La nuova struttura dello Stato italiano (Lettera del Novembre 2013 al Capo dello Stato G. Napolitano, grazie alla quale fui segnalato per il conferimento dell’onorificenza di CAVALIERE dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”)

Foto di Domenico Esposito

Foto di Domenico Esposito, Teorico di sistemi multidisciplinari applicati alla qualità della vita

Politica: La parola d’ordine è modernizzare, innovando. In un contesto occidentale-mondiale precario per i motivi che seguono, l’Italia e gli italiani diventeranno un modello positivo da imitare e da sostenere.

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Egregio Presidente, onorevoli cittadini italiani,
l’identità della cultura italiana, è fatta di sedimenti idealistici di vite realmente vissute, raccoltisi uno dopo l’altro nell’arco di un processo storico millenario, questi trovano in parte la loro straordinaria sintesi, con la nascita della prima legge della Repubblica italiana, la Costituzione, che ribadisco, ha avuto e avrà un ruolo importante per il futuro dell’Italia. Tuttavia, una naturale revisione storica, dettata dagli eventi, risulta doverosa; così come la verità, si rivela ai nostri sensi gradualmente, così la nostra amata Costituzione va aggiornata ai tempi che si evolvono, adattandola ai nostri, che a rigor di logica e buon senso, esigono minore disgregazione sociale e più unità a vantaggio di tutti. Questa logica di potere, propone un graduale processo di integrazione nazionale, più vantaggioso, nonché internazionale che coinvolgerà nell’immediato i cittadini italiani con lo scopo di modernizzare lo Stato, rendendolo più pronto alla grande portata delle sfide che ci attendono, che inevitabilmente si presentano sotto forma di una maggiore integrazione europea e in un normale processo di unificazione del continente africano, che porterà un totale cambiamento delle relazioni politiche-economico-sociali dei popoli mediterranei e di tutti i traffici che transitano per questa importante area geografica, che diventerà sempre più strategica a fini commerciali e meno belligerante. Ciò comporterà un radicale cambiamento dei rapporti multilaterali tra culture diverse, con territori ben connessi tra loro, per una maggiore condivisione di dati, conoscenze e prodotti. Tutto ciò, però, non dovrà rappresentare un limite oscuro a vantaggio di pochi eletti, ma deve essere un’opportunità di crescita economica trasparente e duratura per i prossimi 500 anni per tutti i cittadini del mondo, quella che ho definito essere era della crescita felice.
 

Gentile Presidente, Miei cari concittadini
veniamo ai problemi del giorno, quelli che limitano lo sviluppo del sistema Italia rendendolo debole e fortemente esposto agli attacchi speculativi, interni ed esterni alla nazione, per opera di fenomeni illegali e legali, comportamenti, a mio giudizio, scarsamente vantaggiosi per la competitività dell’intero sistema paese, che hanno danneggiato la cosiddetta economia reale, deturpando i fondamentali settori produttivi del primario, del secondario e del terziario; prima di tutto perché si è investito poco e male in essi, troppo spesso ci si è ricorso ai mercati finanziari, come forma di investimento, i quali hanno perso il contatto con l’economia reale di qualità, perdendo quella funzione nobile che avevano un tempo, più utile alla produttività reale, a favore di un parassitismo, che spesso diventa corrotto e speculativo fine a se stesso. Oggi, dove la competitività richiede più produttività ed efficienza a tutti i livelli, abbiamo il dovere di intervenire.
Ci siamo disinteressati delle cose concrete e necessarie a favore di una astrazione che ha prodotto, si, dei benefici, ma ci ha allontanato da tutto ciò che permette la sopravvivenza reale, cioè dalle attività economiche primarie, secondarie e terziarie di qualità. E come se si volesse pensare che l’umanità potesse sopravvivere di sola astrazione, affrontando il problema dell’avanzamento delle economie emergenti in maniera superficiale, a quale costo? L’inquinamento dei mari e delle terre, l’edilizia selvaggia, deturpazione, trasporti non adeguati per l’internazionalizzazione, scarsi investimenti al sud Italia, il clientelismo, l’eccessiva burocrazia, il lassismo, la corruzione, la mancanza di idee, politiche per il lavoro inadeguate, la scarsa pianificazione territoriale nazionale, disorientamento e scarsa attenzione della funzione nobile del lavoro, sprechi e disattenzione verso lo scorrere degli eventi storici; politicamente parlando, come soluzione a tutto questo, si è parlato per decenni solo di federalismo, attuandolo in maniera incompleta, ciò ha aggravato ulteriormente la situazione, come risultato abbiamo disunito ancora di più il Paese. Pertanto, la politica che ci ha governato nell’ultimo trentennio, ha fatto si che il nostro paese fosse declassato giustamente da chi è tenuto a valutare l’affidabilità, e sottoposto a severi giudizi di inaffidabilità mettendo a serio rischio gli impegni nazionali e internazionali, che tutt’ora comportano una serie di rischi che preoccupano e generano sofferenza ai  più deboli. Abbiamo sprecato ingenti risorse economiche in ammortizzatori sociali che hanno ulteriormente indebolito il sistema paese, per tutelare le industrie manifatturiere che non avevano nessuna possibilità di competere con gli analoghi prodotti provenienti da economie che producevano a minor costo. Solo oggi ci accorgiamo di non aver fatto nulla per tutelare il lavoro e la produttività proveniente dalle ricchezze territoriali primarie inimitabili, sottovalutando il potenziale di sviluppo di un sud martoriato dalle speculazioni illegali territoriali. Ricordo come se fosse oggi, quando il Presidente Giorgio Napolitano nel suo discorso di fine anno 2013, denuncia l’incapacità che ha il sistema Italia a spendere i fondi strutturali europei in maniera che questi diventino una risorsa importante per i territori. In verità il Presidente parla di fondi che rischiano di ritornare indietro se non verranno spesi. Sono anni che rivendico il principio della pianificazione strutturale del territorio, in grado di produrre bandi regionali utili al controllo e allo sviluppo dell’economia reale dei territori. Purtroppo abbiamo a che fare con l’incompetenza, l’ignoranza e la corruzione; si preferisce spendere in fretta e furia senza una adeguata programmazione a monte, in questo modo la stragrande maggioranza dei fondi, quelli che si riescono a spendere, viene sprecata in scarsa produttività.
 
Egregio Presidente,
la nazione soffre di una serie di conflitti politici, economici e sociali, tutti riconducibili ad uno scarso livello di qualità della vita del cittadino e dell’ambiente in cui si realizza la sua esistenza, il che produce problemi di scarsa competitività dannosi per i fondamentali settori produttivi del nostro paese. In verità l’Italia con i suoi sottoproblemi territoriali e sociali, rappresenta una particolare esperienze umana, contestualizzabile all’interno di un quadro ideologico mondiale non più adatto a garantire alle future generazioni pace e prosperità, parliamo di problemi che affliggono l’intera umanità, di una parte rispetto all’altra, un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti, e per il sistema culturale mondo, civilizzato, non può più essere sottovalutato. Il troppo consumismo, la superficialità umana e il liberismo che predica l’assenza di regole condivise, che permette a tutti indistintamente di crescere economicamente contro ogni etica, legge democratica e forma di buona convivenza civile, distruggendo gli equilibri naturali propri dell’uomo e dell’ambiente in cui si realizza la sua sana esistenza, hanno per troppo tempo imperato guidando un tipo sviluppo che tende a generare enormi squilibri tra le persone, generando conflitti sociali strutturali.
Miei cari concittadini , Gentile Presidente
Ogni uomo ha il diritto di crescere per sé e per il bene di tutti. Questa crisi! Che io chiamo crisi dell’11 dicembre 2001, che corrisponde con l’entrata della Cina nel WTO, da cui discendono le speculazioni finanziarie, i crack finanziari angloamericani e i problemi di liquidità, deve insegnarci che non è possibile affrontare problemi epocali come questi, con strumenti classici ordinari. Qualcosa si è fatto, nella direzione giusta, ma dobbiamo osare di più, se vogliamo una crescita culturale, quindi politica, economica e sociale, duratura. Ciò non può prescindere dalla stabilità economica in occidente tra domanda e offerta, che va concordata e pianificata con cura, attraverso nuovi strumenti ideologici e accordi multilaterali, capaci di programmare una crescita più equa e giusta per tutta la specie umana. Abbiamo bisogno di maggiore solidarietà e partecipazione sociale del capitale, che deve essere libero, ma sottomesso all’ideologia politica della qualità della vita. Perciò abbiamo bisogno di meno conflitti sociali, meno guerre, più cooperazione e più integrazione commerciale, quindi più pace e prosperità, più occupazione e crescita demografica di qualità, anche in Italia. Oggi abbiamo uno strumento ideologico straordinario per l’integrazione mondiale di qualità, oggi, abbiamo l’ideologia della qualità della vita che a differenza delle altre non è portatrice di conflitti sociali, ma rappresenta una valida soluzione ad essi. Un’ideologia elegante naturalmente condivisibile dalle fasce più deboli ai più ricchi, in quanto ognuna di queste vede sufficientemente rappresentati i propri interessi di una vita migliore con prospettive di crescita proporzionali al reddito, al benessere e alla qualità della vita.
 
Gentili signori,Egregio Presidente
dopo aver riflettuto a lungo su questi temi ho ritenuto fornire una soluzione a questo insopportabile degrado culturale, che alimenta conflitti inutili, insiti nella natura umana, che a mio avviso, va guidata con modelli di sintesi ideologica più appropriati. Ciò si risolve nell’individuazione di una serie di principi necessari, che permettono, oggi, la definizione di una nuova ideologia più adatta al senso civico moderno della nobile essenza umana. Essa consiste in un normale superamento dell’esistente, attraverso una sintesi naturale delle ideologie che abbiamo conosciuto (e mi riferisco al liberismo, al comunismo e allo statalismo), strutture idealistiche contrapposte e conflittuali, che ci hanno portato a sottovalutare il concetto di dignità umana e la concezione dei diritti umani, ognuna nelle sue singolari manifestazioni, di fatto individualmente imperfette, perché in primis sono state causa di conflitti sociali, producendo contrasti tra una parte rispetto all’altra. Pertanto, tale situazione deve essere superata per il bene dell’umanità, il conflitto Destra/Fascisti=Sinistra/Comunista deve cessare.
 
Tale superamento si chiama ideologia della qualità della vita, una teoria multidisciplinare a cui dobbiamo dedicare molta attenzione per il bene dell’umanità.
 
L’ideologia della qualità della vita è una nuova disciplina scientifica, nonché culturale, quindi politica-economica-sociale. Essa si propone di studiare le dinamiche dello sviluppo della società umana nel rispetto degli ecosistemi necessari al benessere dell’uomo. Essa opera attraverso strumenti etici e scientifici, inoltre fa uso di pianificazioni accurate per lo sviluppo e il controllo dei fondamentali settori produttivi territoriali, con l’ausilio di tecnologiche informatiche di straordinario valore per la condivisione di dati, per lo studio e l’implementazione della sostenibilità o equilibrio dei sistemi (produttivi, politici, economici, sociali, scientifici, culturali ecc.). 
 
In quanto teorico di sistemi multidisciplinari applicati alla qualità della vita propongo all’Italia e all’umanità questo progetto che interessa l’uomo di ogni età, razza e religione; un progetto dinamico di continuo superamento che appartiene all’uomo e ad ogni altra specie vivente, dalle quali dipendiamo.
Senza intaccare le naturali differenze culturali attualmente esistenti nel mondo, che sono senza alcun dubbio un bene, quando non limitano le libertà delle persone e i diritti fondamentali propri dell’uomo. Si tratta di una trasformazione epocale del nostro modo di cooperare e di agire, che nasce e discende dalla vita reale di un uomo, che ha incarnato il cambiamento, per mostrarlo a tutta l’umanità, affinché essa sia più coesa e territorialmente più connessa con lo scopo di migliorare la qualità della vita del gruppo umano, inteso come specie e non come singolo gruppo Stato o Regione, che agisce per i soli interessi di parte egoisticamente o secondo la legge del più forte. Lo scopo è la competizione leale, trasparente con regole condivise a livello mondiale, sottomesse all’ideologia della qualità della vita.
 
Miei cari concittadini,Egregio Presidente
Questo discorso è un’impalcatura concettuale applicabile a qualsivoglia territorio, in grado di fornire concretamente favorevoli condizioni di vita per tutta l’umanità. Questa nuova sensibilità di cui noi italiani dovremmo essere portatori nel mondo, per ragioni storiche, culturali e paesaggistiche, ci aiuterà ad essere più competitivi, un valido strumento per affrontare i problemi relativi al declassamento, dalla scarsa fiducia che ha il potere politico, alla mediocre efficienza dell’intero sistema economico e  istituzionale, dalla scarsa produttività a qualsiasi livello soprattutto di alcune aree, alla mediocre capacità di previsione dello Stato ecc. Fenomeni che io, in quanto cittadino italiano, vedo in ogni sistema ambientale, a partire dalle singole soggettività umane, che con le molteplici difficoltà, appena menzionate, cercano di portare avanti i propri impegni di cittadini, genitori e lavoratori. Noi scienziati, intellettuali e uomini di potere possiamo fare molto per sradicare questo malessere, nonché per snellire e tagliare tutte quelle cose che non servono al paese, affinché sia più competitivo, ma il tutto deve essere funzionale ad un progetto, che io chiamo, ideologia della qualità della vita applicata al territorio italiano. (Desidero informarla Signor Presidente che tutto ciò che ho appena detto, sto cercando di applicarlo anche qui a Napoli, la nostra amata città, con una serie di progetti strutturali di alto profilo, che spero vengano accolti positivamente dall’attuale amministrazione comunale. Purtroppo sto ancora aspettando… i tempi sono al quanto lenti, per non dire che ci sono seri problemi…di ordine clientelare e conflitti tra fazioni, a mio avviso poco onorevoli da parte di tutti gli schieramenti partitici fin’ora incontrati.)
 
Pertanto, chiedo a lei Presidente Giorgio Napolitano massimo rappresentante dello Stato, nonché primo cittadino, di accettare la prima proposta storica, degna di questo nome, di cambiamento della Costituzione italiana, con l’avvio di una nuova consulta popolare nazionale, preludio alla costituente. Uno strumento per sondare gli umori, la maturità dei giovani e gli ideali delle maggiore forze politiche in campo, figlie di questa crisi.
 
Propongo

Una nuova Consulta Nazionale, preludio a una nuova fase Costituente, con l’intento di rinnovare aggiornando il significato di democrazia come casa di tutti gli italiani, atta a rimuovere gli ostacoli che limitano la crescita della qualità della vita dei cittadini. Avviando una discussione seria sui seguenti punti:

A)    Preambolo costituente della Costituzione della Repubblica Italiana, che attualmente non esiste

B)     Modifiche costituzionali, Riforma del Senato e legge elettorale.

Il Progetto è in fase di realizzazione e di approvazione………

 
 

Preambolo della Costituzione italiana

 

La prima verità assoluta è ovviamente la vita, la seconda verità è la qualità della vita per sé e per il proprio gruppo di appartenenza in un determinato ambiente. Tutti gli esseri viventi cercano favorevoli condizioni di vita per sopravvivere in armonia con la propria volontà e permettere alla propria specie e gruppo di proliferare. L’umanità ha il dovere di salvaguardare il diritto all’esistenza delle specie necessarie al benessere dell’uomo. La qualità della vita interessa agli uomini di qualsiasi età, razza e religione.

                                      Domenico Esposito

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    OK!