L’architettura dell’Ideologia della qualità della vita

Green,City,Of,The,Future.,City,Of,The,Future.,Harmony

L’architettura dell’ideologia della qualità della vita deve considerare naturalmente aspetti oggettivi e soggettivi, inoltre va contestualizzata in un particolare territorio, quindi ai fini di interessi, luoghi e spazi diversi cambiano le variabili, tra cui i materiali e la sostenibilità di questi che va analizzata in un’ottica di tutele e salvaguardia ambientale, nonché di

sviluppo e di benessere, ma il principio e il fine restano gli stessi. Questo metodo va applicato nell’urbanistica scolastica, universitaria. Va applicata nelle strutture detentive, e in ogni singolo spazio urbano di qualsiasi città, nazione e continente. Il tutto deve essere in funzione del benessere personale e della comunità. Gli esempi pratici sono sempre utili perché danno un’idea concreta e applicativa della teoria oggi sintetizzata in questo volume per rappresentare un modello d’intervento veloce e pragmatico, a cui professionisti, politici, scienziati, ricercatori e le nuove generazioni possono far riferimento: l’architetto napoletano Fabrizio Caròla, solo per citarne uno, con la sua opera è un valido esempio [1] di come si applica il modello di architettura dell’IQDV nel rispetto delle diversità territoriali. Caròla esemplifica la magistrale applicazione dei principi che stanno alla base dell’IQDV in numerosi progetti, tra cui la creazione di un ospedale su misura per l’ammalato nel rispetto dei canoni della sostenibilità ambientale, economica e strutturale, anche per ciò che concerne la scelta dei materiali. La filosofia alla base di questo progetto architettonico secondo l’IQDV realizza un equilibrio di un insieme di fattori interdipendenti, tra cui gli interessi dell’ammalato di poter essere assistito al meglio dai medici e dai suoi familiari, facendo così corrispondere gli scopi della parte tecnica ospedaliera e quelli dei familiari, in funzione della qualità della vita di tutti e in particolar modo in funzione della guarigione del paziente. A questi interessi si aggiungono quelli della comunità, del servizio sanitario territoriale e così via.  

Alla base delle riforme strutturali paesaggistiche c’è anche la riorganizzazione urbana di luoghi non più idonei a garantire benessere, perché cambiate alcune condizioni come quelle: demografiche, politiche, sociali, economiche, nuovi metodi di costruzione, nuovi metodi di valutazione del rischio, fattori di rischi prima inesistenti, quindi conoscenze, sostenibilità, recupero energetico, la ricerca sui nuovi materiali; oppure esempi di riconversione di aree inquinate da produzioni non rispettose degli equilibri naturali, della salute, della qualità delle filiere produttive, che hanno liberato nell’ambiente sostanze nocive e cancerogene; il mondo è pieno di territori disinquinati con il metodo della riconversione, tipo le aree industriali, rese possibili da importanti interventi di bonifica; uno dei principi cardine dell’IQDV è rendere produttivi gli spazi, anche sfruttando il metodo della riconversione[2], lo stesso modello di riconversione si potrebbe utilizzare anche per Bagnoli e Taranto. Esistono certamente strategie di ammodernamento strutturale diverse da quartiere a quartiere, da città a città e da paese a paese, in base ai fattori interni ed esterni al territorio stesso. Il miglior progetto dipende dalla conoscenza profonda del territorio e dalla capacità di strutturazione e modellizzazione di un piano di crescita. Questo è appunto l’approccio proprio di una riforma strutturale paesaggistica (in sigla RSP), che riunisce in sé tutti gli elementi proposti dall’IQDV e che tratteremo in modo rigoroso subito dopo aver puntualizzato alcuni importanti aspetti della teoria.Per cominciare, è bene notare che ogni elemento è a suo modo determinante: un parcheggio interrato, un pronto soccorso, un trasporto pubblico efficiente, una scuola, un centro sportivo, centri polifunzionali per la prevenzione del degrado sociale e urbanistico, spazi sociali e ludici, negozi, giudici di pace, leggi ad hoc per migliorare lo sviluppo dei fondamentali settori produttivi, l’obbligo per le mense cittadine di consumare i prodotti del territorio, la scelta dei materiali, l’innovazione tecnologica, un certo tipo di urbanistica e quant’altro. In alcuni casi può rivelarsi necessario porre un freno alla sottrazione di terreno coltivabile all’agricoltura, fenomeno dovuto alla mancanza di pianificazione e controlli e spesso risultante in spazi urbani o industriali privi di servizi adeguati. In altri casi può essere fatta la scelta di costruire in altezza, creando parchi urbani vivibili all’interno di grattacieli dotati di tutti i servizi indispensabili, vere e proprie oasi di benessere, senza rumori e senza smog. Si possono costruire e attivare parchi agricoli in prossimità dei parchi urbani, parchi marini, insomma si può incentivare la messa in moto della macchina dell’edilizia attraverso progetti di recupero e rigenerazione urbana.

[1] Fabrizio Caròla (Napoli 1931-2019) è stato un architetto, designer e urbanista italiano, esponente di spicco dell’architettura bioclimatica, molto conosciuto in ambito internazionale per il suo attivismo in Africa e definito “l’architetto solidale” (denominato anche “l’architetto che amava l’Africa”, ha operato tra Mali e Mauritania con progetti edilizi vicini ai bisogni della gente comune e degli indigenti).

[2]un esempio famoso ne è l’IBA Emscher Park in Renania regione storica tedesca del bacino della Ruhr, nella quale si produceva acciaio come in Italia nelle aree ex. Italsiter di Bagnoli (NA), per l’Ilva a Taranto, produzione a grosso impatto ambientale non adeguata alle normative vigenti

Domenico Esposito