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Di Alessandro Esposito

Caso Siher, scontro tra Meloni e magistratura dopo la scarcerazione

La premier definisce «vergognosa» la decisione della gip di Milano. I vertici del Tribunale respingono gli attacchi e alcuni consiglieri del Csm chiedono una pratica a tutela della giudice. Le opposizioni sollecitano un chiarimento in Parlamento.

La scarcerazione di Youssef Siher, ricercatore e giornalista freelance, amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre, ha aperto uno scontro tra governo e magistratura. Il 28 ottobre la gip di Milano Tiziana Landoni ha disposto la liberazione dell’indagato, respingendo la convalida del fermo e la richiesta di custodia cautelare in carcere. Giorgia Meloni ha definito la decisione «vergognosa», provocando la reazione dei vertici del Tribunale e successive iniziative a tutela della magistrata.

Al centro della controversia ci sono le valutazioni sui messaggi diffusi attraverso i social e una questione istituzionale: il confine tra la critica politica ai provvedimenti giudiziari e il rispetto dell’autonomia di chi deve decidere.

Perché la gip ha disposto la scarcerazione di Siher

La decisione della giudice riguarda due aspetti distinti. Il fermo non è stato convalidato per la mancanza di elementi concreti sul pericolo di fuga; la custodia cautelare è stata respinta perché, secondo la gip, gli elementi disponibili non consentivano di riconoscere i gravi indizi di colpevolezza necessari per i reati contestati. Siher resta indagato: la liberazione non equivale a un’assoluzione.

Secondo la ricostruzione dell’ordinanza riportata da Reuters, Landoni non ha riconosciuto nelle condotte attribuite al ricercatore un incoraggiamento o un sostegno alla violenza sufficiente a fondare la misura richiesta. La valutazione della giudice si è quindi discostata dall’impostazione della procura.

La distinzione è essenziale per comprendere il caso: l’esistenza di un’indagine consente gli approfondimenti investigativi, mentre una restrizione della libertà richiede specifici presupposti sottoposti al controllo giudiziario.

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni

La presidente del Consiglio ha contestato duramente la scarcerazione. Nel video pubblicato sui social, Meloni ha sostenuto che la decisione mortificasse il lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti e del ministero dell’Interno, collegando la propria critica alla necessità di proteggere cittadini e attività commerciali dalle devastazioni.

Un punto controverso riguarda però la cronologia. I canali del Movimento 17 ottobre sono stati aperti dopo gli scontri milanesi del 17 e 18 ottobre: questa circostanza impone di distinguere le iniziative successive dalle responsabilità per le violenze precedenti.

Interpellata sulla questione, Meloni ha riconosciuto di avere sbagliato il tempo di un verbo nel descrivere il rapporto tra le manifestazioni e le devastazioni. La premier ha comunque mantenuto la propria critica al provvedimento.

La risposta del Tribunale di Milano

I vertici del Tribunale di Milano hanno respinto gli attacchi politici alla decisione. In una nota, il presidente Fabio Roia e la presidente della sezione gip-gup Vincenza Maccora hanno richiamato il ruolo del giudice terzo, chiamato a verificare le richieste formulate dal pubblico ministero sulla base dell’attività investigativa.

Il comunicato sottolinea che le decisioni possono essere contestate attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento e difende la necessità che il giudizio rimanga libero da condizionamenti politici.

La divergenza tra procura e gip rientra nel funzionamento del controllo giudiziario: la richiesta dell’accusa deve essere esaminata e può essere respinta quando il giudice ritenga insufficienti gli elementi presentati.

Al Csm la richiesta di tutela per Landoni

Il 29 ottobre tutti i consiglieri togati del Consiglio superiore della magistratura, esclusi i sei appartenenti a Magistratura indipendente, insieme a tre consiglieri laici, hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela di Tiziana Landoni.

Il documento depositato al Comitato di presidenza sostiene che le dichiarazioni della presidente del Consiglio rischino di delegittimare la magistrata e la funzione giurisdizionale. I firmatari richiamano inoltre la necessità di tenere insieme sicurezza collettiva e garanzie costituzionali. L’iniziativa documentata è una richiesta di apertura della pratica, distinta da una deliberazione del Csm.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha intanto escluso l’invio di ispettori a Milano, confermando però le proprie critiche e contestando la reazione dei magistrati alle dichiarazioni politiche.

Le opposizioni chiedono un confronto in Parlamento

La controversia ha coinvolto anche il Parlamento. Le opposizioni hanno chiesto alla presidente del Consiglio di riferire alle Camere, sollecitando un chiarimento sulle dichiarazioni rivolte alla magistratura.

Il confronto parlamentare può riguardare la condotta del governo, le politiche per la sicurezza e il rispetto delle competenze istituzionali. L’accertamento delle responsabilità individuali rimane affidato al procedimento giudiziario.

Critica politica e indipendenza dei giudici: il nodo istituzionale

La Costituzione stabilisce, all’articolo 101, che i giudici sono soggetti soltanto alla legge. L’articolo 104 riconosce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere. Queste disposizioni costituiscono il riferimento per valutare il rapporto tra esecutivo e funzione giudiziaria.

Le decisioni giudiziarie possono essere discusse e criticate, anche severamente. La questione sollevata dal caso Siher riguarda il rischio che la contestazione di un provvedimento si trasformi nella delegittimazione del giudice che lo ha adottato.

Sul piano dell’analisi istituzionale, presentare una scarcerazione come un cedimento alla violenza può oscurare la funzione del controllo sulle accuse. Anche la tutela delle forze dell’ordine e delle vittime dei disordini richiede responsabilità accertate individualmente e prove capaci di sostenere il vaglio giudiziario.

La vicenda resta aperta su due piani: le indagini sulle condotte contestate a Siher e il confronto politico sulle reazioni alla sua liberazione. La credibilità delle istituzioni dipenderà dalla capacità di affrontare entrambi con precisione, rispetto delle competenze e chiarezza verso i cittadini.

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