Il mancato colpo di Stato di Beppe Grillo e la parabola democratica del M5S
A cura di Domenico Esposito
Dal trionfo elettorale alla tentazione autarchica
Il 4 marzo 2018 rappresenta una data spartiacque nella storia politica italiana. Il Movimento 5 Stelle, fondato da Beppe Grillo e gestito sul piano organizzativo dalla piattaforma Casaleggio, ottenne il 32,6% dei voti, diventando il primo partito italiano. Un risultato clamoroso, frutto di una campagna elettorale impostata sulla rottura totale con i partiti tradizionali, sulle parole d’ordine del “Vaffa Day”, del “mandarli tutti a casa” e sul rifiuto categorico delle vecchie logiche di potere.
Il senso politico di questo tentativo di colpo di Stato del M5S
Grillo (con Casaleggio) puntava a scardinare il sistema partitico e a sostituirlo con un movimento “liquido” guidato da una piattaforma privata (Rousseau), con pochissimo spazio per mediazioni, alleanze o cooperazione democratica. Fu una rivoluzione diretta dall’alto, ma senza basi istituzionali, con il rischio di trasformarsi in una forma di autarchia populista.
Un gruppo dirigente inesperto e il rischio democratico
Il cuore del problema era nella classe dirigente del Movimento: una pattuglia di cittadini spesso privi di esperienza politica e persino lavorativa, chiamati a guidare ministeri e commissioni parlamentari senza un’adeguata preparazione. Lo stesso Grillo, “capocomico” come amava definirsi ironicamente, si presentava come l’unico garante, in una dinamica che rischiava di trasformare il movimento in un sistema autocratico mascherato da democrazia diretta.
Il rischio colpo di Stato del M5S fu bloccato
La Costituzione italiana fece da argine. L’impianto parlamentare e, soprattutto, la figura del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella impedirono derive pericolose. Fu lui, nei momenti più delicati della formazione del governo, a ricordare che “il Presidente della Repubblica non è un notaio”, respingendo nomine incompatibili con la collocazione internazionale dell’Italia e richiamando tutti al rispetto delle regole.
L’occasione mancata: dalla rottura al compromesso
Il grande errore di Grillo fu non capire che la società non si cambia con slogan radicali e improvvisazioni, ma con un metodo cooperativo. Grillo scelse la via del rifiuto totale del sistema. Se invece avesse stretto subito una coalizione, il M5S avrebbe potuto governare stabilmente e incidere realmente sulle politiche, trasformando quell’onda in una riforma concreta per il Paese.
La società si cambia con pazienza, con la capacità di sporcarsi le mani dentro le istituzioni, senza rifiutare il dialogo, senza coltivare l’illusione di poter governare da soli contro tutti.
Come scrisse all’epoca “Il Foglio”, “il Movimento ha la forza per governare, ma non la cultura per farlo”. Era la fotografia di un paradosso: la prima forza politica del Paese incapace di trasformare il consenso in capacità di governo, più preoccupata di rifiutare compromessi che di incidere sulle politiche reali.
La sconfitta di Grillo e la svolta democratica del Movimento
Il tempo ha dimostrato i limiti di quella strategia. L’esperimento di governo con la Lega di Salvini prima, e con il Partito Democratico poi, mise in evidenza le fragilità di una struttura nata per “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”, ma che presto si trovò ingabbiata nelle stesse dinamiche istituzionali che aveva demonizzato.
Alla fine, Grillo ha perso la sua battaglia personale di trasformare il Movimento in un soggetto di rottura permanente, consegnando la guida del M5S a un’ala più democratica e istituzionale. Con Giuseppe Conte, Roberto Fico, Sergio Costa e altri protagonisti, il Movimento ha iniziato una nuova fase: meno urlata, più pragmatica, più vicina a un partito tradizionale che a un laboratorio di democrazia diretta digitale.
Oggi il M5S non è più il sogno plebiscitario di Grillo, ma una forza politica che cerca di radicarsi nelle istituzioni e di proporsi come interlocutore credibile di governo. Una parabola che segna il passaggio dalla rivoluzione populista all’integrazione democratica, dal rischio autarchico a una possibile funzione riformatrice.
Un’importante lezione di democrazia
La mia ricostruzione non vuole essere un attacco personale a Grillo o al Movimento 5 Stelle, ma un modo per richiamare l’attenzione su un punto fondamentale: la Costituzione italiana è ancora il nostro più grande argine democratico. Così come la figura super partes del Presidente della Repubblica, che incarnò fino in fondo il ruolo di garante.
La storia del 2018 ci ricorda che la democrazia italiana ha anticorpi solidi. La Costituzione, le istituzioni e la cultura politica diffusa hanno evitato che un consenso di massa si trasformasse in un’avventura autocratica.
Il Movimento 5 Stelle di oggi, pur tra contraddizioni e difficoltà, rappresenta la sconfitta del modello autarchico e l’affermazione di una linea più democratica. Una parabola che, a distanza di anni, possiamo leggere come un’ulteriore conferma della forza della nostra Repubblica e della sua capacità di resistere alle scorciatoie populiste.
Conclusione: un invito al dibattito politico sul presidenzialismo meloniano
Oggi, mentre il Governo Meloni propone una riforma presidenzialista che modificherebbe radicalmente l’equilibrio tra i poteri, il ricordo di quegli eventi deve spingerci a riflettere: quanto siamo disposti a indebolire le garanzie costituzionali che ci hanno salvato nei momenti più delicati della storia repubblicana?
Riaprire questa pagina di storia recente significa ricordare che la democrazia non è mai un dato acquisito per sempre, ma un esercizio quotidiano fatto di regole, equilibri e istituzioni indipendenti.
Per questo propongo che la riflessione non resti chiusa tra giuristi e politici, ma si apra a cittadini, associazioni, studenti e intellettuali: dobbiamo interrogarci tutti sul valore della nostra Carta e sul ruolo del Presidente della Repubblica come custode della democrazia.
Non si tratta di una battaglia di parte, ma di una responsabilità collettiva: difendere l’equilibrio costituzionale significa difendere noi stessi, la nostra libertà e la nostra qualità della vita come cittadini.
RIPRODUZIONE VIETATA, E’ POSSIBILE RIPRODURRE I CONTENUTI DI QUESTO ARTICOLO DIETRO ESPLICITO CONSENSO DELLA REDAZIONE LA QUALITA’ DELLA VITA










