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È arrivata la terza guerra mondiale sul terreno medio orientale? Questo è il rischio: uno scenario purtroppo realistico, che va scongiurato con ogni mezzo diplomatico.

L’attacco lanciato oggi da Israele contro l’Iran — con un coinvolgimento statunitense indicato da più fonti internazionali — segna un salto di scala che va oltre l’ennesima crisi regionale. Siamo davanti a un fronte che può trasformare il Medio Oriente nel nuovo grande teatro di uno scontro globale. Le esplosioni a Teheran, la chiusura degli spazi aerei e la risposta iraniana contro obiettivi israeliani e basi USA nel Golfo delineano già una dinamica da guerra estesa, non più confinabile a un duello bilaterale.

Il carattere imprevedibile di questa escalation fa intravedere ciò che non avremmo mai voluto vedere: il rischio concreto che il conflitto, per alleanze e reazioni a catena, assuma i contorni di una nuova guerra mondiale. Se nell’ultima guerra mondiale il cuore del conflitto fu l’Europa, oggi il baricentro del rischio si sposta in quell’ingarbugliato nodo geopolitico che è il Medio Oriente, e in particolare l’Iran: un territorio vasto, strategico, centrale per equilibri energetici, rotte commerciali e sistemi di alleanze. Il punto non è soltanto militare: quando un’operazione di questa portata investe un Paese come l’Iran, inevitabilmente trascina interessi, pressioni e reazioni che coinvolgono potenze di tutti i continenti.

Una guerra mondiale: schieramenti e possibili chiavi di lettura

In questo quadro, parlare di rischio di terza guerra mondiale è reale non solo retorica. È una lettura politica rispetto al fatto che attorno all’Iran si muovono anche gli interessi di Russia e Cina. Infatti, Mosca ha già reagito con durezza sul piano politico, mentre Pechino aveva mostrato nelle ultime ore di considerare lo scenario estremamente grave, fino a invitare i propri cittadini a lasciare l’Iran. Ciò non significa, allo stato attuale, che vi sia già un ingresso militare diretto di queste potenze al fianco di Teheran. Però significa che il conflitto si innesta dentro una rete globale di schieramenti, deterrenza e competizione strategica.

Sul fondo resta poi la grande questione della supremazia americana: energia, petrolio, gas, controllo degli equilibri regionali e difesa della centralità del dollaro nei commerci internazionali. Questo non è un fatto provato come causa unica dell’attacco, ma è una chiave geopolitica forte con cui molti interpreteranno quanto sta accadendo. Certo è che colpire l’Iran significa colpire un perno energetico e politico che incide sugli assetti del potere mondiale. Ed è proprio per questo che, da oggi, il Medio Oriente appare sempre meno come una periferia instabile del mondo e sempre più come il possibile terreno centrale di una nuova, drammatica escalation planetaria.

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