Potere al popolo o all’élite? La crisi italiana…

Potere? A chi?

Potere al popolo o all’élite è come dire meglio la democrazia, l’aristocrazia o la monarchia; evidentemente tutto dipende dall’autorevolezza delle conoscenze del popolo, dall’élite o dal monarca che ha il potere di governare, cioè dipende da chi e cosa fa per sé, per gli altri e per lo sviluppo degli ecosistemi territoriali.

Chiaramente la definizione d’élite che non sta tanto per aristocrazia, indica un insieme di persone considerate colte e autorevoli, dotate quindi di maggiore prestigio, che si sono distinti nella loro vita tra il popolo e i cittadini per le loro idee ed azioni…

L’élite di un paese non sempre riescono a stare insieme per governare e per dare l’effettivo contributo di progresso alla comunità, cui sarebbero tenuti a dare, perché il popolo non gli riconosce quell’autorevolezza necessaria; ciò accade quando si crea una frattura tra il popolo e l’élite, perché questa fa degli errori o il popolo si auto proclama autorevole a tal punto da non voler sentire ragioni, quindi ritenendosi più competente dell’élite; ciò accade quando esistono storture di sistema pericolose, tipo scarsa qualità della vita, mancanza di conoscenza e forti disparità funzionali al benessere.

Di solito il processo rivoluzionario, di cambiamento dello stato di potere, viene alimentato da movimenti populistici che aizzano il popolo con messaggi semplici e qualunquisti, di assoluta sfiducia rispetto a chi ha governato, scuotendo la sua volontà ed esortandolo a reagire contro l’oprerssore, con lo scopo di renderlo più attivo e partecipativo, che è un bene per certi aspetti fino a un certo punto, poiché la dialettica politica è fondamentale per migliorare lo Stato rendendolo adeguato agli interessi dei cittadini e viceversa; purtroppo quest’azione diventa un problema quando il fenomeno d’emancipazione esce fuori controllo e la forza distruttiva del popolo prevale, quando ciò accade le economie vengono distrutte, il degrado aumenta e la qualità della vita diminuisce ancora di più.

Esempi di questo genere nella storia ce ne sono tanti, dalla rivoluzione francese, tanto per non scomodare la storia più antica, a quella più recente, con le cosiddette primavere arabe, la primavera greca, fino ad arrivare alla crisi spagnola.

Come ben possiamo costatare, questi sono gli effetti tangibili della crisi del capitalismo con la sperequazione dei redditi e della qualità della vita.

In Italia questi effetti hanno raggiunto il culmine con l’ascesa del M5S e della Lega Nord di Salvini, che ha portato ad un’iniziale rottura tra il popolo e l’Istituzione Presidenza della Repubblica, accusato dal M5S addirittura d’impeachment, cioè di aver commesso illeciti costituzionali sul caso Savona, una rottura subito ricomposta per la bravura del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con le dovute scuse da parte di Luigi Di Maio e con la nascita di un Governo, definito dal capo politico del M5S rivoluzione gentile, con la quale si dovrebbero risolvere le questioni spinose italiane sulla sperequazione dei redditi e della qualità della vita tra nord e sud.

Garantire la qualità della vita e realizzarla potrebbe convenire a tutti, in linea di principio, ma bisogna avere gli strumenti per poterla realizzare, quindi conoscenze adeguate, che comprendono il metodo, le leggi e la conoscenza del territorio, individuazioni delle criticità e dei punti di forza degli ecosistemi territoriali, quindi delle risorse, comprese quelle umane, che vanno rivalutate e non abbandonate a se stesse.

Questa valutazione deve tener presente i fattori interni al sistema e quelli esterni, in virtù di ciò, non esiste sovranità assoluta né libertà assoluta, poiché tutto deve essere conforme a dei equilibri essenziali ed equi, altrimenti ci si pone conflittualmente con l’esterno, non si coopera, quindi decadono i principi dello stare insieme, condividendo e aiutandosi reciprocamente.

La strategia non cooperativa comporta una sorta d’autarchia, cioè d’isolamento che va contro l’essenza della natura umana, che può essere dannosa per il popolo e per l’élite, quindi è importante sapere a cosa si va incontro quando si decide di allontanarsi dalla strategia cooperativa.

Gli effetti della crisi, per fortuna risoltasi in breve tempo, che ha creato problemi di credibilità, subito colta dai mercati che preoccupati, ha innescato un pericoloso meccanismo di ritorno al rialzo dello spread; i mercati che fanno credito sono molto sensibili alla credibilità di un sistema paese, così come il popolo quando perde la lucidità se sottoposto a stress e a incertezze sul futuro; chi per esempio oggi in Italia si lamenta dell’influenza dei mercati, che giustamente spingono il paese a dare giuste risposte di garanzia sulla sostenibilità dei debiti, che l’Italia contrae per pagare pensioni, assistenza, stipendi ecc. deve sapere che lo Stato e le banche fallirebbero se queste garanzie venissero politicamente a mancare, il rischio di defoult crescerebbe; nell’immediato ciò si traduce nell’evenienza nefasta che l’Italia non potrebbe riuscire a piazzare sul mercato a tassi d’interesse bassi i prossimi titoli in scadenza, si parla di miliardi di euro non spiccioli, ciò significa che dovremmo alzare i tassi d’interesse per invogliare gli investitori a farci ulteriore credito.

Poi le cose potrebbero ulteriormente peggiorare, questa degenerazione porterebbe sicuramente ad una decrescita generale del sistema economico italiano; gli scenari che abbiamo di fronte sono due: uscita dall’euro con gravi conseguenze o restare, ma a condizioni molto svantaggiose.