Cappuccetto Europa e il Lupo a Stelle e Strisce: Dal focolare della “Nonna Russia” alla nuova dipendenza energetica. C’era una volta Cappuccetto Rosso Europa. Camminava nel bosco della globalizzazione tenendo per mano il Lupo Americano, rassicurata dal suo sorriso e dalle promesse di libertà energetica e sicurezza geopolitica. Alle sue spalle, sempre più lontana, la casa della “Nonna Russia”: una relazione complicata, certo, ma che per decenni aveva garantito gas a basso costo, stabilità di approvvigionamenti e un flusso di risorse che alimentava turismo, manifattura, agricoltura di qualità e benessere diffuso.
L’Europa è stata spinta dalla governance e da pressioni geopolitiche verso nuovi fornitori, nuovi contratti, nuovi vincoli. Il risultato è un paradosso: ci siamo allontanati dalla dipendenza “storica” senza costruire una vera indipendenza, finendo tra le fauci di un’altra dipendenza, più costosa e più instabile.
Dietro l’allegoria c’è una dinamica molto concreta
- l’energia che prima arrivava a prezzi relativamente contenuti oggi costa di più;
- la bolletta energetica grava su famiglie e imprese;
- molte filiere produttive – dall’acciaio alla chimica, fino al made in Italy agroalimentare – faticano a reggere la competizione internazionale.
Ogni euro in più pagato per l’energia è un euro in meno per salari, investimenti, welfare. La questione energetica diventa così questione di qualità della vita. Ciò si traduce in meno potere d’acquisto, più disuguaglianze, ceto medio schiacciato, giovani costretti a scegliere tra precarietà o emigrazione.
Serve cambiare registro
Oggi si parla di proposte pace, intanto i gasdotti Nord Stream 1 e 2 sono stati messi fuori uso. Il loro sabotaggio rappresenta una delle pagine più oscure e sottovalutate del XXI secolo. Cosa fa l’Europa? Se fosse adulta e consapevole del proprio peso economico e demografico dovrebbe:
- Pianificare una strategia energetica comune, superando gli egoismi nazionali e negoziando come blocco unico sul mercato internazionale.
- Investire massicciamente in rinnovabili, ricerca e reti intelligenti, rendendo la transizione non solo ambientalmente necessaria ma anche socialmente sostenibile.
- Proteggere le filiere produttive strategiche, con strumenti di politica industriale e di politica energetica integrati.
- Misurare l’impatto delle scelte sull’occupazione, sui territori e sulla qualità della vita, non solo sui grafici del PIL.
- Proporre proposte di pace come la seguente soluzione al conflitto ucraino per ristabilire relazioni di cooperazione.
In questo racconto tutti parlano di sicurezza, armi, difesa e schieramenti, ma pochi ricordano una cosa semplice: senza pace e senza energia accessibile e stabile non c’è solo la tragedia della guerra, c’è anche una vita quotidiana sempre più precaria. Sono le bollette, il lavoro, i servizi e il futuro dei giovani che decidono se l’Europa sarà protagonista della storia o solo una comparsa in una storia scritta da altri.
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