Spread the love

Da Ventotene all’Europa potenza d’equilibrio: una nuova responsabilità nel mondo multipolare

Dal Manifesto del 1941 alla proposta dell’Accademia Italiana Qualità della Vita: dopo aver costruito la pace al proprio interno, l’Europa deve interrogarsi sul ruolo da svolgere tra Stati Uniti, BRICS, guerre, energia e nuovi equilibri globali

di Domenico Esposito

Nel 1941, mentre l’Europa era attraversata dalla Seconda guerra mondiale e precipitava nella contrapposizione tra nazionalismi, totalitarismi e potenze in conflitto, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi elaborarono durante il confino fascista il documento passato alla storia come Manifesto di Ventotene, “Per un’Europa libera e unita”.

Il Manifesto nasceva da una constatazione drammatica: terminata la guerra, non sarebbe stato sufficiente ricostruire lo stesso sistema europeo fondato sulla sovranità assoluta degli Stati nazionali e sulla loro continua competizione. Occorreva creare istituzioni sovranazionali capaci di limitare quella conflittualità e costruire una federazione europea nella quale una nuova guerra tra i popoli del continente diventasse progressivamente più difficile.

Ventotene poneva quindi una domanda decisiva per il proprio tempo:

come impedire che gli europei tornino a combattersi tra loro?

Quell’intuizione contribuì al patrimonio politico e culturale dal quale sarebbe successivamente cresciuto il processo di integrazione europea.

Dalla pace dentro l’Europa al ruolo dell’Europa nel mondo

A più di ottant’anni di distanza la questione è profondamente cambiata. Gli Stati europei hanno costruito istituzioni comuni, un mercato integrato, una moneta condivisa da gran parte dell’Unione, sistemi di cooperazione politica e giuridica e una rete di interdipendenze che ha trasformato radicalmente il rapporto tra nazioni che per secoli si erano combattute. La questione europea non riguarda quindi più soltanto la pacificazione interna.

Riguarda ormai la funzione dell’Europa nel sistema mondiale.

Il continente si trova all’interno di un ordine internazionale caratterizzato dalla crescente competizione tra Stati Uniti, Cina, Russia, grandi economie BRICS e nuove potenze regionali; dall’utilizzo di moneta, energia, tecnologia e materie prime come strumenti geopolitici; dal ritorno della guerra sul territorio europeo; dall’aumento della spesa militare e dalla crescente vulnerabilità delle catene produttive.

Il sistema internazionale sta progressivamente passando da una configurazione prevalentemente unipolare a una struttura maggiormente multipolare.

È dentro questa nuova realtà che nasce il Manifesto Europeo dell’Accademia Italiana Qualità della Vita.

Una seconda domanda europea

Se Ventotene affrontò soprattutto il problema della costruzione della pace dentro l’Europa, il Manifesto dell’Accademia pone una domanda successiva:

quale contributo può offrire oggi l’Europa alla stabilità del sistema internazionale?

È da questa domanda che prende forma, nell’elaborazione dell’Accademia Italiana Qualità della Vita, la definizione dell’Europa come potenza d’equilibrio.

Non un’Europa neutrale.

Non un’Europa priva di capacità militare.

Non un’Europa artificialmente equidistante da qualsiasi conflitto.

E neppure una nuova superpotenza costruita semplicemente per aggiungersi a Stati Uniti, Cina, Russia e BRICS nella competizione per la supremazia.

La potenza d’equilibrio rappresenta una concezione differente della forza europea: capacità di difendere sicurezza e interessi propri, autonomia sufficiente per prendere decisioni sulla base delle esigenze europee, solidità economica e monetaria, resilienza energetica e tecnologica e, nello stesso tempo, capacità di utilizzare diplomazia, cooperazione, commercio, cultura, scienza e interdipendenza come strumenti di riduzione dei rischi.

La storia europea come risorsa geopolitica

Questa impostazione non nasce soltanto dall’attuale confronto tra blocchi. Nasce dalla storia stessa dell’Europa.

Il continente conosce il prezzo della competizione senza equilibrio perché ne ha sperimentato le conseguenze più estreme. Due guerre mondiali, distruzioni, nazionalismi e contrapposizioni hanno progressivamente costruito una consapevolezza: la sicurezza non può dipendere esclusivamente dalla capacità di esercitare forza, ma necessita anche di istituzioni, regole, cooperazione e interessi reciproci capaci di rendere progressivamente meno conveniente il conflitto.

L’integrazione europea può essere osservata, da questo punto di vista, come un grande esperimento storico di trasformazione del conflitto in interdipendenza regolata.

Il nuovo Manifesto propone di compiere un passaggio ulteriore:

trasformare questa esperienza interna in una possibile funzione geopolitica esterna.

L’Europa possiede un enorme patrimonio giuridico e culturale, un grande mercato, l’euro, capacità scientifiche e industriali e una rete diplomatica estesa. Questi strumenti potrebbero essere utilizzati non soltanto per proteggere il continente, ma anche per contribuire alla costruzione di un ordine internazionale nel quale la competizione tra potenze non degeneri inevitabilmente in conflitto sistemico.

Dalla deterrenza alla riduzione del rischio

La forza rimane necessaria. Un’Europa incapace di proteggersi sarebbe inevitabilmente vulnerabile. Ma possedere strumenti militari non significa che l’autorevolezza internazionale debba essere misurata esclusivamente attraverso la quantità delle armi. Una potenza d’equilibrio dovrebbe disporre di deterrenza, ma utilizzare quella deterrenza per rendere la guerra meno conveniente, non per alimentare indefinitamente una spirale di escalation. Dovrebbe sviluppare maggiore autonomia senza trasformarla in isolamento.

Potrebbe continuare a cooperare con gli Stati Uniti all’interno della relazione transatlantica mantenendo contemporaneamente una propria capacità di valutazione strategica. Allo stesso modo dovrebbe poter dialogare con Cina, India, Russia, Paesi BRICS, Medio Oriente, Africa e America Latina senza essere obbligata a trasformare ogni rapporto internazionale in una scelta binaria tra blocchi.

La qualità della vita come obiettivo geopolitico

Esiste infine un elemento che distingue profondamente questa proposta: la persona….

La geopolitica viene generalmente analizzata attraverso territori, eserciti, PIL, materie prime e capacità tecnologiche. Ma alla fine le conseguenze delle decisioni internazionali arrivano sempre nella vita quotidiana. Guerra, instabilità energetica, inflazione, vulnerabilità finanziaria, interruzione delle catene produttive, disoccupazione, insicurezza e paura incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. La stabilità internazionale non è quindi separata dal benessere.

Ne costituisce una delle condizioni.

È proprio da questa relazione tra geopolitica, stabilità e qualità della vita che nasce il Manifesto Europeo dell’Accademia Italiana Qualità della Vita del 2026. Non come sostituzione del pensiero federalista che contribuì alla costruzione dell’Europa contemporanea, ma come tentativo di affrontare una nuova fase storica. Ventotene indicò una strada per superare la conflittualità interna del continente. Il Manifesto Europeo dell’Accademia pone una domanda ulteriore:

quale funzione può esercitare oggi quell’Europa nel nuovo equilibrio mondiale?

La risposta proposta è l’Europa potenza d’equilibrio.

Il preambolo del Manifesto Europeo