Qualit-C3-A0dellavita-domenico-esposito-ItaliaI sistemi vanno modificati, migliorati e modellati per le esigenze primarie che vengono dalle necessità quotidiane dei cittadini normali e non privilegiati, a livello territoriale, questa è la regola maestra. Troppo spesso la politica si fa sulle scrivanie, sui testi liberisti e nelle aule del potere a favore d’interessi mediocri clientelari, scarsamente lungimiranti, poco per le strada e tra la gente comune, affidandosi al solo e solito treno dell’ideologia liberista che dovrebbe riordinare il tutto, come per incanto. Ci si è convinti che basta tenere in ordine qualche parametro economico, il PIL per esempio, per tenere in ordine la democrazia, la pace sociale e il vero benessere. Non è così, fino a quando la politica sarà in mano a figli e figli dei figli del potere, soliti noti, amici degli amici, per la maggiore educati a questo approccio metodologico, benestanti, spesso anche preparati, studiosi di teorie belle e affascinanti, di leggi, costituzionalisti, soprattutto avvocati, ciò non basta. La politica quella vera, quella dei piccoli grandi eventi capaci di migliorare la qualità della vita dei cittadini e di tutti gli operatori appartenenti a una comunità stato, è quella concreta legata all’economia reale, quindi ai fondamentali settori produttivi. 

Cerchiamo di capire perché: contro la deflazione, il declassamento, la scarsa competitività e la disoccupazione c’è bisogno di un rigoroso riordino della spesa pubblica che deve recuperare in efficienza ed efficacia, cioè più merito, meno clientelismo e meno corruzione. Tutti aspetti che riguardano un profondo cambiamento della cultura e della coscienza civile, nonché progetti innovativi pluriennali territoriali e riforme costituzionali. Quali sono le misure che il governo Renzi ha apportato per affrontare questi temi? Quali sono le battaglie europee che l’Italia ha fatto per rendere concrete le misure non convenzionali che Draghi, Presidente della BCE, ha più volte annunciato e concretizzato, nello specifico, mi riferisco al concetto di “Buon Governo”, riforme e all’acquisto di titoli di Stato, necessari affinché ci sia maggiore liquidità nel sistema. Inoltre, cosa ha fatto il governo italiano, oltre alla politica dei grandi eventi (Expo di Milano e l’annuncio delle olimpiadi) per attrarre investimenti privati mediante piani straordinari statali di sviluppo territoriali, sbloccando il potenziale di sviluppo che hanno alcuni territori, più di altri, Tipo Napoli? Ebbene questi sono i temi principali per un paese importante come l’Italia, in questa fase storica, che mancano; questa è la chiave di volta capace di innescare l’effetto domino desiderato necessario per la crescita economica, per rilanciare l’occupazione e la crescita demografica di qualità, e per la sostenibilità dei debiti. Per rendere fattibile tutto questo c’è bisogno di una profonda conoscenza del territorio e di un’adeguata forma mentis, cosa che io non vedo ancora negli indirizzi di questo governo, troppo sbilanciato a favore di un nord esigente, che pretende giustamente sempre di più. Alcune aree del paese, Napoli e tutto il sud, sono ancora troppo isolate, ciò depone a sfavore della competitività dell’intero sistema paese. Noi italiani, aspettiamo ancora una grande riforma della macchina statale, capace di adeguare l’Italia alle grandi sfide che la globalizzazione ci impone a favore di una visione più mediterranea, asiatica e non solo, una struttura statale snella ed efficiente, che sappia pianificare con maggior cura, con la dovuta capacità di previsione e pianificazione, facendo leva sui numerosi fondi privati desiderosi di cospicui profitti, il che è possibile solo se si investe nell’economia reale dei territori, migliorando la produttività di tutto il territorio italiano, attraverso progetti pluriennali di crescita ben programmati e utili alla qualità della vita dei cittadini e degli ambienti dove si realizzano le loro vite.

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