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Didascalia Foto: Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale

Povertà di tempo: salari sotto pressione, spostamenti e assistenza familiare restringono lo spazio per vivere. La qualità dei servizi va misurata anche nelle ore che restituisce alle persone.

di Domenico Esposito

Arrivare a fine mese è una preoccupazione quotidiana. Arrivare a fine giornata conservando tempo ed energie per sé e per gli altri può diventare altrettanto difficile. Tra lavoro, traffico, figli, assistenza ai familiari e pratiche da sbrigare, prende forma una disuguaglianza che la busta paga, da sola, non riesce a raccontare: la povertà di tempo.

Due persone con lo stesso reddito possono avere possibilità di vita profondamente diverse. Una raggiunge il lavoro in venti minuti e trova servizi vicini; l’altra deve prendere più mezzi, accompagnare un genitore a una visita e incastrare gli orari scolastici con turni poco prevedibili. Il denaro disponibile può essere simile. La libertà di scegliere come impiegare la propria giornata, invece, cambia radicalmente.

Quando la difficoltà economica consuma anche le ore

Nell’Italia di oggi, la pressione economica rende questo squilibrio ancora più concreto. Secondo le infografiche del Rapporto annuale Istat 2026, nonostante il recupero nel biennio 2024-2025, il potere d’acquisto delle retribuzioni rimane inferiore dell’8,6% rispetto al 2019. Nel 2025, inoltre, il 22,4% delle persone arriva a fine mese con difficoltà o grande difficoltà.

Dentro questa fragilità, anche il tempo diventa una risorsa difficile da difendere. Per sostenere le spese si possono accettare ore aggiuntive o impieghi più lontani. Una casa economicamente accessibile può comportare tragitti più lunghi, mentre rinunciare a un aiuto domestico o all’assistenza a pagamento trasferisce nuove incombenze sui familiari.

Si crea così un circuito penalizzante: avere poche risorse può costringere a impiegare più tempo nelle necessità quotidiane; disporre di poche ore libere può ostacolare la formazione, la ricerca di un impiego migliore e la possibilità di cambiare condizione.

Il costo nascosto dei servizi che non funzionano

Ogni inefficienza può presentare un conto alle famiglie. Un autobus che passa senza regolarità obbliga a partire molto prima. Una pratica che richiede accessi ripetuti sottrae permessi lavorativi. Una visita lontana da casa può impegnare una giornata anche a chi accompagna il paziente.

Nelle periferie di una città come Napoli, il problema va osservato lungo gli spostamenti reali: casa, scuola, lavoro, ambulatorio, abitazione di un familiare anziano. Studiare soltanto il tragitto tra residenza e ufficio rischia di lasciare invisibile una parte decisiva della vita quotidiana.

La digitalizzazione può alleggerire questi carichi, purché semplifichi davvero le procedure. Se una domanda online richiede documenti già disponibili all’amministrazione, tentativi ripetuti e assistenza difficile da ottenere, il lavoro burocratico finisce sulle spalle dell’utente.

Non basta avere qualche ora libera

La povertà di tempo non coincide con qualsiasi giornata intensa. Contano la possibilità di scegliere, la distribuzione delle responsabilità e la presenza di aiuti. Anche la prevedibilità è essenziale: conoscere il proprio turno con anticipo permette di organizzare una visita, un corso o un incontro; scoprirlo all’ultimo momento può impedirlo. Un’ora frammentata tra telefonate, incombenze e disponibilità continua non offre le stesse opportunità di un’ora realmente utilizzabile. Il tempo sulla carta e quello concretamente a disposizione non sempre coincidono.

Il Rapporto Istat 2026 dedica attenzione anche a questo tema: nei dati riferiti al 2023, soltanto il 28,9% delle persone considerate “povere di tempo” si dichiara molto soddisfatto della propria vita. Un dato che invita a includere l’organizzazione delle giornate nella valutazione del benessere.

Un bilancio del tempo per valutare le politiche

Sarebbe interessante affiancare alle valutazioni economiche un bilancio del tempo: quante ore richiede l’accesso a un servizio? Quante ne restituisce un intervento pubblico? Chi beneficia del miglioramento e chi resta escluso? Servono trasporti affidabili, frequenze coerenti con la domanda effettiva, servizi di prossimità, assistenza domiciliare e orari coordinati. Anche ingressi lavorativi scaglionati possono aiutare, purché siano progettati insieme alle esigenze scolastiche e familiari, evitando di spostare il disagio da una persona all’altra.

Diari delle attività e indagini rappresentative consentirebbero di misurare spostamenti, attese e carichi di cura, distinguendo le situazioni familiari e territoriali. Una media cittadina, infatti, può nascondere giornate molto diverse. Restituire tempo significa rendere possibile una relazione, un percorso di studio, il riposo o la partecipazione alla comunità. In una società attraversata dall’incertezza, la qualità della vita dipende anche da questo: poter dedicare una parte della giornata a ciò che dà valore all’esistenza, senza doverlo continuamente sacrificare alle necessità.