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Il Progetto che prevede il recupero delle antiche cisterne è un progetto ideato da Domenico Esposito. L’idea è di censire, verificare e ripristinare alcune delle antiche cisterne scavate nel tufo, un tempo utilizzate per la raccolta e la conservazione dell’acqua, per trasformarle in una rete di supporto alla città contemporanea. L’acqua piovana recuperata potrebbe essere impiegata, attraverso pompe di sollevamento e sistemi a pressione, per il lavaggio delle strade nei periodi estivi, quando il caldo intensifica cattivi odori e criticità igieniche, ma anche per l’irrigazione di piante, aiuole e aree verdi, contribuendo alla mitigazione climatica urbana.

Recupero delle antiche cisterne per igiene urbana, verde e sicurezza

Il progetto avrebbe anche una funzione di protezione civile, perché una rete di riserve idriche sotterranee potrebbe essere utile in caso di incendi, emergenze locali o periodi di siccità. In questo modo il sottosuolo napoletano tornerebbe a essere non solo memoria storica, ma infrastruttura attiva di qualità della vita. Quindi, capace di integrare tutela del patrimonio, sostenibilità ambientale, sicurezza e manutenzione ordinaria della città.

Naturalmente, per essere credibile sul piano tecnico, il progetto dovrebbe prevedere alcune verifiche fondamentali. Tra cui: stabilità delle cavità, compatibilità archeologica, costi di manutenzione, autorizzazioni della Soprintendenza e integrazione con i servizi comunali. Napoli potrebbe diventare più civile, moderna e sostenibile proprio ripartendo dalla sua storia. Il riutilizzo delle antiche cisterne del sottosuolo per raccogliere e distribuire acqua piovana destinata al lavaggio delle strade, all’irrigazione del verde e al supporto antincendio trasformerebbe un patrimonio nascosto in una infrastruttura urbana attiva. Una soluzione capace di convertire il degrado igienico e climatico in un modello di rigenerazione fondato sull’intelligenza storica della città.

“Il sottosuolo di Napoli non deve essere solo visitato: può tornare a servire la città, come infrastruttura idrica, ambientale e civile.”

Cos’è il sottosuolo di Napoli?

Vedi il video di Tg Campania su uno studio geologico fatto sotto Monte Echia a Pizzofalcone –> Il sottosuolo di Napoli, come in questo quartiere di San Ferdinando, è un vasto sistema di cavità, gallerie, cunicoli, cave, cisterne e acquedotti scavati nel tufo nel corso di secoli di storia. È una vera “città sotto la città”, nata dall’intreccio tra esigenze idriche, edilizie, difensive, religiose e civili. Fin dall’antichità, il tufo napoletano è stato estratto per costruire palazzi, chiese e infrastrutture della città sovrastante. Gli stessi vuoti prodotti dall’estrazione vennero poi utilizzati come cisterne, acquedotti, depositi, rifugi antiaerei e collegamenti sotterranei. Per questo il sottosuolo di Napoli non è solo un patrimonio archeologico e storico, ma anche una testimonianza della capacità tecnica e organizzativa delle popolazioni che hanno abitato la città.

Rassegna stampa: proposte di Domenico Esposito su gestione della risorsa idrica del sottosuolo di Napoli e su cura del territorio:

Antiche cisterne di Napoli, su Cronache della Campania la proposta dell’Accademia Italiana Qualità della Vita

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