Il Femminicidio è una parola che indica l’omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da un individuo di sesso maschile. Generalmente chi commette questo genere di omicidio è chi ha un legame affettivo con la vittima essendo il marito oppure il fidanzato. I motivi di questo tipo di omicidio spesso sono inquadrabili nell’ambito del contesto di genere. Nello specifico si considera la donna priva di diritti e libertà. Uccidere è un atto gravissimo, un principio fondamentale al quale nessuno può rinunciare.

Il femminicidio rientra in un contesto di genere nel quale emergono delle differenze

Le violenze di genere sono quel tipo di violenze psico-fisiche, sessuali, che avvengono anche in contesti lavorativi e istituzionali, che si esercitano contro chi, persona o gruppo, ha un orientamento sessuale o di genere diverso in base a principi e consuetudini erroneamente considerate anormali ed inaccettabili. La violenza di genere è considerata una violazione della carta dei diritti umani sancita dalle Nazioni Unite, è atto illegale per qualsiasi ordinamento giuridico, nonché comportamento incivile e indegno per qualsiasi cultura.

Le differenze scientifiche esistono e si creano nell’ambito di un determinato contesto. Ovviamente il contesto sociale di questo drammatico fenomeno è dato da quello soggettivo ed oggettivo relativo alla libertà di scelta, che dipende da considerazioni personali e culturali e dal diritto. Spesso l’assassino considera la persona assassinata come una sua proprietà. Infatti, l’assassino si rende disposto a rovinarsi la vita, violando il diritto altrui e la legge, pur di far prevalere la propria libertà, che spesso dipende da considerazioni malsane che riflettono la coscienza poco strutturata del carnefice. Evidentemente si tratta di un comportamento lesionista, prima di tutto nei confronti di se, poiché il carnefice non ha rispetto del principio della vita né della sua qualità.

Oltre la punizione cosa può servire a ridurre questo fenomeno di violenza e omicidio?

Le pene dure servono come punizione e deterrente, però non sono sufficienti a ridurre il fenomeno. Anche perché le violenze sono solo la manifestazione di una patologia. Gli atti patologici vengono puniti con il carcere, ma cosa si fa per prevenire la patologia? In questi casi la prevenzione è fondamentale. Evidentemente bisogna puntare sulla formazione giovanile. Quindi rendere i giovani consapevoli con una coscienza civile più strutturata. Ebbene, la prevenzione deve iniziare nelle scuole. Non solo aiuti, protezione ed assistenza per le vittime di queste forme patologiche. Anche i soggetti che manifestano queste forme di violenza andrebbero attenzionati da specifici programmi di assistenza statali atti a prevenire. Ricordiamoci sempre che annullare la propria esistenza commettendo un atto di così afferrata follia può accadere solo se davanti a se c’è soltanto buio.