4 novembre festa delle Forze Armate: rispettare chi ci protegge significa rispettare la nostra democrazia
La sicurezza è un diritto fondamentale dei cittadini. Aggredire uomini e donne in divisa, lanciando pietre e oggetti pericolosi, non è una forma di protesta, ma un atto di violenza che deve far riflettere sulla perdita del rispetto verso le istituzioni.
di Domenico Esposito
Il 4 novembre l’Italia celebra la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, una ricorrenza che richiama il sacrificio di quanti hanno servito il Paese e l’impegno quotidiano delle donne e degli uomini che contribuiscono alla nostra sicurezza.
La ricorrenza affonda le sue radici nel 1918, quando entrò in vigore l’armistizio di Villa Giusti, che segnò per l’Italia la conclusione della Prima guerra mondiale. Oggi rappresenta anche un’occasione per riflettere sul valore delle istituzioni democratiche e sulla responsabilità collettiva di difenderle.
A Napoli, nella storica Piazza del Plebiscito, la presenza dei reparti militari e delle diverse rappresentanze in uniforme, davanti ai monumenti che raccontano la storia della città, restituisce un’immagine significativa del rapporto tra lo Stato e i cittadini. Per il 4 novembre 2026 sono previste le celebrazioni istituzionali con l’Alzabandiera e la consegna delle onorificenze.
Il rispetto delle Forze dell’Ordine è rispetto per la collettività
Osservando queste donne e questi uomini in uniforme, il pensiero va inevitabilmente alla loro funzione nella società.
Militari, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Polizie Locali, pur con competenze e ordinamenti differenti, svolgono attività fondamentali per la tutela della collettività. Sono persone che quotidianamente affrontano rischi, difficoltà e responsabilità. Dietro ogni uniforme c’è un essere umano, con una famiglia, dei sentimenti e una vita da proteggere.
Per questo provo una profonda tristezza quando assisto alle immagini di giovani che, durante manifestazioni o episodi di disordine pubblico, aggrediscono gli operatori delle Forze dell’Ordine, lanciando pietre, bottiglie e altri oggetti potenzialmente pericolosi. Non riesco a comprendere come si possa considerare un uomo in divisa un nemico soltanto perché rappresenta lo Stato. Il diritto di manifestare, contestare e dissentire è una conquista fondamentale della democrazia. Tuttavia, esercitare questo diritto non può significare mettere in pericolo l’incolumità di altre persone. La protesta è libertà. La violenza è un’altra cosa.

La sicurezza è una componente essenziale della qualità della vita
Una società che aspira al benessere non può prescindere dalla sicurezza dei propri cittadini. La vivibilità delle nostre città dipende anche dalla possibilità di camminare tranquillamente per strada, frequentare gli spazi pubblici, lavorare e partecipare alla vita sociale senza sentirsi minacciati. Le Forze dell’Ordine contribuiscono a garantire queste condizioni, rappresentando un presidio fondamentale della convivenza civile. Al tempo stesso, il rispetto delle istituzioni deve essere reciproco: chi esercita una funzione pubblica deve operare secondo legalità, proporzionalità, professionalità e rispetto dei diritti della persona.
Rispettare le Forze dell’Ordine non significa rinunciare al diritto di critica, ma riconoscere il valore della loro funzione e la dignità di chi la esercita.
I giovani e la necessità di recuperare l’educazione civica
Di fronte agli episodi di violenza contro gli operatori della sicurezza, credo sia necessario interrogarsi anche sul modello educativo e culturale che stiamo trasmettendo alle nuove generazioni. La famiglia, la scuola, le istituzioni e l’intera società hanno il compito di insegnare che la libertà individuale incontra un limite preciso nel rispetto della vita e dei diritti degli altri. Un giovane deve poter contestare una decisione politica, criticare un governo e manifestare il proprio dissenso. Non deve però confondere la forza delle proprie idee con l’uso della forza fisica.
La crescita civile di una comunità si misura anche attraverso la capacità di trasformare il conflitto in confronto, la rabbia in partecipazione e il disagio in proposte concrete.
Il 4 novembre festa delle Forze Armate sia anche una giornata di riconoscenza
Questa ricorrenza non dovrebbe ridursi a una celebrazione formale, fatta di cerimonie, bandiere e discorsi istituzionali. Dovrebbe diventare un momento di riflessione collettiva sul valore della pace, della sicurezza e del rispetto reciproco. Vorrei che soprattutto i giovani comprendessero che dietro ogni uniforme esistono persone che hanno scelto di dedicare la propria attività professionale alla tutela della comunità. Naturalmente, ogni comportamento illegittimo deve essere accertato e valutato nelle sedi competenti, indipendentemente da chi lo compia. È proprio questa uguaglianza davanti alla legge a distinguere uno Stato democratico. Ma non possiamo accettare che la violenza contro chi svolge il proprio servizio venga banalizzata o considerata una normale espressione del conflitto sociale.
Il mio pensiero, in questo 4 novembre, è rivolto a tutte le donne e agli uomini delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, alle loro famiglie e a quanti hanno perso la vita nell’adempimento del dovere. La qualità della vita di una nazione non si misura soltanto attraverso la ricchezza economica, i servizi o le infrastrutture, ma anche attraverso il livello di civiltà, sicurezza, fiducia e rispetto che caratterizza i rapporti tra cittadini e istituzioni. Perché rispettare chi tutela la nostra sicurezza significa, in definitiva, rispettare la vita, la libertà e la dignità di tutti noi.












