Riforma Costituzionale

Il prossimo 4 Dicembre 2016 noi italiani saremo chiamati ad esprimerci su un referendum che riguarda la modifica della costituzione italiana, che interesserà una profonda trasformazione dell’ordinamento statale, parlamentare e democratico.

 

Si tratta di un referendum confermativo, quindi il popolo decide se confermare o meno questa legge di riforma costituzionale già approvata dal parlamento.

Purtroppo, l’emanazione di questa legge non è stata il frutto di un dialogo profondo e responsabile tra tutte le forze costituenti il parlamento, quindi tutto si può dire tranne che sia nata nella concordia, di fatto è stata approvata a colpi di maggioranza escludendo una parte importante del parlamento, perciò ha comportato non poche controversie e ha di fatto diviso l’opinione degli italiani in due, il nostro dovere è fare il modo che non diventi uno schema buoni contro cattivi, al contrario deve diventare un’opportunità di crescita civile e democratica, che aiuti la nazione ad elaborare la giusta mediazione funzionale alla qualità della vita di tutti gli italiani e non di una parte sola.

 

è importante dire che questa legge non sarebbe stata emanata senza il sostegno di Verdini ex. amico di Berlusconi, ora di Renzi, con i suoi problemi giudiziari connessi alla loggia massonica della cosiddetta P3, che figurava come l’uomo politico di questa associazione che non mi pare facesse gli interessi della nazione. Come si può ben capire, gli accordi che stanno alla base di questa riforma sono poco chiari e trasparenti, direi ad personam così come fu il cosiddetto patto del nazareno che Renzi fece con Berlusconi.

Le posizioni del SI non sono tutte di scarso valore politico, anche se la maggioranza degli italiani è propensa per il NO perché non rappresenta la migliore mediazione degli interessi di tutti gli italiani, poiché non la considera una riforma prioritaria, né giustamente condivide l’enorme importanza vitale che invece il Governo e il loro stretto entourage gli stanno dando, tuttavia da più parti si evidenziano vantaggi e svantaggi, difetti ed effetti negativi che dipenderebbero da questa riforma, tanto da far pensare che questo processo riformatore sia stato realizzato in modo superficiale, senza aver fatto a monte adeguate riflessioni sulle ricadute.

Inoltre, non si capisce ed è ancora un mistero il perché di questa incredibile accelerazione del processo riformatore proprio con il P. Renzi, non eletto secondo i canoni costituzionali rette, quindi, da normali elezioni democratiche, tra l’altro il suo arrivo a Palazzo Ghigi è frutto di un ribaltone ai danni del Presidente Enrico Letta, membro del suo stesso partito. Poi ci sono gli accordi poco chiari con Berlusconi, con Verdini ecc. Il patto con De Luca in Campania e tanto clientelismo, che spesso ci si chiude gli occhi per non vedere.

Come si può ben costatare c’è un problema di sostanza politica che produce situazioni al quanto poco chiare e trasparenti, troppo conflittuale e poco civile, pertanto questa stagione deve finire, ricostituendo i valori e principi di chi questa costituzione l’ha creata con un senso di responsabilità alto e nobile.

Coloro i quali vogliono che questa “proposta di legge” non vada importo, cioè i sostenitori del NO contestano i seguenti fatti che riguardano la critica alla sostanza politica e ai metodi inusuali con i quali ha realizzato la legge, dall’inizio alla fine, la forma della nuova costituzione e in fine il contesto (ITALICUM, crisi e conflitti, ritorno dei populismi), tutti aspetti che in una riforma costituzionale non possono essere messi in secondo piano, proprio per i fini nobili che questi atti dovrebbero produrre:

innanzitutto il metodo con il quale si è giunti all’intera vicenda, da molti giudicato arrogante e poco leale, troppo competitivo, atto a sottomettere l’avversario, anziché a legittimarlo con rispetto; in poche parole visto che il Presidente Renzi è stato il protagonista e realizzatore finale, pare che proprio lui stesso abbia dato alito a questo malumore, considerando che i vantaggi di questa riforma sono di chi governerà come vedremo, infatti, non sono pochi quelli che affermano che siano stati fatti degli errori di presunzione ecc. Inoltre, le osservanze di coloro che hanno visto in questa riforma i difetti, le anomalie e le contraddizioni, che ci sono e hanno un valore politico sostanziale, sono state sottovalutate, tutti gli oppositori di questa riforma vengono accusati, additati ed etichettati dal governo come coloro che non vogliono il bene dell’Italia, accomunati tutti alla vecchia casta, quelli che vogliono che le cose rimangano così, insomma tutte cose dispregiative, quasi a dire che se l’Italia ha dei problemi è proprio colpa di costoro, quindi è come se il governo voglia far intendere che da questa riforma dipenderà il buon governo e le sorti della crescita economica italiana;

è evidente che si tratta di una tesi falsa, infatti esistono non poche confutazioni a tale sintesi.

Tutte queste riflessioni hanno indotto la maggioranza degli oppositori a compattarsi, oggi i sostenitori del NO sono diventati una forza, che non può che essere politica, che si sta compattando, addirittura con una vera e propria proposta alternativa, a mio giudizio migliore, poiché elimina i difetti di questa riforma, il cui intento è dare maggiori poteri all’esecutivo di governo e inevitabilmente al partito di maggioranza, cioè al partito che vincerebbe le elezioni, tra l’altro con la nuova legge elettorale, voluta da RENZI, chiamata ITALICUM, che dà un forte premio di maggioranza al partito che vince le elezioni, quindi sarà più difficile detronizzarlo. Visto che il Partito Democratico è uno dei partiti più forti e Renzi non ha al momento grandi rivali politici, il rischio di una deriva liberista, troppo sbilanciata nell’imitazione di modelli esteri, comunque imperfetti, che poco hanno a che vedere con l’Italia e i suoi problemi, molto legati alla scarsa produttività dei territori, alla corruzione e al clientelismo, che non vedo come questa riforma possa risolvere, così come non affronta la questione meridionale ecc. se non peggiorarli, poiché quest’impianto proposto è solo un mezzo per un fine, dipende solo da come si utilizzerà e da chi.

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Chiaramente, questa riforma associata alla legge elettorale dà al Capo di Governo e al suo esecutivo un potere enorme, può avvantaggiare tutti gli italiani o solo una parte, tutto dipenderà dalla linea politica del vertice; per esempio potremmo assistere a politiche di sviluppo maggiormente a favore del nord anziché per il sud e viceversa, (così come è accaduto con il concetto di logica cavuriana, che ha avvantaggiato per anni, naturalmente il nord Italia, perché più vicino al centro Europa), oppure privilegiare un Ente locale della stessa parte politica anziché un altro di un colore diverso, così come è accaduto a Napoli ecc; inoltre, con questa riforma la scelta del Capo dello Stato, potrebbe dipendere fortemente dal Primo Ministro…

quindi ci troviamo di fronte a un’arma a doppio taglio, come tutti gli strumenti, dipende da come si utilizzerà. Intanto un dato certo c’è, che avvalora la tesi di un ulteriore rafforzamento di politiche a favore di un nord sempre più esigente e delle città italiane più virtuose ed è dato dalla composizione del senato e della camera dei deputati, in pratica esiste un rapporto di uno a tre, cioè su ogni rappresentante del sud ne avremo tre che vengono dal nord; inoltre, considerando che ad oggi il nord è più avanzato tecnologicamente e industrialmente, con un reddito pro capite migliore, maggiori vantaggi e opportunità, più competitività ecc. mentre abbiamo un mezzogiorno d’Italia in decrescita demografica, con piani di sviluppo assenti, scarsa internazionalizzazione, trasporti inadeguati tra loro scarsamente connessi, politiche per lo sviluppo del mediterraneo inadeguate, aiuti alle famiglie zero… è evidente che un uomo del sud non è sufficientemente motivato a votare si a questa riforma.

Questa riforma, così voluta nasce in un periodo di crisi politica, economica e sociale, dalla discordia dei partiti e dall’incapacità di dialogo tra questi; proprio per questi motivi, alcuni importanti esponenti istituzionali, tra questi spicca il nome del Presidente Emerito della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, si è esposto per migliorare il rapporto Stato Regioni, per un esigenza di sviluppo e produttività territoriale, per migliorare l’efficienza dello Stato; a tal fine, questa riforma strutturale verrebbe considerata utile e sarebbe benvoluta dalla maggioranza degli italiani se l’unico scopo fosse questo, per avvantaggiare tutti, con l’intento di dare alla nostra amata nazione una guida di governo più unita e più stabile, non sicuramente per creare un Senato con poteri limitati, sbilanciato a favore del nord, per avvantaggiare le clientele ecc.

Tuttavia sta prendendo sempre più le sembianze di una riforma capeggiata dalla maggioranza di governo, il che non è del tutto corretto. Il Presidente Matteo Renzi l’ha plasmata a sua immagine e somiglianza, dal momento che è diventato il principale promotore, allontanandosi dallo spirito cooperativo di partenza; questo ha dato un volto nuovo e ciò ha creato non poche diffidenze. Per esempio, si modificherà il titolo v della costituzione, che è quella parte della Costituzione italiana in cui vengono “disegnate” le autonomie locali: comuni, province e regioni.

Inoltre, con questa riforma si vuole abolire il bicameralismo perfetto, frutto di un’importante mediazione politica dei padri costituenti. Poi si vuole abolire il CNEL ecc.

I nobili principi che hanno dato vita al processo riformatore, in realtà ce ne sono anche altri, sono stati messi in contraddizione da una serie di osservanze giuridiche e filosofiche da più parti, si è criticato il metodo con il quale si è giunti a questa riforma, in particolare si è messo in cattiva luce l’attuale governo che non ha mantenuto neutrale.

Inoltre, il Governo è stato accusato di scarso dialogo e rispetto delle parti costituenti, non c’è stata una vera e propria consulta nazionale, quindi si è giunti a ottenere un risultato non frutto di un dialogo democratico, sereno e pacato, conseguenza di un accordo condiviso, al contrario, si è diviso il paese in favorevoli e contrari.

Ora siamo davanti a una scelta: accettare o non accettare ciò che una piccolissima minoranza ha deciso per noi. Il governo tenta di delegittimare  le posizioni del NO con dichiarazioni fuori luogo come: “il ritorno della vecchia politica ecc.” Mentre si sottovaluta che il NO cresce compattandosi per offrire una vera e propria proposta alternativa a questa riforma che, ad oggi, appare come una riforma di governo anziché di Stato.

Questo modus operandi è una modalità anomala che non si era mai vista dalla nascita della Repubblica, a parte i pasticci a colpi di maggioranza sul titolo v fatti negli anni precedenti. Tra l’altro il tutto va inserito in un contesto di crisi europea e occidentale, la scarsa crescita economica, la crisi dei debiti sovrani, dove il rischio di populismo diventa sempre più forte, dove i conflitti nel mondo aumentano anziché diminuire; ciò crea forti preoccupazioni…

Una parte importante di cittadini oppositori, la maggioranza degli italiani, tra cui esperti costituzionalisti, giuristi, intellettuali ecc. estremamente accaniti e preoccupati di una deriva autoritaria, non del tutto ingiustificata, poiché il buon governo o il mal governo dipenderà sempre più dagli uomini che costituiranno il governo e soprattutto dal loro capo, quindi da pochi soggetti appartenenti ad una fazione, con un parlamento sempre più debole e inerte, sottoposto a uomo solo al comando, cui tutti devono temere.

DOMENICO ESPOSITO

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