Teoria sulla qualità della vita; un nuovo sistema mondiale applicato all’Italia

                                                                                                                   

ban.italiana

 

Una teoria è un insieme di idee coerenti o principi

atti a  determinare un concetto

o definire una disciplina filosofica o scientifica

Introduzione

Uno Stato è tanto più perfetto quanti più conflitti esso è in grado di risolvere tra i cittadini e gli apparati costituzionali.

L’ideologia della qualità della vita apre scenari nuovi alla nuova politica che verrà

Il testo che segue è stato ideato con lo scopo di delineare da un punto di vista concettuale i temi che considero “essenziali” per rendere moderno un qualsiasi Paese. In particolare ho scelto l’Italia e Napoli come applicazioni pratiche della teoria semplicemente perché ci vivo, quindi sono due realtà territoriali che conosco bene. L’Italia è un Paese occidentale con una storia millenaria, che essendo dotato di un’importante costituzione democratica, si è prestato molto bene al fine che mi ero proposto; per quanto riguarda la città di Napoli, famosa per tante cose belle e oggi palcoscenico dell’importante problema dello smaltimento dei rifiuti, posso dire che essa rappresenta un riscontro ideale per lo sviluppo della teoria della qualità della vita, in quanto contiene tutte le problematiche tipiche di un paese industrializzato o che si appresta a esserlo. Il modello-Italia come paese democratico con i suoi sottoproblemi territoriali può essere di stimolo a quanti sono più avanzati di noi in termini di efficienza della macchina statale e a quanti, purtroppo, sono più indietro dal punto di vista democratico, nonché in termini di “sviluppo ecosostenibile”.

Da diversi anni approfondisco il concetto di qualità della vita, da dieci anni a questa parte ne sento parlare, ma non ho mai avuto la possibilità di percepirla come una vera ideologia politica, al servizio del bene comune: lo scopo principale di questo lavoro è il tentativo di rendere il concetto di qualità della vita uno strumento politico indispensabile a livello internazionale. Per tale ambizioso fine ritengo che sia di fondamentale importanza oggi, nell’era della globalizzazione selvaggia, dove esiste tutto e il contrario di tutto in termini di “diritti umani”, concentrare l’attenzione su concetti che hanno lo scopo di pianificare uno sviluppo più equo della società umana, basato sostanzialmente sull’interazione culturale anziché sullo scontro come oggi spesso e purtroppo accade. Crescita economica salvaguardando i molteplici ecosistemi terrestri tutelando le molteplici tradizioni culturali esistenti è un compito che l’essere umano deve affrontare con molta serietà. L’interesse soggettivo degli Stati procura benessere alla comunità  globale, solo se esistono degli obbiettivi comunitari fondati sull’interesse generale, ebbene; l’ideologia della qualità della vita vuole assumere questo ruolo di guida, ma a piccoli passi, partendo proprio dalle singole applicazioni territoriali e questo e ciò che tenterò di fare in questo libro parlando dell’Italia e dei suoi sottoproblemi. Iniziamo col dire che l’ordinamento federale che si sta dando l’Italia a colpi di maggioranza è sbagliato, a mio avviso; e come se il progetto Italia Unita abbia avuto una battuta d’arresto per l’incapacità di alcune persone. Ovviamente sarà mio dovere parlare di queste persone in questo libro. Ma iniziamo ora dicendo che l’Italia ha una alternativa, e questa è una nuova generazione che ha l’interesse a mettere fine agli schemi ideologici contrapposti (Destra/Sinistra) ereditati dal passato, la quale vuole ridare nuovo valore all’identità culturale di unità nazionale, attraverso un concetto trasversale come è l’idea della qualità della vita che, a mio avviso, semplifica e risolve in maniera esaustiva il problema dello scontro ideologico (destra-fascisti, sinistra-comunisti) della politica italiana, ponendo in primo piano il benessere di tutti i cittadini e dell’ambiente in cui vivono, nonché mettendo da parte vecchie ideologie politiche, causa di discordia e inutili contrapposizioni sociali.

Prefazione

La qualità della vita incarna un progetto concreto per qualsiasi territorio, ed è insieme un metro di misura che applicato all’Italia permette di fare delle analisi interessanti riguardo al presente, al passato e anche al paesaggio che, come vedremo scorrendo le pagine di questo testo, rappresenta uno degli indicatori per eccellenza per valutare la ricchezza in senso lato di un territorio.

Il ciclo vitale della natura, l’uomo, lo Stato; quest’ultimo deve tutelare i diritti essenziali di tutti gli esseri viventi
La qualità della vita è un concetto dinamico che per attuarsi necessita di coscienze attive

Nei primi tre capitoli presenterò alcuni concetti concreti la cui applicazione può, a mio giudizio, migliorare un qualsiasi sistema culturale, in quanto si tratta di idee generali applicabili a qualsivoglia Paese: indagherò quei tratti della psicologia umana che generano comportamenti deleteri per lo sviluppo culturale di un paese e illustrerò il mio concetto di qualità della vita. In tutta la prima parte del testo cercherò di mettere in evidenza il fallimento della politica italiana nella realizzazione del bene comune; inoltre proporrò una serie di strumenti per contrastare le cause che stanno, a mio avviso, minando l’idea nobile che è a fondamento dell’Unità d’Italia. Nella seconda parte del presente saggio ho scelto l’esempio di Napoli, un tempo capitale del regno, per mostrare come si può realizzare praticamente la qualità della vita in un territorio, elencando uno per uno quei fattori che ne determinano il deterioramento. Descriverò in maniera costruttiva una serie di interventi strutturali e innovativi per rendere il “prodotto Napoli” più attraente. La preferenza per Napoli rispetto ad altre città è dovuta a diversi motivi, anche storici, ma soprattutto al fatto che la conosco bene, ed è anche per questa ragione che mi sono permesso, alla fine della seconda parte, di aggiungere una meritata risposta alla lettera che il sindaco Rosa Russo Iervolino scrisse alla cittadinanza l’11 gennaio 2009 (l’esigenza di questa risposta è stata dettata anche da ragioni metodologiche e credo possa essere apprezzata pure dalla diretta interessata, in quanto persona intelligente, nonché abile animale politico). Il concetto di qualità della vita, così come è stato inteso ed elaborato da me, necessita dell’azione attiva degli uomini che lo costruiscono quotidianamente. In particolar modo è mia personale convinzione che la coscienza attiva dei politici e della classe dirigente di un territorio sia determinante per la realizzazione di un tale progetto: è ciò che chiamo funzione nobile della politica, il cui compito di guidare un popolo verso la qualità della vita. La terza parte del presente saggio getta alcune ombre e alcune luci sull’operato di Silvio Berlusconi a Napoli; nello specifico, è messo in evidenza il fatto che gli impianti scelti per lo smaltimento dei rifiuti in Campania dal Governo Berlusconi (discariche inadeguate e quattro inceneritori) sono eccessivi, pericolosi e controproducenti. Illustrerò a questo proposito il metodo che, da un mio punto di vista, sta alla base di un corretto smaltimento dei rifiuti. Alla fine della terza parte vi sono alcune considerazioni finali sulla questione del federalismo italiano, già sollevata nella prima parte.

Sono le capacità dei singoli che migliorano le cose e non gli ordinamenti politici!

Nella quarta e ultima parte del presente saggio darò una lettura del termine, ormai di uso comune, “globalizzazione” e tenterò di dimostrare come il concetto di qualità della vita possieda in quest’ottica una completezza maggiore rispetto ad altri di pur ampio respiro, come quello dei “diritti umani”. Le quattro parti che compongono questo lavoro hanno un importante legame tra di loro: l’intento è quello di delineare una nuova sensibilità legata all’ideologia della qualità della vita che da un piano locale si sposti, allargandosi, a un piano sempre più ampio fino ad arrivare a quello mondiale; naturalmente  questo percorso permette a un qualsiasi lettore di rileggere a ritroso il testo, cioè partendo da un piano globale fino ad arrivare al piano locale a cui appartiene.

Scopo del presente lavoro è anche quello di aprire un nuovo dibattito a livello mondiale sui vantaggi che una nuova strategia, basata sul confronto culturale, può dare per la risoluzione dei conflitti ideologico-culturali nel Mediterraneo. A questo fine l’Italia non può che rivestire un ruolo di non trascurabile importanza, in quanto è un Paese democraticamente affidabile e ha il vantaggio di essere geograficamente privilegiata. Secondo questa prospettiva l’Italia può attuare due tipi di strategie vincenti per lo sviluppo della sua economia su scala nazionale, da un lato un Nord più competitivo con il resto dell’Europa (una strategia che io chiamo logica cavouriana) e dall’altro un Sud più vivibile, sicuro e affidabile per lo sviluppo del commercio nel Mediterraneo (una strategia che io chiamo logica della pax romana), con l’obiettivo di sfruttare al massimo le esigenze che hanno i Paesi asiatici emergenti di gestire, di migliorare e di aprire nuove rotte commerciali attraverso l’Italia e il Mediterraneo verso il mondo intero.

Il principio della funzione nobile

Nella società umana la funzione nobile interessa sia il “creato che il creatore”, senza di essa non esiste la qualità della vita

Ogni tipologia di lavoro e qualsiasi attività umana ha in sé una funzione nobile, che ha una sua importanza sociale. Per esempio l’agricoltura ha il compito di fornire prodotti salutari per soddisfare al meglio le nostre esigenze primarie; l’artigianato ha il compito di trasformare le materie prime in strumenti capaci di migliorare la nostra vita; chi fa informazione ha il compito di renderci più consapevoli del mondo che ci circonda, e così via. Anche il nostro sistema terrestre ha una funzione nobile e che consiste nel far si che tutto ciò che esiste possa continuare ad esistere. Quindi ogni attività umana, ogni lavoro, ogni prodotto, così come ogni essere esistente, possiede una ben determinata funzione nobile che va rispettata e tutelata per l’armonia e il bene di tutti.

Il principio della funzione nobile può diventare un utile strumento operativo per migliorare e completare i dettati costituzionali nuovi e vecchi attualmente in vigore nel mondo

Secondo questa prospettiva ogni uomo che viva in un particolare contesto sociale svolge una determinata attività o lavoro. Ogni lavoratore, un politico, un agricoltore, un artigiano ecc. che vive per la comunità dovrebbe avere il piacere di svolgere il suo compito al meglio, al fine di raggiungere quanto più perfettamente possibile la funzione nobile tipica di ogni lavoro. Il discorso coinvolge anche gli interessi personali di ciascuno, visto che questi dovrebbero coincidere con quelli della comunità intera. Ma perché di fatto ciò non accade, o meglio non avviene sempre? Mi sono interrogato molto tempo su questo fenomeno, alla fine penso di aver risolto il problema individuando un principio. Il principio della funzione nobile è l’essenza di questo libro, ora il lettore penserà: ma che cosa sarà mai questo principio? Di che cosa stiamo parlando? Ebbene il principio della funzione nobile è alla base di qualsiasi scelta esistenziale e si esprime nella decisione di un individuo di agire eticamente e professionalmente per raggiungere degli obiettivi in ambito familiare, lavorativo e sociale, con un fine che non sia esclusivamente il suo interesse personale, ma un interesse che miri al raggiungimento della funzione nobile tipica di ogni attività umana rispettando i “diritti umani” e tutelando gli equilibri naturali indispensabili per il benessere di tutti gli esseri viventi.Non tutto ciò che dipende dall’uomo è creato secondo questo principio, per esempio la funzione nobile della Costituzione italiana è garantire la qualità della vita, ma non sempre coloro che hanno operato per realizzarla hanno agito secondo questo principio. L’inquinamento di fiumi, dei mari e delle terre sottratte all’agricoltura è un esempio lampante di alto tradimento di questo principio. Un altro esempio è l’inefficienza della “casta politica dello Stato italiano” che non è riuscita a distribuire equamente sul tutto il territorio italiano la qualità della vita. Chi agisce sempre secondo il principio della funzione nobile vive per accrescere il suo livello di qualità della vita e vive meglio poiché ha più rispetto di se stesso e per gli altri. Ogni uomo, quindi per svolgere al meglio la sua funzione nobile oltre al principio della funzione nobile necessita di strumenti come capitali monetari e metodo, che io chiamo assiomi o verità evidenti senza i quali non è nemmeno possibile pensare di iniziare un qualsiasi tipo di lavoro. Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha odiato il proprio lavoro disonorando la propria funzione nobile. In questo caso abbiamo tradito la nostra meta. Possiamo imputare questo fatto all’ignoranza, all’incapacità di prevedere le conseguenze delle nostre azioni: dovremmo sviluppare la consapevolezza che esiste la meta – quella che abbiamo chiamato funzione nobile del lavoro – per raggiungere la quale abbiamo bisogno dell’esperienza, di un principio, dei metodi e di chi ce li insegna. Non solo esiste la meta, ma esistono anche gli strumenti tecnici e analitici per raggiungerla, perfezionandola nello spazio grazie al tempo.

Maggiore è la qualità della vita, maggiore sarà il numero di persone che vivranno secondo questo principio e viceversa

La politica clientelare: una forma patologica

La devianza politica genera azioni patologiche che minano la qualità della vita

Definiamo “patologia” ciò che procura danno a qualcosa e a qualcuno.

Definiamo “politica clientelare” ciò che privilegia qualcuno rispetto ad altri, in cambio di voti, di mercificazione del corpo o di tangenti.

La politica clientelare produce degrado culturale, incompetenze e scarso livello di qualità della vita

Il raggiungimento della funzione nobile, tipica di ogni attività umana, come si è detto in precedenza, deriva dal principio della funzione nobile, dalla qualità di immaginazione e da conoscenze appropriate. Pertanto, la realizzazione in termini di efficienza dello scopo (quello che abbiamo detto essere funzione nobile del lavoro) dipenderà da chi e come agisce per il conseguimento dello stesso.

Ora io dico che la politica clientelare risulta essere una patologia proprio perché a essa non interessa il principio della funzione nobile che una politica sana è tenuta a perseguire, ma è corrotta agli interessi particolari di pochi. La politica clientelare sceglie secondo logiche di potere perverse, in base alla quantità di voti, e non in base a criteri trasparenti fondati sul merito. I clienti in questo caso non vengono considerati come uomini con dei diritti e dei doveri, ma semplicemente merce di scambio per un tornaconto personale. La politica clientelare italiana è un comportamento deviante che ha privilegiato il Nord con una maggiore qualità della vita, maggiori opportunità,maggiore benessere e più potere decisionale, mentre ha trascinato il Meridione nel degrado culturale, provocando danni permanenti ai cittadini e a tutto il sistema (e l’ecosistema) presente nel territorio e nelle zone limitrofe. Le politiche dei governi Bossi-Berlusconi hanno acutizzato al massimo questa patologia determinando una vera e propria frattura all’interno del nostro ordinamento Costituzionale. Il federalismo e la Lega Nord stanno a dimostrare in maniera evidente ciò che ho appena detto. Da un lato Berlusconi un uomo ricattabile, perseguitabile e corruttibile a causa dei suoi conflitti di interessi e dall’altro un centrosinistra allo sbaraglio, stanno determinando un’idea d’Italia debole e frammentata, a mio giudizio, conflittuale e contrapposta, perciò lontana da quella che il popolo italiano, con impegno civile, cerca di costruire quotidianamente. La politica clientelare è un fenomeno preoccupante, che interessa non solo l’Italia, ma tutti quegli stati che privilegiano, a fini di esclusivo interesse personale, le lobbie, gli affaristi e le logiche di potere che contrastano la qualità della vita di un territorio e che agiscono , quindi, trascurando il principio della funzione nobile.

Una nuova ideologia. Introduzione al concetto di qualità della vita

Democrazia significa rimuovere gli ostacoli che limitano la crescita della qualità della vita

Potremmo definire la qualità della vita di un ambiente come la condizione necessaria e sufficiente che permette a una specie vivente di proliferare. Un livello sempre più alto di qualità della vita dà, al tempo stesso, la possibilità a una o più specie di convivere e di svilupparsi per il bene delle stesse comunità nel rispetto della libertà di ogni singolo individuo che vi appartiene. Tale libertà non limita quella degli altri: essa tiene conto del diritto di esistenza delle specie, perché ogni specie svolge una funzione nobile per l’ecosistema. La qualità della vitadiminuisce quando in un ambiente prevale la ricerca cieca di potere e di profitto, la prevaricazione di una specie, la quale calpesta la concezione dei “diritti umani” e distrugge gli equilibri naturali e la funzione nobile delle cose. Quindi quando si parla di qualità della vita ci si riferisce ai diritti dell’individuo e delle specie che direttamente o indirettamente contribuiscono alla sua esistenza fisica e culturale, la così detta catena della vita.

La qualità della vita è lo scopo a cui deve tendere una comunità che aspira alla felicità
La qualità della vita è lo scopo a cui deve tendere una comunità che aspira alla felicità

Il concetto di qualità della vita, applicato all’individuo uomo e alla all’ambiente in cui la sua esistenza si realizza, discende da quello di benessere materiale (ossia tutto ciò che è necessario per la nostra esistenza fisiologica e culturale) e di benessere psicologico (o immateriale). Il benessere materiale e quello immateriale sono due ingredienti, che uniti secondo il principio della funzione nobile, permettono di realizzare la qualità della vita di ognuno di noi; questi pochi elementi costituiscono l’ideologia della qualità della vita. Un’efficiente organizzazione politica che agisce secondo questa ideologia ha il compito di guidare un popolo verso la qualità della vita, il che formalmente consiste nel fornire i seguenti mezzi: leggi che mirano alla perfettibilità del sistema Stato nel bene e secondo giustizia, ciò significa anche colmare le lacune dei dettati Costituzionali adattandoli ai tempi che cambiano, un sistema di controllo efficiente e puntuale con poteri giudiziari, un sistema giudiziario efficiente, servizi efficienti e lineari di tipo pubblico e privato, facendo leva su una burocrazia strettamente minimale, infrastrutture efficienti per il trasporto di persone, di prodotti commerciali e di informazioni, pianificazione efficiente di strategie e progetti per un equilibrato sviluppo eco-sostenibile dei fondamentali apparati produttivi di un territorio: primario, secondario e terziario. Tali strumenti sono necessari affinché ogni individuo possa esprimere al meglio la sua essenza di animale sociale ed esercitare serenamente la propria funzione nobile del lavoro. Per accrescere il livello di qualità della vita di un ambiente è necessario un progetto che tenga ben presente le problematiche e le potenzialità di un territorio, cioè il paesaggio che è, secondo il concetto di qualità della vita, uno degli indicatori principali per stabilire la ricchezza di un paese. In altre parole, si richiede uno studio profondo di un’area da tutti i punti di vista. Ciò potrà avvenire solo quando si riuscirà a prendere piena consapevolezza dell’importanza che oggi rivestono le piattaforme informatiche intelligenti per la condivisione dei dati. Gli strumenti informatici hanno cambiato il modo di interagire tra le persone e il territorio a cui appartengono. Attualmente esistono vari tipi di piattaforme informatiche e la ricerca è in continua evoluzione sia nelle applicazioni di quelle già esistenti sia nell’invenzione di nuove. Le più largamente utilizzate nel mondo anche per migliorare l’efficienza degli apparati istituzionali di uno Stato sono come sappiamo il GIS (Sistema Informativo su Base Geografica) e i sistemi che fanno ricerca strutturata o PIRIS (Piattaforma Informatica per la Ricerca Intelligente Strutturata, con possibilità di applicazione anche in campi non strutturati). Orbene, pianificare a 360 gradi lo sviluppo di un territorio senza distruggerlo è possibile solo se si utilizzano correttamente questi strumenti. Attualmente esistono infrastrutture di super computer che offrono potenza di calcolo e spazio disco notevoli, esse supportano la ricerca di base e trovano molteplici applicazioni in vari settori strategici della conoscenza umana: scienza del microcosmo e del macrocosmo, scienza dei materiali e dell’ambiente, scienza della vita. Queste piattaforme informatiche permettono la gestione centralizzata di enormi quantità di informazioni e funzioni e per questa ragione sono estremamente utili in un mondo che ha bisogno di governare la globalizzazione attraverso la cooperazione.

Minimizzare la spesa massimizzando i profitti è una pratica molto utile, specie nei periodi di crisi e di mancanza di profitti

Il GIS è uno degli esempi di piattaforma informatica intelligente più diffuso al mondo; un GIS costruito secondo criteri ben precisi permette di fare delle accurate pianificazioni per il controllo e lo sviluppo del territorio; inoltre, attraverso le numerosissime applicazioni, si è dimostrato che collegando tutte le aree della propria infrastruttura di governo in un unico sistema GIS, si garantiscono standard qualitativi dei servizi offerti, sempre più alti ed efficienti, minimizzando la spesa e massimizzando il profitto in termini di crescita economica e ordine pubblico (reati, trasporti, inquinamento, aree verdi, servizi sanitari, servizi amministrativi, manutenzione ordinaria e straordinaria, servizi di istruzione pubblica, asili nido, divertimento, sport, servizi turistici, localizzazione delle risorse, gestione delle emergenze, piani di evacuazione, e così via). Altri sistemi integrativi al GIS sono le PIRIS che sono in grado di dare un apporto di non trascurabile importanza nella condivisione dei dati che uno Stato, i suoi membri e gli apparati che vi appartengono determinano e che spesso sono di difficile accesso; una struttura PIRIS migliora la cooperazione fra gli apparati dello Stato (Regioni, Comuni, Province, Ministeri, Governo ecc) soddisfacendo sia la domanda interna per la richiesta di documenti o espletazione di pratiche burocratiche, sia la domanda estera da parte dei consolati, ma anche da parte di ricercatori, cittadini italiani o stranieri che necessitano di lavori scientifici, documenti o informazioni dettagliate ad esempio per l’investimento di capitali.

Pianificazioni accurate per prevedere, controllare e gestire i rischi di un mondo globalizzato!

L’acquisizione da parte dello Stato italiano di questi strumenti su scala nazionale consentirebbe accurate pianificazioni per il controllo e lo sviluppo di alcuni territori e settori strategici, nonché

l’efficienza della macchina burocratica di tutto il Paese, snellendo procedure macchinose che scoraggiano gli investimenti, demoralizzano i cittadini, avviliscono gli operatori commerciali, determinano poca trasparenza e indirettamente incoraggiano la corruzione e la criminalità organizzata. Questi strumenti permettono fra l’altro di realizzare un sistema efficiente di controllo sulla provenienza dei prodotti, fondato sul metodo della tracciabilità. Per esistere hanno bisogno di banche di dati e di tecnici competenti, nonché di investimenti statali che hanno la finalità di migliorare o creare un sistema di potere centralizzato efficiente. L’ideologia della qualità della vita così come è stata costruita rappresenta, a mio avviso l’unica strada percorribile per non frenare il progetto di Unità che sta a fondamento dell’Italia, pertanto rappresenta una valida alternativa al federalismo e alla frammentazione del Paese, inoltre interviene in maniera esaustiva sulle cause apparenti che hanno fatto nascere il partito della Lega Nord. Affermare la legalità come espediente per la crescita economica, come dice il Sig. Draghi, significa dotarsi, a mio avviso, di nuovi strumenti ideologici e tecnologici moderni e più appropriati alla storia dei nostri giorni.

La teoria della qualità della vita: uno strumento per quantificare il benessere

La qualità della vita è un elemento misurabile.

In un Paese con un livello più alto di qualità della vita diminuiscono i reati e i divieti, mentre aumenta il rispetto della convivenza civile. Viceversa, se esiste uno scarso livello di qualità della vita si commettono più reati ed esistono più divieti, mentre diminuisce il rispetto della convivenza civile. Sembrerebbe esistere una vera e propria relazione fra questi argomenti, cioè al diminuire (aumentare) della qualità della vita diminuisce (aumenta) la convivenza civile e aumentano (diminuiscono) i reati e i divieti. Pertanto la qualità della vita risulterebbe essere direttamente proporzionale alla convivenza civile e inversamente proporzionale ai reati e ai divieti.

QDV = Convivenza civile/reati divieti

La qualità della vita:

una nuova scienza che studia l’impatto che ha la società umana sugli equilibri naturali

 

Chiaramente lì dove esiste un livello di qualità della vita basso diminuiscono le opportunità per gli abitanti di usufruire di un sistema territoriale valido e moderno (ossia diminuiscono la capacità di offrire occupazione, la capacità di gestire lo smaltimento dei rifiuti, l’efficienza economica, la capacità tecnologica, la capacità burocratica, la capacità scientifica, la capacità artistica, la capacità spirituale, la capacità demografica, la capacità agricola, la capacità di innovazione, la capacità degli apparati giudiziari ecc.), insomma diminuisce la capacità democratica di un Paese. Il concetto di qualità della vita rappresenta un fattore di equilibrio tra gli eccessi negativi dello statalismo e del liberismo selvaggio, ed è per questo un elemento di armonia per la democrazia. Costituisce un concetto trasversale capace di risolvere il problema dello scontro ideologico di destra e sinistra, mettendo al primo piano gli interessi e le aspirazioni di ognuno di noi. L’unico modo che ha il sistema Italia per tutelare il suo patrimonio paesaggistico e culturale è la qualità della vita. La crescita economica di un sistema civile e moderno aumenta in funzione della qualità della vita, poiché quest’ultima consente alle nuove generazioni di vivere in una società più giusta e democratica, dove cooperazione, pianificazione e rispetto reciproco siano preponderanti rispetto a reati e divieti.

L’ideologia della qualità della vita è una nuova linfa vitale per la centralità dello Stato nell’era della tecnologia e della pianificazione scientifica del territorio, essa è uno strumento indispensabile in quanto è un modello, una linea guida che permette di tenere sotto controllo quei fattori patologici propri della psicologia umana che ho messo in evidenza nei due capitoli precedenti.

Parte prima. L’Italia

Coscienza attiva

L’interesse particolare non sempre

favorisce il bene della comunità:

questa è la ragione per la quale

è dovere di una vera

democrazia

tutelare e incoraggiare

l’interesse che si muove

per il benessere di tutta la comunità.

La qualità della politica italiana

Un prodotto è di qualità quando non nuoce alla salute di chi lo vive e lo consuma e ha rispetto dei diritti di chi lo vive e lo produce.

Vorrei far notare che l’idea di qualità della vita che intendo esporre in questo libro assume un significato filosoficamente più articolato e profondo di quanto siamo abituati ad attribuire a questa espressione. Io parlo di una nuova ideologia politica!

La logica di potere che deve prevalere in Italia è la qualità della vita di tutti gli italiani

Secondo il significato di uso comune dell’espressione qualità della vita da noi tutti pressoché conosciutol’Italia è un Paese diviso in due blocchi: Centro-Nord da un lato, con un livello più alto di qualità della vita, e Centro-Sud dall’altro con un livello più scarso. Questa mappa statistica denuncia l’esistenza di una disparità sociale e di una inadeguata distribuzione del benessere del sistema Italia, e ciò risulta pienamente in contrasto con la, seppur giovane, costituzione italiana. Esistono tanti studi su questo argomento; il Dossier sull’Italia realizzato dal Sole 24 Ore è il più recente: da oltre 15 anni misura la vivibilità delle 103 province italiane e delle regioni attraverso una serie di dati statistici elaborati in 36 classifiche. Dal reddito all’occupazione, dalla natalità alla sanità, dai reati alle opportunità per il tempo libero. Il ritratto dell’Italia secondo questo dossier conferma ulteriormente l’esistenza di due grandi blocchi, Nord e Sud, caratterizzati da una forte disparità in termini di qualità della vita. Il giornale New York Times per le celebrazioni del 150 esimo anniversario dell’unità d’Italia riporta: nonostante oggi si celebri il 150/o anniversario dell’unità della Nazione, l’Italia resta ”un Paese più diviso che mai, politicamente. geograficamente ed economicamente”. La cosa interessante è che tutte le maggiori agenzie di statistica che propongono graduatorie di questo genere concordano con gli stessi risultati. Questo dimostra che apparati dello Stato italiano, e in particolare gli enti locali e i cittadini che li hanno costituito, quei soldi che hanno ricevuto per diritto non li hanno spesi secondo dovere. Ma ciò dimostra anche, che lo Stato italiano è imperfetto, in quanto non è stato in grado di prevedere ciò che stava accadendo. La funzione di controllo è di fondamentale importanza per un paese. Sapere come vengono spesi i soldi pubblici è di estrema importanza in un paese che vuole crescere economicamente. Se il problema è la trasparenza, lo Stato italiano deve trovare gli strumenti adatti per affrontarlo. Se il problema è  il commissariamento che è uno strumento legislativo utile al servizio dei governi, per quale motivo non viene utilizzato? Forse perché il sistema clientelare italiano, le corruttele e le cosiddette cricche hanno un radicamento profondo in tutto il sistema partitico italiano?

Gli strumenti per affrontare il malgoverno territoriale vanno potenziati

Questa fotografia individua un’Italia divisa in due e ciò dimostra che la questione meridionale è, a 150 anni dall’Unità d’Italia, un problema attuale, che noi tutti abbiamo il dovere di affrontare costruttivamente per il bene delle future generazioni.Questo a mio avviso denuncia l’inefficacia delle politiche territoriali messe in atto dai governi centrali per la realizzazione della funzione nobile della Costituzione italiana.

 

Alcuni principi fondamentali della Costituzione italiana

Solo una costituzione non del tutto perfetta può permettere l’esistenza di politici mediocri oppure

l’elezione di politici che hanno evidenti conflitti con il potere giudiziario ed economico

È interessante rendersi conto di come ogni articolo della Costituzione italianasia stato creato secondo un principio legato alla qualità della vita ed è altrettanto interessante presupporre una rivisitazione della stessa in virtù dello stesso:

Articolo 1. L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione.

Un Paese ha bisogno di politici più illuminanti per avere un popolo più illuminato

Articolo 2. La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” e così via…

In Italia esistono ancora molte zone dove questi principi vengono normalmente violati, non applicati e ignorati per motivi patologici.

Il degrado culturale di alcuni territori italiani evidenzia il declino della politica italiana, la quale è incapace di progettare una pianificazione moderna che coinvolga tutto il territorio italiano in maniera egualitaria e, in questo modo, mostra chiaramente il fallimento delle politiche dei governi centrali che si sono progressivamente succeduti nel tempo.

Quando la politica emargina i diritti del suo popolo, questo si ribella

In questi territori non esiste più rispetto né educazione, esiste la legge del più forte. In questi territori si sprecano ingenti risorse per arricchire pochi individui, si lavora con poco impegno alla qualità della vita e ciò sarà messo particolarmente in evidenza nella seconda parte quando parlerò della qualità della vita applicata alla città di Napoli, un aspetto purtroppo che accomuna tutto il Sud. Il potere si accentra nelle mani di pochi. La gente onesta è rassegnata avvertendo l’impossibilità di vedere affermato un modello costruttivo innovativo e moderno. La cosa più preoccupante è che il parlamento italiano sta diventando un luogo litigioso privo di onestà, troppo fazioso, aumentano i faccendieri e le persone senza scrupoli carenti di idee ambiziose. Non si ambisce più alla rappresentanza parlamentare per fare “alta politica” al servizio del Paese, ma si utilizza il parlamento per adagiarsi pensando ad altro o altre attività favorendo “tizio” rispetto a “caio”. Il Mezzogiorno non ha più una rappresentanza adeguata all’interno del parlamento: lo sviluppo del Sud è affidato a logiche di potere lontane dalla qualità della vita del territorio e dei suoi abitanti. Lo Stato italiano assiste inerte? Cosa sta facendo? Sono sufficienti le misure politiche che sta attuando per contrastare questa preoccupante deriva? La logica di potere che caratterizza l’asse Bersani-Bossi-Berlusconi è una logica valida? Si potrebbe fare di più per coinvolgere il Mezzogiorno d’Italia, dandogli una funzione più costruttiva per sé e per il sistema Italia? La lega di Bossi con Berlusconi ha governato l’Italia per tanti anni, come mai solo oggi si parla di un Piano per il Sud? Come mai si è pensato prima al federalismo e ai suoi decreti attuativi e poi ad un Piano per il Sud?  Un energico Piano per il Sud sarebbe un buon modo per riequilibrare la situazione e magari un modo per rimediare agli errori che lo Stato italiano ha commesso nei confronti degli abitanti del Sud Italia? Gli strumenti che caratterizzano l’ideologia della qualità della vita, prima evidenziati rappresentano un valido Piano anche per il Sud Italia? Perché lo Stato italiano permette queste forme di ingiustizia? A tutte queste domande c’è una possibile risposta. Ma quello che deve veramente contare in questa particolare fase storica, a mio giudizio, è l’affermazione della migliore logica di potere per l’Italia e per gli interessi di tutti gli italiani.

Che cosa deve significare la parola Stato

Si parla tanto di infrastrutture, ebbene, la qualità della vita è un’infrastrutturaidealistica che permetterà all’Italia di essere più competitiva e più coesa

Il Nord penalizza il Sud, lo sfrutta per attingere manodopera e capitali, in altri casi lo usa come pattumiera di rifiuti tossici

Premettiamo che lo Stato italiano è rappresentato da istituzioni: il cittadino, il sindaco, il presidente di regione, presidente del consiglio e così via; queste istituzioni, ognuna con il suo grado di importanza, sono deputate a tracciare e controllare le politiche di sviluppo dei rispettivi territori di competenza.

Gli enti locali sono apparati dello Stato, se questi sono inefficienti la responsabilità è dello Stato centrale, in quanto non applica sufficienti controlli e gli strumenti legislativi appositamente creati per punire chi sbaglia. Qualora dovesse venire a mancare l’efficienza, anche di uno solo di questi apparati, allora le responsabilità ricadrebbero sullo Stato centrale che perderebbe di credibilità, in quanto garante di tutti e soprattutto garante di tutti quei settori strategici che riguardano il territorio italiano. Non esiste uno sistema politico perfetto, ma uno Stato moderno ha il dovere di migliorarsi nel tempo sfruttando i contributi positivi dei suoi cittadini, in parte prodotto della sua stessa “essenza”.

La classe dirigente meridionalecontinua a sperperare capitali per ottenere consensoelettorale: è la famosa politica clientelare di quest’ultimo quarantennio, una strategia perversa che sancisce il declinodella politica e che continua ad avvantaggiaregli interessi del Nord, che a sua volta risponde con una politica clientelare diversa: interesse ad acquisire maggiore potere decisionale, maggiori opportunità a qualsiasi livello, ed una aspra propaganda politica contro il popolo italiano che vive nel Sud Italia con il rischio di dividere la coscienza civile che sta a fondamento dell’Italia unita. I capitali monetari nel sistema Italia confluiscono in maniera preponderante verso il Nordmentre il Sud viene abbandonato a se stesso. Il potere al Sud si accentra molto spesso nelle mani di pochi e lo Stato investe scarse risorse per la sicurezza, il controllo e lo sviluppo del territorio; non vi è una strategia politica efficiente per realizzare in questi territori la qualità della vita e inoltre non esiste attualmente una valida logica di potere civile per risollevare il Sud dal degrado culturale, mentre la classe dirigente meridionale assiste inerte al massiccio transito di capitali che confluiscono verso il Nord Italia, Nord Europa e Paesi dell’Est.Ciò dimostrerebbe una patologia della nazione Italia, in quanto le politiche di decentramento dei poteri dello Stato a livello locale stanno provocando un profondo cambiamento dell’idea nobile che sta a fondamento della Costituzione della Repubblica italiana e cioè, sostanzialmente, la qualità della vita di tutti gli italiani. Questa patologia si chiama politica clientelare: essa ha prodotto un insufficiente livello di qualità della vita al Sud, corruzione, deturpamento e inquinamento di vaste aree di territorio, nonché scarsa efficienza di tutti i settori produttivi, mentre al Nord un pericoloso sentimento antimeridionalista che, a lungo andare, potrebbe spaccare l’Italia. Bossi vuole punire il popolo del Sud Italia con il federalismo demaniale prima e quello municipale dopo, strumenti che dovrebbero tenere la spesa pubblica sotto controllo. Ma chi è che spende i soldi pubblici? Apparati dello Stato. Chi è che dovrebbe controllare? Apparati dello Stato. La verità è che non c’è alcuna possibilità per condannare giudiziariamente apparati dello Stato che procurano danni permanenti alle casse pubbliche dello Stato, e cioè ai cittadini. L’ideologia della qualità della vita è una piattaforma idealistica, la casa di tutti gli italiani, essa ha gli strumenti filosofici, tecnologici e scientifici per pianificare il controllo e lo sviluppo del territorio italiano secondo giustizia. Purtroppo all’idea di unità nazionale che sta a fondamento dello Stato italiano, si contrappone un’idea regionalista e federalista, decentramento dei poteri a livello locale che ha prodotto dei danni notevoli al sistema Italia perché i controlli non esistevano; oggi e in particolar modo le rivendicazioni brutali di Bossi e della parte più accanita del suo partito, sono oggetto di forti perplessità, ma ciò che più preoccupa è il fine ultimo. Certo, l’interesse da parte del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti verso studi che parlano di reddito procapite di una parte rispetto all’altra, Bossi che parla di Padania libera e poi la bandiera verde della Lega Padana; questi si che sono  elementi che non fanno ben pensare. Per questo l’unica cosa da fare, per ribaltare questo momento sfavorevole della nostra identità di unità nazionale, è che il popolo reagisca democraticamente, ma con forza, contro questa sterile e mediocre classe dirigente che in questi anni non è stata in grado di prevedere ciò che stava accadendo. Noi meridionali insieme a quella parte civile e solidale del Nord che ci ama, che desidera che i nostri territori ritornino a splendere come un tempo, vogliamo costruire un futuro diverso, un futuro migliore, ma soprattutto pensiamo a un futuro che corrisponda concretamente ai nobili contenuti del dettato costituzionale e scritti con grande senso di responsabilità ed equilibrio da uomini che hanno rappresentato la vera Italia unita. Oggi il Sud è un ammalato grave che per essere curato non ha bisogno del menefreghismo secessionista della Lega Nord, ma necessita di persone più consapevoli del fatto che la modernità di un territorio risiede nel concetto di qualità della vita.

Non si può stravolgere la casa di tutti gli italiani a colpi di maggioranza, privilegiando una parte sola degli italiani

La ricchezza di un Paese: il concetto di paesaggio

L’inno di Mameli “fratelli d’Italia” rappresenta il paesaggio idealistico dell’identità nazionale

L’Italia è una nazione con un’identità culturale basata su una storia millenaria d’inestimabile valore per l’umanità, che ha il dovere di custodire. Noi italiani abbiamo un alto compito che è quello di preservare questo patrimonio e di contribuire a renderlo accessibile a tutti, garantendo alle future generazioni la possibilità di conoscere uno dei contesti culturali e artistici più interessanti che l’uomo sia stato in grado di realizzare.

Lo sviluppo dell’intelletto umano è favorito dalla ricchezza paesaggistica

La ricchezza di un Paese si fonda sostanzialmente sul paesaggio, inteso non solo come l’aspetto naturalistico e morfologico di un territorio, ma anche come il prodotto dello sviluppo storico-dinamico dell’agire umano (patrimonio storico-tecnico-artistico e idealistico). Il territorio ha, a mio avviso, un’importanza fondamentale per la determinazione della ricchezza culturale di un popolo sia in termini materiali che in termini ideali. Il paesaggio è uno strumento potente per influenzare ed interessare le masse, non a caso studiosi e artisti di ogni genere hanno trovato in Italia importanti fonti di ispirazione. Molto spesso si dice che l’Italia produce ottimi cervelli, ebbene non penso che sia un risultato attribuibile al solo merito degli insegnanti, anche il paesaggio ha la sua importanza e, inoltre se esistono nei nostri istituti bravi insegnanti questo è dovuto anche alla ricchezza del nostro paesaggio! Ma il paesaggio, a mio avviso, è anche un potenziale di capacità che racchiude in sé molteplici attività umane e la vitalità di queste si traduce in termini di ricchezza; queste capacità dovrebbero essere messe in condizione di lavorare per il bene del paese. La ricerca scientifica per esempio è una di queste e in ciò l’Italia è molto indietro a causa delle scarse risorse a essa destinate; esistono Paesi che investono di più, esistono Paesi dove la ricerca è finanziata dai colossi farmaceutici, in Italia queste grandi multinazionali non esistono, se non in forme limitate. Il nostro sistema universitario e debole dal punto di vista finanziario, inoltre è ancora poco sfruttato dalla politica che non pretende, ne motiva le università a fare progetti di alto profilo istituzionale utili alla collettività. Il cinema per esempio è un indotto industriale di non trascurabile importanza culturale per un paese, ma questa potente macchina non viene sfruttata per promuovere l’italianità al di fuori del nostro territorio, se non in forme pressoché mediocri. Uno dei problemi strutturali dell’Italia è che non riesce a supportare dal punto di vista organico la crescita industriale di alcuni settori strategici, cioè un impresa piccola fa molta fatica a diventare media, e un’impresa media a sua volta difficilmente diventerà grande e questo è un limite enorme per la competizione a livello mondiale. Oggi la competizione italiana deve orientarsi alla qualità dei prodotti e alle competenze necessarie e sufficienti per venderli, ma senza un adeguato apparato infrastrutturale dei trasporti (merci, persone e idee) non riusciremo a dare le giuste opportunità a tutti i settori produttivi strategici del nostro paese.

Osservazioni e approfondimenti

La potenza del paesaggio poetico che si trasforma in ricchezza reale

l’industria del turismo è un settore strategico per l’Italia, ma ha bisogno dell’ideologia della qualità della vita per essere rivalutato

Il paesaggio, inteso quindi come la particolare fisionomia di un territorio determinata dalle sue caratteristiche fisiche, antropiche, biologiche ed etniche, è una delle risorse principali per l’Italia; esso è imprescindibile dall’osservatore e dal modo in cui viene percepito e vissuto. Il paesaggio è clima, il paesaggio è agricoltura, il paesaggio è cucina mediterranea, il paesaggio è ottima formazione, il paesaggio è intelligenza dei cervelli, il paesaggio è cultura ecc; grazie al paesaggio il territorio italiano è stato per molti secoli il centro storico (inteso come il luogo dove si sono sedimentate eccezionali prove culturali dell’attività umana) più importante e potente della cultura umana, reso possibile dall’incontro e dalla sintesi di molteplici esperienze culturali provenienti da tutto il mondo. Pertanto l’Italia avendo un paesaggio più ricco e completo ha più opportunità potenziali, quindi esso dovrebbe essere coltivato sia dal punto di vista materiale che ideale; nella pratica, invece, ciò è ostacolato dai problemi di carattere strutturale riconducibili tutti a un mediocre livello di qualità della vita del sistema Italia, il quale produce: conflittualità, scarse competenze, corruzione, poca trasparenza e, così via. Nei periodi di decadenza economica i nodi vengono al pettine: carenze energetiche, carenze manageriali, carenze dirigenziali, carenze di risorse. Proprio in questi momenti nasce l’esigenza di individuare le priorità; oggi la priorità italiana numero uno dovrebbe partire dal senso di responsabilità politica, che dovrebbe trovare le risorse giuste mettendole al posto giusto (viene da dire: dimezziamo i costi della politica, e se i nostri politici costano troppo e fanno poco andiamo a scegliere i nostri rappresentanti nel resto d’Europa, dove sono più competitivi e più efficienti).Visto che la ricchezza umana fondata sul paesaggio è sicuramente più potente della ricchezza dei prodotti finanziari (derivati e contenitori vari difficilmente decifrabili) generati molto spesso sulla base di teorie e modelli capitalistici (virtuali), creati dal gioco della finanza e da speculatori senza scrupoli perché speculano sulla povera gente, allora grazie alla sua cultura millenaria l’Italia è meno esposta alle turbolenze finanziarie dell’economia mondiale, in quanto il paesaggio italiano è fondato su di una ricchezza reale, tangibile; essa possiede un’estetica, una bellezza sensitiva, che ci è invidiata dal mondo intero.

Spesso i prodotti finanziari diventano forme patologiche al servizio del potere, nel bene e nel male, coinvolgono indiscriminatamente persone innocenti su scala mondiale, perciò non danno valore alla funzione nobile dell’esistenza e ai diritti umani. Paradossalmente questo gioco finanziario produce, in alcune fasi ascendenti, vantaggi economici, quindi ricchezza, che permette di crescere economicamente e di distribuire benessere, mentre nelle fasi discendenti genera perdite su scala mondiale come si è visto con il caso dei derivati americani (e il caso di dire che l’America ha dato, l’America ha tolto…); oggi il Presidente Mario Draghi propone alcune misure (regole del gioco) per arginare le perdite delle fasi discendenti, permettendo così a questo gioco di continuare riconquistando la fiducia da parte degli investitori. I capitali al servizio della qualità della vita: questa, invece, sarebbe la miglior regola.

L’unico modo per rivalutare lo straordinario paesaggio italiano

è l’ideologia della qualità della vita

Tuttavia il paesaggio resta e non svanisce mai, anzi si rivaluta sempre, ci emoziona sempre e ci meraviglierà ancora per molto, grazie all’idea che è in continuo movimento, grazie all’interpretazione poetica della realtà che ci circonda. Per questo motivo l’indotto industriale del settore turistico riveste un ruolo di enorme importanza per la stabilità economica del nostro Paese; ciò è motivato anche dalla potente industria manifatturiera e dalla massiccia presenza di artigianato, di piccole e medie imprese, senza alcun dubbio conseguenza di questa storica ricchezza, che l’Italia ha il piacere di vantare, che collaborano affinché questa cultura sia anche nel futuro una risorsa economica di non trascurabile importanza. Molto spesso sentiamo dire che l’Italia non possiede materie prime per lo sviluppo industriale, ma da questo punto di vista è un territorio ricco di straordinarie materie prime che non viene rivalutato nel modo giusto. Quando si parla di paesaggio non può mancare l’attenzione verso quello agricolo e marittimo fin dall’antichità considerati strategici, oggi sono deturpati, maltrattati e poco considerati. L’Italia possiede eccezionali prodotti alimentari che non vengono esportati, che hanno difficoltà a stare sul mercato perché non esiste una sufficiente domanda nazionale. Affinché questo mercato possa svilupparsi al di fuori del territorio nazionale lo Stato italiano dovrebbe supportare i produttori con efficienti trasporti a livello internazionale e mondiale. I paesi asiatici per crescere economicamente hanno bisogno di materie prime e il cibo è una fondamentale materia prima, indispensabile fonte di energia per il corpo umano, ma fino a quando non riusciremo a creare le necessarie piattaforme commerciali (accordi e negoziati per incentivare la creazione di nuove rotte commerciali più efficienti), questa resterà solo una bella idea. (Ogni paese compete in base a ciò che è stato e a ciò che è e si appresta ad essere), l’Italia è attualmente un paese che dovrebbe puntare molto sui prodotti di qualità, l’eccellenza e l’innovazione anticipando e pianificando lo sviluppo degli eventi storici; ecco che la qualità della vita diventa una perfetta innovazione al posto giusto nel momento giusto. Secondo questa prospettiva l’Italia meridionale e la sua posizione strategica sul Mediterraneo può rivestire un ruolo da protagonista per lo sviluppo di relazioni commerciali su scala mondiale. Naturalmente questa logica di sviluppo dovrebbe essere supportata da efficienti piattaforme portuali e aero-portuali.

Sosteniamo la rivoluzione del mondo arabo attraverso le interazioni culturali e commerciali

A questo proposito dovremmo incentivare la crescita di alcuni settori strategici: l’edilizia (pensando ad un piano di edilizia residenziale di medio/alta qualità, puntando sulla crescita del volume in altezza, quindi grattacieli incastonati con sapienza architettonica li dove sussistono le caratteristiche per attirare residenti facoltosi a vivere in Italia o attirare persone desiderose di spostarsi in residenze particolari, moderne e panoramiche) la cantieristica navale, aereo e ferroviario, farmaceutico, dei profumi, il tessile, l’industria automobilistica, il settore agro alimentare, dei componenti elettronici e informatico. Il modo meno assistenzialista per aiutare questi settori è quello di aprire, attraverso negoziati intelligenti e convenienti per tutti, nuove rotte commerciali verso i paesi che si affacciano sul mediterraneo e i Paesi asiatici.A questo punto il Medio Oriente [1], zona ad alta tensione bellica acquisirebbe un ruolo di fondamentale importanza, perché diventerebbe un’importantissima zona di collegamento con la Cina, l’India ecc. L’area mediorientale possiede una scarsissima presenza di risorse idriche, quindi creare degli indotti idrici provenienti dall’Italia e dai Paesi dell’ex Unione Sovietica ecc, fornirebbe un punto di partenza per la pace e la prosperità in tutto il mondo. Questa prospettiva rappresenta un valida soluzione politica ai conflitti mondiali attualmente esistenti, che si aggiunge alle proposte avanzate nell’ultima parte di questo libro, ma sul fronte finanziario la partita è già iniziata. Stanno nascendo colossi finanziari che a parere degli esperti, costringerà anche la Cina e l’India a giocare con le regole degli occidentali.

In questi ultimi tempi stiamo assistendo a due grandi fusioni con fisionomie abbastanza diverse. Da un parte l’asse Londra-Milano-Toronto siamo di fronte a un conglomerato destinato a diventare la prima Borsa al mondo per numero di società quotate (circa 6.700) e primo – in particolare – per le aziende del settore energetico e dall’altra parte, New York-Parigi-Francoforte  potrebbero dar vita alla prima Borsa per lo scambio dei derivati e nella raccolta di capitale.

L’Unità d’Italia

Con quali principi hanno agito i padri e madri costituenti e con quali principi la politica odierna agisce?

La costituzione italiana è ciò che ci unisce politicamente:

cosa hanno fatto i governi per attuarne il dettato equamente su tutto il territorio

Il concetto d’Italia unita, proprioper le sue caratteristiche idealistiche e materialisticheinsieme, non è più visto come un postulato cosìtanto evidente da essere unico e inviolabile.È chiaro a tutti che l’Italia è una realtà che dipende da unaserie di presupposti, senza i quali essa decade. A questo punto diventa evidente come la Costituzione della Repubblica italiana possa, essa stessa, essere considerata come una meta per gli italiani e se oggi si parla del suo declino è perché la politica italiana ha tradito la sua funzione nobile. La classe politica attuale in Italia ha sicuramente contribuito al benessere delle proprie tasche con privilegi e stipendi a dir poco generosi, rispetto alla media dei rispettivi stipendi europei (e questa è forse la vergogna più grande per una coscienza politica che si ritenga civile). Tuttavia, le incessanti rivendicazioni di un Nord sempre più esigente in termini di qualità della vita e il malgoverno del Sud sono la dimostrazione lampante di un alto tradimento nei confronti della nazione. Il punto è proprio questo: i presupposti dellagiovane Costituzione italiana, che fondano il concetto diItalia unita, sono stati creati per il bene di tutta la comunitànazionale, per creare le basi per il progresso dell’Italia interae non per una parte sola di essa. A me pare che lo Stato, soprattutto in questi ultimi anni, sia molto attento alle esigenze dello sviluppo nordista e poco attento alle esigenze del Sud, che ha bisogno di crescere quanto il Nord, soprattutto investendo nella macchina del turismo e nell’industria marittima per lo sviluppo del commercio del Mediterraneo. Questo ragionamento è evidente quando ci si concentra sulle esigenze economiche rivendicate con tanta forza reazionaria, a mio avviso pericolosa, dalla Lega Nord di Bossi e sulla mancanza, da parte dello Stato centrale e dei partiti che contano, di una strategia politica per contrastare quegli enti locali incapaci di creare qualità della vita. Il Sud ha bisogno di capitali quanto il Nord, abbiamo bisogno di capitali da destinare a tutti quei programmi appositamente pianificati che hanno lo scopo di realizzare la qualità della vita ed un’adeguata crescita economica sul nostro territorio, condizione indispensabile per sfruttare al meglio una delle risorse più importantidel Meridione, cioè la macchina del turismo.

Il Meridione deve far sentire la propria voce

Lega Nord promuove il federalismo come una sorta di istinto egoistico? La legge del più forte che ambisce a cambiare le regole del gioco

L’Italia è una famiglia dove tutti hanno gli stessi diritti e doveri

Sono millenni che l’essere sociale “uomo” manifesta una caratteristica alternanza: in alcuni momenti vi è una tendenza ad aggregarsi e in altri a disgregarsi, secondo una tendenza tipica della psicologia umana. Il primo caso si manifesta quando gruppi scollegati ambiscono a unirsi idealmente e materialmente per diventare più forti e più competitivi. Il secondo caso, invece, si manifesta quando almeno un gruppo ritiene che distaccarsi dal gruppo di appartenenza sia più vantaggioso per diversi motivi; in quest’ultimo caso la causa scatenante è il contrasto idealistico e materialistico fra gruppi che pensano e agiscono in maniera diversa; anche la paura dell’ignoto e a volte l’incapacità di interazione gioca un ruolo importante. Oggi il concetto di qualità della vita così come è stato proposto da me delineerebbe, una tendenza a favore dell’aggregazione e cioè ad una maggiore cooperazione ed interazione fra i popoli, in quanto alcune forme di pianificazione che si fanno a livello territoriale sono superflue e continuamente ripetitive. Per minimizzare i costi massimizzando i profitti relativi alla qualità della vita, basterebbe un’unica pianificazione a livello nazionale, oppure a livello mondiale. Questo modo di procedere di cui si dirà più ampiamente in seguito a proposito del concetto di globalizzazione, è uno dei metodi per controllare lo sviluppo ecosostenibile dei territori, nonché un metodo per contrastare l’attività illecita di capitalisti senza scrupoli. L’Italia è un Paese antico ricco di storia e di cultura. Durante il suo cammino politico ha attraversato vari momenti di tipo aggregativo oppure disgregativo. Con l’Unità d’Italia il Nord demolì quel prestigio culturale e politico che aveva meritatamente raggiunto il Meridione, ottenne i territori e acquisì un ingente capitale monetario utile alla propria crescita economica: nacque la famosa questione meridionale. Per il Meridione iniziò un inesorabile declino che ci porta fino ai giorni nostri attraverso le politiche di industrializzazione a favore del Nord, l’emigrazione di forza lavoro verso il Nord e le politiche fallimentari al Sud. Da qualche anno e precisamente da quando nasce la Lega Nord si è notato l’interesse di un Settentrione sempre più esigente in fatto di risorse monetarie da destinare alla crescita economica. Il federalismo fiscale è la evidente dimostrazione di questo fatto; esso in sostanza afferma il principio che chiha qualcosa in più avrà qualcosa in più e chi ha qualcosa inmeno avrà qualcosa in meno, anche se si vuol far credere che coloro che avranno qualcosa in meno in realtà avranno ciò che hanno oggi. Ma ciò che hanno oggi è uno scarso livello di qualità della vita. Non esiste fiscalità di vantaggio che tenga, né federalismo o regionalismo per risolvere il degrado istituzionale di quest’ultimo ventennio. Lo Stato deve ritornare semplicemente a fare ciò che gli compete, cioè a esercitare le sue funzioni in ogni angolo del territorio nazionale. Deve imparare a gestire il territorio per garantire sviluppo e libertà d’azione da parte dei cittadini desiderosi di vivere e prosperare in quel luogo per quel luogo. Deve imparare a governare il territorio nazionale, a pianificare le strategie per il futuro senza trascurare il Mezzogiorno e la posizione strategica che esso ha nel Mediterraneo. Deve evitare di sprecare risorse per rafforzare questo deludente regionalismo con maggiore decentramento del potere a livello locale (federalismo e federalismo fiscale) e piuttosto destinare nuovi e ingenti fondi rafforzando i suoi compiti primari su tutto il territorio nazionale in maniera capillare ed energica. Solo così e solo allora il popolo meridionale potrà dimostrare le sue capacità competitive e di crescita, non soltanto economica. La verità è che il

L’Itali ha bisogno di rigenerare i suoi principi fondati sull’interesse generale: diamo una funzione nobile al Sud Italia

federalismo fiscale se inteso egoisticamente è un principio incostituzionaleche, guarda caso, non fu ritenuto prioritario dai nostri saggi padri e madri costituzionali, per il semplice motivo che inuna famiglia tutti hanno diritto alla stessa parte. Certo a ogni diritto è associato un dovere, che consistenel far sì che la parte che si è ricevuta di diritto basti per affrontare le esigenze di qualità della vita di un territorio. Pare che il mancato rispetto, da parte di tutti gli enti locali del Sud, di questo dovere abbia determinato un decisivo punto a favore del federalismo fiscale. Per ottenere questo importante risultato politico la Lega Nord di Bossi ha giocato su due elementi molto importanti: il primo è l’esigenza di crescita in termini di qualità della vita di chi vive al Nord e il secondo è l’accusa verso i malgoverni del Sud definiti incapaci di gestire le risorse. Ebbene, per questi motivi non penso che il federalismo fiscale sia una legge motivata dall’interesse generale, anche se demagogicamente si vuol far credere il contrario. È deprimente vedere come la maggior parte dei partiti italiani, dopo aver combattuto aspramente contro le idee di secessionismo della Lega, ora sia favorevole al federalismo di Bossi. Dal federalismo al secessionismo non c’è molta strada: praticamente il federalismo è quello strumento con cui un gruppo si allontana da un altro, realizzando le basi culturali per il secessionismo ed è proprio per questo motivo che il federalismo bossiano è come un vento che soffia nella direzione della bandiera verde della Padania libera. Lo Stato italiano sottovaluta….poi si ritrova i mostri in casa come fu per Mussolini ieri, così oggi per Berlusconi che è diventato una potenza finanziaria e mediatica ingombrante per la democrazia, un uomo che ha appesantito gli equilibri democratici e culturali di questo Paese. La maggior parte dei Comuni e delle Regioni del Nord, sia quelle di centrosinistra che quelle di centrodestra, sono favorevoli al federalismo: questo significa che sia il PD che il PDL desiderano realizzare il federalismo in accordo alla Lega Nord di Bossi. A chi giova tutto questo? Ebbene, io dico che giova alla Costituzione italiana perché da queste esperienze l’Italia dovrà imparare a difendersi.

L’Italia ha bisogno di una nuova politica per il Sud:

un nuovo Partito

 

Oltre il federalismo: uno Stato equo-solidale

Con il federalismo si vogliono premiare i “clienti migliori”, quelli che contano di più

Avete mai visto un cittadino che vive al Sud votare per Bossi, Calderoli, Maroni ecc.
Stanno maturando i tempi per iniziare una nuova fase costituente che metta a confronto il popolo del Sud Italia con il popolo Nord Italia

A mio modesto avviso tutte le parole che finiscono per “ismo” sono pericolose. A questo punto del discorso è evidente che se siamo ancora lontani dall’attuazione degli obiettivi della Costituzione italiana in tutto il Paese lo dobbiamo agli uomini che avrebbero dovuto guidarci verso la realizzazione di questo obiettivo. In particolare sono convinto che il concetto di federalismo italiano somigli all’idea che in casa propria si può fare ciò che si vuole, trascurando il fatto che l’Italia è attualmente la casa di tutti gli italiani, un fatto importante che solo un pazzo o un nuovo dittatore metterebbe in discussione. Il federalismo, contrariamente a quanto pensano i suoi diretti sostenitori, non è uno strumento indispensabile per lo Stato italiano per tante ragioni storiche e politiche, scientifiche e tecnologiche, senza sottovalutare il fatto che l’Italia è un Paese di forte ispirazione cattolica, elemento senz’altro unificante. In un momento storico delicato come questo, dove si dovrebbe tendere all’unione per essere più forti e competitivi e per favorire la cooperazione fra gli Stati, il federalismo non fa altro che indebolire il sistema Italia sia internamente che esternamente. Internamente perché il Paese si frammenta nell’unità regionale e comunale, allontanandosi da un unico semplice concetto di unità nazionale. Esternamente perché l’Italia rischia di diventare un Paese ancora più complesso di come già attualmente è, e con il quale un Paese straniero avrà molta più difficoltà a cooperare. Per realizzare la qualità della vita in Italia abbiamo bisogno di maggiore pianificazione a livello nazionale, pertanto c’è bisogno di più Stato e una nuova ideologia che metta fine alla generazione dello scontro ideologico (destra/fascisti-sinistra/comunisti). Per affrontare il problema del malgoverno territoriale e delle amministrazioni inadempienti lo Stato può utilizzare altri tipi di strumenti legislativi come ad esempio una commissione permanente appositamente creata per svolgere un ruolo di supercontrollo delle spese, un compito questo che attualmente riveste la Corte dei Conti, un organo importante che andrebbe riformato o al più potenziato. Si potrebbe pensare di affiancare alla Corte dei Conti uno degli attuali rami del parlamento di Camera o Senato (il bicameralismo, a mio avviso,  è fallito, i tempi sono maturi affinché l’Italia si dia un parlamento legiferante più snello ed efficiente, pertanto una camera è più che sufficiente). La Camera e il Senato sono istituzione che svolgono la stessa funzione, questa suddivisione fu creata per questioni di garanzia, c’era lo spettro del fascismo all’ora, oggi non hanno più ragione di esistere, anche perché questi due soggetti non producono un ritorno in termini di efficienza e qualità, intanto i tempi per emanare una legge si allungano; questa mi pare una straordinaria operazione di snellimento degli organi dello Stato, abbattendo la vera e vergognosa spesa pubblica, e finalmente, il cittadino vedrebbe un impegno serio da parte dello Stato nella risoluzione dei suoi problemi legati alla qualità della vita. Questa rinnovata fiducia porterebbe un vantaggio notevole in termini di efficienza di tutto il sistema Italia. In questo modo si darebbe più spazio al metodo del commissariamento o di elezioni anticipate per quelle Regioni o Comuni che non rispettano una serie di parametri prestabiliti dal governo centrale.

Stanno maturando i tempi per iniziare una nuova fase costituente che metta a confronto il popolo del Sud Italia con il popolo Nord Italia

Punti d’arrivo

L’opposizione si fa con i fatti e non a parole, ma soprattutto si fa con la coerenza

La debolezza del Sud si esprime nell’assenza dello Stato, nel caos che nasce dalla eccessiva inefficienza della classe dirigente definita giustamente e di fatto sprecona, nelle guerre tra le bande che si spartiscono i territori, in un pluralismo politico caotico. Pertanto i cittadini meridionali sono disillusi e scontenti, sono depressi e demotivati, sono tra loro poco coesi e disorganizzati. Il problema del Sud è la qualità della vita: un solo problema, dunque, e ciò nonostante i cittadini del Sud non riescono a trovare degli obbiettivi comuni per combattere insieme contro un’unica giusta causa. Questa disgregazione è tanto più pericolosa quanto più presente è a livello regionale o addirittura comunale, provocando una dannosa disarticolazione del tessuto sociale e civile, che è un indispensabile anticorpo per un Paese moderno e democratico. L’insieme di questi fattori negativi danneggia, fra l’altro, l’immagine delle straordinarie bellezze paesaggistiche e patrimoniali del prodotto meridionale. Le rivendicazioni di un Nord sempre più esigente in termini di risorse economiche da destinare alla qualità della vita e il malgoverno del Sud sono la dimostrazione lampante di questo fallimento.

Per quale motivoil popolo meridionale dovrebbe sentirsi così tranquillonel farsi tutelare da un partito, il PD che al Sud ha permesso gravi disastri come l’inquinamento di vaste aree sottratte all’agricoltura per l’inesistenza di una seria politica per lo smaltimento dei rifiuti; l’inquinamento del mare sottratto alla balneazione per l’inadeguata azione politica per lo smaltimento delle acque reflue e poi ancora scarsa manutenzione, invivibilità degli agglomerati urbani, servizi inefficienti, bonifiche mai realizzate…e non ho mai sentito da parte di Bersani o del partito, richiedere le dimissioni dell’ex Presidente della Regione Bassolino.Il Partito Democratico al Nord si comporta in un modo e al Sud in un altro. Al Settentrione accetta il federalismo fiscale come un’opportunità, favorendo la parte più ricca d’Italia, mentre al Sud consente contaminazioni di rifiuti tossici (provenienti fra l’altro dal Nord Italia), poca trasparenza, illegalità e corruzione. Come può il Partito Democratico astenersi alla Camera su una materia importante come il federalismo fiscale consentendo l’approvazione della legge delega 5 maggio 2005 n. 42[2], recante i principi e i criteri direttivi per l’attuazione del federalismo fiscale, e dirsi garante della Costituzione?

Il popolo del Sud Italia deve far sentire la propria voce unita, si scelgano una serie di persone capaci e concrete per trattare con la Lega

Il Pd, autodefinitosi il partito della disciplina e della coerenza come più volte si è evinto dalle dichiarazioni dei suoi leader, al Sud si piega a logiche clientelari perverse e poco trasparenti, mentre al Nord favorisce i clienti migliori; il Presidente Dalema va dicendo che il federalismo fiscale è stato approvato dal centrosinistra con due soli voti di maggioranza e al centrodestra il compito-merito per attuarlo; forse il PD pensava ai voti del Nord? con questa deprimente strategia sul futuro dell’Italia tutta al favore del Nord, il Partito Democratico ha dato una valida base ideologica all’alleanza Bossi-Berlusconi, i quali preferiscono, come si evince dalle loro affinità idealistiche e materialistiche, un’Italia a due velocità; la parte più ricca ancorata ai Paesi del Centro Europa e il Mezzogiorno lasciato a se stesso e nelle mani di logiche di potere mediocri. A Berlusconi e alla sua famiglia va bene, in quanto tutti i loro interessi economici sono concentrati verso il Nord, mentre per Bossi si tratta di una ragione di esistenza politica per sé e per il suo partito, nonché per i suoi clienti elettori. Quindi se da un lato abbiamo una strategia vincente per avvantaggiare il Settentrione nell’intensificazione di rapporti commerciali con il Centro e Nord Europa, dall’altro lo Stato e il governo italiano non hanno una strategia per il Mezzogiorno o meglio lasciano prevalere alcune logiche di potere che non hanno interesse a collocare l’Italia e il Meridione al centro del Mediterraneo. Secondo una reale ottica di centralità l’Italia tutta intera dovrebbe giocare un ruolo più attivo ad esempio per la pacificazione del Medio Oriente, consolidare rapporti culturali e commerciali con tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e, perché no, creare le basi per intensificare il commercio con i Paesi emergenti dell’Asia. Secondo questa logica è l’Italia che deve iniziare a gestire attraverso scambi e negoziati intelligenti, convenienti per tutti, una strategia di apertura culturale e commerciale, non più di diffidenza e chiusura (retaggio del dopoguerra). L’umanità deve cambiare rotta: esistono le condizioni per un periodo di pace e di prosperità culturale ed economica per tutti i popoli di questo mondo e l’Italia ha il dovere di interpretare questo ruolo da protagonista, per ragioni storiche e per la sua straordinaria posizione geografica. Il Meridione in questo modo acquisirebbe prestigio e una nuova funzione nobile di non trascurabile importanza, al servizio del Paese e del mondo intero. Purtroppo finché non prevarrà questa nuova sensibilità a livello istituzionale (locale e mondiale), dovremmo accontentarci della mediocrità politica, del federalismo di Bossi-Berlusconi e di una strategia a livello mondiale basata sostanzialmente sui conflitti e non sulla cooperazione.

Il Sud è stretto nell’orribile morsa del malgoverno territoriale e del gioco di potere nordista

Parte seconda

Salviamo gli equilibri naturali

Ogni moderna città degna di

questo nome, piccola o grande

che sia, deve tutelare e garantire nelle

sue immediate vicinanze delle

adeguate superfici incontaminate,

per la balneazione,

la pesca e l’agricoltura,

con l’obiettivo di frenare l’inquinamento e la

cementificazione selvaggia, nonché contrastare  il profitto

senza scrupoli delle multinazionali del settore alimentare.

Metodi pratici per la qualità della vita

Incentivare l’autorealizzazione di persone meritevoli

capaci di coinvolgere un popolo nella realizzazione

di un progetto concreto ed efficiente per tutti.

Breve nota storica sulla città di Napoli

Il paesaggio partenopeo è unico al mondo, ma non deve ridursi al solo centro storico, bisogna tener presente tutti i settori produttivi

Napoli fu fondata tra il IX e l’VIII secolo a.C. da coloni greci; successivamente rifondata con il nome di Neapolis nella zona bassa tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., viene annoverata tra le principali città della Magna Grecia. Nel corso della sua storia quasi trimillenaria Napoli vedrà il susseguirsi di lunghe e numerose dominazioni straniere, rivestendo una posizione di rilievo in Italia e in Europa.

Oggi il capoluogo della Campania è un comune di 960.247 abitanti (il terzo per popolazione dopo Roma e Milano), che diventano 4.434.136 se si tiene conto dell’intera area metropolitana, comprendente la città e altri 172 comuni.

Si affaccia ad anfiteatro su uno dei golfi più incantevoli del mondo, è situata in posizione pressoché centrale rispetto a esso, tra il Vesuvio e l’area vulcanica dei Campi Flegrei. Il suo vasto patrimonio artistico e architettonico è tutelato dall’UNESCO, che, nel 1995, ha incluso il centro storico di Napoli, il più vasto d’Europa, tra i siti del patrimonio mondiale dell’umanità.

Napoli: una città moderna

Questa sezione si prefigge di individuare i fattori che determinano un basso livello di qualità della vita nella città di Napoli; inoltre viene proposta una serie di interventi strutturali per renderla moderna.

Creare condizioni di benessere culturale in un ambiente diventa più difficile con l’aumentare della complessità insita di un territorio. Perciò si rende necessario uno studio profondo del territorio, che può variare a seconda degli strumenti utilizzati e a seconda delle capacità di immaginazione degli uomini che vi appartengono. Ciò deve avvenire utilizzando i saperi antichi e le capacità dei singoli, organizzati nello sfruttare in maniera sostenibile ogni tipo di risorsa che un territorio possiede.

La politica della qualità della vita permette di attrarre capitali e quindi garantire stabilità monetaria

L’ideologia della qualità della vita, come si è detto, rappresenta l’insieme delle opportunità che una efficiente comunità Stato e il patrimonio territoriale, forniscono ai suoi abitanti. In una società tecnologicamente evoluta e urbanizzata questo insieme di opportunità ha bisogno di essere sempre più sofisticato per soddisfare le esigenze di crescita di tutti. Pertanto, i Paesi con i livelli più alti di qualità della vita sono quelli in cui il Capo dello specifico Governo si avvale del progresso tecnologico, che fornisce a lui e al suo staff gli strumenti essenziali per poter fare delle accurate pianificazioni strutturali per il controllo e lo sviluppo territoriale. L’insieme dei concetti delineati nell’ideologia della qualità della vita esprime, a mio avviso, la modernità di un qualsiasi territorio ed è applicabile a ogni città, Paese e nazione.L’applicazione di questo modello trasformerebbe in un decennio Napoli e il Sud in un’importante piattaforma turistica a livello europeo e mondiale, fornendo all’Italia una marcia in più. Si vedrà come le proposte fatte nella seconda parte di questo libro siano volte a rendere il “prodotto-Napoli” sicuramente più accattivante, riuscendo a incuriosire anche il più distratto degli inve