Spread the love

Di Domenico Esposito – Napoli, 21 ottobre 2026 | Politica, società e territorio

Roberto Speranza ha presentato ieri a Napoli il suo libro: La nostra sicurezza. Un libro che assume diversi significati, a partire da quello politico e strategico per il centrosinistra, chiamato a ridefinire il concetto di sicurezza anche in vista delle prossime elezioni. L’obiettivo di Roberto Speranza è riportare il tema della sicurezza al centro dell’agenda progressista, contrapponendo a una concezione prevalentemente repressiva, fondata sull’uso della forza e su una logica da Far West che arriva persino a giustificare chi si fa giustizia da sé, un modello di sicurezza basato sulla responsabilità dello Stato, sulla tutela dei diritti e sulla protezione dei cittadini.

Una concezione che intende superare la logica del più forte, privilegiando quella di uno Stato che si prende cura dei propri cittadini, ne previene le condizioni di vulnerabilità e promuove relazioni fondate sul dialogo, sulla pace, sulla solidarietà e sulla cooperazione.

La sicurezza diventa così non soltanto un terreno di confronto politico ed elettorale, ma soprattutto una questione di civiltà, di giustizia sociale e di qualità della vita.

Roberto Speranza: la sicurezza al centro della sfida politica

Il 2027 sarà un anno cruciale per il futuro dell’Italia, ha sottolineato Roberto Speranza, richiamando l’importanza delle prossime elezioni politiche e della successiva elezione del Presidente della Repubblica da parte del nuovo Parlamento.

Secondo l’autore, la sicurezza rappresenta uno dei temi sui quali le forze progressiste hanno perso terreno, non soltanto in Italia, ma anche in Europa e in altre parti del mondo. Una questione che, a suo giudizio, ha contribuito alle sconfitte elettorali della sinistra e che richiede oggi un profondo ripensamento delle strategie politiche.

Da qui nasce l’obiettivo del libro e del ciclo di presentazioni in tutta Italia, di cui Napoli rappresenta una delle tappe: riportare la sicurezza al centro del linguaggio, dell’identità e dell’agenda politica del centrosinistra, facendone uno dei temi fondamentali in vista delle prossime elezioni.

Ma il punto centrale della riflessione di Speranza riguarda soprattutto il significato stesso della sicurezza. Che cosa significa realmente garantire sicurezza ai cittadini? Per l’ex ministro, la risposta non può limitarsi al mantenimento dell’ordine pubblico, ma deve partire dalla capacità dello Stato di rispondere al bisogno di protezione delle persone, tutelandole dalle molteplici condizioni di fragilità e insicurezza che caratterizzano la società contemporanea.

Con Roberto Speranza, prima della presentazione

Veniamo ora a un piccolo aneddoto personale, che desidero condividere con i lettori: all’arrivo di Roberto Speranza, lungo la strada che conduce alla Fondazione Il Canto di Virgilio, si è verificato un episodio tanto semplice quanto inaspettato. Non so se sia stato un caso o una circostanza fortuita, ma l’autore, avvicinandosi, mi ha rivolto spontaneamente un saluto, chiedendomi: «Come stai?».

Credo di essere stato tra le prime persone che Speranza abbia salutato al suo arrivo. Un gesto cordiale che, devo ammettere, mi ha colto un po’ di sorpresa. Gli ho risposto naturalmente: «Bene, grazie», ricambiando il saluto.

Dopo i primi incontri e i saluti istituzionali con alcune autorevoli personalità presenti, abbiamo avuto l’opportunità di ritrovarci e scattare alcune fotografie insieme. Mi sono presentato come direttore della testata giornalistica La Qualità della Vita e presidente dell’Accademia Italiana per la Qualità della Vita, cogliendo l’opportunità per consegnargli personalmente una copia del mio libro, Ideologia della Qualità della Vita.

Un incontro breve, ma per me particolarmente significativo, che ha rappresentato l’occasione per collegare i temi del dibattito al ruolo, a mio avviso centrale, della qualità della vita dei cittadini, soprattutto quando si parla di sicurezza, diritti, doveri, opportunità e lavoro.

Lavoro di qualità

Proprio il lavoro di qualità, in particolare per le giovani generazioni, rappresenta uno degli obiettivi prioritari delle applicazioni territoriali dell’Ideologia della Qualità della Vita: un modello di sviluppo orientato a valorizzare le capacità produttive dei territori, generare occupazione qualificata e creare opportunità durature.

Una prospettiva che assume anche una rilevanza strategica nazionale, perché dalla capacità di offrire ai giovani un lavoro stabile, dignitoso e produttivo dipendono non soltanto il loro futuro e la coesione sociale, ma anche la crescita economica, la tenuta del sistema previdenziale e, più complessivamente, la sostenibilità finanziaria dell’Italia.

Dopo qualche altra fotografia e gli ultimi saluti, ci siamo avviati verso la presentazione del volume, alla quale hanno partecipato anche il sindaco di Napoli e presidente dell’ANCI, Gaetano Manfredi, e il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, due autorevoli protagonisti del cosiddetto campo largo del centrosinistra campano.

Un incontro che, partito da un saluto inatteso, si è così inserito in una serata di riflessione su questioni che ho trovato strettamente connesse alle mie personali attività di ricerca e alle proposte che da anni porto avanti attraverso l’Accademia Italiana per la Qualità della Vita.

Speranza, Manfredi e Fico tra diritti, disuguaglianze e sviluppo

Dalla protezione dei cittadini al ruolo dello Stato, dall’autonomia differenziata alla cultura e ai fondi europei. Il dibattito sul libro di Roberto Speranza apre una riflessione sul governo della complessità e sulla necessità di una governance, a mio avviso, capace di migliorare la qualità della vita. La sicurezza non è soltanto una questione di ordine pubblico, ma riguarda direttamente la qualità della vita dei cittadini, la tutela dei diritti fondamentali e la capacità delle istituzioni di rispondere ai bisogni delle comunità.

È questo uno dei principali temi emersi a Napoli durante la presentazione del libro La nostra sicurezza. Contro la guerra e le diseguaglianze, di Roberto Speranza, già ministro della Salute, alla quale hanno preso parte il sindaco di Napoli e presidente dell’ANCI, Gaetano Manfredi, e il presidente della Regione Campania, Roberto Fico.

Tre interventi che hanno affrontato il tema della sicurezza da prospettive differenti ma complementari: il bisogno di protezione sociale, le responsabilità istituzionali, la prevenzione del degrado urbano, l’autonomia differenziata, il principio di solidarietà nazionale, la distribuzione delle risorse europee e il ruolo della cultura nella costruzione di comunità più sicure. Un confronto che offre anche l’opportunità di approfondire il rapporto tra sicurezza, sviluppo territoriale e qualità della vita, tema centrale nelle attività di ricerca dell’Accademia Italiana per la Qualità della Vita.

Roberto Speranza: la sicurezza come bisogno di protezione

Ad aprire il dibattito è stato Roberto Speranza, che ha spiegato le ragioni della scelta di dedicare il suo nuovo libro a una questione spesso associata, nel confronto politico, alle posizioni della destra, ma che, a suo avviso, dovrebbe tornare a occupare un ruolo centrale nell’agenda delle forze progressiste.

Speranza ha ricordato come la storia della sinistra moderna sia strettamente legata alla protezione sociale, a partire dalle trasformazioni prodotte dall’industrializzazione alla fine dell’Ottocento e dalle condizioni dei lavoratori nelle fabbriche. Da quella stagione nacquero importanti rivendicazioni sociali che contribuirono progressivamente alla costruzione di sistemi di tutela del lavoro, assistenza e protezione pubblica.

Il richiamo è dunque a una concezione della sicurezza che non si esaurisca nel contrasto alla criminalità, ma comprenda la tutela della salute, il lavoro dignitoso, l’istruzione, l’accesso ai servizi essenziali e la possibilità di affrontare il futuro senza essere esposti a condizioni permanenti di precarietà. In questa prospettiva, la sicurezza assume una dimensione sociale e democratica: non soltanto protezione dai pericoli immediati, ma anche capacità delle istituzioni di ridurre le vulnerabilità e offrire opportunità concrete ai cittadini.

Gaetano Manfredi: la sicurezza è responsabilità dello Stato

Il sindaco di Napoli e presidente dell’ANCI, Gaetano Manfredi, ha affrontato il tema della sicurezza partendo da una distinzione fondamentale tra le responsabilità dello Stato e quelle delle amministrazioni locali. «Il tema della sicurezza è il primo banco di prova di un governo nazionale», ha affermato Manfredi, ricordando che la sicurezza pubblica rientra principalmente nelle competenze del Governo, del Ministero dell’Interno, delle prefetture e delle forze dell’ordine.

Il sindaco ha evidenziato come, nel dibattito pubblico, le amministrazioni comunali vengano spesso indicate come le principali responsabili dei problemi di sicurezza urbana, pur dovendo affrontare situazioni particolarmente complesse con risorse e poteri limitati.

Questa distinzione non esclude il ruolo degli enti locali nelle politiche di prevenzione, nella manutenzione urbana, nei servizi sociali e nella riqualificazione delle periferie, ma richiama la necessità di un coordinamento efficace tra i diversi livelli istituzionali. Manfredi ha poi sviluppato una riflessione sulla dimensione sociale dell’insicurezza, sottolineando come le sue conseguenze ricadano soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione.

Anziani, donne, persone con redditi bassi e residenti nelle periferie sono, secondo il sindaco, tra coloro che maggiormente subiscono gli effetti della criminalità e della percezione di insicurezza. «Non c’è argomento più di sinistra della sicurezza», ha sostenuto Manfredi, richiamando l’attenzione sulla necessità che le forze progressiste tornino ad affrontare concretamente una questione che riguarda direttamente i cittadini socialmente più esposti.

Da questa considerazione emerge la necessità di affiancare alle politiche di ordine pubblico interventi strutturali rivolti al miglioramento delle condizioni sociali e territoriali. La lotta al degrado urbano, il diritto alla casa, la disponibilità di lavoro, il contrasto alla dispersione scolastica e il rafforzamento dei servizi pubblici diventano così componenti essenziali di una strategia di prevenzione.

Rafforzamento degli organici

Una strategia che richiede il coinvolgimento dello Stato, delle Regioni e degli enti locali, attraverso una governance coordinata, capace di intervenire sulle specifiche criticità dei territori e di rafforzare concretamente i presidi di sicurezza. In questa prospettiva, è fondamentale garantire ai Comuni maggiori risorse e strumenti per potenziare gli organici della Polizia Municipale e, parallelamente, prevedere interventi del Governo nazionale per incrementare, laddove necessario, il personale della Polizia di Stato e delle altre forze dell’ordine, spesso numericamente insufficienti rispetto alle esigenze delle città. Un rafforzamento degli organici che dovrebbe accompagnarsi a una più efficace cooperazione istituzionale, integrando il controllo del territorio con le politiche di prevenzione sociale e di miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

Roberto Fico: autonomia differenziata, solidarietà e cultura

A completare il quadro della serata è stato il contributo del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha ampliato la riflessione al rapporto tra sicurezza, uguaglianza territoriale, distribuzione delle risorse pubbliche e investimenti culturali.

Interrogato sul tema dell’autonomia differenziata, Fico ha espresso una posizione fortemente critica nei confronti del progetto previsto dalla legge Calderoli, manifestando preoccupazione per le possibili conseguenze sulle Regioni economicamente più deboli e, in particolare, sul Mezzogiorno. La questione è tornata al centro del confronto politico dopo l’approvazione, il 13 ottobre, degli schemi definitivi delle intese tra il Governo e Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, riguardanti ulteriori forme di autonomia in specifici ambiti amministrativi. Il percorso resta subordinato ai successivi passaggi parlamentari previsti dalla Costituzione.

Fico ha richiamato soprattutto il rischio che differenti disponibilità economiche e capacità amministrative possano accentuare le disuguaglianze territoriali, compromettendo l’accesso uniforme ad alcuni servizi fondamentali.

Una delle preoccupazioni riguarda il sistema sanitario e la possibilità che le Regioni economicamente più forti possano offrire condizioni maggiormente attrattive ai professionisti della salute, alimentando la mobilità del personale sanitario e aggravando le difficoltà delle aree già caratterizzate da carenze di organico e servizi.

Si tratta di un rischio da valutare in relazione alle competenze effettivamente trasferite, ai meccanismi di finanziamento e alle garanzie previste dall’ordinamento, ma che richiama una questione essenziale: i diritti fondamentali dei cittadini non possono dipendere esclusivamente dalla capacità economica del territorio nel quale risiedono.

Principi costituzionali

Il tema si collega direttamente ai principi costituzionali di uguaglianza, unità della Repubblica e solidarietà nazionale. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 192 del 2024, ha già posto importanti limiti alla disciplina dell’autonomia differenziata, richiamando la necessità di motivare il trasferimento delle specifiche funzioni e di tutelare i principi fondamentali dell’ordinamento. In questa prospettiva, il problema non riguarda soltanto la distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni, ma la capacità complessiva delle istituzioni di garantire livelli essenziali delle prestazioni e condizioni effettive di accesso ai diritti.

Fondi europei e PNRR: il rischio di nuove disuguaglianze

Un altro passaggio dell’intervento di Fico ha riguardato il ruolo delle risorse europee e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il presidente della Regione Campania ha sottolineato come le politiche europee di sostegno allo sviluppo debbano contribuire a ridurre le disuguaglianze tra territori, rafforzando soprattutto le aree caratterizzate da maggiori difficoltà economiche e infrastrutturali. Da qui la critica rivolta all’attuale Governo nazionale, accusato da Fico di adottare politiche che, a suo giudizio, rischiano di utilizzare le opportunità finanziarie disponibili senza ridurre adeguatamente gli squilibri esistenti, penalizzando il Mezzogiorno e favorendo una competizione territoriale sempre più accentuata.

La preoccupazione espressa è quella di una competizione tra Regioni che partono da condizioni profondamente differenti, con il rischio che i territori già economicamente forti consolidino ulteriormente i propri vantaggi.

La cultura come investimento nella sicurezza e nella prevenzione

Fico ha inoltre dedicato particolare attenzione al ruolo della cultura, indicandola come una delle componenti più importanti delle politiche di prevenzione del disagio sociale e dell’insicurezza. Investire nella cultura, soprattutto a Napoli e in Campania, significa creare opportunità di conoscenza, formazione, partecipazione e crescita per i cittadini.

Il patrimonio storico e artistico, le biblioteche, i musei, i teatri, le scuole, i centri culturali e il mondo dell’associazionismo possono svolgere una funzione fondamentale nel rafforzamento della coesione sociale. La presenza di opportunità culturali accessibili, in particolare nei quartieri e nei territori più vulnerabili, può contribuire a contrastare l’emarginazione, offrendo ai giovani occasioni di espressione, apprendimento e partecipazione alla vita collettiva.

In questa visione, la cultura non rappresenta soltanto uno strumento di conservazione e valorizzazione del patrimonio, ma anche una risorsa per lo sviluppo umano, economico e sociale. Per una regione come la Campania, caratterizzata da un patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico di straordinaria rilevanza, gli investimenti culturali possono inoltre sostenere nuove opportunità produttive, occupazionali e di valorizzazione territoriale.

La cultura diventa così una dimensione essenziale della qualità della vita e una componente potenzialmente significativa delle politiche di prevenzione, da integrare con istruzione, lavoro, servizi sociali e sicurezza pubblica.

Governo della complessità: una riflessione conclusiva

di Domenico Esposito – Presidente dell’Accademia Italiana per la Qualità della Vita

Gli interventi di Roberto Speranza, Gaetano Manfredi e Roberto Fico, nel corso della presentazione napoletana del libro dedicato alla sicurezza, offrono l’opportunità di sviluppare una riflessione che ritengo fondamentale per il futuro delle nostre comunità e per il funzionamento delle istituzioni.

Dopo la vita, il bene più importante da tutelare è la qualità della vita. È da questa considerazione che, a mio avviso, dobbiamo partire quando affrontiamo il tema della sicurezza. Non può esistere una sicurezza autentica e duratura se non vengono affrontate le condizioni economiche, sociali, ambientali, culturali e territoriali che determinano concretamente la vita quotidiana dei cittadini.

Le guerre, le crisi economiche, l’aumento delle disuguaglianze e l’indebolimento dei servizi pubblici possono aggravare le vulnerabilità delle persone, alimentare il disagio sociale e compromettere il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

Roberto Speranza ha richiamato la necessità di rispondere alla domanda di protezione delle persone. Gaetano Manfredi ha evidenziato il rapporto tra sicurezza, degrado urbano, lavoro, scuola, casa e diritti sociali. Roberto Fico ha ampliato la riflessione alla solidarietà nazionale, all’autonomia differenziata, alla distribuzione delle risorse europee e alla cultura come strumento di prevenzione e sviluppo.

Tre prospettive che, pur partendo da questioni differenti, conducono a un interrogativo comune: come possiamo governare concretamente questa complessità, trasformando le risorse disponibili in migliori condizioni di vita per tutti i cittadini?

Una visione organicista della governance: dall’Europa ai territori

Immagino l’Europa come un grande organismo, composto da una pluralità di organi interdipendenti: istituzioni europee, Stati, Regioni, Città metropolitane, Comuni e comunità territoriali. Ogni componente svolge funzioni differenti, ma il benessere complessivo dell’organismo dipende anche dalla capacità delle singole parti di funzionare e interagire efficacemente.

È una visione organicista della governance, nella quale ciascun territorio rappresenta una parte essenziale di un sistema più ampio, caratterizzato da relazioni economiche, sociali, produttive e istituzionali. Quando alcuni territori rimangono strutturalmente arretrati, quando le infrastrutture sono insufficienti, i servizi pubblici risultano inadeguati o le potenzialità produttive non vengono valorizzate, le conseguenze possono ripercuotersi sull’equilibrio dell’intero sistema.

Per questo ritengo che la governance debba svilupparsi in maniera coerente dalla dimensione europea a quella nazionale, regionale e locale, dal macro al micro, rispettando le competenze e le peculiarità di ogni livello istituzionale. Le grandi strategie economiche, monetarie, industriali e sociali europee devono potersi collegare alle caratteristiche effettive dei territori, perché ciascuno possiede risorse primarie, infrastrutture, capacità produttive, criticità e opportunità differenti.

La complessità non può essere governata attraverso interventi frammentari, né rincorrendo continuamente le emergenze. Occorrono una visione sistemica, competenze amministrative, strumenti di analisi e una programmazione capace di mettere in relazione le politiche pubbliche con i bisogni reali delle comunità.

Dati, modelli e coordinamento istituzionale per utilizzare al meglio le risorse

L’Europa mette a disposizione importanti strumenti finanziari, attraverso il PNRR, i fondi strutturali, le politiche di coesione e altri programmi di investimento. Ma la disponibilità di capitali, da sola, non garantisce uno sviluppo equilibrato.

La vera questione non è soltanto quante risorse vengono assegnate a un territorio, ma come queste vengono utilizzate, quali capacità produttive riescono ad attivare e quali miglioramenti concreti determinano nella qualità della vita delle persone.

Per raggiungere questi risultati abbiamo bisogno di dati attendibili, indicatori misurabili, modelli di sviluppo territoriali come l’Ideologia della qualità della vita, competenze tecniche e amministrative e, soprattutto, di un efficace allineamento degli apparati istituzionali ai modelli di sviluppo che creano lavoro e opportunità, non sottovalutando le naturali vocazioni territoriali e gli ostacoli incancreniti che bloccano il potenziale di sviluppo.

Non possiamo permetterci che grandi disponibilità finanziarie vengano assorbite da interventi scollegati tra loro, incapaci di modificare le condizioni strutturali che alimentano le disuguaglianze territoriali.

È necessario passare dalla semplice gestione delle risorse alla programmazione della loro produttività economica, sociale e ambientale.

L’Indice di Qualità della Vita e le riforme strutturali paesaggistiche

È in questa prospettiva che si inserisce la metodologia dell’Indice di Qualità della Vita (IQDV), sviluppata nell’ambito della mia Ideologia della Qualità della Vita, quale strumento di analisi, misurazione e programmazione dello sviluppo territoriale, capace di collegare le diverse dimensioni del benessere e valorizzare le risorse primarie di ciascun territorio.

Di particolare pregio progettuale è il modello di capacità produttiva territoriale, approfondito nella terza parte del mio libro attraverso la proposta delle riforme strutturali paesaggistiche. Un modello concepito per innescare un effetto domino virtuoso di crescita economica, sociale e del benessere collettivo, attraverso la valorizzazione delle potenzialità locali e l’attivazione di processi produttivi interconnessi.

L’obiettivo è trasformare la conoscenza dei territori in opportunità concrete di sviluppo, orientando capitali, investimenti e risorse europee e nazionali verso interventi strutturali capaci di generare benefici duraturi, ridurre le disuguaglianze e migliorare progressivamente la qualità della vita dei cittadini.

È proprio in questa visione che si inserisce la proposta che rivolgo da diversi anni al Comune di Napoli: istituire un Assessorato alla Qualità della Vita, con funzioni di coordinamento trasversale tra le diverse politiche comunali, capace di integrare dati, indicatori, programmazione e valutazione degli interventi. Una struttura istituzionale che non rappresenti semplicemente un’ulteriore articolazione amministrativa, ma uno strumento strategico per superare la frammentazione delle competenze, valorizzare le risorse territoriali e orientare l’azione dell’amministrazione verso un obiettivo comune e misurabile: il miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini.

Governare la complessità, anziché esserne governati

Quando manca una visione complessiva, le amministrazioni rischiano di lavorare di emergenza in emergenza. Si interviene sui problemi più evidenti, talvolta sotto la pressione dell’opinione pubblica, mentre altre criticità, presenti da decenni, continuano a rimanere irrisolte. Le conseguenze si accumulano: aumentano i costi economici e sociali, si riduce l’efficacia degli investimenti e possono aggravarsi le condizioni di disagio e insicurezza.

È proprio in quel momento che non siamo più noi a governare la complessità, ma è la complessità a governare noi.

Per invertire questa tendenza occorre sviluppare una governance capace di prevenire i problemi, coordinare le istituzioni, utilizzare razionalmente le risorse disponibili e valutare costantemente gli effetti delle decisioni pubbliche.

La sicurezza rappresenta una delle espressioni più importanti di questa capacità di governo, perché non riguarda soltanto la protezione dai reati e dai pericoli immediati, ma anche la possibilità di vivere in un ambiente dignitoso, accedere ai servizi fondamentali, costruire un futuro professionale e partecipare pienamente alla vita della comunità.

Naturalmente, le attività di prevenzione sociale e di sviluppo territoriale devono affiancare, e non sostituire, le indispensabili funzioni di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il vero obiettivo dovrebbe essere costruire un sistema istituzionale capace di integrare queste differenti funzioni, intervenendo contemporaneamente sulle emergenze e sulle condizioni strutturali che generano vulnerabilità.

La qualità della vita come obiettivo comune delle istituzioni