Reddito di cittadinanza, QdV docet

Un'opportuna e crescente organizzazione può condurre a crescita e benessere vincente, finanche senza reddito di cittadinanza?

Un’opportuna e crescente organizzazione sottoposta all’ideologia della qualità della vita può crescere da ogni punto di vista, anche senza reddito di cittadinanza, a patto che si ristabiliscano alcuni equilibri…

Per la qualità della vita, risulta di vitale importanza non speculare sulla povertà, per migliorare la società occorre star attenti a non distorcere la realtà. Occorre lasciar prevalere la lealtà. Lealtà a che cosa? Sicuramente, nel succitato contesto, soprattutto ad un insieme di conoscenze tra loro coerenti e ben connesse. L’ideologia della qualità della vita oltre ad essere strettamente correlata alla scienza della qualità della vita e del benessere, ambisce essa stessa a risultare un equilibrio di benessere tra fattori interni ed esterni ad un soggetto, di carattere anche politico, economico e sociale.
L’autorevole Dr. Francesco Catone, nel suo libro, L’involucro della felicità, oltre che nel fantastico ebook di recentissima pubblicazione “Canzoni gioiose … Per il sentiero che conduce alla vera felicità!”, afferma che il succitato benessere risulta strettamente correlato finanche alla “spiritualità” e ad una “razionale” fede nelle promesse del Creatore dell’universo, ad esempio, la celeberrima promessa d’un “regno” riportata nella preghiera probabilmente più conosciuta di tutti i tempi.

Comunque, lo Stato dovrebbe possedere elementi per raggiungere, tutelare e fecondare un equilibrato benessere dei suoi membri, e dovrebbe pure fornire elementi  per tutelare il già citato benessere con una serie di variabili esterne legate alla credibilità e all’affidabilità di sistema. Purtroppo ciò non accade a causa di una serie di squilibri interni ed esterni ai sistemi statali, soprattutto perché questi non si sono ancora adeguati all’ideologia della qualità della vita.
Esistono seri rischi di sistema e di gravi squilibri economici, politici e sociali quando si presentano problemi di scarsa produttività, mancanza di lavoro e  crescita economica, quindi disoccupazione, lavoro nero, basso potere d’acquisto, povertà; immersi in tali scenari, in parte relativi alla realtà italiana, alcuni fautori del reddito di cittadinanza tendono un po’ a speculare su tale concetto col fine di acquisire consenso, sostengono che il lavoro manca per la ragione che una società iper-tecnologica non necessita più di lavori manuali anche per la massiccia invasione di robots, ergo, un reddito di cittadinanza a chi lavora fornirebbe potere d’acquisto per poter vivere e sopravvivere.
Vediamo ora perché tale speculazione non è corretta:
Premettiamo subito che il reddito di cittadinanza, come suggerisce il termine stesso, potrebbe significare che tutti i cittadini dovrebbero percepire un reddito di cittadinanza garantito dallo Stato, per vivere, ad esempio, una vita liberi dalla schiavitù del lavoro… Evidentemente non tutti l’intendono in tal modo, per esempio il Movimento 5 Stelle tende ad essere ambiguo da questo punto di vista, per le dichiarazioni contradditorie che fa su questo tema, tra ciò che vorrebbero che sia e tra ciò è di fatto nella proposta di programma, anche quest’ultima difficilmente realizzabile per i costi e applicabile proprio perché il lavoro manca, quindi per una questione di precisione e per non confondere le persone, un sussidio destinato a specifiche fasce di popolazione, essendo funzionale ad uno scopo, dovrebbe anche essere etimologicamente nominato in funzione dello stesso scopo! Si potrebbe chiamare reddito di povertà, reddito d’inclusione, reddito di dignità ecc.
In parte è vero che la richiesta di alcune mansioni diminuiscono, ma è anche vero che aumentano le richieste per altre mansioni; inoltre, esistono alcuni lavori socialmente utili che non potranno mai scomparire, come l’elettricista, l’idraulico, il muratore, l’architetto, il paesaggista, l’ingegnare ecc. ecc. Purtroppo questi lavori sono sempre più in crisi per mancanza delle riforme strutturali e i piani di sviluppo territoriali che sono alla base delle proposte multidisciplinari dell’ideologia della qualità della vita, secondo la quale ciò avviene non perché c’è la robotizzazione industriale, che influisce solo in parte, ma quando l’organizzazione sociale diviene deficitaria, cioè quando la programmazione è scarsamente efficiente e quando c’è scarsa crescita economica; pertanto ciò accade quando la politica è disattenta allo sviluppo del territorio e non riesce a mettere in moto l’economia, perché non utilizza leggi speciali, frutto di profonde conoscenze territoriali e non ha capacità di sviluppo, né progettualità, né idee. La personale riflessione inerente la qualità della vita implica che il cosiddetto “reddito di cittadinanza” sarebbe utile ed educativo qualora il potenziale di sviluppo d’un territorio risultasse saturo, altrimenti dovrebbe considerarsi strumento diseducativo e controproducente, non incentivante crescita e a produzione, bensì incentivante l’abitudine al non lavoro, cosa deleteria per l’uomo e la società.

Per sbloccare il potenziale di sviluppo di un territorio l’ideologia della qualità della vita propone le riforme strutturali paesaggistiche, veri e propri piani pluriennali di sviluppo territoriali, costituite da nuovi piani regolatori urbanistici atti allo sviluppo dei fondamentali settori produttivi, con progetti innovativi, socialmente utili e remunerativi per chi investe, realizzando le favorevoli condizioni d’investimento attraverso un adeguata relazione di partenariato pubblica e privata trasparente e sottoposta all’ideologia della qualità della vita con lo scopo di coinvolgere tutti i cittadine e i saperi territoriali a crescere da ogni punto di vista migliorando e abbellendo il proprio territorio, mettendolo in sicurezza.

Spesso il lavoro c’è ma mancano le competenze, quindi un’adeguata riforma strutturale paesaggistica è in grado di pianificare lo sviluppo di un territorio in modo efficiente, destinando risorse umane e monetarie lì dove c’è maggiore necessità, indirizzando il capitale umano e gli investimenti privati lì dove ci sono maggiori opportunità.

Le riforme strutturali paesaggistiche sono potenti perché mettono in relazione tra loro l’Europa, lo Stato Centrale, i Ministeri e gli enti locali, per la migliore strategia di sviluppo a favore del territorio.

Le riforme strutturali paesaggistiche siccome realizzano una rete politica, economica e sociale funzionale alla tutela e alla crescita della qualità della vita sono fondamentali per l’efficienza degli interventi sociali ed economici a sostegno della domanda e della povertà, quindi attraverso ammortizzatori sociali, sussidi, redditi d’inclusione, redditi di dignità ecc.

Le riforme strutturali paesaggistiche sono la priorità assoluta per un paese come l’Italia che ha un debito pubblico alto ed una debole crescita economica; sono importanti soprattutto per la completezza dei provvedimenti di cui sono portatrici.

Copyright Domenico Esposito

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