Metodo di educazione alla giusta libertà personale funzionale al “bene comune”

Ciò comporta l’utilizzo di educatori specializzati nei vari ambiti di applicazione

Qualità della vita

Non sempre la libertà personale di un particolare momento o condizione coincide con quella di altri. Per esempio fare baldoria alle 3 di notte per qualcuno può essere divertente ma ciò si scontra con la libertà dell’intero condominio che vuole dormire; oppure, la libertà di alunno, che non fa i compiti a

casa perché vuole giocare alla play station, si scontra con la libertà del maestro di scuola che vuole i compiti necessari a svolgere il programma ministeriale funzionale al bene comune; o chi preso dalla libertà di godersi la lettura di un libro trascura il lavoro impartito dal suo datore di lavoro, la cui libertà sta nell’esigere la massima attenzione del suo dipendente funzionale al bene comune.

Nasce perciò la necessità di metodo di educazione basato sulla libertà personale funzionale al bene comune. 

Sono tanti gli esempi di questo genere, ossia di libertà in contrapposizione ad altre, sia a livello familiare, sia scolastico, che in ambito lavorativo. Pertanto è necessario consapevolizzare, visto che la comunicazione non basta, bisogna introdurre nei vari ambiti d’applicazione una metodologia per restringere quelle libertà eccessive controproducenti, che sono causa del deterioramento del bene comune, e che permettono di responsabilizzare l’individuo, l’impresa o l’istituzione a fare meglio con disincentivi o incentivi.

Un metodo adeguato ai rischi della nostra epoca.

Evidentemente questo non può prescindere dall’impiego di premi o punizioni, come è già in essere nei vari ambiti e nella società, mediante l’uso del metodo di rinforzo attraverso associazioni positive quando si va verso una direzione a favore del bene comune o negative quando invece no, affinché si scopra dentro di sé il bene del gruppo e della comunità sulla base del nostro personale sentire ed agire. La chiave di questo approccio deve basarsi sul concetto di libertà.

L’arte dell’educare dell’ideologia della qualità della vita ha applicazioni notevoli a riguardo

I regolamenti vanno rispettati attraverso l’aiuto di educatori preposti a intervenire quando ci sono situazioni d’inconsapevolezza più o meno grave. L’utilizzo di associazioni positive da parte dell’educatore incoraggia il buon temperamento dell’educando, mentre l’utilizzo di associazioni negative danneggia il buon temperamento e la stabilità del soggetto (intesa come equilibrio psico-fisico), ragion per cui va ridotto al minimo necessario. Il tutto ha lo scopo di ridurre il rischio per sé e per la società. Il rinforzo delle associazioni positive mediante l’approvazione e la gratificazione, basata sul concetto di libertà personale relazionata al bene comune, è una metodologia coerente che permette di insegnare un comportamento con l’utilizzo di premi, immateriali o materiali, escludendo quanto più possibile la punizione e il ricorso ad associazioni negative. D’altronde è limitante pensare che il metodo delle associazioni positive possa risolvere il problema dell’educazione in tutti i suoi molteplici aspetti e sfumature, anche perché l’individuo tende alla sua libertà personale, che può anche sfociare nell’egoismo, che spesso è in conflitto con la collaborazione familiare, scolastica, lavorativa ecc.

Tuttavia, esistono sempre delle circostanze in cui è necessario l’utilizzo di associazioni negative che inducono ad una maggiore responsabilità: restrizioni di libertà, divieti, contenimento della sovranità di uno Stato, come descritta nell’equilibrio economico dell’IQDV, o rinforzi negativi, affinché l’educando, il cittadino, un ente regionale, comunale o uno Stato, comprenda che un determinato comportamento non è tollerabile, poiché pericoloso per sé stesso e/o per gli altri. Bisogna fare in modo affinché il soggetto, in una condizione di maggiore serenità, raggiunga la consapevolezza necessaria a comprendere la causa del rimprovero, della restrizione o della disapprovazione.

L’equilibrio e il buonsenso dell’intelligenza umana, in questi casi, sono i termini di paragone fondamentali, ma per evitare inutili eccessi la punizione deve essere considerata comunque la cosiddetta extrema ratio, dosata e utilizzata con saggezza al momento opportuno. Non deve diventare uno sfogo, un gesto d’ira o di stizza, un gesto di violenza gratuita fisica o verbale e deve essere misurata ed amministrata con tono severo, ma calmo. Ovviamente questi parametri vanno riferiti e modulati al caso specifico, cioè all’equilibrio del singolo soggetto in educazione. Scopo principale di una qualsiasi restrizione di libertà è il bene della comunità, che dovrebbe interessare anche l’individuo soggetto alla particolare restrizione.

L’educazione dell’Ideologia della qualità della vita (IQDV) si completa con i valori civici dell’IQDV primari e secondari. Questo metodo può essere applicato sia nell’educazione di una singola coscienza che di gruppi di coscienze, quindi è possibile regolare in questi termini i rapporti tra i membri di una comunità, tra i cittadini di uno Stato, nonché tra gli Stati stessi.

L’approccio in questione determina modi di pensare e di agire basati sul principio di QDV, che è in sé una mediazione di aspetti positivi e negativi, emotivi e razionali. È evidente la necessità, in un mondo globalizzato, di rendere operativo questo metodo con strutture governative e sovrastrutture coerenti con tale principio. A tale scopo dobbiamo adattare ad esso lo Stato, la politica, l’economia, i programmi ministeriali, i metodi d’insegnamento e il modo di vivere in società, fondando le relazioni sociali sul confronto leale e non sulla prevaricazione.

Domenico Esposito