È ba­sta­to l’an­nun­cio del ra­pi­do pas­sag­gio dal­la zona ros­sa alla zona gial­la, con una bre­ve pa­ren­te­si in aran­cio­ne, per ve­de­re nuo­va­men­te le stra­de af­fol­la­te di cit­ta­di­ni de­si­de­ro­si di ri­tor­na­re alle vec­chie abi­tu­di­ni di vita! Tut­ta­via, è ama­ro con­sta­ta­re che per mol­ti il tor­na­re alla vita si è tra­dot­to in un in­con­trol­la­to ri­tor­no al con­su­mi­smo più sfre­na­to. La fe­li­ci­tà di po­ter nuo­va­men­te tor­na­re ad af­fol­la­re le stra­de, di po­ter “con­su­ma­re”, ci fa di­men­ti­care che, an­co­ra oggi, esi­sto­no per­so­ne che aspet­ta­no, con ver­go­gna, di po­ter ro­vi­sta­re nei con­te­ni­to­ri del­l’im­mon­di­zia per po­ter rac­co­glie­re gli scar­ti dei ne­go­zi o dei su­per­mer­ca­ti e por­ta­re alle loro fa­mi­glie qual­co­sa da cui trar­re so­sten­ta­men­to, an­che se per noi è solo im­mon­di­zia. Quan­ti bam­bi­ni non si la­men­ta­no di non aver gu­sta­to un ge­la­to con pan­na, ri­ce­vu­to in re­ga­lo l’ul­ti­mo mo­del­lo di giub­bot­to o un nuo­vo te­le­fo­ni­no per­ché non san­no nem­me­no cosa e se po­tran­no man­gia­re! Sa­reb­be ma­gni­fi­co se, in que­sto mo­men­to di ri­tor­no alla nor­ma­li­tà, cer­cas­si­mo di “stu­pi­re” noi stes­si di tut­to ciò che po­tremmo e do­vrem­mo fare per chi è meno for­tu­na­to, ed in que­sto modo sco­pri­re che tut­ti noi pos­sia­mo es­se­re i veri pro­ta­go­ni­sti del mi­glio­ra­men­to del­la qua­li­tà del­la vita. Tut­to ciò non elar­gen­do “ele­mo­si­ne” ma con la gen­ti­lez­za, ov­ve­ro con un atto che ren­da mi­glio­re la vita di qual­sia­si es­se­re vi­ven­te an­che solo per un mo­men­to. “Gen­ti­lez­za” è una pa­ro­la del­la qua­le ab­bia­mo per­so il si­gni­fi­ca­to rea­le, nel qua­le pos­sia­mo tro­va­re fa­cil­men­te una mo­ti­va­zio­ne più che va­li­da per do­na­re il no­stro cibo o il no­stro tem­po a chi ne ha bi­so­gno! Non im­por­ta se of­fria­mo poco o mol­to, ciò che im­por­ta è of­frire ai bi­so­gno­si con una di­spo­si­zio­ne tale da far sen­ti­re bene non solo i de­sti­na­ta­ri dei ge­sti so­li­da­li, ma an­che chi li com­pie. È gra­ti­fi­can­te adot­ta­re com­por­ta­men­ti che van­no ol­tre la no­rmale ca­pa­ci­tà di agi­re e ci spin­go­no a fare cose più gran­di di noi. In que­sto mo­men­to di ri­tor­no alla “nor­ma­li­tà” cer­chia­mo di non fare “ele­mo­si­na” ma im­pe­gnia­mo­ci a ren­de­re nor­ma­le l’es­se­re com­pas­sio­ne­vo­li, re­ga­lan­do in que­sto modo di­gni­tà e sor­ri­si: sarà un modo, for­se fra i più sod­di­sfa­cen­ti, per mi­glio­ra­re la no­stra qua­li­tà del­la vita at­tra­ver­so il mi­glio­ra­men­to di quel­la de­gli al­tri.
Gian­fran­co Bel­lis­si­mo