della qualità della vita al di là del PIL.

Richard Easterlin – Ha formulato il “Paradosso di Easterlin”, sostenendo che il reddito non è direttamente proporzionale alla felicità a lungo termine.

Ambito Psicologia e Benessere soggettivo

Ed Diener – Ha studiato la “felicità soggettiva” e il concetto di “Subjective Well-Being” (SWB).

Daniel Kahneman – Psicologo e premio Nobel per l’economia, ha approfondito la misurazione della felicità e il rapporto tra economia e benessere.

Martin Seligman – Fondatore della psicologia positiva, ha sviluppato il modello PERMA per il benessere umano.

Mihály Csíkszentmihályi – Psicologo, noto per la teoria del “Flow”, uno stato mentale che migliora la qualità della vita.

Ambito Sociologia e Qualità della Vita

Ruut Veenhoven – Direttore del World Database of Happiness, ha studiato i fattori sociali e istituzionali legati alla felicità.

Erik Allardt – Ha elaborato un modello multidimensionale della qualità della vita, includendo “Having, Loving, Being” (Avere, Amare, Essere).

Robert Putnam – Ha studiato il capitale sociale e il suo impatto sulla qualità della vita, in particolare con “Bowling Alone”.

Ambito Indicatori e Misurazione della Qualità della Vita

Jean Drèze – Ha collaborato con Amartya Sen su sviluppo e benessere umano.

John Helliwell – Autore di studi sui fattori determinanti della felicità nei rapporti sociali e nella governance.

Jon Hall – Ha contribuito allo sviluppo degli indicatori dell’OCSE sul benessere.

[2] J.k. Galbraith, L’economia e la qualità della vita, Mondadori, 1971.

[3] A livello europeo sono raccolti dati su degli indicatori sociali (ESSI, European system of social indicators), finalizzati alla creazione di forme di misurazione applicabili al welfare e alla qualità della vita. Inoltre, con l’impiego di numerose variabili (una trentina circa), è possibile creare un indice di soddisfazione per la vita (LSI, Life satisfaction index). CFR. https://www.oecdbetterlifeindex.org/topics/life-satisfaction/

[4] Anche intesi come ‘valori’.

[5] Un discorso inquadrabile anche in un ambito più propriamente matematico, al modo della teoria degli insiemi.

[6] Un esempio di modellizzazione sono le Riforme Strutturali Paesaggistiche (RSP), come vedremo in seguito.

[7] La medicina tradizionale, in ragione del profitto tende a prediligere, appunto per interessi di profitto, la cura degli effetti anziché delle cause di una patologia.

[8]. Per fornire altri esempi: possiamo stabilire che un sarto è più bravo di un altro in base a parametri tecnici ed estetici; oppure possiamo dire che un dottore è più bravo di un altro in base ai risultati ottenuti e alla capacità di relazionarsi efficacemente con i pazienti; ed ancora se un urbanista ha realizzato una buona pianificazione in relazione al suo momento storico tenendo conto dei corrispondenti canoni di bellezza e armonia. Si possono stilare classifiche di vivibilità delle città (o di ecosistemi generici), o affermare che un individuo è più bravo o buono di un altro in base all’attitudine, all’etica ed in generale a una serie di principi di natura culturale, e così discorrendo.

Quando si è in uno stato di malessere non si riesce a dare benessere agli altri e all’ecosistema (spesso si ruba, si uccide, si danneggia l’altro). In uno stato di bassa qualità della vita si diventa un fattore di rischio per la società e non un valore aggiunto funzionale al benessere di tutti. Quando i fattori di rischio sono alti la qualità della vita territoriale è bassa, a questo punto sorgono rischi per la vita e la vivibilità.

†lità della vita

Domenico Esposito

La prima verità assoluta è la vita, la seconda è la qualità della vita
Domenico Esposito