Il Par­kour: una disciplina di equilibrio e forza

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Il Par­kour è una di­sci­pli­na spor­ti­va nata in am­bi­to me­tro­po­li­ta­no ne­gli anni 80 in Fran­cia. In que­sti de­cen­ni ha co­no­sciu­to am­pia dif­fu­sio­ne e svi­lup­po, ed è at­tual­men­te pra­ti­ca­ta pres­so­ché ovun­que nel mon­do. Nei ter­mi­ni più ge­ne­ra­li

pos­si­bi­li con­si­ste nel­lo svi­lup­pa­re le po­ten­zia­li­tà di mo­vi­men­to del cor­po uma­no in ogni am­bien­te at­tra­ver­so l’ap­pli­ca­zio­ne di va­rie tec­ni­che di spo­sta­men­to mu­tua­te da dif­fe­ren­ti tipi di pra­ti­ca spor­ti­va, prin­ci­pal­men­te l’a­tle­ti­ca e la gin­na­sti­ca, al fine di riu­sci­re a muo­ver­si con li­ber­tà nel­lo spa­zio ed espri­mer­si at­tra­ver­so il mo­vi­men­to, come il pit­to­re si espri­me at­tra­ver­so la tela ed i pen­nel­li. An­co­ra oggi tut­ta­via mol­te per­so­ne co­no­sco­no ben poco di que­sta sa­lu­ta­re di­sci­pli­na, per­ché i po­chi esem­pi che han­no avu­to a di­spo­si­zio­ne met­to­no in for­te ri­sal­to i ri­schi a cui i pra­ti­can­ti si sot­to­pon­go­no in azio­ni par­ti­co­lar­men­te spe­ri­co­la­te e ro­cam­bo­le­sche. Ma que­sta è una vi­sio­ne estre­ma­men­te ri­stret­ta e non cor­ri­spon­den­te alla real­tà dei fat­ti. I ri­schi nel­la pra­ti­ca del Par­kour cer­ta­men­te sus­si­sto­no nel­l’ef­fet­ti­vi­tà, ma l’an­ti­ci­pa­zio­ne e la ri­du­zio­ne di que­sti ri­schi rap­pre­sen­ta uno dei car­di­ni prin­ci­pa­li del­la di­sci­pli­na. Le se­quen­ze estre­ma­men­te pe­ri­co­lo­se che ve­dia­mo rea­liz­za­te nei vi­deo di atle­ti fa­mo­si sono il ri­sul­ta­to fi­na­le di anni di ap­pli­ca­zio­ne ed al­le­na­men­to por­ta­to avan­ti in cir­co­stan­ze mol­to più con­trol­la­te: pri­ma di ese­gui­re un qua­lun­que sal­to ad un’al­tez­za di 3, 5, o an­che 10 me­tri, si può es­se­r cer­ti che lo stes­so sal­to è sta­to ten­ta­to più e più vol­te an­zi­tut­to a ter­ra e poi ad al­tez­ze pro­gres­si­va­men­te più ele­va­te. La pro­gres­si­vi­tà è par­te del­la na­tu­ra più in­ti­ma del­la di­sci­pli­na del Par­kour: rea­liz­za­re qua­lun­que azio­ne, dal sin­go­lo sca­val­ca­men­to di un osta­co­lo alle se­quen­ze più com­ples­se, è il ri­sul­ta­to fi­na­le di un pro­ces­so che ini­zia con l’im­ma­gi­na­zio­ne e l’i­mi­ta­zio­ne e si nu­tre di un al­le­na­men­to co­stan­te ed at­ten­to. Co­lo­ro che pra­ti­ca­no il Par­kour da mol­to tem­po si pre­sen­ta­no come per­so­ne mi­su­ra­te, for­ti nel fi­si­co e nel­la men­te, ca­pa­ci di cal­co­la­re i ri­schi e di vi­sua­liz­za­re il modo più adat­to al loro sti­le per­so­na­le di com­pie­re il ge­sto atle­ti­co che si sono pre­fis­sa­ti. Un mo­del­lo che si può fa­cil­men­te esten­de­re a qual­sia­si dif­fi­col­tà che pos­sa pre­sen­tar­si nel­la vita. Il va­lo­re spor­ti­vo e pe­da­go­gi­co del Par­kour è or­mai un dato ac­qui­si­to, al pun­to tale che an­che la F.I.G. (Fe­de­ra­zio­ne In­ter­na­zio­na­le di Gin­na­sti­ca), dopo un ini­zia­le di­stac­co, lo ha ri­co­no­sciu­to ed ha ac­cet­ta­to la di­sci­pli­na nel­la sua or­bi­ta. Di qui a die­ci anni ci sarà il pro­ba­bi­le de­but­to del Par­kour come di­sci­pli­na olim­pi­ca. Ma nel frat­tem­po tut­to ciò di cui ave­te bi­so­gno per ri­con­qui­sta­re uno dei si­gni­fi­ca­ti più ba­si­la­ri ed im­por­tan­ti del­l’ap­par­te­nen­za alla spe­cie uma­na, vale a dire la pos­si­bi­li­tà di eser­ci­ta­re con li­ber­tà la vo­stra ca­pa­ci­tà di mo­vi­men­to nel­lo spa­zio, è una bel­la gior­na­ta di sole, un grup­po di ami­ci con cui con­di­vi­de­re la vo­stra pas­sio­ne e la vo­stra vo­glia di mi­glio­rar­vi, ed un luo­go adat­to ad al­le­nar­si. Met­te­te da par­te dub­bi e ti­mo­ri e re­ste­re­te sor­pre­si da quel­lo che il vo­stro cor­po è sta­to pro­get­ta­to per fare! 
 
Pao­lo De Roma