A Roma, con l’esperienza di piazza Verdi, si dimostra con evidenza che si stanno compiendo passi indietro, quindi regressivi, che non migliorano la qualità della vita ma la peggiorano. Questo emerge non solo dalla scelta di insistere su un parcheggio multipiano in un’area già delicata, ma anche da un metodo più generale di governo del territorio che continua a concentrare nuove funzioni e nuovi uffici nel centro storico, invece di decongestionarlo. In questo modo aumenta la densità di popolazione, cresce la pressione urbana e si alimenta ulteriormente anche la densità degli autoveicoli. Si va dunque in direzione opposta rispetto a una moderna logica di riequilibrio urbano, prevenzione dei rischi e miglioramento della vivibilità.
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La questione di Piazza Verdi, che come Movimento Qualità della Vita stiamo seguendo con attenzione, va inserita dentro una riflessione più ampia sul ruolo di Roma. Non parliamo infatti di una realtà qualsiasi, ma della Capitale d’Italia, sede del Parlamento e dei principali organi politici e istituzionali del Paese. Proprio per questo Roma dovrebbe essere il luogo in cui si applicano i livelli più avanzati di modernità amministrativa, pianificazione urbana e analisi degli indicatori di qualità della vita.
Una città come Roma dovrebbe essere governata quartiere per quartiere secondo criteri rigorosi di efficienza, prevenzione e riduzione dei rischi, in coerenza con una visione moderna del territorio. Una visione capace di incidere concretamente sul benessere fisiologico, sul benessere psicosociale, sulla sostenibilità, sulla stabilità, sulla competitività e sul bene comune. In altre parole, la Capitale dovrebbe rappresentare il punto più alto di applicazione delle teorie più avanzate del nostro tempo in materia di qualità della vita.
Piazza Verdi Roma è un caso nazionale: scelte politiche da rivalutare
Ci troviamo ancora una volta di fronte a una politica che non segue la logica del decongestionamento urbano e che, al contrario, adotta una logica di congestionamento, creando ulteriori rischi, problemi e disagi per i cittadini. Questa è una contraddizione grave, che dimostra come una parte della politica italiana continui a rifiutare l’applicazione di criteri efficienti, moderni e adeguati al tempo storico che stiamo vivendo. Nel caso di Piazza Verdi, tutto questo emerge con ancora maggiore evidenza. Come abbiamo più volte sostenuto, la logica dello SDO dovrebbe decongestionare il centro storico, renderlo più vivibile e più compatibile con una città in continua trasformazione. In una grande area urbana in cui aumentano la popolazione, la densità insediativa e il numero dei veicoli, le istituzioni dovrebbero adottare misure coerenti con quella impostazione. E non insistere con provvedimenti che vanno nella direzione opposta.
Chi governa sta invece creando un problema strutturale che graverà non solo sul presente, ma anche sulle future generazioni. I cittadini subiranno i disagi del cantiere, le polveri, le criticità ambientali, l’ulteriore pressione sul traffico e una serie di conseguenze che, allo stato attuale, nessuno riesce ancora a prevedere fino in fondo. Nessuno ha ancora chiarito, ad esempio, se il parcheggio multipiano previsto avrà due o tre livelli; nessuno ha spiegato quale impatto potrebbero avere eventuali ritrovamenti archeologici; e chi ha promosso l’intervento non ha ancora dimostrato con sufficiente chiarezza di aver svolto tutte le necessarie analisi di fattibilità con il rigore richiesto.
Piazza Verdi, Cittadini consapevoli; politica sorda
Il punto più critico è proprio questo: da tempo residenti consapevoli e tecnici informati avanzano osservazioni serie e fondate, ma la politica e le istituzioni non le prendono adeguatamente in considerazione. Le loro osservazioni non sono marginali né episodiche. Infatti, il dibattito pubblico sul progetto di piazza Verdi ha già trovato spazio anche sulla stampa locale, che ha dato conto delle critiche emerse intorno alla riforma urbanistica del quartiere. Ed è qui che emerge un nodo politico più generale. Quando la pianificazione urbana non ascolta il territorio, non riduce i rischi ma li aumenta. Infatti, la qualità della vita peggiora. Il che equivale a non modernizzare la città, ma ad esporla a nuove forme di congestione, conflitto e inefficienza.
Per questo la vicenda di piazza Verdi non riguarda soltanto una singola opera o un singolo quartiere. Essa diventa il simbolo di una scelta di metodo: o si governa la città secondo una logica avanzata di qualità della vita, fondata su prevenzione, efficienza, ascolto e decongestionamento, oppure si continua a produrre disagio, instabilità e peggioramento delle condizioni urbane. E questo, per la Capitale d’Italia, è un errore ancora più grave.
Domenico Esposito
presidente Movimento Qualità della Vita
in collaborazione con il dottor Fausto Magi
socio fondatore Associazione Proteggiamo Piazza Verdi
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