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Napoli – Rino Morra: “Una tradizione che viene dai nonni e oggi rivive nei nostri figli”. Dai taralli di Pasqua ai casatielli, fino alle pastiere: il racconto di una ritualità familiare che affonda le radici in nonno Salvatore Passariello e continua di padre in figlio.
Nei pressi dell’Accademia Italiana Qualità della Vita, tra profumi di forno, impasti della tradizione e musica popolare, la settimana pasquale si rinnova nella casa di Rino Morra come un rito familiare che unisce memoria, identità e condivisione. Una tradizione che, come racconta lo stesso Morra, affonda le sue radici in nonno Salvatore Passariello, passa attraverso i padri e arriva oggi ai figli, custodita e trasmessa con la stessa passione.

Una Pasqua che parte dai nonni

“Questa tradizione arriva da mio nonno, Salvatore Passariello”, racconta Rino Morra. “Viene dai nonni ed è stata tramandata poi di padre in figlio. Oggi io cerco di trasmetterla ai miei figli con lo stesso amore con cui è arrivata fino a me”. Non si tratta soltanto di preparazioni gastronomiche, ma di un patrimonio familiare fatto di gesti, tempi, odori e presenza. È una Pasqua vissuta come rito domestico e collettivo, in cui la cucina torna a essere luogo di educazione affettiva e continuità generazionale.

Taralli, casatielli e pastiere: il calendario della tradizione

Colombe pasquali, uova di Pasqua, ma non solo, nella casa di Rino Morra la settimana santa segue ancora una scansione precisa.“Da noi si comincia con taralli e pastiere, poi casatielli, pizze rustiche. I taralli di Pasqua”, spiega: “è una tradizione che proviene dai paesi interni del vesuviano come Pomigliano d’Arco, Marigliano, Mariglianella e Brusciano”.

I taralli, sottolinea Morra, appartengono a una tradizione popolare ben radicata: “Si impastano con uova e sugna. La sugna poi la usiamo sia per i taralli sia per i casatielli”. Il calendario familiare è rimasto quello di una volta: il giovedì si preparano taralli e pastiere, il venerdì si impastano i casatielli, il sabato mattina si inforna. E poi arriva il momento più atteso: “A mezzogiorno, quando si scioglie la gloria, ci mangiamo i casatielli, le fave, la ventresca, il capocollo. Si suona la tammorra con i canti popolari e si sta insieme a trascorrere qualche ora spensierata prima di Pasqua”.

La memoria familiare e la passione per i mastini napoletani

Nel ricordo di Rino Morra, la figura di Salvatore Passariello occupa un posto centrale. Non solo come origine di una tradizione culinaria e familiare, ma anche come simbolo di un legame profondo con il territorio e con la cultura napoletana. Morra ricorda infatti il nonno anche come grande appassionato di mastini napoletani, elemento che contribuisce a restituire il profilo umano e identitario di una figura rimasta viva nella memoria familiare.

Una tradizione che diventa eredità educativa

La forza di questo racconto sta soprattutto nel suo valore educativo. Per Rino Morra, trasmettere ai figli la preparazione dei dolci e dei rustici pasquali non significa soltanto insegnare ricette, ma consegnare una visione della famiglia e della vita. La cucina, in questo contesto, diventa spazio di relazione, partecipazione e continuità. È lì che la memoria dei nonni si trasforma in esperienza presente. Ed è lì che una tradizione popolare smette di essere semplice nostalgia e torna a essere pratica viva.

Un patrimonio di identità e qualità della vita

Nel racconto di Rino Morra, la Pasqua conserva così il suo significato più autentico: non solo festa religiosa, ma anche momento di ricomposizione dei legami, celebrazione della memoria e trasmissione di valori. Una dimensione che richiama, in modo concreto, anche il tema della qualità della vita, intesa come capacità di custodire relazioni, identità territoriali e forme genuine di convivenza. Tra forni accesi, tavole apparecchiate e mani che impastano, la tradizione di nonno Salvatore Passariello continua dunque a vivere.