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Energia dalle correnti marine: una risorsa naturale per lo sviluppo sostenibile dei territori
Dalla forza gravitazionale della Luna e del Sole alle turbine sottomarine: le esperienze internazionali e le opportunità per l’Italia. Il contributo dell’Ideologia della Qualità della Vita alla valorizzazione delle risorse energetiche territoriali.
di Domenico Esposito
Il mare potrebbe rappresentare una delle risorse energetiche più interessanti per il futuro della transizione ecologica. Le correnti marine costituiscono infatti una fonte di energia cinetica che, attraverso specifiche tecnologie, può essere trasformata in elettricità, contribuendo alla diversificazione delle fonti rinnovabili e alla valorizzazione delle risorse naturali dei territori costieri.
Il principio non è nuovo. In diversi Paesi sono già stati realizzati impianti sperimentali e commerciali che sfruttano il movimento delle masse d’acqua. Tuttavia, il settore presenta ancora ampi margini di sviluppo, soprattutto nella ricerca di soluzioni tecnologiche economicamente sostenibili e compatibili con gli ecosistemi marini.
Per un Paese come l’Italia, circondato dal Mediterraneo e caratterizzato da un articolato sistema di coste, stretti e bacini marini, questa prospettiva merita un’attenta valutazione scientifica.
Il ruolo della Luna e del Sole nel movimento delle acque marine
Una parte importante del movimento periodico delle acque marine è determinata dall’attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna e dal Sole sulla Terra. Queste interazioni generano le maree, che producono variazioni del livello del mare e, in particolari condizioni geografiche, correnti capaci di raggiungere velocità significative.
Non tutte le correnti marine, però, hanno questa origine. Alcune sono alimentate principalmente dai venti, mentre altre dipendono dalle differenze di temperatura e salinità delle acque e dai conseguenti fenomeni di circolazione oceanica.
La distinzione è fondamentale dal punto di vista energetico, perché ogni tipologia di corrente presenta caratteristiche differenti in termini di intensità, prevedibilità e continuità.
Le correnti di marea possiedono un vantaggio particolarmente interessante: possono essere previste con elevata precisione attraverso modelli astronomici e idrodinamici. Ciò consente di programmare la produzione energetica, pur considerando le oscillazioni periodiche della velocità e le condizioni locali.
Dalla ricerca alla produzione: gli impianti già esistenti
La possibilità di trasformare il movimento delle correnti marine in energia elettrica è stata già dimostrata attraverso numerose applicazioni internazionali. In Scozia, il progetto MeyGen rappresenta una delle esperienze più significative nello sfruttamento delle correnti di marea mediante turbine installate sul fondale marino.
Sempre nel Regno Unito, la società Orbital Marine Power ha sviluppato tecnologie galleggianti che consentono di intercettare le correnti attraverso turbine collocate sotto piattaforme ancorate.
L’Europa sta investendo nello sviluppo di queste soluzioni. Secondo il rapporto Ocean Energy Stats & Trends 2024, pubblicato da Ocean Energy Europe nell’aprile 2025, alla fine del 2024 erano operativi in Europa circa 12,7 megawatt di capacità da correnti di marea, mentre nuovi progetti si preparavano ad affrontare la fase precommerciale.
Si tratta di valori ancora contenuti rispetto alle tecnologie eoliche e fotovoltaiche, ma indicativi di un comparto che continua ad attrarre ricerca, finanziamenti e sperimentazioni.
Il precedente italiano dello Stretto di Messina
Anche l’Italia ha maturato esperienze significative in questo settore. Uno dei precedenti più interessanti riguarda la turbina Kobold, installata nello Stretto di Messina nel 2002 nell’ambito del progetto ENERMAR.
Il dispositivo, caratterizzato da un rotore ad asse verticale, è stato progettato per sfruttare l’energia cinetica delle correnti marine e convertirla in elettricità. La sperimentazione testimonia come la ricerca italiana abbia già affrontato il problema dello sfruttamento energetico del movimento delle acque marine.
Lo Stretto di Messina presenta condizioni idrodinamiche particolari, dovute anche all’interazione tra le oscillazioni di marea dei bacini adiacenti e alla conformazione geografica del passaggio tra Sicilia e Calabria.
Tuttavia, la presenza di correnti non implica automaticamente la convenienza economica di un impianto. La velocità dell’acqua, la profondità, le caratteristiche del fondale, la manutenzione delle turbine e la tutela dell’ambiente costituiscono variabili essenziali per valutarne la fattibilità.
Il Mediterraneo e le opportunità per la Campania
La questione energetica assume particolare rilevanza anche per la Campania e per il Golfo di Napoli. La presenza di un esteso sistema costiero, di isole e di canali marini suggerisce l’opportunità di approfondire lo studio delle risorse idrodinamiche disponibili.
Non significa affermare che il Golfo di Napoli possieda già le condizioni necessarie per una produzione elettrica competitiva. Occorrerebbe innanzitutto verificare, attraverso dati oceanografici e misurazioni specifiche, dove esistano correnti sufficientemente intense e regolari.
Un’indagine preliminare dovrebbe comprendere la velocità media e massima delle correnti, le variazioni stagionali, la batimetria, le caratteristiche ambientali e la vicinanza alle infrastrutture elettriche. Soltanto successivamente sarebbe possibile definire un eventuale progetto sperimentale, confrontando l’energia producibile con i costi complessivi e gli effetti sull’ecosistema.
L’obiettivo non dovrebbe essere quello di installare nuove tecnologie indipendentemente dalle caratteristiche del territorio, ma di individuare le condizioni nelle quali le risorse disponibili possano diventare opportunità concrete di sviluppo.
L’Ideologia della Qualità della Vita e la valorizzazione delle risorse primarie
In questo scenario si inserisce una riflessione più ampia, da tempo al centro delle ricerche e delle proposte sviluppate nell’ambito dell’Ideologia della Qualità della Vita. La capacità produttiva di un territorio non può essere valutata esclusivamente attraverso la disponibilità di capitali o gli indicatori economici tradizionali. Occorre considerare anche le risorse primarie presenti nell’ambiente, le caratteristiche geografiche e la possibilità di trasformarle in attività produttive sostenibili.
Il mare, insieme all’acqua, al sole, al vento e alle altre risorse naturali, costituisce una componente fondamentale di questo patrimonio territoriale.
La metodologia delle riforme strutturali paesaggistiche, sviluppata nell’ambito dell’Ideologia della Qualità della Vita, propone proprio di partire dall’analisi delle caratteristiche e delle potenzialità del territorio per individuare interventi capaci di migliorarne la produttività, la vivibilità e la resilienza.
**Non si tratta semplicemente di produrre più energia, ma di comprendere come la produzione energetica possa contribuire a generare benefici economici, sociali e ambientali per le comunità locali.
Un impianto capace di sfruttare le correnti marine dovrebbe quindi essere valutato anche in relazione alla riduzione dei costi energetici, alle opportunità occupazionali, alla salvaguardia degli ecosistemi e alla capacità di rafforzare l’autonomia produttiva del territorio.
Dalla disponibilità naturale alla capacità produttiva
Il punto centrale riguarda la trasformazione di una risorsa potenziale in una capacità produttiva effettiva. Un territorio può possedere importanti risorse naturali senza riuscire a valorizzarle adeguatamente. Al contrario, una corretta programmazione, accompagnata da ricerca scientifica, innovazione tecnologica e investimenti mirati, può trasformare alcune di queste risorse in fattori di sviluppo.
L’energia dalle correnti marine costituisce un esempio di questo principio. La sua possibile applicazione richiede una governance capace di integrare ricerca universitaria, istituzioni, imprese, comunità locali e organismi impegnati nella pianificazione territoriale.
In tale prospettiva, l’Accademia Italiana per la Qualità della Vita potrebbe promuovere un percorso di approfondimento scientifico finalizzato a valutare la fattibilità di applicazioni energetiche connesse alle risorse marine, nell’ambito di una più ampia strategia di valorizzazione delle potenzialità produttive territoriali.
Verso un nuovo modello di sviluppo energetico
La transizione energetica non può essere interpretata soltanto come sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili. È necessario interrogarsi anche sul modello di sviluppo che accompagna questa trasformazione, sulla distribuzione dei benefici economici e sulla capacità delle comunità di partecipare ai processi produttivi.
In questa direzione, l’energia marina potrebbe affiancare, laddove tecnicamente ed economicamente possibile, altre fonti rinnovabili, contribuendo a sistemi energetici territoriali più diversificati.
La vera innovazione potrebbe quindi non consistere nell’invenzione di una nuova turbina, ma nell’elaborazione di un modello integrato capace di collegare le risorse naturali, la produzione energetica e la qualità della vita.
Il futuro energetico dei territori potrebbe dipendere anche dalla capacità di riconoscere e valorizzare ciò che la natura mette già a disposizione, attraverso un metodo scientifico che trasformi le potenzialità ambientali in opportunità produttive sostenibili.
È su questa prospettiva che la ricerca territoriale può offrire un contributo concreto: passare dalla semplice conoscenza delle risorse alla loro valorizzazione, senza compromettere gli equilibri ambientali che costituiscono parte integrante della qualità della vita.










