nuovo stadio

La miglior “Qualità della Vita”? Ecco le strategie!

Strategia di successo per lo sviluppo

Strategia di successo

L’ideologia della qualità della vita anela alla cooperazione di tutti gli individui costituenti il “melting pot” d’una società, al fine di realizzare il miglior vantaggio plausibile per ognuno d’essi.

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Il presupposto all’origine di tale desiderio deriva dalla certezza che ognuno, con le proprie specifiche caratteristiche, con qualchesia sorta d’abilità e attitudine personale,  può dare un contributo al miglioramento della propria società.

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Il manifesto dell’ideologia della qualità della vita

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Il mondo sta vivendo un’epoca di cambiamenti politici, economici e sociali convulsi. Le logiche di potere attualmente dominanti non riescono a dare le giuste risposte ai mutamenti geopolitici in corso. La globalizzazione liberista ha stravolto le regole del gioco della vita, della dignità dei popoli e del benessere, deturpando gli equilibri naturali, minando certezze e diritti acquisiti in occidente, per un profitto cieco senza futuro. I conflitti sociali aumentano a causa di una società conflittuale con forti disparità di reddito che esclude la spiritualità e i valori etici, come se non facessero parte di quell’insieme di fattori che aiutano a vivere bene. La popolazione mondiale sta aumentando, oggi siamo all’incirca 7 miliardi, l’ONU stima che nel 2040 sul nostro pianeta ci saranno circa 9 miliardi di abitanti, dopodiché dovrebbe iniziare a decrescere a causa della diminuzione dei tassi di natalità, mentre a livello globale esiste tutto e il contrario di tutto in termini di diritti e doveri.

Il testo prende le mosse dall’assunto e dalla constatazione per cui i sistemi sociali, politici ed economici finora sperimentati nella storia umana si sono dimostrati insoddisfacenti per quelli che dovrebbero essere i loro obiettivi principali: la qualità della vita e il benessere dell’individuo e della collettività. L’autore, secondo il metodo di studio degli ideologi del XVIII e XIX secolo – laddove il termine ideologia va inteso nel suo senso originario di scienza delle idee – propone un nuovo sistema di pensiero globale che rappresenta insieme una sintesi, una media e un superamento di tutti i sistemi socio-politico-economici precedenti, attraverso un approccio multidisciplinare che abbraccia e tiene conto di ogni campo dello scibile per mettere al centro e conseguire il reale benessere dell’essere umano e dell’intero pianeta Terra, riducendo i rischi. Arti, scienze umanistiche, scienze matematiche, scienze naturali, scienze applicate: ogni singola disciplina viene presa in considerazione e messa a sistema, in un corpo ideologico ben definito, per migliorare realmente la qualità della vita, attraverso l’applicazione di particolari ed innovative Riforme Strutturali Paesaggistiche (in sigla RSP), adeguate al periodo storico che stiamo vivendo, che tengono presente sia l’equilibrio di benessere fisiologico individuale, sia quello territoriale, dalle piccole relazioni umane quotidiane ai grandi processi geopolitici con le relative istituzioni. Non una ricetta della felicità, bensì uno studio scientifico rigoroso fondato sull’ideologia della qualità della vita. Il testo si divide in tre parti: nella prima parte si definisce l’ideologia della qualità della vita (in sigla IQDV) come scienza degli equilibri naturali necessari al benessere; in questa sezione, oltre al modello di sviluppo e di tutela del benessere personale e territoriale, grazie al concetto di coscienza definito nel libro e alla fisiologia del benessere dell’IQDV, l’autore presenta una nuova teoria dell’evoluzione della specie che va oltre il Lamarckismo, il darwinismo considerate limitate perché carenti nella spiegazione di molti fenomeni evolutivi, meglio spiegati dalla TRE (Teoria delle Risonanze Evolutive)… da cui l’IQDV parte, per poi prendere un suo connotato originale, differenziandosi anche da quest’ultima. Nella seconda parte del libro si definisce dell’IQDV come scienza degli equilibri comportamentali funzionali al benessere della specie umana; ed infine nell’ultima e terza parte troviamo l’applicazione dell’IQDV come modello di sviluppo politico, economico, sociale, territoriale e globale e analisi dei fattori di rischio.

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La restaurazione democratica avvenuta in alcune aree del pianeta a discapito di altre tende a conservare un certo ordine, ma è sempre più visto come una forma di assolutismo dominante antagonista, che spinge a mantenere saldi i propri privilegi senza curarsi troppo delle gravi disparità che esistono tra una parte e l’altra, di chi questi privilegi sono ancora un miraggio, dove la vita è spesso calpestata e la qualità della stessa negata. Le agitazioni sociali populistiche in parte rivoltose, ora ancora non coese, sono accomunate tutte da una maggiore richiesta di qualità della vita, un concetto ampio che abbraccia praticamente tutta una serie di conoscenze che attualmente sono scarsamente disarticolate e mal distribuite sul globo terrestre, che non riguardano solo il reddito o il benessere che spesso risulta essere un indicatore che non ci racconta la vera qualità della vita dei cittadini. Il manifesto dell‘ideologia della qualità della vita propone la mondializzazione di una nuova strategia di sviluppo più completa nell’interesse di tutti i cittadini del mondo, articolando una serie di conoscenze, che unite in un unico interesse a favore del gruppo umano e degli ecosistemi necessari al nostro benessere, permettono un’esistenza migliore e la crescita della qualità della vita per tutti. La domanda di qualità della vita aumenta e con essa la necessità di macchine statali più efficienti capaci di soddisfare questa richiesta attraverso miglioramenti paretiani, puri o potenziali, riducendo gli sprechi, nell’era della crisi dei debiti sovrani, la crisi di produttività e occupazionale, diventano misure di fondamentale importanza. Pertanto non ci resta che cooperare civilmente per il bene dell’umanità se vogliamo che i rischi e i conflitti diminuiscano! 

 PRODUZIONE RISERVATA Copyright Domenico Esposito

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Teoria sulla qualità della vita; un nuovo sistema mondiale applicato all’Italia

                                                                                                                   

ban.italiana

 

Una teoria è un insieme di idee coerenti o principi

atti a  determinare un concetto

o definire una disciplina filosofica o scientifica

Introduzione

Uno Stato è tanto più perfetto quanti più conflitti esso è in grado di risolvere tra i cittadini e gli apparati costituzionali.

L’ideologia della qualità della vita apre scenari nuovi alla nuova politica che verrà

Il testo che segue è stato ideato con lo scopo di delineare da un punto di vista concettuale i temi che considero “essenziali” per rendere moderno un qualsiasi Paese. In particolare ho scelto l’Italia e Napoli come applicazioni pratiche della teoria semplicemente perché ci vivo, quindi sono due realtà territoriali che conosco bene. L’Italia è un Paese occidentale con una storia millenaria, che essendo dotato di un’importante costituzione democratica, si è prestato molto bene al fine che mi ero proposto; per quanto riguarda la città di Napoli, famosa per tante cose belle e oggi palcoscenico dell’importante problema dello smaltimento dei rifiuti, posso dire che essa rappresenta un riscontro ideale per lo sviluppo della teoria della qualità della vita, in quanto contiene tutte le problematiche tipiche di un paese industrializzato o che si appresta a esserlo. Il modello-Italia come paese democratico con i suoi sottoproblemi territoriali può essere di stimolo a quanti sono più avanzati di noi in termini di efficienza della macchina statale e a quanti, purtroppo, sono più indietro dal punto di vista democratico, nonché in termini di “sviluppo ecosostenibile”.

Da diversi anni approfondisco il concetto di qualità della vita, da dieci anni a questa parte ne sento parlare, ma non ho mai avuto la possibilità di percepirla come una vera ideologia politica, al servizio del bene comune: lo scopo principale di questo lavoro è il tentativo di rendere il concetto di qualità della vita uno strumento politico indispensabile a livello internazionale. Per tale ambizioso fine ritengo che sia di fondamentale importanza oggi, nell’era della globalizzazione selvaggia, dove esiste tutto e il contrario di tutto in termini di “diritti umani”, concentrare l’attenzione su concetti che hanno lo scopo di pianificare uno sviluppo più equo della società umana, basato sostanzialmente sull’interazione culturale anziché sullo scontro come oggi spesso e purtroppo accade. Crescita economica salvaguardando i molteplici ecosistemi terrestri tutelando le molteplici tradizioni culturali esistenti è un compito che l’essere umano deve affrontare con molta serietà. L’interesse soggettivo degli Stati procura benessere alla comunità  globale, solo se esistono degli obbiettivi comunitari fondati sull’interesse generale, ebbene; l’ideologia della qualità della vita vuole assumere questo ruolo di guida, ma a piccoli passi, partendo proprio dalle singole applicazioni territoriali e questo e ciò che tenterò di fare in questo libro parlando dell’Italia e dei suoi sottoproblemi. Iniziamo col dire che l’ordinamento federale che si sta dando l’Italia a colpi di maggioranza è sbagliato, a mio avviso; e come se il progetto Italia Unita abbia avuto una battuta d’arresto per l’incapacità di alcune persone. Ovviamente sarà mio dovere parlare di queste persone in questo libro. Ma iniziamo ora dicendo che l’Italia ha una alternativa, e questa è una nuova generazione che ha l’interesse a mettere fine agli schemi ideologici contrapposti (Destra/Sinistra) ereditati dal passato, la quale vuole ridare nuovo valore all’identità culturale di unità nazionale, attraverso un concetto trasversale come è l’idea della qualità della vita che, a mio avviso, semplifica e risolve in maniera esaustiva il problema dello scontro ideologico (destra-fascisti, sinistra-comunisti) della politica italiana, ponendo in primo piano il benessere di tutti i cittadini e dell’ambiente in cui vivono, nonché mettendo da parte vecchie ideologie politiche, causa di discordia e inutili contrapposizioni sociali.

Prefazione

La qualità della vita incarna un progetto concreto per qualsiasi territorio, ed è insieme un metro di misura che applicato all’Italia permette di fare delle analisi interessanti riguardo al presente, al passato e anche al paesaggio che, come vedremo scorrendo le pagine di questo testo, rappresenta uno degli indicatori per eccellenza per valutare la ricchezza in senso lato di un territorio.

Il ciclo vitale della natura, l’uomo, lo Stato; quest’ultimo deve tutelare i diritti essenziali di tutti gli esseri viventi
La qualità della vita è un concetto dinamico che per attuarsi necessita di coscienze attive

Nei primi tre capitoli presenterò alcuni concetti concreti la cui applicazione può, a mio giudizio, migliorare un qualsiasi sistema culturale, in quanto si tratta di idee generali applicabili a qualsivoglia Paese: indagherò quei tratti della psicologia umana che generano comportamenti deleteri per lo sviluppo culturale di un paese e illustrerò il mio concetto di qualità della vita. In tutta la prima parte del testo cercherò di mettere in evidenza il fallimento della politica italiana nella realizzazione del bene comune; inoltre proporrò una serie di strumenti per contrastare le cause che stanno, a mio avviso, minando l’idea nobile che è a fondamento dell’Unità d’Italia. Nella seconda parte del presente saggio ho scelto l’esempio di Napoli, un tempo capitale del regno, per mostrare come si può realizzare praticamente la qualità della vita in un territorio, elencando uno per uno quei fattori che ne determinano il deterioramento. Descriverò in maniera costruttiva una serie di interventi strutturali e innovativi per rendere il “prodotto Napoli” più attraente. La preferenza per Napoli rispetto ad altre città è dovuta a diversi motivi, anche storici, ma soprattutto al fatto che la conosco bene, ed è anche per questa ragione che mi sono permesso, alla fine della seconda parte, di aggiungere una meritata risposta alla lettera che il sindaco Rosa Russo Iervolino scrisse alla cittadinanza l’11 gennaio 2009 (l’esigenza di questa risposta è stata dettata anche da ragioni metodologiche e credo possa essere apprezzata pure dalla diretta interessata, in quanto persona intelligente, nonché abile animale politico). Il concetto di qualità della vita, così come è stato inteso ed elaborato da me, necessita dell’azione attiva degli uomini che lo costruiscono quotidianamente. In particolar modo è mia personale convinzione che la coscienza attiva dei politici e della classe dirigente di un territorio sia determinante per la realizzazione di un tale progetto: è ciò che chiamo funzione nobile della politica, il cui compito di guidare un popolo verso la qualità della vita. La terza parte del presente saggio getta alcune ombre e alcune luci sull’operato di Silvio Berlusconi a Napoli; nello specifico, è messo in evidenza il fatto che gli impianti scelti per lo smaltimento dei rifiuti in Campania dal Governo Berlusconi (discariche inadeguate e quattro inceneritori) sono eccessivi, pericolosi e controproducenti. Illustrerò a questo proposito il metodo che, da un mio punto di vista, sta alla base di un corretto smaltimento dei rifiuti. Alla fine della terza parte vi sono alcune considerazioni finali sulla questione del federalismo italiano, già sollevata nella prima parte.

Sono le capacità dei singoli che migliorano le cose e non gli ordinamenti politici!

Nella quarta e ultima parte del presente saggio darò una lettura del termine, ormai di uso comune, “globalizzazione” e tenterò di dimostrare come il concetto di qualità della vita possieda in quest’ottica una completezza maggiore rispetto ad altri di pur ampio respiro, come quello dei “diritti umani”. Le quattro parti che compongono questo lavoro hanno un importante legame tra di loro: l’intento è quello di delineare una nuova sensibilità legata all’ideologia della qualità della vita che da un piano locale si sposti, allargandosi, a un piano sempre più ampio fino ad arrivare a quello mondiale; naturalmente  questo percorso permette a un qualsiasi lettore di rileggere a ritroso il testo, cioè partendo da un piano globale fino ad arrivare al piano locale a cui appartiene.

Scopo del presente lavoro è anche quello di aprire un nuovo dibattito a livello mondiale sui vantaggi che una nuova strategia, basata sul confronto culturale, può dare per la risoluzione dei conflitti ideologico-culturali nel Mediterraneo. A questo fine l’Italia non può che rivestire un ruolo di non trascurabile importanza, in quanto è un Paese democraticamente affidabile e ha il vantaggio di essere geograficamente privilegiata. Secondo questa prospettiva l’Italia può attuare due tipi di strategie vincenti per lo sviluppo della sua economia su scala nazionale, da un lato un Nord più competitivo con il resto dell’Europa (una strategia che io chiamo logica cavouriana) e dall’altro un Sud più vivibile, sicuro e affidabile per lo sviluppo del commercio nel Mediterraneo (una strategia che io chiamo logica della pax romana), con l’obiettivo di sfruttare al massimo le esigenze che hanno i Paesi asiatici emergenti di gestire, di migliorare e di aprire nuove rotte commerciali attraverso l’Italia e il Mediterraneo verso il mondo intero.

Il principio della funzione nobile

Nella società umana la funzione nobile interessa sia il “creato che il creatore”, senza di essa non esiste la qualità della vita

Ogni tipologia di lavoro e qualsiasi attività umana ha in sé una funzione nobile, che ha una sua importanza sociale. Per esempio l’agricoltura ha il compito di fornire prodotti salutari per soddisfare al meglio le nostre esigenze primarie; l’artigianato ha il compito di trasformare le materie prime in strumenti capaci di migliorare la nostra vita; chi fa informazione ha il compito di renderci più consapevoli del mondo che ci circonda, e così via. Anche il nostro sistema terrestre ha una funzione nobile e che consiste nel far si che tutto ciò che esiste possa continuare ad esistere. Quindi ogni attività umana, ogni lavoro, ogni prodotto, così come ogni essere esistente, possiede una ben determinata funzione nobile che va rispettata e tutelata per l’armonia e il bene di tutti.

Il principio della funzione nobile può diventare un utile strumento operativo per migliorare e completare i dettati costituzionali nuovi e vecchi attualmente in vigore nel mondo

Secondo questa prospettiva ogni uomo che viva in un particolare contesto sociale svolge una determinata attività o lavoro. Ogni lavoratore, un politico, un agricoltore, un artigiano ecc. che vive per la comunità dovrebbe avere il piacere di svolgere il suo compito al meglio, al fine di raggiungere quanto più perfettamente possibile la funzione nobile tipica di ogni lavoro. Il discorso coinvolge anche gli interessi personali di ciascuno, visto che questi dovrebbero coincidere con quelli della comunità intera. Ma perché di fatto ciò non accade, o meglio non avviene sempre? Mi sono interrogato molto tempo su questo fenomeno, alla fine penso di aver risolto il problema individuando un principio. Il principio della funzione nobile è l’essenza di questo libro, ora il lettore penserà: ma che cosa sarà mai questo principio? Di che cosa stiamo parlando? Ebbene il principio della funzione nobile è alla base di qualsiasi scelta esistenziale e si esprime nella decisione di un individuo di agire eticamente e professionalmente per raggiungere degli obiettivi in ambito familiare, lavorativo e sociale, con un fine che non sia esclusivamente il suo interesse personale, ma un interesse che miri al raggiungimento della funzione nobile tipica di ogni attività umana rispettando i “diritti umani” e tutelando gli equilibri naturali indispensabili per il benessere di tutti gli esseri viventi.Non tutto ciò che dipende dall’uomo è creato secondo questo principio, per esempio la funzione nobile della Costituzione italiana è garantire la qualità della vita, ma non sempre coloro che hanno operato per realizzarla hanno agito secondo questo principio. L’inquinamento di fiumi, dei mari e delle terre sottratte all’agricoltura è un esempio lampante di alto tradimento di questo principio. Un altro esempio è l’inefficienza della “casta politica dello Stato italiano” che non è riuscita a distribuire equamente sul tutto il territorio italiano la qualità della vita. Chi agisce sempre secondo il principio della funzione nobile vive per accrescere il suo livello di qualità della vita e vive meglio poiché ha più rispetto di se stesso e per gli altri. Ogni uomo, quindi per svolgere al meglio la sua funzione nobile oltre al principio della funzione nobile necessita di strumenti come capitali monetari e metodo, che io chiamo assiomi o verità evidenti senza i quali non è nemmeno possibile pensare di iniziare un qualsiasi tipo di lavoro. Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha odiato il proprio lavoro disonorando la propria funzione nobile. In questo caso abbiamo tradito la nostra meta. Possiamo imputare questo fatto all’ignoranza, all’incapacità di prevedere le conseguenze delle nostre azioni: dovremmo sviluppare la consapevolezza che esiste la meta – quella che abbiamo chiamato funzione nobile del lavoro – per raggiungere la quale abbiamo bisogno dell’esperienza, di un principio, dei metodi e di chi ce li insegna. Non solo esiste la meta, ma esistono anche gli strumenti tecnici e analitici per raggiungerla, perfezionandola nello spazio grazie al tempo.

Maggiore è la qualità della vita, maggiore sarà il numero di persone che vivranno secondo questo principio e viceversa

La politica clientelare: una forma patologica

La devianza politica genera azioni patologiche che minano la qualità della vita

Definiamo “patologia” ciò che procura danno a qualcosa e a qualcuno.

Definiamo “politica clientelare” ciò che privilegia qualcuno rispetto ad altri, in cambio di voti, di mercificazione del corpo o di tangenti.

La politica clientelare produce degrado culturale, incompetenze e scarso livello di qualità della vita

Il raggiungimento della funzione nobile, tipica di ogni attività umana, come si è detto in precedenza, deriva dal principio della funzione nobile, dalla qualità di immaginazione e da conoscenze appropriate. Pertanto, la realizzazione in termini di efficienza dello scopo (quello che abbiamo detto essere funzione nobile del lavoro) dipenderà da chi e come agisce per il conseguimento dello stesso.

Ora io dico che la politica clientelare risulta essere una patologia proprio perché a essa non interessa il principio della funzione nobile che una politica sana è tenuta a perseguire, ma è corrotta agli interessi particolari di pochi. La politica clientelare sceglie secondo logiche di potere perverse, in base alla quantità di voti, e non in base a criteri trasparenti fondati sul merito. I clienti in questo caso non vengono considerati come uomini con dei diritti e dei doveri, ma semplicemente merce di scambio per un tornaconto personale. La politica clientelare italiana è un comportamento deviante che ha privilegiato il Nord con una maggiore qualità della vita, maggiori opportunità,maggiore benessere e più potere decisionale, mentre ha trascinato il Meridione nel degrado culturale, provocando danni permanenti ai cittadini e a tutto il sistema (e l’ecosistema) presente nel territorio e nelle zone limitrofe. Le politiche dei governi Bossi-Berlusconi hanno acutizzato al massimo questa patologia determinando una vera e propria frattura all’interno del nostro ordinamento Costituzionale. Il federalismo e la Lega Nord stanno a dimostrare in maniera evidente ciò che ho appena detto. Da un lato Berlusconi un uomo ricattabile, perseguitabile e corruttibile a causa dei suoi conflitti di interessi e dall’altro un centrosinistra allo sbaraglio, stanno determinando un’idea d’Italia debole e frammentata, a mio giudizio, conflittuale e contrapposta, perciò lontana da quella che il popolo italiano, con impegno civile, cerca di costruire quotidianamente. La politica clientelare è un fenomeno preoccupante, che interessa non solo l’Italia, ma tutti quegli stati che privilegiano, a fini di esclusivo interesse personale, le lobbie, gli affaristi e le logiche di potere che contrastano la qualità della vita di un territorio e che agiscono , quindi, trascurando il principio della funzione nobile.

Una nuova ideologia. Introduzione al concetto di qualità della vita

Democrazia significa rimuovere gli ostacoli che limitano la crescita della qualità della vita

Potremmo definire la qualità della vita di un ambiente come la condizione necessaria e sufficiente che permette a una specie vivente di proliferare. Un livello sempre più alto di qualità della vita dà, al tempo stesso, la possibilità a una o più specie di convivere e di svilupparsi per il bene delle stesse comunità nel rispetto della libertà di ogni singolo individuo che vi appartiene. Tale libertà non limita quella degli altri: essa tiene conto del diritto di esistenza delle specie, perché ogni specie svolge una funzione nobile per l’ecosistema. La qualità della vitadiminuisce quando in un ambiente prevale la ricerca cieca di potere e di profitto, la prevaricazione di una specie, la quale calpesta la concezione dei “diritti umani” e distrugge gli equilibri naturali e la funzione nobile delle cose. Quindi quando si parla di qualità della vita ci si riferisce ai diritti dell’individuo e delle specie che direttamente o indirettamente contribuiscono alla sua esistenza fisica e culturale, la così detta catena della vita.

La qualità della vita è lo scopo a cui deve tendere una comunità che aspira alla felicità
La qualità della vita è lo scopo a cui deve tendere una comunità che aspira alla felicità

Il concetto di qualità della vita, applicato all’individuo uomo e alla all’ambiente in cui la sua esistenza si realizza, discende da quello di benessere materiale (ossia tutto ciò che è necessario per la nostra esistenza fisiologica e culturale) e di benessere psicologico (o immateriale). Il benessere materiale e quello immateriale sono due ingredienti, che uniti secondo il principio della funzione nobile, permettono di realizzare la qualità della vita di ognuno di noi; questi pochi elementi costituiscono l’ideologia della qualità della vita. Un’efficiente organizzazione politica che agisce secondo questa ideologia ha il compito di guidare un popolo verso la qualità della vita, il che formalmente consiste nel fornire i seguenti mezzi: leggi che mirano alla perfettibilità del sistema Stato nel bene e secondo giustizia, ciò significa anche colmare le lacune dei dettati Costituzionali adattandoli ai tempi che cambiano, un sistema di controllo efficiente e puntuale con poteri giudiziari, un sistema giudiziario efficiente, servizi efficienti e lineari di tipo pubblico e privato, facendo leva su una burocrazia strettamente minimale, infrastrutture efficienti per il trasporto di persone, di prodotti commerciali e di informazioni, pianificazione efficiente di strategie e progetti per un equilibrato sviluppo eco-sostenibile dei fondamentali apparati produttivi di un territorio: primario, secondario e terziario. Tali strumenti sono necessari affinché ogni individuo possa esprimere al meglio la sua essenza di animale sociale ed esercitare serenamente la propria funzione nobile del lavoro. Per accrescere il livello di qualità della vita di un ambiente è necessario un progetto che tenga ben presente le problematiche e le potenzialità di un territorio, cioè il paesaggio che è, secondo il concetto di qualità della vita, uno degli indicatori principali per stabilire la ricchezza di un paese. In altre parole, si richiede uno studio profondo di un’area da tutti i punti di vista. Ciò potrà avvenire solo quando si riuscirà a prendere piena consapevolezza dell’importanza che oggi rivestono le piattaforme informatiche intelligenti per la condivisione dei dati. Gli strumenti informatici hanno cambiato il modo di interagire tra le persone e il territorio a cui appartengono. Attualmente esistono vari tipi di piattaforme informatiche e la ricerca è in continua evoluzione sia nelle applicazioni di quelle già esistenti sia nell’invenzione di nuove. Le più largamente utilizzate nel mondo anche per migliorare l’efficienza degli apparati istituzionali di uno Stato sono come sappiamo il GIS (Sistema Informativo su Base Geografica) e i sistemi che fanno ricerca strutturata o PIRIS (Piattaforma Informatica per la Ricerca Intelligente Strutturata, con possibilità di applicazione anche in campi non strutturati). Orbene, pianificare a 360 gradi lo sviluppo di un territorio senza distruggerlo è possibile solo se si utilizzano correttamente questi strumenti. Attualmente esistono infrastrutture di super computer che offrono potenza di calcolo e spazio disco notevoli, esse supportano la ricerca di base e trovano molteplici applicazioni in vari settori strategici della conoscenza umana: scienza del microcosmo e del macrocosmo, scienza dei materiali e dell’ambiente, scienza della vita. Queste piattaforme informatiche permettono la gestione centralizzata di enormi quantità di informazioni e funzioni e per questa ragione sono estremamente utili in un mondo che ha bisogno di governare la globalizzazione attraverso la cooperazione.

Minimizzare la spesa massimizzando i profitti è una pratica molto utile, specie nei periodi di crisi e di mancanza di profitti

Il GIS è uno degli esempi di piattaforma informatica intelligente più diffuso al mondo; un GIS costruito secondo criteri ben precisi permette di fare delle accurate pianificazioni per il controllo e lo sviluppo del territorio; inoltre, attraverso le numerosissime applicazioni, si è dimostrato che collegando tutte le aree della propria infrastruttura di governo in un unico sistema GIS, si garantiscono standard qualitativi dei servizi offerti, sempre più alti ed efficienti, minimizzando la spesa e massimizzando il profitto in termini di crescita economica e ordine pubblico (reati, trasporti, inquinamento, aree verdi, servizi sanitari, servizi amministrativi, manutenzione ordinaria e straordinaria, servizi di istruzione pubblica, asili nido, divertimento, sport, servizi turistici, localizzazione delle risorse, gestione delle emergenze, piani di evacuazione, e così via). Altri sistemi integrativi al GIS sono le PIRIS che sono in grado di dare un apporto di non trascurabile importanza nella condivisione dei dati che uno Stato, i suoi membri e gli apparati che vi appartengono determinano e che spesso sono di difficile accesso; una struttura PIRIS migliora la cooperazione fra gli apparati dello Stato (Regioni, Comuni, Province, Ministeri, Governo ecc) soddisfacendo sia la domanda interna per la richiesta di documenti o espletazione di pratiche burocratiche, sia la domanda estera da parte dei consolati, ma anche da parte di ricercatori, cittadini italiani o stranieri che necessitano di lavori scientifici, documenti o informazioni dettagliate ad esempio per l’investimento di capitali.

Pianificazioni accurate per prevedere, controllare e gestire i rischi di un mondo globalizzato!

L’acquisizione da parte dello Stato italiano di questi strumenti su scala nazionale consentirebbe accurate pianificazioni per il controllo e lo sviluppo di alcuni territori e settori strategici, nonché

l’efficienza della macchina burocratica di tutto il Paese, snellendo procedure macchinose che scoraggiano gli investimenti, demoralizzano i cittadini, avviliscono gli operatori commerciali, determinano poca trasparenza e indirettamente incoraggiano la corruzione e la criminalità organizzata. Questi strumenti permettono fra l’altro di realizzare un sistema efficiente di controllo sulla provenienza dei prodotti, fondato sul metodo della tracciabilità. Per esistere hanno bisogno di banche di dati e di tecnici competenti, nonché di investimenti statali che hanno la finalità di migliorare o creare un sistema di potere centralizzato efficiente. L’ideologia della qualità della vita così come è stata costruita rappresenta, a mio avviso l’unica strada percorribile per non frenare il progetto di Unità che sta a fondamento dell’Italia, pertanto rappresenta una valida alternativa al federalismo e alla frammentazione del Paese, inoltre interviene in maniera esaustiva sulle cause apparenti che hanno fatto nascere il partito della Lega Nord. Affermare la legalità come espediente per la crescita economica, come dice il Sig. Draghi, significa dotarsi, a mio avviso, di nuovi strumenti ideologici e tecnologici moderni e più appropriati alla storia dei nostri giorni.

La teoria della qualità della vita: uno strumento per quantificare il benessere

La qualità della vita è un elemento misurabile.

In un Paese con un livello più alto di qualità della vita diminuiscono i reati e i divieti, mentre aumenta il rispetto della convivenza civile. Viceversa, se esiste uno scarso livello di qualità della vita si commettono più reati ed esistono più divieti, mentre diminuisce il rispetto della convivenza civile. Sembrerebbe esistere una vera e propria relazione fra questi argomenti, cioè al diminuire (aumentare) della qualità della vita diminuisce (aumenta) la convivenza civile e aumentano (diminuiscono) i reati e i divieti. Pertanto la qualità della vita risulterebbe essere direttamente proporzionale alla convivenza civile e inversamente proporzionale ai reati e ai divieti.

QDV = Convivenza civile/reati divieti

La qualità della vita:

una nuova scienza che studia l’impatto che ha la società umana sugli equilibri naturali

 

Chiaramente lì dove esiste un livello di qualità della vita basso diminuiscono le opportunità per gli abitanti di usufruire di un sistema territoriale valido e moderno (ossia diminuiscono la capacità di offrire occupazione, la capacità di gestire lo smaltimento dei rifiuti, l’efficienza economica, la capacità tecnologica, la capacità burocratica, la capacità scientifica, la capacità artistica, la capacità spirituale, la capacità demografica, la capacità agricola, la capacità di innovazione, la capacità degli apparati giudiziari ecc.), insomma diminuisce la capacità democratica di un Paese. Il concetto di qualità della vita rappresenta un fattore di equilibrio tra gli eccessi negativi dello statalismo e del liberismo selvaggio, ed è per questo un elemento di armonia per la democrazia. Costituisce un concetto trasversale capace di risolvere il problema dello scontro ideologico di destra e sinistra, mettendo al primo piano gli interessi e le aspirazioni di ognuno di noi. L’unico modo che ha il sistema Italia per tutelare il suo patrimonio paesaggistico e culturale è la qualità della vita. La crescita economica di un sistema civile e moderno aumenta in funzione della qualità della vita, poiché quest’ultima consente alle nuove generazioni di vivere in una società più giusta e democratica, dove cooperazione, pianificazione e rispetto reciproco siano preponderanti rispetto a reati e divieti.

L’ideologia della qualità della vita è una nuova linfa vitale per la centralità dello Stato nell’era della tecnologia e della pianificazione scientifica del territorio, essa è uno strumento indispensabile in quanto è un modello, una linea guida che permette di tenere sotto controllo quei fattori patologici propri della psicologia umana che ho messo in evidenza nei due capitoli precedenti.

Parte prima. L’Italia

Coscienza attiva

L’interesse particolare non sempre

favorisce il bene della comunità:

questa è la ragione per la quale

è dovere di una vera

democrazia

tutelare e incoraggiare

l’interesse che si muove

per il benessere di tutta la comunità.

La qualità della politica italiana

Un prodotto è di qualità quando non nuoce alla salute di chi lo vive e lo consuma e ha rispetto dei diritti di chi lo vive e lo produce.

Vorrei far notare che l’idea di qualità della vita che intendo esporre in questo libro assume un significato filosoficamente più articolato e profondo di quanto siamo abituati ad attribuire a questa espressione. Io parlo di una nuova ideologia politica!

La logica di potere che deve prevalere in Italia è la qualità della vita di tutti gli italiani

Secondo il significato di uso comune dell’espressione qualità della vita da noi tutti pressoché conosciutol’Italia è un Paese diviso in due blocchi: Centro-Nord da un lato, con un livello più alto di qualità della vita, e Centro-Sud dall’altro con un livello più scarso. Questa mappa statistica denuncia l’esistenza di una disparità sociale e di una inadeguata distribuzione del benessere del sistema Italia, e ciò risulta pienamente in contrasto con la, seppur giovane, costituzione italiana. Esistono tanti studi su questo argomento; il Dossier sull’Italia realizzato dal Sole 24 Ore è il più recente: da oltre 15 anni misura la vivibilità delle 103 province italiane e delle regioni attraverso una serie di dati statistici elaborati in 36 classifiche. Dal reddito all’occupazione, dalla natalità alla sanità, dai reati alle opportunità per il tempo libero. Il ritratto dell’Italia secondo questo dossier conferma ulteriormente l’esistenza di due grandi blocchi, Nord e Sud, caratterizzati da una forte disparità in termini di qualità della vita. Il giornale New York Times per le celebrazioni del 150 esimo anniversario dell’unità d’Italia riporta: nonostante oggi si celebri il 150/o anniversario dell’unità della Nazione, l’Italia resta ”un Paese più diviso che mai, politicamente. geograficamente ed economicamente”. La cosa interessante è che tutte le maggiori agenzie di statistica che propongono graduatorie di questo genere concordano con gli stessi risultati. Questo dimostra che apparati dello Stato italiano, e in particolare gli enti locali e i cittadini che li hanno costituito, quei soldi che hanno ricevuto per diritto non li hanno spesi secondo dovere. Ma ciò dimostra anche, che lo Stato italiano è imperfetto, in quanto non è stato in grado di prevedere ciò che stava accadendo. La funzione di controllo è di fondamentale importanza per un paese. Sapere come vengono spesi i soldi pubblici è di estrema importanza in un paese che vuole crescere economicamente. Se il problema è la trasparenza, lo Stato italiano deve trovare gli strumenti adatti per affrontarlo. Se il problema è  il commissariamento che è uno strumento legislativo utile al servizio dei governi, per quale motivo non viene utilizzato? Forse perché il sistema clientelare italiano, le corruttele e le cosiddette cricche hanno un radicamento profondo in tutto il sistema partitico italiano?

Gli strumenti per affrontare il malgoverno territoriale vanno potenziati

Questa fotografia individua un’Italia divisa in due e ciò dimostra che la questione meridionale è, a 150 anni dall’Unità d’Italia, un problema attuale, che noi tutti abbiamo il dovere di affrontare costruttivamente per il bene delle future generazioni.Questo a mio avviso denuncia l’inefficacia delle politiche territoriali messe in atto dai governi centrali per la realizzazione della funzione nobile della Costituzione italiana.

 

Alcuni principi fondamentali della Costituzione italiana

Solo una costituzione non del tutto perfetta può permettere l’esistenza di politici mediocri oppure

l’elezione di politici che hanno evidenti conflitti con il potere giudiziario ed economico

È interessante rendersi conto di come ogni articolo della Costituzione italianasia stato creato secondo un principio legato alla qualità della vita ed è altrettanto interessante presupporre una rivisitazione della stessa in virtù dello stesso:

Articolo 1. L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione.

Un Paese ha bisogno di politici più illuminanti per avere un popolo più illuminato

Articolo 2. La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” e così via…

In Italia esistono ancora molte zone dove questi principi vengono normalmente violati, non applicati e ignorati per motivi patologici.

Il degrado culturale di alcuni territori italiani evidenzia il declino della politica italiana, la quale è incapace di progettare una pianificazione moderna che coinvolga tutto il territorio italiano in maniera egualitaria e, in questo modo, mostra chiaramente il fallimento delle politiche dei governi centrali che si sono progressivamente succeduti nel tempo.

Quando la politica emargina i diritti del suo popolo, questo si ribella

In questi territori non esiste più rispetto né educazione, esiste la legge del più forte. In questi territori si sprecano ingenti risorse per arricchire pochi individui, si lavora con poco impegno alla qualità della vita e ciò sarà messo particolarmente in evidenza nella seconda parte quando parlerò della qualità della vita applicata alla città di Napoli, un aspetto purtroppo che accomuna tutto il Sud. Il potere si accentra nelle mani di pochi. La gente onesta è rassegnata avvertendo l’impossibilità di vedere affermato un modello costruttivo innovativo e moderno. La cosa più preoccupante è che il parlamento italiano sta diventando un luogo litigioso privo di onestà, troppo fazioso, aumentano i faccendieri e le persone senza scrupoli carenti di idee ambiziose. Non si ambisce più alla rappresentanza parlamentare per fare “alta politica” al servizio del Paese, ma si utilizza il parlamento per adagiarsi pensando ad altro o altre attività favorendo “tizio” rispetto a “caio”. Il Mezzogiorno non ha più una rappresentanza adeguata all’interno del parlamento: lo sviluppo del Sud è affidato a logiche di potere lontane dalla qualità della vita del territorio e dei suoi abitanti. Lo Stato italiano assiste inerte? Cosa sta facendo? Sono sufficienti le misure politiche che sta attuando per contrastare questa preoccupante deriva? La logica di potere che caratterizza l’asse Bersani-Bossi-Berlusconi è una logica valida? Si potrebbe fare di più per coinvolgere il Mezzogiorno d’Italia, dandogli una funzione più costruttiva per sé e per il sistema Italia? La lega di Bossi con Berlusconi ha governato l’Italia per tanti anni, come mai solo oggi si parla di un Piano per il Sud? Come mai si è pensato prima al federalismo e ai suoi decreti attuativi e poi ad un Piano per il Sud?  Un energico Piano per il Sud sarebbe un buon modo per riequilibrare la situazione e magari un modo per rimediare agli errori che lo Stato italiano ha commesso nei confronti degli abitanti del Sud Italia? Gli strumenti che caratterizzano l’ideologia della qualità della vita, prima evidenziati rappresentano un valido Piano anche per il Sud Italia? Perché lo Stato italiano permette queste forme di ingiustizia? A tutte queste domande c’è una possibile risposta. Ma quello che deve veramente contare in questa particolare fase storica, a mio giudizio, è l’affermazione della migliore logica di potere per l’Italia e per gli interessi di tutti gli italiani.

Che cosa deve significare la parola Stato

Si parla tanto di infrastrutture, ebbene, la qualità della vita è un’infrastrutturaidealistica che permetterà all’Italia di essere più competitiva e più coesa

Il Nord penalizza il Sud, lo sfrutta per attingere manodopera e capitali, in altri casi lo usa come pattumiera di rifiuti tossici

Premettiamo che lo Stato italiano è rappresentato da istituzioni: il cittadino, il sindaco, il presidente di regione, presidente del consiglio e così via; queste istituzioni, ognuna con il suo grado di importanza, sono deputate a tracciare e controllare le politiche di sviluppo dei rispettivi territori di competenza.

Gli enti locali sono apparati dello Stato, se questi sono inefficienti la responsabilità è dello Stato centrale, in quanto non applica sufficienti controlli e gli strumenti legislativi appositamente creati per punire chi sbaglia. Qualora dovesse venire a mancare l’efficienza, anche di uno solo di questi apparati, allora le responsabilità ricadrebbero sullo Stato centrale che perderebbe di credibilità, in quanto garante di tutti e soprattutto garante di tutti quei settori strategici che riguardano il territorio italiano. Non esiste uno sistema politico perfetto, ma uno Stato moderno ha il dovere di migliorarsi nel tempo sfruttando i contributi positivi dei suoi cittadini, in parte prodotto della sua stessa “essenza”.

La classe dirigente meridionalecontinua a sperperare capitali per ottenere consensoelettorale: è la famosa politica clientelare di quest’ultimo quarantennio, una strategia perversa che sancisce il declinodella politica e che continua ad avvantaggiaregli interessi del Nord, che a sua volta risponde con una politica clientelare diversa: interesse ad acquisire maggiore potere decisionale, maggiori opportunità a qualsiasi livello, ed una aspra propaganda politica contro il popolo italiano che vive nel Sud Italia con il rischio di dividere la coscienza civile che sta a fondamento dell’Italia unita. I capitali monetari nel sistema Italia confluiscono in maniera preponderante verso il Nordmentre il Sud viene abbandonato a se stesso. Il potere al Sud si accentra molto spesso nelle mani di pochi e lo Stato investe scarse risorse per la sicurezza, il controllo e lo sviluppo del territorio; non vi è una strategia politica efficiente per realizzare in questi territori la qualità della vita e inoltre non esiste attualmente una valida logica di potere civile per risollevare il Sud dal degrado culturale, mentre la classe dirigente meridionale assiste inerte al massiccio transito di capitali che confluiscono verso il Nord Italia, Nord Europa e Paesi dell’Est.Ciò dimostrerebbe una patologia della nazione Italia, in quanto le politiche di decentramento dei poteri dello Stato a livello locale stanno provocando un profondo cambiamento dell’idea nobile che sta a fondamento della Costituzione della Repubblica italiana e cioè, sostanzialmente, la qualità della vita di tutti gli italiani. Questa patologia si chiama politica clientelare: essa ha prodotto un insufficiente livello di qualità della vita al Sud, corruzione, deturpamento e inquinamento di vaste aree di territorio, nonché scarsa efficienza di tutti i settori produttivi, mentre al Nord un pericoloso sentimento antimeridionalista che, a lungo andare, potrebbe spaccare l’Italia. Bossi vuole punire il popolo del Sud Italia con il federalismo demaniale prima e quello municipale dopo, strumenti che dovrebbero tenere la spesa pubblica sotto controllo. Ma chi è che spende i soldi pubblici? Apparati dello Stato. Chi è che dovrebbe controllare? Apparati dello Stato. La verità è che non c’è alcuna possibilità per condannare giudiziariamente apparati dello Stato che procurano danni permanenti alle casse pubbliche dello Stato, e cioè ai cittadini. L’ideologia della qualità della vita è una piattaforma idealistica, la casa di tutti gli italiani, essa ha gli strumenti filosofici, tecnologici e scientifici per pianificare il controllo e lo sviluppo del territorio italiano secondo giustizia. Purtroppo all’idea di unità nazionale che sta a fondamento dello Stato italiano, si contrappone un’idea regionalista e federalista, decentramento dei poteri a livello locale che ha prodotto dei danni notevoli al sistema Italia perché i controlli non esistevano; oggi e in particolar modo le rivendicazioni brutali di Bossi e della parte più accanita del suo partito, sono oggetto di forti perplessità, ma ciò che più preoccupa è il fine ultimo. Certo, l’interesse da parte del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti verso studi che parlano di reddito procapite di una parte rispetto all’altra, Bossi che parla di Padania libera e poi la bandiera verde della Lega Padana; questi si che sono  elementi che non fanno ben pensare. Per questo l’unica cosa da fare, per ribaltare questo momento sfavorevole della nostra identità di unità nazionale, è che il popolo reagisca democraticamente, ma con forza, contro questa sterile e mediocre classe dirigente che in questi anni non è stata in grado di prevedere ciò che stava accadendo. Noi meridionali insieme a quella parte civile e solidale del Nord che ci ama, che desidera che i nostri territori ritornino a splendere come un tempo, vogliamo costruire un futuro diverso, un futuro migliore, ma soprattutto pensiamo a un futuro che corrisponda concretamente ai nobili contenuti del dettato costituzionale e scritti con grande senso di responsabilità ed equilibrio da uomini che hanno rappresentato la vera Italia unita. Oggi il Sud è un ammalato grave che per essere curato non ha bisogno del menefreghismo secessionista della Lega Nord, ma necessita di persone più consapevoli del fatto che la modernità di un territorio risiede nel concetto di qualità della vita.

Non si può stravolgere la casa di tutti gli italiani a colpi di maggioranza, privilegiando una parte sola degli italiani

La ricchezza di un Paese: il concetto di paesaggio

L’inno di Mameli “fratelli d’Italia” rappresenta il paesaggio idealistico dell’identità nazionale

L’Italia è una nazione con un’identità culturale basata su una storia millenaria d’inestimabile valore per l’umanità, che ha il dovere di custodire. Noi italiani abbiamo un alto compito che è quello di preservare questo patrimonio e di contribuire a renderlo accessibile a tutti, garantendo alle future generazioni la possibilità di conoscere uno dei contesti culturali e artistici più interessanti che l’uomo sia stato in grado di realizzare.

Lo sviluppo dell’intelletto umano è favorito dalla ricchezza paesaggistica

La ricchezza di un Paese si fonda sostanzialmente sul paesaggio, inteso non solo come l’aspetto naturalistico e morfologico di un territorio, ma anche come il prodotto dello sviluppo storico-dinamico dell’agire umano (patrimonio storico-tecnico-artistico e idealistico). Il territorio ha, a mio avviso, un’importanza fondamentale per la determinazione della ricchezza culturale di un popolo sia in termini materiali che in termini ideali. Il paesaggio è uno strumento potente per influenzare ed interessare le masse, non a caso studiosi e artisti di ogni genere hanno trovato in Italia importanti fonti di ispirazione. Molto spesso si dice che l’Italia produce ottimi cervelli, ebbene non penso che sia un risultato attribuibile al solo merito degli insegnanti, anche il paesaggio ha la sua importanza e, inoltre se esistono nei nostri istituti bravi insegnanti questo è dovuto anche alla ricchezza del nostro paesaggio! Ma il paesaggio, a mio avviso, è anche un potenziale di capacità che racchiude in sé molteplici attività umane e la vitalità di queste si traduce in termini di ricchezza; queste capacità dovrebbero essere messe in condizione di lavorare per il bene del paese. La ricerca scientifica per esempio è una di queste e in ciò l’Italia è molto indietro a causa delle scarse risorse a essa destinate; esistono Paesi che investono di più, esistono Paesi dove la ricerca è finanziata dai colossi farmaceutici, in Italia queste grandi multinazionali non esistono, se non in forme limitate. Il nostro sistema universitario e debole dal punto di vista finanziario, inoltre è ancora poco sfruttato dalla politica che non pretende, ne motiva le università a fare progetti di alto profilo istituzionale utili alla collettività. Il cinema per esempio è un indotto industriale di non trascurabile importanza culturale per un paese, ma questa potente macchina non viene sfruttata per promuovere l’italianità al di fuori del nostro territorio, se non in forme pressoché mediocri. Uno dei problemi strutturali dell’Italia è che non riesce a supportare dal punto di vista organico la crescita industriale di alcuni settori strategici, cioè un impresa piccola fa molta fatica a diventare media, e un’impresa media a sua volta difficilmente diventerà grande e questo è un limite enorme per la competizione a livello mondiale. Oggi la competizione italiana deve orientarsi alla qualità dei prodotti e alle competenze necessarie e sufficienti per venderli, ma senza un adeguato apparato infrastrutturale dei trasporti (merci, persone e idee) non riusciremo a dare le giuste opportunità a tutti i settori produttivi strategici del nostro paese.

Osservazioni e approfondimenti

La potenza del paesaggio poetico che si trasforma in ricchezza reale

l’industria del turismo è un settore strategico per l’Italia, ma ha bisogno dell’ideologia della qualità della vita per essere rivalutato

Il paesaggio, inteso quindi come la particolare fisionomia di un territorio determinata dalle sue caratteristiche fisiche, antropiche, biologiche ed etniche, è una delle risorse principali per l’Italia; esso è imprescindibile dall’osservatore e dal modo in cui viene percepito e vissuto. Il paesaggio è clima, il paesaggio è agricoltura, il paesaggio è cucina mediterranea, il paesaggio è ottima formazione, il paesaggio è intelligenza dei cervelli, il paesaggio è cultura ecc; grazie al paesaggio il territorio italiano è stato per molti secoli il centro storico (inteso come il luogo dove si sono sedimentate eccezionali prove culturali dell’attività umana) più importante e potente della cultura umana, reso possibile dall’incontro e dalla sintesi di molteplici esperienze culturali provenienti da tutto il mondo. Pertanto l’Italia avendo un paesaggio più ricco e completo ha più opportunità potenziali, quindi esso dovrebbe essere coltivato sia dal punto di vista materiale che ideale; nella pratica, invece, ciò è ostacolato dai problemi di carattere strutturale riconducibili tutti a un mediocre livello di qualità della vita del sistema Italia, il quale produce: conflittualità, scarse competenze, corruzione, poca trasparenza e, così via. Nei periodi di decadenza economica i nodi vengono al pettine: carenze energetiche, carenze manageriali, carenze dirigenziali, carenze di risorse. Proprio in questi momenti nasce l’esigenza di individuare le priorità; oggi la priorità italiana numero uno dovrebbe partire dal senso di responsabilità politica, che dovrebbe trovare le risorse giuste mettendole al posto giusto (viene da dire: dimezziamo i costi della politica, e se i nostri politici costano troppo e fanno poco andiamo a scegliere i nostri rappresentanti nel resto d’Europa, dove sono più competitivi e più efficienti).Visto che la ricchezza umana fondata sul paesaggio è sicuramente più potente della ricchezza dei prodotti finanziari (derivati e contenitori vari difficilmente decifrabili) generati molto spesso sulla base di teorie e modelli capitalistici (virtuali), creati dal gioco della finanza e da speculatori senza scrupoli perché speculano sulla povera gente, allora grazie alla sua cultura millenaria l’Italia è meno esposta alle turbolenze finanziarie dell’economia mondiale, in quanto il paesaggio italiano è fondato su di una ricchezza reale, tangibile; essa possiede un’estetica, una bellezza sensitiva, che ci è invidiata dal mondo intero.

Spesso i prodotti finanziari diventano forme patologiche al servizio del potere, nel bene e nel male, coinvolgono indiscriminatamente persone innocenti su scala mondiale, perciò non danno valore alla funzione nobile dell’esistenza e ai diritti umani. Paradossalmente questo gioco finanziario produce, in alcune fasi ascendenti, vantaggi economici, quindi ricchezza, che permette di crescere economicamente e di distribuire benessere, mentre nelle fasi discendenti genera perdite su scala mondiale come si è visto con il caso dei derivati americani (e il caso di dire che l’America ha dato, l’America ha tolto…); oggi il Presidente Mario Draghi propone alcune misure (regole del gioco) per arginare le perdite delle fasi discendenti, permettendo così a questo gioco di continuare riconquistando la fiducia da parte degli investitori. I capitali al servizio della qualità della vita: questa, invece, sarebbe la miglior regola.

L’unico modo per rivalutare lo straordinario paesaggio italiano

è l’ideologia della qualità della vita

Tuttavia il paesaggio resta e non svanisce mai, anzi si rivaluta sempre, ci emoziona sempre e ci meraviglierà ancora per molto, grazie all’idea che è in continuo movimento, grazie all’interpretazione poetica della realtà che ci circonda. Per questo motivo l’indotto industriale del settore turistico riveste un ruolo di enorme importanza per la stabilità economica del nostro Paese; ciò è motivato anche dalla potente industria manifatturiera e dalla massiccia presenza di artigianato, di piccole e medie imprese, senza alcun dubbio conseguenza di questa storica ricchezza, che l’Italia ha il piacere di vantare, che collaborano affinché questa cultura sia anche nel futuro una risorsa economica di non trascurabile importanza. Molto spesso sentiamo dire che l’Italia non possiede materie prime per lo sviluppo industriale, ma da questo punto di vista è un territorio ricco di straordinarie materie prime che non viene rivalutato nel modo giusto. Quando si parla di paesaggio non può mancare l’attenzione verso quello agricolo e marittimo fin dall’antichità considerati strategici, oggi sono deturpati, maltrattati e poco considerati. L’Italia possiede eccezionali prodotti alimentari che non vengono esportati, che hanno difficoltà a stare sul mercato perché non esiste una sufficiente domanda nazionale. Affinché questo mercato possa svilupparsi al di fuori del territorio nazionale lo Stato italiano dovrebbe supportare i produttori con efficienti trasporti a livello internazionale e mondiale. I paesi asiatici per crescere economicamente hanno bisogno di materie prime e il cibo è una fondamentale materia prima, indispensabile fonte di energia per il corpo umano, ma fino a quando non riusciremo a creare le necessarie piattaforme commerciali (accordi e negoziati per incentivare la creazione di nuove rotte commerciali più efficienti), questa resterà solo una bella idea. (Ogni paese compete in base a ciò che è stato e a ciò che è e si appresta ad essere), l’Italia è attualmente un paese che dovrebbe puntare molto sui prodotti di qualità, l’eccellenza e l’innovazione anticipando e pianificando lo sviluppo degli eventi storici; ecco che la qualità della vita diventa una perfetta innovazione al posto giusto nel momento giusto. Secondo questa prospettiva l’Italia meridionale e la sua posizione strategica sul Mediterraneo può rivestire un ruolo da protagonista per lo sviluppo di relazioni commerciali su scala mondiale. Naturalmente questa logica di sviluppo dovrebbe essere supportata da efficienti piattaforme portuali e aero-portuali.

Sosteniamo la rivoluzione del mondo arabo attraverso le interazioni culturali e commerciali

A questo proposito dovremmo incentivare la crescita di alcuni settori strategici: l’edilizia (pensando ad un piano di edilizia residenziale di medio/alta qualità, puntando sulla crescita del volume in altezza, quindi grattacieli incastonati con sapienza architettonica li dove sussistono le caratteristiche per attirare residenti facoltosi a vivere in Italia o attirare persone desiderose di spostarsi in residenze particolari, moderne e panoramiche) la cantieristica navale, aereo e ferroviario, farmaceutico, dei profumi, il tessile, l’industria automobilistica, il settore agro alimentare, dei componenti elettronici e informatico. Il modo meno assistenzialista per aiutare questi settori è quello di aprire, attraverso negoziati intelligenti e convenienti per tutti, nuove rotte commerciali verso i paesi che si affacciano sul mediterraneo e i Paesi asiatici.A questo punto il Medio Oriente [1], zona ad alta tensione bellica acquisirebbe un ruolo di fondamentale importanza, perché diventerebbe un’importantissima zona di collegamento con la Cina, l’India ecc. L’area mediorientale possiede una scarsissima presenza di risorse idriche, quindi creare degli indotti idrici provenienti dall’Italia e dai Paesi dell’ex Unione Sovietica ecc, fornirebbe un punto di partenza per la pace e la prosperità in tutto il mondo. Questa prospettiva rappresenta un valida soluzione politica ai conflitti mondiali attualmente esistenti, che si aggiunge alle proposte avanzate nell’ultima parte di questo libro, ma sul fronte finanziario la partita è già iniziata. Stanno nascendo colossi finanziari che a parere degli esperti, costringerà anche la Cina e l’India a giocare con le regole degli occidentali.

In questi ultimi tempi stiamo assistendo a due grandi fusioni con fisionomie abbastanza diverse. Da un parte l’asse Londra-Milano-Toronto siamo di fronte a un conglomerato destinato a diventare la prima Borsa al mondo per numero di società quotate (circa 6.700) e primo – in particolare – per le aziende del settore energetico e dall’altra parte, New York-Parigi-Francoforte  potrebbero dar vita alla prima Borsa per lo scambio dei derivati e nella raccolta di capitale.

L’Unità d’Italia

Con quali principi hanno agito i padri e madri costituenti e con quali principi la politica odierna agisce?

La costituzione italiana è ciò che ci unisce politicamente:

cosa hanno fatto i governi per attuarne il dettato equamente su tutto il territorio

Il concetto d’Italia unita, proprioper le sue caratteristiche idealistiche e materialisticheinsieme, non è più visto come un postulato cosìtanto evidente da essere unico e inviolabile.È chiaro a tutti che l’Italia è una realtà che dipende da unaserie di presupposti, senza i quali essa decade. A questo punto diventa evidente come la Costituzione della Repubblica italiana possa, essa stessa, essere considerata come una meta per gli italiani e se oggi si parla del suo declino è perché la politica italiana ha tradito la sua funzione nobile. La classe politica attuale in Italia ha sicuramente contribuito al benessere delle proprie tasche con privilegi e stipendi a dir poco generosi, rispetto alla media dei rispettivi stipendi europei (e questa è forse la vergogna più grande per una coscienza politica che si ritenga civile). Tuttavia, le incessanti rivendicazioni di un Nord sempre più esigente in termini di qualità della vita e il malgoverno del Sud sono la dimostrazione lampante di un alto tradimento nei confronti della nazione. Il punto è proprio questo: i presupposti dellagiovane Costituzione italiana, che fondano il concetto diItalia unita, sono stati creati per il bene di tutta la comunitànazionale, per creare le basi per il progresso dell’Italia interae non per una parte sola di essa. A me pare che lo Stato, soprattutto in questi ultimi anni, sia molto attento alle esigenze dello sviluppo nordista e poco attento alle esigenze del Sud, che ha bisogno di crescere quanto il Nord, soprattutto investendo nella macchina del turismo e nell’industria marittima per lo sviluppo del commercio del Mediterraneo. Questo ragionamento è evidente quando ci si concentra sulle esigenze economiche rivendicate con tanta forza reazionaria, a mio avviso pericolosa, dalla Lega Nord di Bossi e sulla mancanza, da parte dello Stato centrale e dei partiti che contano, di una strategia politica per contrastare quegli enti locali incapaci di creare qualità della vita. Il Sud ha bisogno di capitali quanto il Nord, abbiamo bisogno di capitali da destinare a tutti quei programmi appositamente pianificati che hanno lo scopo di realizzare la qualità della vita ed un’adeguata crescita economica sul nostro territorio, condizione indispensabile per sfruttare al meglio una delle risorse più importantidel Meridione, cioè la macchina del turismo.

Il Meridione deve far sentire la propria voce

Lega Nord promuove il federalismo come una sorta di istinto egoistico? La legge del più forte che ambisce a cambiare le regole del gioco

L’Italia è una famiglia dove tutti hanno gli stessi diritti e doveri

Sono millenni che l’essere sociale “uomo” manifesta una caratteristica alternanza: in alcuni momenti vi è una tendenza ad aggregarsi e in altri a disgregarsi, secondo una tendenza tipica della psicologia umana. Il primo caso si manifesta quando gruppi scollegati ambiscono a unirsi idealmente e materialmente per diventare più forti e più competitivi. Il secondo caso, invece, si manifesta quando almeno un gruppo ritiene che distaccarsi dal gruppo di appartenenza sia più vantaggioso per diversi motivi; in quest’ultimo caso la causa scatenante è il contrasto idealistico e materialistico fra gruppi che pensano e agiscono in maniera diversa; anche la paura dell’ignoto e a volte l’incapacità di interazione gioca un ruolo importante. Oggi il concetto di qualità della vita così come è stato proposto da me delineerebbe, una tendenza a favore dell’aggregazione e cioè ad una maggiore cooperazione ed interazione fra i popoli, in quanto alcune forme di pianificazione che si fanno a livello territoriale sono superflue e continuamente ripetitive. Per minimizzare i costi massimizzando i profitti relativi alla qualità della vita, basterebbe un’unica pianificazione a livello nazionale, oppure a livello mondiale. Questo modo di procedere di cui si dirà più ampiamente in seguito a proposito del concetto di globalizzazione, è uno dei metodi per controllare lo sviluppo ecosostenibile dei territori, nonché un metodo per contrastare l’attività illecita di capitalisti senza scrupoli. L’Italia è un Paese antico ricco di storia e di cultura. Durante il suo cammino politico ha attraversato vari momenti di tipo aggregativo oppure disgregativo. Con l’Unità d’Italia il Nord demolì quel prestigio culturale e politico che aveva meritatamente raggiunto il Meridione, ottenne i territori e acquisì un ingente capitale monetario utile alla propria crescita economica: nacque la famosa questione meridionale. Per il Meridione iniziò un inesorabile declino che ci porta fino ai giorni nostri attraverso le politiche di industrializzazione a favore del Nord, l’emigrazione di forza lavoro verso il Nord e le politiche fallimentari al Sud. Da qualche anno e precisamente da quando nasce la Lega Nord si è notato l’interesse di un Settentrione sempre più esigente in fatto di risorse monetarie da destinare alla crescita economica. Il federalismo fiscale è la evidente dimostrazione di questo fatto; esso in sostanza afferma il principio che chiha qualcosa in più avrà qualcosa in più e chi ha qualcosa inmeno avrà qualcosa in meno, anche se si vuol far credere che coloro che avranno qualcosa in meno in realtà avranno ciò che hanno oggi. Ma ciò che hanno oggi è uno scarso livello di qualità della vita. Non esiste fiscalità di vantaggio che tenga, né federalismo o regionalismo per risolvere il degrado istituzionale di quest’ultimo ventennio. Lo Stato deve ritornare semplicemente a fare ciò che gli compete, cioè a esercitare le sue funzioni in ogni angolo del territorio nazionale. Deve imparare a gestire il territorio per garantire sviluppo e libertà d’azione da parte dei cittadini desiderosi di vivere e prosperare in quel luogo per quel luogo. Deve imparare a governare il territorio nazionale, a pianificare le strategie per il futuro senza trascurare il Mezzogiorno e la posizione strategica che esso ha nel Mediterraneo. Deve evitare di sprecare risorse per rafforzare questo deludente regionalismo con maggiore decentramento del potere a livello locale (federalismo e federalismo fiscale) e piuttosto destinare nuovi e ingenti fondi rafforzando i suoi compiti primari su tutto il territorio nazionale in maniera capillare ed energica. Solo così e solo allora il popolo meridionale potrà dimostrare le sue capacità competitive e di crescita, non soltanto economica. La verità è che il

L’Itali ha bisogno di rigenerare i suoi principi fondati sull’interesse generale: diamo una funzione nobile al Sud Italia

federalismo fiscale se inteso egoisticamente è un principio incostituzionaleche, guarda caso, non fu ritenuto prioritario dai nostri saggi padri e madri costituzionali, per il semplice motivo che inuna famiglia tutti hanno diritto alla stessa parte. Certo a ogni diritto è associato un dovere, che consistenel far sì che la parte che si è ricevuta di diritto basti per affrontare le esigenze di qualità della vita di un territorio. Pare che il mancato rispetto, da parte di tutti gli enti locali del Sud, di questo dovere abbia determinato un decisivo punto a favore del federalismo fiscale. Per ottenere questo importante risultato politico la Lega Nord di Bossi ha giocato su due elementi molto importanti: il primo è l’esigenza di crescita in termini di qualità della vita di chi vive al Nord e il secondo è l’accusa verso i malgoverni del Sud definiti incapaci di gestire le risorse. Ebbene, per questi motivi non penso che il federalismo fiscale sia una legge motivata dall’interesse generale, anche se demagogicamente si vuol far credere il contrario. È deprimente vedere come la maggior parte dei partiti italiani, dopo aver combattuto aspramente contro le idee di secessionismo della Lega, ora sia favorevole al federalismo di Bossi. Dal federalismo al secessionismo non c’è molta strada: praticamente il federalismo è quello strumento con cui un gruppo si allontana da un altro, realizzando le basi culturali per il secessionismo ed è proprio per questo motivo che il federalismo bossiano è come un vento che soffia nella direzione della bandiera verde della Padania libera. Lo Stato italiano sottovaluta….poi si ritrova i mostri in casa come fu per Mussolini ieri, così oggi per Berlusconi che è diventato una potenza finanziaria e mediatica ingombrante per la democrazia, un uomo che ha appesantito gli equilibri democratici e culturali di questo Paese. La maggior parte dei Comuni e delle Regioni del Nord, sia quelle di centrosinistra che quelle di centrodestra, sono favorevoli al federalismo: questo significa che sia il PD che il PDL desiderano realizzare il federalismo in accordo alla Lega Nord di Bossi. A chi giova tutto questo? Ebbene, io dico che giova alla Costituzione italiana perché da queste esperienze l’Italia dovrà imparare a difendersi.

L’Italia ha bisogno di una nuova politica per il Sud:

un nuovo Partito

 

Oltre il federalismo: uno Stato equo-solidale

Con il federalismo si vogliono premiare i “clienti migliori”, quelli che contano di più

Avete mai visto un cittadino che vive al Sud votare per Bossi, Calderoli, Maroni ecc.
Stanno maturando i tempi per iniziare una nuova fase costituente che metta a confronto il popolo del Sud Italia con il popolo Nord Italia

A mio modesto avviso tutte le parole che finiscono per “ismo” sono pericolose. A questo punto del discorso è evidente che se siamo ancora lontani dall’attuazione degli obiettivi della Costituzione italiana in tutto il Paese lo dobbiamo agli uomini che avrebbero dovuto guidarci verso la realizzazione di questo obiettivo. In particolare sono convinto che il concetto di federalismo italiano somigli all’idea che in casa propria si può fare ciò che si vuole, trascurando il fatto che l’Italia è attualmente la casa di tutti gli italiani, un fatto importante che solo un pazzo o un nuovo dittatore metterebbe in discussione. Il federalismo, contrariamente a quanto pensano i suoi diretti sostenitori, non è uno strumento indispensabile per lo Stato italiano per tante ragioni storiche e politiche, scientifiche e tecnologiche, senza sottovalutare il fatto che l’Italia è un Paese di forte ispirazione cattolica, elemento senz’altro unificante. In un momento storico delicato come questo, dove si dovrebbe tendere all’unione per essere più forti e competitivi e per favorire la cooperazione fra gli Stati, il federalismo non fa altro che indebolire il sistema Italia sia internamente che esternamente. Internamente perché il Paese si frammenta nell’unità regionale e comunale, allontanandosi da un unico semplice concetto di unità nazionale. Esternamente perché l’Italia rischia di diventare un Paese ancora più complesso di come già attualmente è, e con il quale un Paese straniero avrà molta più difficoltà a cooperare. Per realizzare la qualità della vita in Italia abbiamo bisogno di maggiore pianificazione a livello nazionale, pertanto c’è bisogno di più Stato e una nuova ideologia che metta fine alla generazione dello scontro ideologico (destra/fascisti-sinistra/comunisti). Per affrontare il problema del malgoverno territoriale e delle amministrazioni inadempienti lo Stato può utilizzare altri tipi di strumenti legislativi come ad esempio una commissione permanente appositamente creata per svolgere un ruolo di supercontrollo delle spese, un compito questo che attualmente riveste la Corte dei Conti, un organo importante che andrebbe riformato o al più potenziato. Si potrebbe pensare di affiancare alla Corte dei Conti uno degli attuali rami del parlamento di Camera o Senato (il bicameralismo, a mio avviso,  è fallito, i tempi sono maturi affinché l’Italia si dia un parlamento legiferante più snello ed efficiente, pertanto una camera è più che sufficiente). La Camera e il Senato sono istituzione che svolgono la stessa funzione, questa suddivisione fu creata per questioni di garanzia, c’era lo spettro del fascismo all’ora, oggi non hanno più ragione di esistere, anche perché questi due soggetti non producono un ritorno in termini di efficienza e qualità, intanto i tempi per emanare una legge si allungano; questa mi pare una straordinaria operazione di snellimento degli organi dello Stato, abbattendo la vera e vergognosa spesa pubblica, e finalmente, il cittadino vedrebbe un impegno serio da parte dello Stato nella risoluzione dei suoi problemi legati alla qualità della vita. Questa rinnovata fiducia porterebbe un vantaggio notevole in termini di efficienza di tutto il sistema Italia. In questo modo si darebbe più spazio al metodo del commissariamento o di elezioni anticipate per quelle Regioni o Comuni che non rispettano una serie di parametri prestabiliti dal governo centrale.

Stanno maturando i tempi per iniziare una nuova fase costituente che metta a confronto il popolo del Sud Italia con il popolo Nord Italia

Punti d’arrivo

L’opposizione si fa con i fatti e non a parole, ma soprattutto si fa con la coerenza

La debolezza del Sud si esprime nell’assenza dello Stato, nel caos che nasce dalla eccessiva inefficienza della classe dirigente definita giustamente e di fatto sprecona, nelle guerre tra le bande che si spartiscono i territori, in un pluralismo politico caotico. Pertanto i cittadini meridionali sono disillusi e scontenti, sono depressi e demotivati, sono tra loro poco coesi e disorganizzati. Il problema del Sud è la qualità della vita: un solo problema, dunque, e ciò nonostante i cittadini del Sud non riescono a trovare degli obbiettivi comuni per combattere insieme contro un’unica giusta causa. Questa disgregazione è tanto più pericolosa quanto più presente è a livello regionale o addirittura comunale, provocando una dannosa disarticolazione del tessuto sociale e civile, che è un indispensabile anticorpo per un Paese moderno e democratico. L’insieme di questi fattori negativi danneggia, fra l’altro, l’immagine delle straordinarie bellezze paesaggistiche e patrimoniali del prodotto meridionale. Le rivendicazioni di un Nord sempre più esigente in termini di risorse economiche da destinare alla qualità della vita e il malgoverno del Sud sono la dimostrazione lampante di questo fallimento.

Per quale motivoil popolo meridionale dovrebbe sentirsi così tranquillonel farsi tutelare da un partito, il PD che al Sud ha permesso gravi disastri come l’inquinamento di vaste aree sottratte all’agricoltura per l’inesistenza di una seria politica per lo smaltimento dei rifiuti; l’inquinamento del mare sottratto alla balneazione per l’inadeguata azione politica per lo smaltimento delle acque reflue e poi ancora scarsa manutenzione, invivibilità degli agglomerati urbani, servizi inefficienti, bonifiche mai realizzate…e non ho mai sentito da parte di Bersani o del partito, richiedere le dimissioni dell’ex Presidente della Regione Bassolino.Il Partito Democratico al Nord si comporta in un modo e al Sud in un altro. Al Settentrione accetta il federalismo fiscale come un’opportunità, favorendo la parte più ricca d’Italia, mentre al Sud consente contaminazioni di rifiuti tossici (provenienti fra l’altro dal Nord Italia), poca trasparenza, illegalità e corruzione. Come può il Partito Democratico astenersi alla Camera su una materia importante come il federalismo fiscale consentendo l’approvazione della legge delega 5 maggio 2005 n. 42[2], recante i principi e i criteri direttivi per l’attuazione del federalismo fiscale, e dirsi garante della Costituzione?

Il popolo del Sud Italia deve far sentire la propria voce unita, si scelgano una serie di persone capaci e concrete per trattare con la Lega

Il Pd, autodefinitosi il partito della disciplina e della coerenza come più volte si è evinto dalle dichiarazioni dei suoi leader, al Sud si piega a logiche clientelari perverse e poco trasparenti, mentre al Nord favorisce i clienti migliori; il Presidente Dalema va dicendo che il federalismo fiscale è stato approvato dal centrosinistra con due soli voti di maggioranza e al centrodestra il compito-merito per attuarlo; forse il PD pensava ai voti del Nord? con questa deprimente strategia sul futuro dell’Italia tutta al favore del Nord, il Partito Democratico ha dato una valida base ideologica all’alleanza Bossi-Berlusconi, i quali preferiscono, come si evince dalle loro affinità idealistiche e materialistiche, un’Italia a due velocità; la parte più ricca ancorata ai Paesi del Centro Europa e il Mezzogiorno lasciato a se stesso e nelle mani di logiche di potere mediocri. A Berlusconi e alla sua famiglia va bene, in quanto tutti i loro interessi economici sono concentrati verso il Nord, mentre per Bossi si tratta di una ragione di esistenza politica per sé e per il suo partito, nonché per i suoi clienti elettori. Quindi se da un lato abbiamo una strategia vincente per avvantaggiare il Settentrione nell’intensificazione di rapporti commerciali con il Centro e Nord Europa, dall’altro lo Stato e il governo italiano non hanno una strategia per il Mezzogiorno o meglio lasciano prevalere alcune logiche di potere che non hanno interesse a collocare l’Italia e il Meridione al centro del Mediterraneo. Secondo una reale ottica di centralità l’Italia tutta intera dovrebbe giocare un ruolo più attivo ad esempio per la pacificazione del Medio Oriente, consolidare rapporti culturali e commerciali con tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e, perché no, creare le basi per intensificare il commercio con i Paesi emergenti dell’Asia. Secondo questa logica è l’Italia che deve iniziare a gestire attraverso scambi e negoziati intelligenti, convenienti per tutti, una strategia di apertura culturale e commerciale, non più di diffidenza e chiusura (retaggio del dopoguerra). L’umanità deve cambiare rotta: esistono le condizioni per un periodo di pace e di prosperità culturale ed economica per tutti i popoli di questo mondo e l’Italia ha il dovere di interpretare questo ruolo da protagonista, per ragioni storiche e per la sua straordinaria posizione geografica. Il Meridione in questo modo acquisirebbe prestigio e una nuova funzione nobile di non trascurabile importanza, al servizio del Paese e del mondo intero. Purtroppo finché non prevarrà questa nuova sensibilità a livello istituzionale (locale e mondiale), dovremmo accontentarci della mediocrità politica, del federalismo di Bossi-Berlusconi e di una strategia a livello mondiale basata sostanzialmente sui conflitti e non sulla cooperazione.

Il Sud è stretto nell’orribile morsa del malgoverno territoriale e del gioco di potere nordista

Parte seconda

Salviamo gli equilibri naturali

Ogni moderna città degna di

questo nome, piccola o grande

che sia, deve tutelare e garantire nelle

sue immediate vicinanze delle

adeguate superfici incontaminate,

per la balneazione,

la pesca e l’agricoltura,

con l’obiettivo di frenare l’inquinamento e la

cementificazione selvaggia, nonché contrastare  il profitto

senza scrupoli delle multinazionali del settore alimentare.

Metodi pratici per la qualità della vita

Incentivare l’autorealizzazione di persone meritevoli

capaci di coinvolgere un popolo nella realizzazione

di un progetto concreto ed efficiente per tutti.

Breve nota storica sulla città di Napoli

Il paesaggio partenopeo è unico al mondo, ma non deve ridursi al solo centro storico, bisogna tener presente tutti i settori produttivi

Napoli fu fondata tra il IX e l’VIII secolo a.C. da coloni greci; successivamente rifondata con il nome di Neapolis nella zona bassa tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., viene annoverata tra le principali città della Magna Grecia. Nel corso della sua storia quasi trimillenaria Napoli vedrà il susseguirsi di lunghe e numerose dominazioni straniere, rivestendo una posizione di rilievo in Italia e in Europa.

Oggi il capoluogo della Campania è un comune di 960.247 abitanti (il terzo per popolazione dopo Roma e Milano), che diventano 4.434.136 se si tiene conto dell’intera area metropolitana, comprendente la città e altri 172 comuni.

Si affaccia ad anfiteatro su uno dei golfi più incantevoli del mondo, è situata in posizione pressoché centrale rispetto a esso, tra il Vesuvio e l’area vulcanica dei Campi Flegrei. Il suo vasto patrimonio artistico e architettonico è tutelato dall’UNESCO, che, nel 1995, ha incluso il centro storico di Napoli, il più vasto d’Europa, tra i siti del patrimonio mondiale dell’umanità.

Napoli: una città moderna

Questa sezione si prefigge di individuare i fattori che determinano un basso livello di qualità della vita nella città di Napoli; inoltre viene proposta una serie di interventi strutturali per renderla moderna.

Creare condizioni di benessere culturale in un ambiente diventa più difficile con l’aumentare della complessità insita di un territorio. Perciò si rende necessario uno studio profondo del territorio, che può variare a seconda degli strumenti utilizzati e a seconda delle capacità di immaginazione degli uomini che vi appartengono. Ciò deve avvenire utilizzando i saperi antichi e le capacità dei singoli, organizzati nello sfruttare in maniera sostenibile ogni tipo di risorsa che un territorio possiede.

La politica della qualità della vita permette di attrarre capitali e quindi garantire stabilità monetaria

L’ideologia della qualità della vita, come si è detto, rappresenta l’insieme delle opportunità che una efficiente comunità Stato e il patrimonio territoriale, forniscono ai suoi abitanti. In una società tecnologicamente evoluta e urbanizzata questo insieme di opportunità ha bisogno di essere sempre più sofisticato per soddisfare le esigenze di crescita di tutti. Pertanto, i Paesi con i livelli più alti di qualità della vita sono quelli in cui il Capo dello specifico Governo si avvale del progresso tecnologico, che fornisce a lui e al suo staff gli strumenti essenziali per poter fare delle accurate pianificazioni strutturali per il controllo e lo sviluppo territoriale. L’insieme dei concetti delineati nell’ideologia della qualità della vita esprime, a mio avviso, la modernità di un qualsiasi territorio ed è applicabile a ogni città, Paese e nazione.L’applicazione di questo modello trasformerebbe in un decennio Napoli e il Sud in un’importante piattaforma turistica a livello europeo e mondiale, fornendo all’Italia una marcia in più. Si vedrà come le proposte fatte nella seconda parte di questo libro siano volte a rendere il “prodotto-Napoli” sicuramente più accattivante, riuscendo a incuriosire anche il più distratto degli investitori.

Rendere Napoli una città moderna significa:

1) riconoscere e ridar valore alla sua identità storico-culturale che è strettamente connessa al patrimonio artistico, artigianale, agricolo, marino e montano; una serie di vantaggi che fanno di Napoli, dal punto di vista paesaggistico, una città completa con un potenziale notevole di sviluppo.

2) Superare la contrapposizione tra vecchie ideologie politiche, mettendo fine alla generazione dello scontro ideologico (destra/fascisti-sinistra/comunisti).

3) Dare inizio ad una nuova generazione che lavori per realizzare l’ideologia della qualità della vita, il che significa riqualificazione del territorio con la partecipazione attiva dei napoletani e di ogni singola municipalità, ognuna con il suo importante patrimonio paesaggistico e culturale, ciò si ottiene motivando le popolazioni, supportandole strutturalmente, pianificando strategie politiche di sviluppo del territorio e finanziando progetti di alto profilo istituzionale, come ad esempio quelli che hanno la finalità di sensibilizzare l’opinione pubblica al rispetto dell’ambiente cittadino e della natura, alla quale siamo profondamente legati per una semplice, ma profonda ragione di sopravvivenza. Napoli deve diventare una nuova città a disposizione delle nuove generazioni, pertanto per crescere demograficamente ed economicamente, dovrà puntare a diventare la città dello sport e della cultura, partendo da quella contadina fino ad arrivare a quella marina, quindi una realtà che ambisce con progetti ambiziosi a diventare leader nell’attrazione dei giovani, i quali devono trovare terreno fertile per le loro ambizioni alte e  venire a Napoli per investire sul proprio futuro lavorativo e familiare. Dovrà essere una città che assiste gli anziani, li stimola a rendersi utili e a vivere più serenamente. Per rigenerare i nobili principi che stanno alla base dell’Unità d’Italia, abbiamo bisogno di dare una funzione nobile al Mezzogiorno rivalutando le straordinarie bellezze paesaggistiche del Meridione con il suo imponente e meraviglioso patrimonio marino e campestre, il romanticismo dei panorami mozzafiato, i monumenti, i centri storici, l’artigianato e le botteghe d’arte, la deliziosa tradizione culinaria e i prodotti tipici, il sole, il carattere dei centri abitati accoglienti e festosi, disponibili e affettuosi. Discorrendo le pagine di questo libro individuerete, quindi, una valida strategia che permetta lo sviluppo della macchina turistica del centro storico e dell’area occidentale di Napoli, inoltre troverete alcune idee utili allo sviluppo di un polo industriale nella zona Est di Napoli, che supporti quel tessuto di imprese già esistenti come il Consorzio High Tech e il nuovo Polo di ricerca aerospaziale presenti nella zona e, infine, qualche progetto interessante per la fondamentale zona nord di Napoli, una zona che custodisce l’ultima tradizione agricola della città e che rischia di essere deturpata dalla speculazione edilizia selvaggia e dalla presenza di discariche di rifiuti.

Il Meridione grazie alla sua posizione geografica può diventare una affidabile piattaforma commerciale per i Paesi asiatici emergenti, per l’Africa e per tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. L’Italia, investendo sulla sicurezza e l’efficienza di approdi commerciali (porti, aeroporti, linee ferroviarie) e, potenziando i trasporti, creerebbe le basi per la nascita di una nuova strategia politica aperta al confronto e al progresso culturale.

Trasparenza nei programmi elettorali,

il popolo deve sapere

dove si vuole andare

In questo modo il Meridione può diventare un’opportunità di sviluppo e di benessere anche per il Nord.

Elementi che determinano un basso livello di qualità della vita

Elenco sintetico dei possibili disagi che si incontrano in città

Questo si chiama degrado culturale

Il caos cittadino, i trasporti pubblici inefficienti, la burocrazia mal funzionante, l’illegalità e la corruzione, i dipendenti comunali fannulloni, la mancanza di verde pubblico e di zone attrezzate per la ricreazione, la disabitudine al senso civico, la competizione negli ambienti di lavoro pubblico, la carenza di servizi ospedalieri di qualità, l’inquinamento del mare e la conseguente inesistenza di stabilimenti balneari, lo stato di dissesto delle strade, la mancanza di aiuti alle famiglie e al sociale, la scarsezza di eventi artistici, l’assenza di servizi e aiuti all’agricoltura e alla pesca, l’inefficienza dello smaltimento dei rifiuti… L’insieme di tutti questi aspetti negativi denuncia l’incapacità della classe dirigente che non affronta questi problemi come si dovrebbe, essa non è riuscita a pianificare una strategia vincente, essa non è riuscita a coinvolgere il popolo in un progetto efficiente utile a tutti. Ciò determina spesso comportamenti socialmente devianti, addirittura aggressivi e senz’altro lontani dal concetto di democrazia.

Stress cittadino

Smog e rumore sono due fattori che determinano lo stress cittadino

Queste sono solo alcune delle idee per rendere Napoli una città a misura d’uomo

La causa principale dello smog e del rumore è la congestione del traffico automobilistico. Troppe auto ai margini delle strade rendono la città più piccola, troppi veicoli arrivano dalle periferie e si spostano in città, in particolare per motivi di lavoro. Decongestionare i centri abitati dal traffico automobilistico significa intensificare i trasporti su rotaia e migliorare la rete dei trasporti pubblici, prevedere interventi di pedonalizzazione, aumentare il verde pubblico o in generale luoghi attrezzati per l’aggregazione sociale, realizzare parcheggi comunali o privati sotterranei e ampliare quelli già esistenti, progettare una pista ciclabile da record che percorra da ovest a est Napoli, istituire sensi unici di marcia e rotonde…

Le linee di trasporto su ferro a Napoli e provincia sono fatiscenti e non idonee a una città che vuole essere più efficiente. Alcune linee, come la Cumana, i cui treni sono quasi sempre mal funzionanti, dovrebbero essere interrate o corredate di sottopassaggi per le auto, perché durante i loro lenti percorsi non fanno altro che acuire il problema del traffico cittadino anche a causa dei numerosi passaggi a livello, per non parlare dei pericolosi problemi di staticità che arrecano ai palazzi che si trovano a ridosso dell’intero tratto Pozzuoli-Montesanto. Il centro storico dovrebbe diventare una zona a traffico limitato, potenziandolo di linee tranviarie moderne che dovrebbero coprire quel lungo tratto di strada, sempre congestionato dal traffico, che va da Via Foria, passa per il Museo, continua per Piazza Dante, Via Roma, Piazza Trieste e Trento, Municipio fino a Via Marina con lo scopo di decongestionarlo dal traffico automobilistico e dallo smog. Mi riferisco a delle linee tranviarie date in concessione, anche a un gruppo privato che dovrebbe gestire il servizio a 360° e in maniera efficiente compresa la fornitura dei treni necessari per il funzionamento, si tratta di un progetto simile alle concessioni per la tangenziale di Napoli.

Bisogna razionalizzare la spesa: fondi necessari per lo sviluppo del settore primario, secondario e terziario

Le zone pedonali, che chiamerei zone di interesse turistico o zone di benessere sociale, dovrebbero essere ampliate, specie nella zona del centro storico, venendo incontro a residenti e commercianti, istituendo fasce orarie e particolari incentivi. Le aree pedonali comportano enormi benefici in termini di qualità della vita e di sviluppo economico: questi luoghi nel giro di poco tempo sono frequentati da giovani, famiglie, turisti. Queste categorie di persone, se trovano luoghi sicuri e tranquilli sono disposte a investirvi e la zona acquista maggiore valore.

Ho notato, in questi ultimi anni, l’aumento smisurato di strisce blu per i parcheggi ai margini delle strade: un guadagno immediato per le casse comunali, una ovvia priorità molto sentita dalla classe dirigente, ma certo non una strategia politica a favore della qualità della vita, senza contare l’assenza di trasparenza sui costi e i ricavi di questi parcheggi. Per guadagnare spazi per il verde pubblico e luoghi di aggregazione può valere la pena persino di abbattere qualche palazzo, dando ai proprietari una giusto indennizzo o permutando con loro residenze di proprietà comunali. A questo proposito l’area del policlinico al centro storico potrebbe essere trasformata in un parco pubblico, un polmone verde per il riposo e la convivenza civile; un parco poetico, un parco filosofico.

La zona di Piazza del Municipio necessita di un grande parcheggio sotterraneo. Per quanto riguarda le ultime grandi zone di verde che la città possiede nei suoi dintorni, devono essere protette come si protegge uno dei tesori più importanti In questi ultimi tempi ho sentito enfatizzare con tanto entusiasmo da Comune e Regione (quando Bassolino era ancora Presidente) l’idea di una funivia per collegare il Museo archeologico nazionale con Capodimonte.

Capodimonte è una zona di Napoli vicina all’omonimo Parco. Fino alla fine del Cinquecento era un piccolo e sperduto casale collinare malcollegato dal centro di Napoli, molto simile per la semplice urbanistica e per la prevalenza del settore agricolo nell’occupazione agli altri casali circostanti (Miano, Secondigliano, Scampia, Chiaiano, Marano, Casavatore, ecc.) oggi facenti parte dell’hinterland napoletano. Nel 1575 la fondazione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie avvia uno sviluppo urbanistico ancora non invasivo, formato da ville e cascine nobiliari, prima tra le quali la Reggia di Capodimonte, oggi adibita a museo. L’opera della funivia che Bassolino contava di realizzare, oltre a essere costosissima, è superflua, in quanto il collegamento tra questi due poli museali è già sottinteso nel progetto della nuova metropolitana collinare (linea 1) che dovrebbe arrivare fino all’aeroporto di Capodichino: con un po’ di motivata immaginazione questo tratto potrebbe allungarsi appunto fino a Capodimonte. Inoltre, proprio per i costi elevati, il progetto della funivia penalizzerebbe le priorità infrastrutturali in corso d’opera, nonché avrebbe un interesse in termini di benefici sulla vivibilità quasi pari a zero, avendo la funzione di non collegare altro che i due musei. Questo fu uno dei molteplici episodi che caratterizzano la mediocrità dell’era bassoliniana come Presidente della Regione Campania e che raccontano la capacità della nostra classe dirigente di saper minimizzare i costi massimizzando i profitti.

Organizzare eventi musicali all’aperto nel parco di Capodimonte

Un corridoio ciclopedonale da record e altro ancora da Ovest a Est di Napoli

Concentraretutti gli sforzi intellettuali, scientifici e tecnologici su un progetto del genere significa cambiare Napoli in un ventennio

Una città viva all’interno della quale incanalare per non disperdere tutte quelle energie positive proprie della vera cultura partenopea

L’interramento della Cumana di Montesanto-Pozzuoli costituirebbe un intervento strutturale eccellente, poiché consentirebbe la costruzione, sullo stesso tracciato, di un corridoio ciclabile e pedonale da ovest a est di Napoli, dove poter organizzare importanti eventi culturali e sportivi (come maratone oppure sfilate di carri allegorici nel periodo di Carnevale o per le feste religiose) creando le basi per un vero e proprio indotto commerciale a favore di tutti gli operatori del settore turistico, artigianale, artistico e agroalimentare. Ciò significherebbe maggiore sviluppo per tutti e tre i fondamentali settori produttivi, gioverebbe al settore turistico e dei servizi, in quanto eventi di questo genere attraggono turisti da ogni parte del mondo; gioverebbe gli artigiani impiegati nella costruzione di elementi legati agli eventi (come i citati carri allegorici), ai giovani artisti, ai venditori di prodotti alimentari; riqualificherebbe gli immobili adiacenti a tale corridoio. Insomma, l’opera diverrebbe una infrastruttura capace di trainare lo sviluppo economico di tutta la città. Inoltre questo spazio potrebbe diventare, con appositi interventi strutturali, un luogo dove poter attrezzare i famosi mercatini rionali dove esporre solo ed esclusivamente prodotti tipici del marchio partenopeo dando a chiunque viva nelle vicinanze la possibilità di poter andare liberamente a fare la spesa con la bici, una cosa da sogno! Per realizzare questo corridoio multifunzione che nessun centro storico del mondo possiede, potrebbe essere sufficiente potenziare e adeguare il tratto di metropolitana Pozzuoli-Montesanto fornendolo di più fermate, ma soprattutto di nuovi treni veloci e moderni.

 

Zone pedonali o zone di interesse turistico al centro Storico

Creazione di condizioni favorevoli per il lavoro autonomo connesso al settore turistico

Le aree pedonali non devono essere abbandonate a loro stesse, ma è bene incentivare il lavoro autonomo a esse collegato con spettacoli, iniziative culturali e sviluppo di percorsi turistici.

Passeggiare più serenamente invoglierebbe la gente a spendere di più
Creare le condizioni per attrarre imprenditori ad investire in queste zone, ma questi hanno bisogno di garanzie

All’interno delle zone di interesse turistico a fini commerciali ci devono essere più servizi e di migliore qualità: più servizi di orientamento, più proposte itineranti, più negozi di oggettistica, più bar-caffè, possibilmente con tavoli all’aperto, più ristoranti, pizzerie e paninoteche, cui aggiungere migliori condizioni di sicurezza e sicuramente meno caos. All’interno di queste aree bisognerebbe individuare dei luoghi permanenti gestiti da parrocchie, associazioni o da semplici privati,  dove proporre serate all’aperto con tanto di sedie per gli spettatori e di palcoscenico per gli artisti; delle aree dove offrire musica di vario genere, teatro anche in forma sperimentale ecc. Spettacoli interessanti dove giovani e meno giovani possano partecipare alla vita della comunità anche come spettatori, un modo per scendere di casa e vivere la città acculturandosi, un modo per combattere la noia e la solitudine, un modo per incentivare le doti artistiche partenopee e l’occupazione, un modo per socializzare e perché no, spendere qualche soldino all’insegna dell’armonia e della convivialità. Le guide turistiche interessate a offrire percorsi pedonali creativi devono essere nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro e le istituzioni devono creare i presupposti strutturali per2questo tipo di esigenza. Ai turisti bisogna proporre percorsi pedonali sicuri e tranquilli, gradevoli, creativi, allietati dalle esibizioni di musicisti e teatranti il tutto in un’atmosfera composta che comunichi una sensazione di piacevole serenità, e incoraggi ad apprezzare meglio il fantastico patrimonio monumentale e artistico della città: un modo semplice per contrastare l’immagine di confusione che si respira in tutta Napoli. Al lavoro, quindi, architetti, progettisti e coreografi, finanziati congiuntamente dalle istituzioni e, perché no, dagli stessi operatori commerciali territoriali. Moltissimo si può fare con il divertimento serale e notturno, dando massiccio spazio all’iniziativa privata (che non deve essere trascurata come spesso accade, ma va aiutata nell’aspetto organizzativo con incentivi, supporti di carattere formativo e garanzie in termini di sicurezza). Trovo assurdo spendere enormi quantità di denaro pubblico per finanziare piccoli, medi e grandi eventi isolati, arricchendo ospiti che vengono da Paesi lontani, quando non si vuol spendere nulla per incentivare, a livello formativo e professionale, e migliorare le proposte artistiche locali. Prendiamo l’esempio della festa di Piedigrotta; Piedigrotta è una zona della città di Napoli, nel quartiere Chiaia, situata fra via Francesco Caracciolo e la stazione ferroviaria di Mergellina. La “grotta” da cui trae nome è propriamente una galleria scavata in epoca greca nella collina di Posillipo: la Crypta Neapolitana (detta anche “Grotta di Pozzuoli” o “Grotta di Posillipo”). In quel luogo, stando alle fonti classiche, venivano officiati riti sacri in onore del dio Priapo nel mese di agosto. Per un breve periodo (I-II secolo d.C.) si aggiunse anche la celebrazione in memoria del poeta Virgilio, sepolto nelle vicinanze. Infine, dal XII secolo tali riti furono sostituiti da una festa in onore della Madonna di Piedigrotta. La festa visse il suo massimo splendore fra la fine dell’Ottocento e la seconda metà del Novecento quando divenne vetrina della musica partenopea in concomitanza col Festival della canzone napoletana. Fu soppressa negli anni Sessanta del XX secolo per motivi di ordine pubblico, per poi essere ripresa per un breve periodo negli anni Ottanta. La festa di Piedigrotta era solitamente chiusa dai fuochi a mare, uno spettacolo pirotecnico con fuochi d’artificio sparati da barche ormeggiate nel golfo di Napoli. Durante la manifestazione le maggiori case editrici musicali dell’epoca (La Canzonetta, Epifani, Bottega dei Quattro, Gennarelli, ecc.) erano solite istituire delle audizioni che fecero da incubatore per stelle della canzone napoletana come Gilda Mignonette. Ebbene, nel 2007 il comune di Napoli ha ripristinato la festa, però decisamente in tono minore: un errore, poiché si dovrebbero sfruttare tutte le potenzialità dell’evento. Manifestazioni di questo genere possono essere sponsorizzate con fondi privati co-finanziati anche dalle istituzioni, che assicurando la continuità delle risorse offriranno sicurezza agli imprenditori e artigiani che potranno investire in esse, favorendo l’occupazione e lo sviluppo. Questo tipo di feste o eventi devono essere periodici e continuativi, ci deve essere una accurata pianificazione dei costi e dei ricavi, ma su un periodo di almeno dieci anni di lavoro intelligente e organizzato. Quando si organizzano eventi del genere ci vuole la massima coordinazione delle forze in campo: da parcheggi ai servizi di trasporto e tante altre cose….

Abbiamo bisogno di creare condizioni di continuità lavorativa per i giovani

L’edilizia del centro storico

Palazzi ben tenuti seducono e attraggono chi vuole fare impresa

Mettere in moto l’edilizia del centro storico per rifare le facciate dei palazzi, che attualmente vivono una situazione di deprimente degrado architettonico e artistico, è un dovere per una classe dirigente. In alcune zone particolarmente a rischio la gente vive tra vicoli stretti e palazzi ingrigiti dallo smog: sono ambienti che annullano la felicità delle persone che ci abitano. A mio avviso questi luoghi sono zone di emarginazione sociale. Le persone che vivono in questi luoghi sono lontane dagli obiettivi di modernità a cui una società civile dovrebbe aspirare; pertanto questa gente va aiutata con servizi appositamente creati; dobbiamo far rinascere questi quartieri salvandoli prima di tutto dallo stato di degrado strutturale. Dobbiamo essere consapevoli che il centro storico di Napoli quanto più è bello, accuratamente mantenuto e sereno, tanta più gente seduce, e tanti più capitali e investitori attrae. Tutto questo ovviamente va a favore dello sviluppo economico del centro storico e dei quartieri limitrofi. Il centro storico di Napoli dovrebbe diventare un motore capace di trainare tutta la città verso una vera e propria rinascita culturale, incentivando l’occupazione e dando così maggiore energia a tutti i soggetti culturali che operano sul territorio, dagli artigiani all’università, dalla distribuzione alimentare al settore dei servizi, fino ad arrivare alla ricca tradizione religiosa protagonista indiscussa di questa città, che in questi ultimi anni ha assunto sempre più un ruolo di alto profilo morale e civile di fondamentale importanza per gli obiettivi futuri. Molto spesso e da più parti sento che il centro storico di Napoli è divenuto fatiscente a causa delle persone che ci vivono e che per questo andrebbero allontanate, mentre la realtà è che queste persone sono costrette a vivere in luoghi che non danno le giuste opportunità di sviluppo culturale e lavorativo.

Carenze del settore balneare nella zona Sud-Ovest di Napoli

Solarium e una grande spiaggia libera, pulita, attrezzata; sistema fognario e depuratori adeguati… Vacanze a Napoli

Sfruttare il lungomare e l’intera costa di Napoli per la balneazione

Coroglio, a ridosso di Capo Posillipo, è una zona di Napoli attraversata dall’omonima via panoramica che collega la collina di Posillipo con il quartiere di Bagnoli, di cui delimita per un tratto il lungomare. Nell’Ottocento aveva una marcata vocazione turistica anche per la presenza di zone termali che richiamavano molti turisti stranieri. Nel secolo successivo fu fortemente industrializzata (sede dell’ex polo siderurgico dell’Italsider), è oggi parte integrante dell’area di intervento dei progetti di riqualificazione urbana di “Bagnoli Futura”. In quest’area ci sono le basi per realizzare una delle spiagge più belle d’Italia, libera e attrezzata per tutto l’anno con servizi e attività di ogni genere, ma i rappresentanti delle istituzioni vorrebbero ridurla a qualcosa che favorisca speculatori senza scrupoli ai danni dell’ambiente. I napoletani meritano una grande spiaggia a Napoli e quella di Coroglio potrebbe diventare quel segno indelebile che le cose stanno veramente cambiando. Per quale motivo i napoletani non hanno il diritto di poter usufruire di un mare pulito e balneabile? Come mai la lungimirante classe dirigente non è stata in grado di realizzare degli investimenti mirati per lo sviluppo di questo settore? Non riesco a darmi una spiegazione. Il fatto di avere zone attrezzate di qualità per la balneazione permetterebbe a molti napoletani di fare vacanze meno costose, e questo obiettivo dovrebbe essere per un politico a dir poco gratificante: mettere un territorio nella condizione di fornire servizi di questo genere sarebbe utile a tutti, anche a chi può permettersi di andare alle Maldive… Ma forse chi gode di uno stipendio pubblico inutilmente generoso che non sa come spendere non ha il tempo per pensare di migliorare l’offerta del settore balneare partenopeo.

Creare le infrastrutture indispensabili per lo sviluppo del settore balneare sarebbe di non trascurabile importanza per il benessere dei cittadini e per lo sviluppo economico locale. Lungo una sezione della scogliera di Via Caracciolo (lunga e splendida passeggiata panoramica che, fiancheggiando il Parco della Villa Comunale e la Riviera di Chiaia, costituisce con via Nazario Sauro e via Partenope parte del lungomare della città e corre fino a Mergellina) per sei mesi l’anno si possono allestire dei solarium tramite soppalchi in legno attrezzati per attrarre cittadini e turisti desiderosi di godersi un momento di relax sul mare. Anche interventi di questo genere hanno diritto di cittadinanza nell’ambito della sfera infrastrutturale di questa città. Il Comune di Napoli potrebbe poi concedere in gestione queste strutture al fine, ancora, di incentivare l’occupazione. Gli interventi strutturali indispensabili per lo sviluppo di tutte le attività connesse al mare sono: potenziamento delle risorse per il parco marino realizzato nella zona della Gaiola,  il completamento della rete fognaria e il progressivo collegamento di quest’ultima ai depuratori, al momento insufficienti, realizzazione di un nuovo impianto di depurazione a Cuma, il quale potrebbe essere sponsorizzata da privati o realizzata privatamente da un soggetto, che in cambio avrebbe in concessione la gestione degli stabilimenti balneari della zona ecc. Anche in questa zona occidentale è necessario individuare un soggetto, pubblico o privato, che diventi l’unico referente per lo sviluppo industriale di tutte le attività connesse al mare. Questo soggetto dovrebbe essere dotato di tecnologia informatica per rispondere alle esigenze del settore, che possono essere di vario tipo, naturalmente anche di natura burocratica. Uno strumento molto utile, sono le piattaforme informatiche intelligenti gestite da un unico soggetto ripeto, pubblico o privato, che dovrà pianificare l’insediamento di industrie che più si adattino all’interesse strategico della zona, che dovrà puntare naturalmente sulle attività marine. Non sarebbe sbagliato pensare ad un modo per sfruttare la naturale ricaduta delle acque fognarie per la produzione di energia elettrica, un progetto a mio avviso realizzabile, ma che avremo bisogno di un prezioso supporto tecnico e finanziario, magari proprio dell’università partenopee e da privati. Una fogna completa e fatta a regola d’arte, un perfetto manto stradale, ciclo integrato di rifiuti e depuratori a norma sono degli aspetti strutturali di fondamentale importanza per la modernità di un Paese. Interi tratti di rete fognaria sono otturati a causa dell’inesistente manutenzione, ciò provoca il deterioramento delle strade, creando problemi di ordine pubblico.

I piccoli pescatori di Mergellina con le loro piccole imbarcazione, le reti…una piccola grande realtà poetica marinara da tutelare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Settore agroalimentare nella zona Nord di Napoli

Il settore agricolo e marino necessita di un’attenta pianificazione di tutela ambientale

Rivalutare la zona nord di Napoli, incentivando il settore primario, con la creazione di parchi agricoli, allevamenti e parchi didattici, dove produrre alimenti di qualità, sia per il mercato culinario della città, sia per fornire alle università di agraria e veterinaria dei campus permanenti di ricerca sperimentale, sia per la didattica scolastica di tutto il territorio partenopeo.

Dopo anni d’incontrollata devastazione delle terre e di sottovalutazione dell’importante funzione nobile che la cultura contadina svolge per la società, è ormai giunto il momento di puntare sullo sviluppo dei prodotti tipici, incentivando i produttori a dotarsi di un marchio di qualità per poter competere con le altre grandi tradizioni agricole. Questo marchio rappresenterebbe un “contenitore” di prodotti di altissima qualità, provenienti da zone incontaminate, bonificate e controllate. Chi non è in grado di produrre qualità deve essere messo in condizione di farlo con l’aiuto delle istituzioni preposte. Ritengo sia possibile schematizzare dei possibili interventi che potrebbero rilanciare questo martoriato settore:

Un paese moderno dedica molta attenzione al settore primario e tutela la qualità delle produzioni che derivano dalla terra e dal mare

istituzione di un marchio di qualità capace di riunire in sé tutte le migliori eccellenze della tradizione agricola, culinaria e artigianale, con lo scopo di tutelare tutta la filiera produttiva.

  1. Istituzione di nuovi mercatini rionali destinati ai produttori e alla vendita diretta di tutti quei prodotti realizzati secondo i requisiti stabiliti dal marchio.
  2. Maggiori incentivi (ad esempio abolizione della tassa sui rifiuti) per i negozi che rivendono articoli “made in Napoli”.
  3. un’efficiente macchina di controllo che sia severa e tempestiva.
  4. Realizzazione di un parco agricolo nella zona Chiaiano, che abbia la funzione di tutelare e incentivare l’ultima tradizione agricola di Napoli. I piccoli agricoltori di questa zona alcuni pienamente attivi, altri meno, avrebbero bisogno di un ricambio generazionale che purtroppo per diversi motivi non avviene a causa delle difficoltà. Le terre di questi agricoltori non riconosciuti da una politica disattenta, rappresentano un’importante piattaforma agricola al servizio della città, essi sono in grado di produrre qualsiasi cosa, ma per produrre qualità hanno bisogno della presenza dello Stato e di riconoscimenti: dell’aiuto di agronomi esperti che consiglino loro le tecniche moderne di cultura biologica e altro, qualche incentivo per alcuni tipologie di attrezzature, un piccolo macello locale con un piccolo servizio di prelievo a domicilio degli animali da macellare (gratuito), servizi Asl gratuiti per i piccoli allevamenti, piccole aziende che producono conserve e confetture in loco per abbassare i costi di produzione, possibilità di vendere i propri prodotti al dettaglio. Uno strumento molto utile, sono le piattaforme informatiche intelligenti gestite da un unico soggetto, pubblico o privato, che dovrà pianificare l’insediamento di industrie che più si adattino all’interesse strategico della zona, che dovrà puntare naturalmente su quello agroalimentare, questo soggetto dovrà rispondere a domande di qualsiasi genere per soddisfare le esigenze di tutti gli abitanti della zona. Un territorio che possiede un clima ideale per la produzione di prodotti agricoli di qualità non si può permettere di rinunciare a difendere le ultime zone a vocazione agricola superstiti di questa città, perché una città senza una tradizione agricola è destinata a morire. La cultura contadina offre un contributo importante non solo per i prodotti che crea, ma perché è anche in grado di contrastare la tendenza al consumismo e il disorientamento che la città inevitabilmente produce nei suoi cittadini, che sempre più corrono il rischio di perdere la consapevolezza di ciò che consumano.
Un progetto di fattoria didattica con tutte quelle necessarie infrastrutture funzionali al parco agricolo prime accennate

 

 

 

Un nuovo stadio sportivo per il Napoli calcio

Una nuova Fuorigrotta: la cittadella dello sport, mare pulito e spiagge libere, centri benessere, musica e spettacolo, un quartiere a misura d’uomo

Berlusconi realizza all’interno dell’ultima zona agricola di Napoli e nelle vicinanze di un denso agglomerato urbano una discarica di “tal quale”

Chiaiano è un quartiere di quasi 10 km² con 23.045 residenti; confina a Nord con il comune di Marano di Napoli, a ovest con il quartiere Pianura, a Sud con il quartiere Arenella e a est con i quartieri Piscinola e San Carlo all’Arena. Vi si trova una zona a prevalente vocazione boschiva detta Selva di Chiaiano, che è anche l’ultima grande zona a vocazione agricola della città: all’interno di essa sono presenti borghi contadini, boschi di castagni e aree agricole; numerose le cave profonde circa 100 metri, un tempo sfruttate per l’estrazione del tufo, tra l’altro ben visibili lungo la tratta esterna della metropolitana collinare per Chiaiano-Marianella e già utilizzate in passato dalle varie famiglie camorristiche locali come discariche illecite per sostanze pericolose provenienti da tutta Italia. Rilanciare la zona Nord di Napoli ridando una valida funzione economica eco-sostenibile alle ex cave di tufo, significherebbe prima di tutto abbandonare l’idea attualmente già in vigore che vorrebbe che quell’area fosse la pattumiera di tutta Napoli. L’individuazione e l’effettiva realizzazione di una discarica di rifiuti cosiddetti “tal quale” nel pieno del Parco Metropolitano Collinare dei Camaldoli è in contrasto con la “Pianificazione territoriale” della Regione Campania, ma soprattutto è in contrasto con il buon senso. Non capisco come si sia potuto scegliere un sito che, secondo i piani territoriali regionali attuati dall’ex Presidente della Regione Bassolino, sarebbe destinato a diventare tutt’altro che una discarica. Questo è il dramma dell’incoerenza politica a Napoli che non riesce, per ragioni di profitto, a portare avanti una linea chiara e comprensibile per la qualità della vita dei suoi cittadini. Nonostante ciò, Comune di Napoli prima e Regione Campania dopo non hanno mosso un dito per impedire al Governo Berlusconi di realizzare nelle immediate vicinanze di un denso agglomerato urbano una discarica di quel tipo; per una amministrazione mediocre che per decenni non è stata in grado di portare la raccolta differenziata a più del 5-6%, avere una discarica a portata di mano è molto utile, anche a costo di fare scelte non condivise con il territorio, arrivando addirittura  ad accettare l’uso dell’esercito con una repressione senza precedenti contro la cittadinanza; repressione non solo fisica, ma anche psicologica perché questa quando si ribella contro la violenza dello Stato, è perfino accusata di essere collusa o manovrata dalla mafia. Queste scelte nefaste, che peseranno in termini di qualità della vita sulle presenti e future generazioni, dimostrano che questi politici divisi e contrapposti ritrovano l’unità esclusivamente per garantirsi l’incolumità di fronte alla legge o per danneggiare il popolo, come in questo caso. Il popolo di fronte all’esercito non può che stare a guardare in maniera passiva, sopportando e al più deprecando dopo che anche l’azione giudiziaria è stata neutralizzata tra prescrizioni, amnistie e processi brevi. La politica a Napoli è debole e ricattabile perché esistono troppi partiti confusi e con idee mediocri, con interessi diversi e contrapposti, ma se questi sono i metodi del Governo Berlusconi, allora c’è veramente da preoccuparsi; la coercizione che Berlusconi ha utilizzato a Napoli, condivisa anche dal PD, sarà applicata ogni qualvolta l’interesse del Governo si scontrerà con l’interesse degli abitanti di un territorio. A Napoli siamo abituati a sentir parlare di discariche abusive, gli abitanti di Chiaiano invece parlano di una discarica incostituzionale, ma nessuno li ascolta: l’unica cosa che rimane loro è il voto che, alle prossime elezioni, penso si farà davvero sentire.

La mancanza di pianificazione e le scelte non condivise con il territorio prima o poi presentano il conto

L’idea di fare di Chiaiano, con le sue cave, la pattumiera di Napoli, riempiendole una dopo l’altra, potrebbe anche essere una scelta politica legittima secondo il modo di vedere di alcuni, però la maggior parte dei napoletani non la condivide; pertanto parliamo di due idee legittime e contrapposte che non possono assolutamente convivere pacificamente.

Evidentemente qui si scontrano l’idea della classe dirigente di Napoli e l’idea del popolo napoletano, due soggetti che fanno parte di un unico insieme; sembrerebbe un paradosso senza una ragionevole via di uscita, ma in realtà non è così in quanto l’idea giusta di un popolo è categoricamente la più potente in assoluto, anche perché una classe dirigente, in una vera democrazia, è l’espressione del voto popolare.

Attualmente esistono proposte alternative sul futuro delle cave, a nostro avviso, sono molto più coerenti con l’attuale “Piano Territoriale” della Regione Campania, e sicuramente sono vicine alle esigenze di qualità della vita degli abitanti e del loro territorio.

Ripensare Fuorigrotta dal punto di vista urbanistico  innescherebbe la crescita economica a Napoli
Il quartiere di Fuorigrotta è un zona ben servita dai trasporti su ferro ed è possibile quindi realizzare un piano di edilizia per lo sviluppo demografico. In alcune zone escludendo l’ex area italsider, è possibile realizzare grattacieli

Per quanto riguarda la cava che si affaccia sulla strada di Via Comunale Margherita, una delle più grandi e belle da vedere, vi si potrebbe realizzare il nuovo stadio di calcio della squadra del Napoli. Uno stadio moderno e di proprietà privata, costruito secondo tutti i criteri legislativi attualmente vigenti e con parcheggi sotterranei. Una struttura tecnologicamente all’avanguardia rivestita totalmente da pannelli solari per il recupero energetico, con ristoranti, pizzerie, paninoteche e negozi di abbigliamento sportivo per acquistare tutti i gadget della squadra del cuore. Uno stadio moderno di nuova generazione che darebbe un nuovo slancio culturale a un quartiere depresso dal punto di vista economico, attirerebbe nuovi capitali con una ricaduta occupazionale significativa e di qualità, e inoltre permetterebbe di abbattere immediatamente l’insostenibile impatto ambientale che lo stadio San Paolo ha su Fuorigrotta[3]. Gli abitanti di Fuorigrotta si vedono infatti costretti a convivere con il disagio della sosta selvaggia, con il tifo violento e con manifestazioni rumorose e ingombranti. Il vecchio stadio San Paolo diverrebbe un luogo meraviglioso per il tempo libero di tutti gli abitanti di Fuorigrotta e dei quartieri limitrofi, dando così nuovo impulso all’ascesa di nuovi giovani sportivi e istruttori, che sempre più denunciano la mancanza di spazi per esercitare l’arte dello sport. Lo Stadio S. Paolo diventerebbe un incubatore di forza lavoro connessa allo sport e all’arte motoria che si integrerebbe perfettamente con il piano di riqualificazione ambientale dell’area di Bagnoli e con i progetti in corso d’opera. Fuorigrotta diventerebbe la città dello Sport e di tutte le discipline atletiche. Un progetto serio ed univoco attirerebbe giovani da tutta Italia, garantendo crescita demografica di qualità e quindi una crescita economica. Questa operazione darebbe un’occasione concreta per il benessere e la salute dei cittadini, lo stadio S. Paolo diventerebbe l’anello mancante e il punto di arrivo del parco sportivo che il comune di Napoli sta per realizzare, ciò fornirebbe agli abitanti di più occupazione e sicuramente più medaglie d’oro per la squadra olimpica italiana.

Promesse di turismo nella zona Nord di Napoli: un modo per abituare la popolazione alla convivenza con la discarica

L’impatto ambientale di questo nuovo stadio in quella cava è a impatto ambientale ridotto e tra l’altro si integrerebbe molto bene nel quadro sociale del territorio e non colliderebbe con i progetti di recupero ambientale che attualmente sono in fase di realizzazione nelle altre cave della zona e in tutta l’area interessata. Anzi, sono convinto che questo impianto darebbe l’impulso necessario – sia culturale che infrastrutturale – agli obiettivi del Parco e a quelli degli operatori che in questi ultimi anni hanno investito nei prodotti tipici dell’ultima tradizione agricola superstite della zona. Non è da sottovalutare l’ipotesi di un bel castagneto attrezzato per le passeggiate a piedi e a cavallo, la ricerca di funghi e perché no, un’area per organizzare grandi concerti e iniziative di qualsiasi genere. Per esempio una delle perle da incastonare in questo progetto alternativo potrebbe essere rappresentata da una fattoria didattica, la quale si integrerebbe perfettamente con il quadro paesaggistico attualmente esistente. Così facendo il paniere del “marchio Napoli” si arricchirebbe ulteriormente con l’offerta di prodotti agricoli di vario genere. Questo diventerebbe uno spazio dove poter allevare animali e offrire prodotti locali di qualità.

In questo modo si darebbe più energia, lavoro e più serenità a tutti cittadini e agli operatori del settore che attualmente vivono la prospettiva della discarica come un incubo. Da molti anni invece si parla di un progetto per la realizzazione di un lago artificiale in una delle cave del Parco Metropolitano dei Camaldoli, un’iniziativa alquanto fantasiosa, da alcuni giudicata ai limiti della follia, che darebbe uno scarso beneficio occupazionale. Insomma, un’opera costosissima difficilmente realizzabile, l’ennesimo spreco di risorse della nostra classe dirigente che forse ha l’unico scopo di imbonire gli oppositori delle discariche. In poche parole un progetto partorito dalla Regione Campania (era bassoliniana) che ha odore di una vago accordo per il futuro, simile alla promessa mai mantenuta del campo da golf sui terreni mefitici della discarica di Pianura, l’ennesima allettante promessa poco credibile utilizzata per ammorbidire gli agglomerati limitrofi e abituarli alla convivenza con la discarica.

 

Decongestionare la zona ospedaliera dal traffico

La zona ospedaliera è un area strategica per la sanità pubblica, ma l’intasamento del traffico automobilistico è insostenibile, questo  danneggia la salute di chi vi abita e chi è costretto a raggiungerla per un’emergenza.

Accurate pianificazioni permettono una manutenzione controllata evitando sprechi di risorse

La zona ospedaliera è un’area del comune di Napoli che ricade nelle municipalità Arenella (cosiddetto Rione Alto) e Stella-San Carlo all’Arena (Colli Aminei). Il nome deriva dalla presenza di numerosi ospedali: il Cardarelli (il più grande della Campania, accoglie la sala operativa del Servizio di soccorso medico di emergenza 118 della provincia di Napoli), il Secondo Policlinico Universitario, la Facoltà di Medicina, Biotecnologie e Farmacia dell’Università “Federico II”, l’ospedale Pascale, l’ospedale Cotugno, l’ospedale Monaldi, l’ospedale CTO. Tutta l’area è un luogo di fondamentale importanza per i napoletani: non solo vi affluiscono ogni giorno migliaia di utenti di ogni tipo, ma è un punto di transito per migliaia di persone che vi passano per raggiungere i rispettivi luoghi di lavoro. Pertanto è quasi sempre congestionata dal traffico e nei giorni di pioggia si può dire che si blocchi del tutto. Questo disagio crea enormi problemi a chiunque viva nelle immediate vicinanze o frequenti il quartiere per le ragioni precedentemente accennate. Conseguenze sanitarie ed economiche, scarsa vivibilità della zona ospedaliera, il tutto legato al fenomeno della congestione del traffico automobilistico: problemi che meriterebbero una maggiore attenzione da parte del comune di Napoli, e che invece vengono aggravati ulteriormente dalla scarsissima manutenzione delle strade, dal manto stradale pieno di buche dovute alla inesistente manutenzione delle fogne (alcuni tratti fognari sono occlusi, quindi quando piove le strade si allagano letteralmente). La zona ospedaliera è servita da uno svincolo della tangenziale di Napoli (solo uscita) e dalla linea 1 della metropolitana, stazioni Policlinico e Rione Alto. Troppo poco, evidentemente; migliorerebbe molto la situazione la creazione di un raccordo stradale che colleghi via Leonardo Bianchi e l’entrata Camaldoli della tangenziale Napoli.

 

 

La zona Est di Napoli

La regola è fare spostare meno persone da un luogo ad un altro con la macchina

Non dimentichiamoci di San Giovanni a Teduccio e i rioni limitrofi, quartieri della periferia orientale di Napoli di cui costituisce la circoscrizione 20 divenuta, in occasione delle elezioni amministrative del 28-29 maggio 2006, la sesta municipalità insieme ai quartieri di Barra e Ponticelli. Pur non essendo molto vasto ha circa 30.000 abitanti ed è stato vittima della speculazione edilizia selvaggia della legge 167; molto si può fare per rivalutare questo quartiere, anche con lo strumento di un nuovo piano edilizio che sfrutti al massimo il lunghissimo lungo mare rivalutando e potenziando le linee di metropolitana attualmente esistenti, ma anche individuando alcune aree dove poter ampliare il centro direzionale di Napoli.   La zona Est di Napoli è ben servita dai trasporti su ferro ed è possibile quindi realizzare un piano di edilizia per lo sviluppo demografico sfruttando di più l’altezza. Realizzare grattacieli in stile Centro direzionale è un modo per non sottrarre spazio a progetti di riqualificazione ambientale, al rimodernamento di vecchi impianti industriali o alla nascita di nuovi poli industriali e la cosa più interessante è che permette di risparmiare risorse aumentando i profitti; ebbene non è difficile immaginare che è molto più dispendioso creare nuovi quartieri ex novo, nonché realizzare palazzi alti all’interno di un tessuto urbano preesistente, inoltre è possibile dimostrare che se un agglomerato urbano cresce demograficamente secondo questa idea, l’aumento di PIL e direttamente proporzionale all’aumento demografico.

Attualmente l’area Est di Napoli si presenta con i caratteri di una periferia fortemente degradata con abitazioni residenziali fatiscenti e numerosi capannoni industriali in parte dismessi, per queste sue caratteristiche è considerata la zona industriale di Napoli. Sarebbe opportuno puntare sullo sviluppo industriale ecosotenibile agevolando quei settori che non inquinano, progressivamente creare una zona residenziale di qualità, anche a ridosso del mare come prima accennavo, per attrarre nuovi residenti che attualmente lavorano nei numerosi uffici del centro direzionale e che attualmente per raggiungerlo arrivano dalla zona Nord e Ovest di Napoli, acuendo il traffico automobilistico cittadino e in particolar modo creano ingorghi sulla tangenziale di Napoli in prossimità dell’uscita/entrata. Attualmente grazie a progetti importanti come: il nuovo porto turistico di Vigliena, la nuova sede dell’università in costruzione nell’ex area Cirio, la produzione di energie pulite nell’ex centrale elettrica di Vigliena, il nuovo centro polifunzionale nell’ex area Feltrinelli e così via, assistiamo allo sviluppo di nuova imprenditorialità nel settore diportistico, della ricerca e dell’alta formazione, dell’aeronautica, dell’ICT, delle tecnologie ambientali, della ricettività turistica, delle strutture per la socialità e il tempo libero. Uno dei problemi più grandi delle imprese italiane è il costo del lavoro. Il piano Sud previsto dal Governo Berlusconi dovrà prevedere particolari agevolazioni fiscali destinate alle imprese  che tenga presente una adeguata riqualificazione di tutta l’area sviluppando un piano di edilizia residenziale per le fasce alte ed uno per le fasce medie. Pertanto, il Comune di Napoli dovrà realizzare una serie di interventi integrativi finalizzati alla riqualificazione urbana e al rilancio sociale dell’area. Uno strumento molto utile, sono le piattaforme informatiche intelligenti gestite da un unico soggetto, pubblico o privato, che dovrà pianificare l’insediamento di industrie che più si adattino all’interesse strategico della zona, che dovrà puntare naturalmente sul settore aerospaziale e manifatturiero, ma dovrà rispondere a domande di qualsiasi genere e dovrà essere l’unico referente per le imprese, anche nella richiesta ed espletamento della prassi burocratica, ma anche a domande relative alla disponibilità di aree e di edifici dismessi utilizzabili per nuovi insediamenti produttivi, creando le basi per attrarre l’interesse, verso l’intera area orientale, di possibili investitori non solo locali.

Pensare ad un nuovo piano urbanistico, in stile centro direzionale è di fondamentale importanza per innescare la crescita del settore edilizio

Lavoro e futuro: Istituti scolastici polifunzionali

Luoghi di aggregazione e di avviamento al lavoro: un metodo per incentivare i giovani a fare cose belle

La cultura di un uomo non si misura con la quantità di libri che legge, ma dal grado di rispetto che egli ha di sé e per gli altri e questo, a mio avviso, si impara vivendo. Per essere un bravo cittadino, rispettoso della legge, non è indispensabile studiare i programmi scolastici che il Ministero della pubblica istruzione ci propone: molto si impara anche fuori dalla scuola, attraverso l’arte o un mestiere. Certo la cultura è importante e il principio di identità nazionale secondo cui bisogna garantire a tutti una formazione più o meno ugualitaria è una conquista che non può essere dimenticata o sottovalutata.

Strutture scolastiche e centri specializzati per attività didattiche e lavorative

L’insegnante o istituzione scolastica è, per una società moderna che ambisce a crescere e a produrre nuova ricchezza per le generazioni presenti e future, un eccellente incubatore di forza lavoro capace di “costruire” soggetti altamente preparati; attualmente però questa funzione non è adeguata specie se si guarda agli istituti professionali. I nostri centri urbani purtroppo stanno perdendo quel tessuto di apprendistato che una volta era prerogativa delle maestranze di quartiere, che fornivano ai giovani ottimi modelli da seguire e da imitare. Oggi i ragazzi sono costretti a convivere con modelli devianti che li allontanano dalle cose veramente necessarie, prima fra tutte imparare un mestiere; le cause sono diverse, ma a mio giudizio vi è una corresponsabilità della pubblica amministrazione e della società civile che assistono molto spesso in maniera passiva. Gli istituti scolastici presenti sul territorio dovrebbero puntare a un’offerta formativa più specialistica, per favorire l’ascesa dei giovani nel mondo del lavoro prima dei trent’anni. Non ha senso spingere i ragazzi a intraprendere percorsi educativi che alla fine non permetteranno loro di lavorare. Questo sistema sta per saltare, esso produce aspetti positivi e altri negativi, da un lato aumenta la domanda degli iscritti all’università e dall’altro diminuiscono le opportunità per chi si laurea. Maggiori iscritti significa maggiore tasse, quindi più soldi, che vanno a finanziare, quando va bene, quei migliori allievi che alla fine del loro percorso entreranno in maniera precaria nel mondo del lavoro, altri andranno a incentivare lo sviluppo economico di altri paesi; ma maggiori iscritti vuol dire più spese e se queste non sono supportate da maggiori

Un progetto di assistenza e formazione al lavoro

per i giovani che non vogliono studiare

investimenti, la qualità della vita all’interno degli atenei diminuisce, ciò produce servizi più scadenti e la qualità dell’apprendimento diminuisce. Oggi a Napoli esistono tanti minori a rischio ed esistono in Italia tanti giovani diplomati o laureati che non hanno ancora un’idea precisa sul loro futuro professionale: questi giovani devono pur sempre sopravvivere, e allora ecco che si improvvisano sulla base di ciò che il quartiere gli propone. Le maestranze di quartiere che attualmente garantiscono uno stipendio sono spesso quelle legate ad attività illecite e poco raccomandabili. Molto spesso è la disperazione di un avvenire senza futuro che favorisce la micro-criminalità. La quasi totale scomparsa di modelli costruttivi in alcune zone di Napoli è un problema che deve essere affrontato con molta serietà e competenza dalle istituzioni preposte. Esistono tanti giovani che a trent’anni, dopo aver studiato una vita intera, non trovano lavoro nell’ambito delle loro competenze specifiche: dopo questo lungo percorso di formazione non incontrano un posto di lavoro sicuro e duraturo, quindi nessuna certezza di potersi costruire un futuro dignitoso. Esistono giovani che non amano studiare e che non sanno cosa fare dopo la scuola. Per questi ragazzi è necessario proporre un’alternativa: per esempio quella di fare un percorso lavorativo e formativo  presso privati che sono disposti, anche ad assumerli dopo un periodo di formazione. Esistono giovani che in alcune fasi della loro vita vogliono divertirsi, ebbene facciamoli divertire in strutture dove possano trovare quello che cercano supportati da modelli positivi.  Ovviamente c’è qualcosa che non quadra: la colpa, a mio avviso, è di chi non ha saputo motivare questi giovani a intraprendere percorsi formativi diversi, perché in Italia non sappiamo cosa significa il termine pianificare. Non dovremmo allora stupirci se alcune figure professionali stanno scomparendo come l’idraulico, il

Il principio di garantire a tutti la stessa preparazione,

ma pianificata per lo sviluppo di tutti i settori produttivi al servizio di un unico progetto

fabbro, il contadino, l’elettricista, il sarto, il fornaio, gli artigiani del settore artistico… A Napoli esiste storicamente una tradizione artigianale di spessore mondiale con una serie di prodotti artistici universalmente apprezzati, eppure questa cultura sta morendo. Le istituzioni, invece di potenziare e far quadrato intorno a questi operatori per tutelarli dalla globalizzazione selvaggia, stanno a guardare, come se il declino di queste maestranze dipendesse da una forma di selezione naturale. La parola d’ordine in questi casi è promozione, il che significa: premi, riconoscimenti da parte delle istituzioni, mercatini rionali, fiere dell’artigianato a livello locale, nazionale e internazionale, ma anche delle vere e proprie competizioni, che dopo una selezione locale permettano di accedere a una competizione nazionale e poi ancora internazionale, per incentivare la nascita di imprese nuove che, dapprima piccole, aumentino sempre di più il loro giro d’affari. Napoli e tutto il Meridione necessitano di un istituto universitario di design che inglobi i saperi artigianali e artistici, che faccia programmazione e promozione, che sia in grado di dare le giuste motivazioni ai giovani che hanno buone attitudini all’innovazione e alla manualità, e che aiuti a intensificare rapporti di collaborazione con altri istituti di questo genere presenti sul territorio italiano ed europeo. Ogni istituto scolastico potrebbe utilizzare le ore pomeridiane per attività di avviamento al lavoro. Il pomeriggio è un lasso di tempo che può servire agli studenti per studiare, imparare un mestiere, imparare una forma d’arte, ma il tutto può e deve avvenire all’interno delle scuole o in istituti specifici che attualmente sono scarsi e insufficienti. Almeno ogni municipalità dovrebbe essere dotata di uno o più centri di questo tipo, in base alla densità della popolazione. L’essere un buon cittadino, consapevole e con tanta voglia di fare e partecipare è una abitudine che deve essere perseguita e incoraggiata nel tempo con pazienza e dedizione. Questo è un obiettivo di cui una classe dirigente non può non tenere conto ed è dovere delle istituzioni incentivare l’occupazione artigianale, che rappresenta uno scudo protettivo di non trascurabile importanza in un’economia globalizzata. Inoltre l’artigianato svolge in una società civile un ruolo sociale di inestimabile valore, in quanto è lontano dal liberismo selvaggio, generalmente produce più qualità, ed è necessario per la promozione e la tutela del patrimonio artistico e monumentale del territorio italiano. Anche in questo caso sarebbe utile istituire un vero e proprio metodo per incentivare lo sviluppo della coscienza civile dei giovani (così come fu il metodo Montessori),  e perché no, l’istituzione di un progetto nazionale per la salvaguardia delle tradizioni locali e dei mestieri con tanto di riconoscimenti e di onorificenze per le esperienze meglio riuscite e più meritevoli.

La regola e la pesante burocrazia

Troppa burocrazia diventa un ostacolo per i cittadini e per gli stranieri, che sempre più rappresentano una risorsa economica di non trascurabile importanza per il sistema Italia

La strada maestra è far spostare meno gente possibile da una municipalità all’altra per documenti e servizi

A Napoli la tanto enfatizzata riforma della Pubblica Amministrazione ancora non si avverte. Realizzare un’idea diventa un’impresa a volte quasi impossibile a causa di una eccessiva burocrazia. I piccoli imprenditori, artigiani e cittadini sprecano ancora molte risorse per gestire i complessi rapporti con la pubblica amministrazione. Troppe le leggi e le loro interpretazioni, tanto che per capirle occorrerebbe talvolta la presenza di un esperto; troppi sono gli adempimenti e troppi gli uffici pubblici, che a volte sono lontanissimi uno dall’altro: se si ha la sfortuna di dover consegnare due documenti in due uffici lontani fra loro bisogna perdere due giornate di lavoro. Troppi divieti e inutili regolamenti limitano la libertà dei cittadini. Il metodo delle autocertificazioni e l’elemento informatico sono ancora poco utilizzati, si perdono intere giornate tra gli uffici e tra le carte per capire e farsi capire dai funzionari che non capiscono, perché stressati, poco informati o semplicemente incapaci di svolgere in maniera efficiente la funzione che sono chiamati (e pagati) a svolgere. È inutile dire che questo problema ostacola lo sviluppo economico e culturale dei singoli cittadini, che si vedono sempre più isolati e abbandonati al loro destino. Inoltre questo problema rafforza un clima di scarsa trasparenza, dove attecchiscono il clientelismo e gran parte dell’illegalità e della corruzione.

Anche in questo caso l’aiuto di centri di servizi informatici pubblici o privati può diventare molto utile. Chiaramente questi centri per lavorare in maniera efficiente e a costi bassi dovrebbero operare con modelli informatici capaci di accedere alle più diverse banche dati per la richiesta di documenti, ovviamente delegati e commissionati dal singolo cittadino. La struttura attualmente mancante per questo tipo di iniziativa sono le piattaforme informatiche centralizzate per la ricerca strutturata, una vera e propria banca di dati che ha la funzione di essere consultata da chiunque abbia il codice di accesso, per la richiesta e rilascio di documenti e per soddisfare esigenze di qualsiasi genere come prenotare visite mediche direttamente da casa o attraverso il medico di famiglia, fare denunce per smarrimento di oggetti, esposti, reclami, segnalazioni di inefficienze e disservizi…

Le agenzie informatiche (ripeto, non necessariamente pubbliche) dovranno essere presenti sul territorio a seconda della densità di popolazione che ritiene necessario l’utilizzo di questo tipo di servizio. Queste agenzie dovranno essere in grado di rispondere alle proposte e alle occorrenze di tutti i cittadini e anche dei turisti. Inoltre per attrarre investimenti sul territorio, questi centri dovranno essere in grado di rispondere anche a domande del tipo: dove mi conviene aprire un certo tipo di negozio o offrire un certo tipo di servizio? Insomma fare in modo che il cittadino da un lato diventi più consapevole delle potenzialità che il suo territorio gli offre e dall’altro abbia tutto più a portata di mano.

La guerra dei capitali

Napoli è una città ferma con un livello di innovazione quasi zero

In una città normale gli amministratori gestiscono e portano a termine nei tempi previsti i lavori pubblici per trattenere capitali

Un altro problema che limita lo sviluppo economico di questa città è la cosiddetta guerra dei capitali. Questo conflitto genera l’emigrazione di ingenti capitali in altre città o all’estero e al tempo stesso limita l’interesse di investitori verso il nostro territorio, in quanto la nostra classe dirigente vive come fosse su un altro pianeta, occupata a spendere ciò che si prende. Questo, a mio avviso, rappresenta l’ennesimo limite della politica campana. Antidoto a questa fuga sarebbe trovare il modo di fare partecipare costruttivamente gli investitori alla realizzazione della qualità della vita a Napoli. Quando si dice che Napoli è una città ferma si intende che essa non ha un progetto per attrarre capitali, il che significa che non ha un progetto per la qualità della vita, quindi non è nella condizione di attrarre turismo di qualità, cioè quel turismo che si ferma, che vive la città e che spende per acculturarsi, per divertirsi e per il piacere generale. Rifiutare l’esistenza di questo problema genera la deturpazione dell’ambiente e produce degrado culturale. Affrontare questo problema significherebbe attrarre e porre i capitali al servizio del benessere della città, e soprattutto a favore dei napoletani. Investire nell’iniziativa privata, sottomessa alle regole della politica e del bene comune, è l’unica cosa da fare per creare sviluppo eco-sostenibile. I metodi per attrarre capitali per il bene comune sono molteplici: uno di questi è sicuramente il metodo della privatizzazione dei trasporti pubblici, un altro può riguardare le concessioni per la gestione di beni e servizi comunali, o ancora un nuovo piano regolatore mirato allo sviluppo eco-sostenibile del territorio, la vendita del patrimonio immobiliare. Il ricavo di queste operazioni fornirebbe il Comune di Napoli di un capitale utile per investire nel potenziamento strutturale e per creare più concorrenza di qualità, il tutto a favore dei nostri amati concittadini e per la realizzazione di un vero e proprio indotto commerciale a favore della potente macchina del turismo. Il potenziamento dovrà essere mirato non solo a realizzare ciò che ancora manca, ma anche a concatenare quanto più possibile ciò che attualmente risulta essere scollegato a causa dell’incapacità organizzativa dei nostri dirigenti.

 

Una meritata risposta al sindaco

Nei periodi di abbondanza si è speculato sulla spesa pubblica, oggi Napoli rischia il collasso

Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino viene eletta nel 2001 con il 52,9% dei voti, sostenuta in giunta dai partiti del’Ulivo, battendo al ballottaggio il candidato del centrodestra, Antonio Martusciello; viene riconfermata sindaco nel 2006 con il 57% delle preferenze contro il candidato del centrodestra Franco Malvano, ex questore di Napoli; il primo cittadino, che ha il dovere di garantire lo sviluppo della qualità della vita, scrive l’11 gennaio 2009 una lettera ai suoi amati concittadini a mio avviso inopportuna; un errore che va sottolineato.

Nei periodi di crisi economica i nodi vengono al pettine e a pagarne le conseguenze sono sempre i consumatori finali, in questo caso il cittadino

Riporto il testo integrale della lettera e mi propongo di commentarla costruttivamente per il bene di tutte le famiglie napoletane. Prima vorrei però ricostruire, per quanto possibile, il contesto sociale di quei giorni con poche parole: ci troviamo in piena emergenza rifiuti, la più grave di tutti i tempi, la città diventa la vetrina della monnezza, stracolma di rifiuti, la gente è esasperata dall’enorme disagio e dalla prospettiva dei rischi per la salute. L’ennesima emergenza chiaramente prevedibile, tanto da far sospettare legittimamente che sia stata, come tutte le altre emergenze, una manovra pilotata per aprire una nuova discarica in città e chiedere nuovi sacrifici al territorio ai danni dell’ambiente.

“Care concittadine e cari concittadini, in questi giorni ho varato la nuova Giunta comunale: cinque nuovi assessori, che in aggiunta ai sei nominati nello scorso maggio, danno il quadro di un rinnovamento forte e concreto. Si tratta di professori universitari, professionisti, imprenditori figli di questa città che si dedicheranno al suo esclusivo servizio. L’ho deciso poiché ho ritenuto in coscienza di dare in questo momento di grande incertezza e sofferenza per questioni rilevanti di etica pubblica (a prescindere dalla fondatezza, o meno, di accusa di natura penale), che hanno lambito la nostra amministrazione, una risposta forte e responsabile. Avrei potuto ascoltare le tante sirene che “consigliavano” di lasciare, oppure al contrario di “farmi guidare” nelle mie scelte. Ho ascoltato tutti e alla fine, rispettando il mandato ricevuto due anni e mezzo fa dal 57% dei napoletani, ho deciso di continuare a lavorare per la mia città. Mi guidano onestà e coscienza nonché i valori della Costituzione della Repubblica italiana e la profonda convinzione che è più facile abbandonare la nave nei momenti difficili che trovare il coraggio e la forza per uscire da queste difficoltà e navigare verso rotte più sicure.

Onestà e coscienza non bastano! Questa città ha bisogno di amministratori esperti di qualità della vita

La città ha bisogno di un sereno e fattivo comune lavoro e non certo di “pause istituzionali” o di “governi commissariali” ontologicamente lontani da ogni logica di partecipazione. Ripartiamo ribadendo che il Consiglio Comunale, in quanto organismo eletto democraticamente dai cittadini è, secondo le competenze attribuitegli dalla legge, il luogo deputato a tracciare e controllare le politiche della città. Napoli sta facendo i conti con le sue insufficienze e debolezze, con i suoi errori e la povertà in un quadro internazionale confuso e complicato, con una crisi economica che mette in ginocchio economie forti e sviluppate, città ricche e potenti. Non abbiamo bisogno di elencare i problemi, li conosciamo tutti, quello che serve alla città è recuperare fiducia in se stessa, rafforzare gli anticorpi della legalità e della trasparenza, operare contro la camorra, la micro e la macrocriminalità. Lo deve fare l’intera comunità a partire dal comportamento dei singoli. In questi anni ho sempre combattuto catastrofismo e vittimismo, poiché dobbiamo imparare a non lamentarci e pretendere ma a costruire e lavorare, sapendo altresì che lo sviluppo di una città dipende in gran parte dalle politiche dei governi nazionali e dall’attenzione di investitori locali, nazionali e internazionali e dall’opinione pubblica. Ed è per questo che parlo spesso dell’altra Napoli, affinché il Paese conosca la complessa realtà fatta di problemi e insufficienze, ma anche di progetti in corso, cantieri aperti, realizzazioni di assoluto valore nazionale e internazionale. Chi promette miracoli mente ma la nuova fase che abbiamo aperto mira a completare importanti realizzazioni.

I miracoli li fanno le persone illuminate, il nostro sindaco è una persona troppo normale

L’Amministrazione comunale nei prossimi mesi metterà particolare attenzione al tema della cura della città e della valorizzazione dei beni comuni, degli spazi e delle funzioni pubbliche, con l’obiettivo di migliorare la sua qualità della vita.È necessario che Napoli, a partire dalla sua classe dirigente, rialzi la schiena e accetti la sfida, ardua ma non impossibile, di lavorare per una ripresa che ci sarà se sapremo mobilitare le energie migliori come la città spesso ha fatto nei momenti di maggiore crisi.Con questa consapevolezza delle nostre difficoltà, ma anche con il fermo proposito di affrontarle e superarle continuando con la nuova Giunta a svolgere il lavoro al servizio dell’interesse generale della città, mi rivolgo a voi tutti, cari concittadini, per esortarvi a non lesinarmi critiche, ma anche e soprattutto a mantenere un impegno comune per il futuro della nostra città. “

Questa lettera non soddisfa affatto noi napoletani e manifesta ancora una volta il fallimento di tutta la classe dirigente. Innanzi tutto chi vive il disagio del degrado cittadino avrebbe voluto sapere se il sindaco di Napoli possiede gli strumenti soggettivi e oggettivi fondamentali per affrontare i problemi della città, cioè se ha un progetto per risolverli, ammesso che li conosca a fondo. Questo e solo questo avrebbe dovuto spiegare: invece ha sprecato per l’ennesima volta soldi della comunità per giustificare un fallimento politico che coinvolge lei in prima persona e il partito che non è in grado di imporsi e schierarsi dalla parte della coscienza civile. Saper fare autocritica e ammettere i propri errori è il gesto più saggio e difficile da fare per un uomo, dal momento che mettersi in discussione significa minare la propria esistenza politica. Il grande filosofo greco Socrate scelse il suicidio, per aver violato le leggi di una falsa democrazia. Oggi la Iervolino in virtù di questa falsa e personalissima democrazia, che si contrappone ai nobili principi costituzionali, rinuncia a dimettersi, nonostante la sua deprimente azione di governo. Innanzi tutto il sindaco promette che da quella data in poi, cioè dall’11 gennaio 2009, finalmente si occuperà della qualità della vita dei suoi concittadini e questa è forse la notizia più rassicurante, inoltre confessa che i sei assessori sostituiti non hanno lavorato a esclusivo servizio della città. Non vorrei essere nei panni di chi ha perso la faccia, giustamente o ingiustamente, per queste sue affermazioni. La cosa ancora più sconcertante è che non si capisce se l’esistenza della camorra, della criminalità o della microcriminalità sia la causa principale del suo fallimento; il sindaco dice delle cose di una gravità inaudita poiché, se queste organizzazioni hanno un potere così forte, perché ha governato per tutti questi anni senza denunciare una cosa così grave? Perché solo alla fine del suo insufficiente mandato si appella a esternazioni di questo tipo? A mio avviso è una facile trincea dove rifugiarsi per deresponsabilizzarsi. In realtà nella sua azione di governo risultano

Gianni Lettieri voleva fare della Iervolino Senatore a Vita e il nuovo Sindaco di Napoli De Magisteri? Lasciamolo lavorare!

evidenti alcuni aspetti patologici, che hanno minato i nobili risultati politici che i napoletani si attendevano, e cioè una Napoli moderna e quindi strutturalmente più efficiente e idonea alle esigenze di crescita e sviluppo culturale. Nella realtà il primo cittadino di Napoli ha scelto la sua squadra in funzione di logiche perverse, scegliendo assessori inadeguati.

I miracoli li fanno le persone illuminate, il nostro sindaco è una persona troppo normale

Non vedo il motivo per il quale si chieda al cittadino di contribuire nella denuncia di disservizi, quando esiste un assessore preposto che dovrebbe lavorare dalla mattina alla sera per conoscere e risolvere i disservizi. Quello che si vede è incapacità e poca immaginazione da parte dei singoli dirigenti nell’organizzarsi metodologicamente per affrontare i problemi. Si parla molto della poca trasparenza, un classico problema che denuncia il fallimento politico di una amministrazione: come mai non si riesce a risolverlo? Eppure gli strumenti ci sono, basterebbe sfruttare in maniera intelligente il mezzo informatico, per pubblicare gli atti o per acquisire domande di partecipazione a gare o a bandi. Tuttavia lo strumento per eccellenza per affrontare il problema della trasparenza è il metodo della tracciabilità: questo metodo ha valenza generale e si può applicare a ogni singola parte della macchina amministrativa di una città e non solo. Esso ci permette di seguire all’istante qualsiasi decisione, qualsiasi provvedimento, e ogni singola e minima cosa che accade o che si muove. Qualche tempo fa mi capitò di dover andare al Comune di Napoli per depositare un documento, un’esperienza straordinaria, mi parve di aver usato la macchina del tempo: ebbi l’immediata sensazione di essermi immerso in un periodo storico diverso dal mio, fatto di carte e scrivani impazziti. In questa babele c’è sempre chi è pronto a scavalcarti grazie a una conoscenza più forte della tua, il cosiddetto “santo in paradiso”. Questa città, a giudizio di chi la vive quotidianamente, risulta essere non vivibile! Una città pesantemente burocratizzata, dove la gente si avvilisce solo al pensiero di dover richiedere un documento all’INPS o in un altro ufficio. Cose che si dovrebbero fare in mezz’ora al massimo occupano una mezza giornata, se tutto va bene. All’ospedale San Paolo ci vuole un giorno solo per prenotare una visita medica, poi dopo almeno una settimana – in genere molto di più – bisogna fare un’altra fila per pagare il ticket, infine la visita dura al massimo qualche minuto: lo specialista su un referto incomprensibile preferisce non segnare né data, né luogo, né il suo nome e cognome, ed è inutile dire che le visite sono parecchio approssimative. Questa è una città che non offre sufficienti

Se esistono delle regole di valutazione sulla qualità di un servizio ospedaliero, allora sono state violate tutte

garanzie di benessere sociale, non offre opportunità di lavoro continuativo a qualsiasi livello, non offre un mare pulito ma una sorta di fogna. Per non parlare della carta dei servizi ASL della Regione Campania che arriva a tutti tramite le pagine gialle, che è stata ovviamente scritta da qualcuno consapevole che il servizio risulta essere scadente e forse per questo chiede al cittadino di contribuire a denunciare disservizi per migliorare le cose, come se l’assessore o dirigente apposito non ne fossero già informati. E se il cittadino ha disservizi da segnalare, deve passare ore e ore al telefono con un operatore di call center, che alla fine gli rilascerà anche un numero di protocollo: meraviglioso. Ultimamente mi è capitato di dover andare al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli, e mi è parso di essere al fronte: gente che si lamentava aspettando il proprio turno, mentre gli ammalati venivano chiamati a gran voce in un frastuono infernale. Arrivato finalmente il momento della visita, sono entrato in una stanza in cui c’erano diverse scrivanie, una attaccata all’altra, con diversi specialisti dietro. Eravamo in tre ad aver bisogno di attenzione, ognuno con un pezzo di carta in mano sul quale era stato annotato, in maniera incomprensibile, qualcosa. Non sapevamo a chi rivolgerci, il tutto in una atmosfera da campo di battaglia. Alla fine ognuno di noi fu visitato in quello stesso stanzone, in un angusto spazio delimitato da orribili tendine, ognuno su un lettino malconcio su cui non tutti ebbero la fortuna di potersi appoggiare su un lenzuolo di carta stropicciato. Fui medicato alla meno peggio da un dottore stressato; alla fine mi fu rilasciato un pezzo di carta scritto a penna sul quale a stento riuscii a capire che mi veniva consigliata una settimana di riposo assoluto. Questa esperienza denuncia il livello di qualità dei servizio ospedaliero di uno degli ospedali più importanti di Napoli.Si potrebbe scrivere per una vita per denunciare gli sprechi e i disservizi di Napoli. Appalti, subappalti, sub-subappalti per realizzare servizi inesistenti oppure per montare apparecchiature mai funzionanti. La domanda vera è una sola: dove sono i responsabili di questi sprechi? Chi dovrà mettere mano alla tasca per ripagarci del danno subito, forse il sindaco o il presidente della Regione? Il metodo della tracciabilità del resto porterebbe fino a loro, non in quanto responsabili in prima persona dei fatti o dei reati, ma perché detengono una responsabilità politica è aver disonorato gli impegni presi in tanti anni di lavoro è, questo sì, un “reato”: provoca infatti danni macroeconomici per il benessere culturale di un’intera comunità. Per usare le stesse parole che il sindaco ha utilizzato nella sua lettera ai cittadini di Napoli, riferendosi al momento di grande incertezza e sofferenza economica a livello mondiale, nonché alle insufficienze e debolezze locali, diremo che questi sono gli effetti dei danni macroeconomici e culturali che l’azione di governo ha purtroppo generato. Lavorare bene e lavorare tutti è l’unico modo per affrontare le cicliche crisi economiche che riguardano questo tipo di organizzazione sociale. Mettersi al riparo lavorando per la funzione nobile è l’unico modo per affrontare più serenamente questo clima complicato e confuso del quadro internazionale.

La spesa pubblica sale, ma senza un adeguato ritorno in termini di efficienza

Punti d’arrivo

No ai partiti-impresa che per governare premiano i clienti migliori. Napoli soffre la mancanza di uomini capaci di guidare un popolo verso la modernità e la civiltà

Se vogliamo far rinascere veramente questa città e il Sud Italia dobbiamo imparare a pretendere dai nostri politici un’elevata preparazione in materia di qualità della vita, perché solo allora avremo delle vere opportunità civili e democratiche, che ci permetteranno di vivere un presente più dignitoso e di dare un futuro concreto ai nostri figli.

Combinare le idee concrete, necessarie ed efficienti per tutti,

è un lavoro prettamente scientifico

Napoli possiede un potenziale paesaggistico e culturale senza paragoni al mondo, che noi tutti abbiamo il dovere di tutelare, perché rappresenta il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro in termini di sopravvivenza e di benessere economico. La classe dirigente che ci ha governati non sempre è stata all’altezza di questo nobile compito. Oggi noi napoletani con questa nuova sensibilità e questa nuova consapevolezza vogliamo riappropriarci della nobile funzione della politica. Noi riteniamo che questo patrimonio di idee debba essere rivalutato e messo a disposizione del mondo intero. Iniziare questo nuovo percorso è necessario specie per una città che si presterà a ospitare nel 2013 uno degli eventi più interessanti della storia, il Forum universale delle culture. Abbiamo bisogno di dare un segnale forte ai grandi partiti che ci hanno rappresentato e ci rappresenteranno, partiti mastodontici che per sopravvivere le hanno provate tutte, non hanno fatto altro che inseguire i problemi, senza una strategia, senza un progetto. Il centrosinistra a Napoli non ha saputo cogliere l’occasione nemmeno per creare le fondamenta di uno sviluppo sostenibile, ha semplicemente giocato con i sentimenti di un popolo ideologicamente tendente a sinistra. Come ho già specificato nella prima parte, Napoli e tutto il Meridione possono giocare un ruolo da protagonisti per l’Italia e il mondo intero.

La nuova giunta Caldoro temo che si sottometterà ben presto alla logica di potere nordista

Combinare l’insieme delle idee concrete necessarie per lo sviluppo ecosostenibile è un lavoro prettamente scientifico, perché la cosa importante sta nel trovare la combinazione più efficiente capace di creare benessere1economico per tutti, salvaguardando l’ecosistema. La politica a Napoli deve ripartire dal concetto di qualità della vita, che è l’indicatore per eccellenza del grado di democrazia di un territorio. Democrazia significa rimuovere gli ostacoli che limitano la crescita della qualità della vita del cittadino e del territorio. Questa è la nostra consapevolezza e quando riusciremo a far capire a tutto il popolo partenopeo l’importanza di questo strumento, allora ci riterremo soddisfatti.

Si è chiusa una stagione ed è arrivato il momento di fare i conti. Il centrosinistra paga i danni per errori devastanti nei confronti di questa meravigliosa città e di chi la vive. Il buon senso civico partenopeo a questo punto vuole che, a pagarne le conseguenze, sia anche il partito democratico, che si è piegato agli interessi personali dei pochi ai danni dei suoi molti ex elettori.

Parte terza – i rifiuti di una società moderna

L’esercizio della modernità

Il crescente aumento di rifiuti industriali e

urbani desta molta preoccupazione soprattutto

in quei Paesi che hanno un potente settore

primario e dove non esistono ancora dei veri

indotti industriali basati essenzialmente sul

recupero e sul riciclo dei prodotti, e quindi

sulla riconversione dei rifiuti in nuovi prodotti

da rimettere sul mercato.

Storia di un’emergenza dalle conseguenze drammatiche

Un disastro annunciato proprio a causa della mancanza di impianti capaci di separare l’umido dal resto dei materiali. Dove erano i controlli?

Tutti hanno appreso di recente a cosa ci si riferisce con l’espressione “emergenza rifiuti”; consentitemi di ripercorrere la storia (anche giudiziaria) di quella vicenda.

Una storia che denuncia l’inciviltà della classe dirigente italiana

L’emergenza rifiuti campana inizia già l’11 febbraio 1994, con l’emanazione di un decreto dell’allora Presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi con il quale il Governo prendeva atto dell’allarme ambientale generatosi nelle settimane precedenti in numerosi centri campani, a causa della saturazione di alcune discariche. Le vicende che ne seguirono sono complesse: in primis si affidò al Prefetto di Napoli la responsabilità della gestione del problema; poi, nel marzo 1996, il Governo Dini lasciò al prefetto solo la gestione del servizio di raccolta, mentre conferì al Presidente della Regione la competenza per gli interventi urgenti e le operazioni di smaltimento, nonché il compito di predisporre un Piano Regionale. Nel giugno 1997 il presidente in carica, Antonio Rastrelli, pubblicò un piano per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani che prevedeva, tra l’altro, la realizzazione di due termovalorizzatori e sette impianti per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti (CDR ricavato dalle ecoballe). L’anno seguente Rastrelli, divenuto Commissario straordinario, indisse quindi la gara d’appalto per l’affidamento a un soggetto privato dell’intera gestione del ciclo dei rifiuti; la scelta è senz’altro condivisibile, ma se non si affianca ad essa un’adeguata struttura di controllo, la situazione rischia di collassare irrimediabilmente. Come abbiamo visto è ciò che accadrà! Ma permettetemi una breve digressione: in un sistema liberale, l’azione privata è di fondamentale importanza, ma non può mancare l’azione di controllo e quando si commettono grandi sbagli ai danni della collettività ci vogliono pene esemplari. Pertanto uno Stato liberale è tanto più perfetto e giusto, quanto più equilibrio esiste tra l’azione privata, di controllo e giudiziaria; ci terrei a fare osservare che anche in questo caso interviene in maniera esemplare il principio della funzione nobile.

Ma torniamo agli avvenimenti del 2000 quando la gara si chiuse e a Rastrelli si era sostituito come Commissario il nuovo Presidente della Regione Antonio Bassolino, e vincitrice risultò la Fibe, un’associazione temporanea di imprese che aveva come capofila la Fisia Italimpianti, controllata del gruppo Impregilo. Essa si aggiudicò l’appalto per la costruzione di sette impianti di produzione di combustibile derivato dai rifiuti e di due inceneritori, nonché per la creazione di diverse discariche in Campania.

Una storia che ha odore di alto tradimento del principio di funzione nobile

Qui inizia in maniera irreversibile il declino del centro-sinistra in Campania, la raccolta differenziata non decolla, si vuole bruciare il cosiddetto “tal quale”, ma torniamo ai fatti di questa orrenda storia.

Ragione della vincita era il fatto che la Fibe proponeva un prezzo più basso per lo smaltimento dei rifiuti e tempi più rapidi per la consegna degli impianti. Tuttavia, a detta di molti, la qualità del progetto presentato era decisamente scadente rispetto a quello presentato dai concorrenti. I tempi previsti inoltre non vennero in realtà rispettati: il 31 dicembre 2000, data prevista dal contratto, il contestatissimo termovalorizzatore di Acerra non era pronto, mentre erano stati realizzati impianti che producevano CDR non a norma (fatto per cui è attualmente in corso un processo penale innanzi al Tribunale di Napoli); per anni vi si continuerà tuttavia a produrre eco-balle che non possono essere bruciate, sia per assenza del termovalorizzatore, sia perché troppo umide, finché si accumuleranno 6 milioni di tonnellate di rifiuti non smaltibili in giro per la regione. Nel frattempo, nel luglio 1998 un’apposita commissione parlamentare decretò che lo stato di emergenza in quattro anni non era stato affatto risolto. E infatti nel dicembre 2000 Carlo Ferrigno, nuovo Prefetto di Napoli, in qualità di Commissario, dichiarò che le discariche esistenti erano ormai tutte sature e in alcuni casi sovraccaricate al punto da causare gravi conseguenze igienico-sanitarie per chi viveva nei paraggi; l’opposizione delle amministrazioni locali, intanto, continuava a mostrarsi ostile all’idea di ospitare in loco gli impianti di produzione di combustibile derivato dai rifiuti. La Regione decise di continuare a utilizzare comunque la discarica di Palma Campania in attesa di trovare altre soluzioni. Nel frattempo entravano in funzione tre impianti di vagliatura e triturazione e quattro di imballaggio. All’inizio del 2001 la Fibe era in ritardo con i lavori e la raccolta differenziata, per la quale erano state assunte migliaia di lavoratori presso i vari Consorzi di Bacino costituiti ad hoc nel 1993, non era decollata: la raccolta era nuovamente in crisi. Le discariche di Serre furono riaperte, e furono spedite mille tonnellate al giorno di rifiuti verso altre regioni d’Italia e persino in Germania. Tra il 2001 e il 2003 furono messi in funzione gli impianti di produzione di combustibile derivato da rifiuti di Caivano, Avellino, Santa Maria Capua Vetere, Giugliano, Casalduni, Tufino e Battipaglia; ma per le stesse ragioni di prima la Campania non poteva ugualmente dirsi autonoma per lo smaltimento di milioni di tonnellate di rifiuti l’anno. La nuova, e forse più famosa, crisi dei rifiuti esplose nel 2007, sotto il Governo Prodi, che si propose di individuare nuovi siti da destinare a discarica e autorizzò la costruzione di tre nuovi inceneritori invece che uno solo, gigantesco, ad Acerra (questione intorno alla quale si era arenato Bassolino). L’ordinanza per la costruzione degli inceneritori venne firmata il 31 gennaio 2008, l’11 dello stesso mese Prodi nomina nuovo Commissario per l’emergenza rifiuti l’ex capo della Polizia di Stato Gianni De Gennaro, con l’obiettivo di risolvere la situazione entro quattro mesi. Riprendono così i trasferimenti di rifiuti verso la Germania (dove saranno in buona parte riconvertiti) tramite ferrovia, paradossalmente con un costo nettamente inferiore rispetto a quanto il commissariato per l’emergenza spendeva per smaltirli in Campania (215 euro per tonnellata, metà dei quali per il trasporto, contro 290), costo comunque altissimo per la collettività. Se a questi costi aggiungessimo i danni che le discariche di “tal quale” e le periodiche emergenze cittadine hanno provocato al territorio e chi vi abita (non solo sanitari, ma macro-economici che interesseranno tutti i settori produttivi, dal primario al terziario), allora avremmo di fronte una spesa senza precedenti, uno schiaffo all’intelligenza!

Nel frattempo la spesa pubblica sale, la corruzione dilaga e il clientelismo diventa un’esigenza per governare

Non è tutto. Le discariche individuate in questi anni si trovano all’interno di quegli ultimi parchi naturalistici di importante valore faunistico, oppure nelle ultime zone incontaminate a vocazione agricola della città di Napoli, come ad esempio Chiaiano, dove la discarica rischia di compromettere irrimediabilmente le ultime e nobili tradizioni agricole locali. Oggi Giovanni Romano assessore all’ambiente regionale della nuova giunta Caldoro parla di un vero e proprio allarme salute in Campania. Ma torniamo agli avvenimenti del 2008: il neo Commissario all’emergenza Giovanni De Gennaro, pressato dalla fame di spazi dove stipare i rifiuti, individuò ulteriori nuove aree da adibire allo scopo, tra cui la discarica chiusa nel quartiere di Pianura e una cava dismessa nel quartiere di Chiaiano, al confine con il comune di Marano. La protesta dei cittadini si fece subito violenta: mentre il mandato del Commissario veniva prorogato alla scadenza dal dimissionario governo Prodi, la situazione sociale degenerava con gravi ripercussioni sull’ordine pubblico.

Il 21 maggio 2008 Berlusconi tenne il suo primo consiglio dei ministri proprio a Napoli, e approvò un decreto legge (n. 90 del 23 maggio 2008, convertito in legge n. 123 del 14 luglio 2008) con cui, allo scopo di avviare definitivamente un ciclo integrato dei rifiuti, si stabiliva la costruzione di quattro, anziché tre nuovi inceneritori, si individuavano dieci siti in cui realizzare altrettante nuove discariche (che venivano contestualmente dichiarate zone di interesse strategico nazionale di competenza militare) e si prevedevano sanzioni fino al commissariamento per i Comuni che non avessero portato a regime la raccolta differenziata.

Non esiste nessuna certezza  per escludere che ci siano rischi di salute per le persone che vivono in prossimità di discariche e inceneritori

Il limite per la cessazione dello stato di emergenza fu fissato al 31 dicembre 2009, e fu nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’emergenza rifiuti il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, già Commissario nel 2006-2007. Ma all’interno del decreto, all’art. 9, in deroga a tutte le norme vigenti in materia, comprese quelle comunitarie, si autorizzava lo smaltimento nelle nuove discariche anche dei rifiuti pericolosi contraddistinti dai codici CER 19.01.11, 19.01.13, 19.02.05 e 19.12.11, mentre l’art. 3, in deroga alle norme del codice di procedura penale e dell’ordinamento giudiziario, prevedeva l’anomala attribuzione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli della competenza esclusiva ai fini dell’accertamento dei reati ambientali commessi su tutto il territorio della Campania. Con ordinanza del 16 luglio 2008, il Presidente del Consiglio dispose poi il commissariamento ad acta dei sette impianti per la produzione di CDR realizzati dalla Fibe, nel frattempo convertiti in impianti per la semplice trito-vagliatura e l’imballaggio dei rifiuti, e il 18 luglio l’emergenza (nell’emergenza) dovuta alla mancata raccolta dei rifiuti solidi urbani in Campania fu dichiarata chiusa. Se non che, in mancanza dell’entrata in funzione di tutti i termovalorizzatori previsti e di una soddisfacente raccolta differenziata, un ciclo industriale dei rifiuti non può dirsi stabilmente avviato, e restano ancora da smaltire cinque milioni di ecoballe. Nel frattempo era stato istituito con il decreto-legge n. 172 il reato di abbandono di rifiuti pericolosi, speciali ovvero ingombranti, punito con la reclusione fino a cinque anni. L’esaurimento della discarica di Chiaiano era stato fissato per il 2011, e la fase di collaudo del termovalorizzatore di Acerra era stata avviata. Però si continuava a bruciarvi rifiuti “tal quale” anziché CDR, il che rendeva inaffidabile un collaudo vero e proprio della struttura oltre a generare emissioni di PM10 superiori di ben 11 volte gli i limiti di legge (questo nelle prime due settimane di ottobre 2009) secondo i dati ARPAC, che sono gli unici disponibili, in quanto l’Osservatorio Ambientale del termovalorizzatore non fornisce dati sulle emissioni di polveri sottili.

Anche per la discarica di Cava Sari a Terzigno, la cui capacità è di 750.000 metri cubi, si era stabilito che fossero versati rifiuti fino all’estate del 2011; stando agli ultimi dati, nel momento in cui scrivo essa è invece già prossima a esaurirsi.

Quando le popolazioni si ribellavano in massa contro questi scempi venivano accusate di essere colluse con la mafia

Il collaudo del termovalorizzatore di Acerra diede esito positivo (benché a tutt’oggi non risulti certificato), e l’impianto venne consegnato al gestore, la società A2A. Tuttavia, se a pieno regime esso avrebbe dovuto bruciare circa 2000 tonnellate di rifiuti tritovagliati al giorno, nei fatti ora non riesce a superare le 500 tonnellate effettive per i numerosi guasti che nel tempo hanno fermato due forni su tre, quando non l’intero impianto, il cui collaudo del 16 luglio 2010 peraltro non risulta a tutt’oggi certificato. In tutto ciò bisogna collocare anche l’aspetto giudiziario della questione. Già il 27 giugno 2007 la Commissione europea avviò una procedura di infrazione contro l’Italia per la crisi dei rifiuti, cui seguì il ricorso e successivamente la condanna il 4 marzo 2010 ad opera della Corte di giustizia europea del Lussemburgo. In patria, il 31 luglio 2007, la Procura della Repubblica di Napoli depositò le richieste di rinvio a giudizio per gran parte degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’emergenza rifiuti in Campania, ipotizzando i reati di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture, falso ed abuso d’ufficio a carico di 28 imputati; tra questi il citato Antonio Bassolino insieme ai suoi collaboratori diretti (il sub Commissario Giulio Facchi e il vice Commissario Raffaele Vanoli) nonché Piergiorgio Romiti e Paolo Romiti, vertici della Impregilo, le società Impregilo, Fibe, Fisia Italimpianti, Fibe Campania e Gestione Napoli, tutte coinvolte nell’appalto. In particolare, le imprese affidatarie degli appalti per la costruzione degli inceneritori e degli impianti di CDR furono accusate dalla Procura di Napoli di non aver rispettato i contratti, avendo progettato inceneritori non idonei e prodotto ecoballe di CDR scadente o inutilizzabile; tali irregolarità, inoltre, sarebbero state possibili solo grazie alla complicità e connivenza del Commissariato per l’emergenza, che avrebbe omesso i controlli previsti. Le ecoballe, in particolare, risultavano costituite di rifiuti “tal quali” e pertanto non bruciabili, ed erano state oltretutto stoccate in aree prive delle necessarie misure di sicurezza per l’ambiente; anche la frazione umida prodotta dagli impianti non risultò a norma perché non subiva un trattamento adeguato a renderla biologicamente innocua, tant’è che il nuovo Commissario straordinario ne dispose l’invio a discarica. Il 29 febbraio, mentre il GUP disponeva il rinvio a giudizio di tutti gli imputati, una donna si diede fuoco per protesta davanti alla discarica di Giugliano. La prima udienza del processo, fissata per il 14 maggio, fu subito rinviata a luglio.

Un esempio di capitalisti senza scrupoli collusi con la politica

Il 27 maggio 2008 l’inchiesta per epidemia colposa denominata “Rompiballe”, avviata nel gennaio dello stesso anno, condusse alla disposizione degli arresti domiciliari per 25 persone, fra cui Marta Di Gennaro, vice di Bertolaso all’epoca del suo commissariato, e diversi dipendenti e rappresentanti di aziende collegate al Commissariato per l’emergenza rifiuti in Campania. Le accuse andavano dal traffico illecito di rifiuti al falso ideologico e truffa ai danni dello Stato. Anche il Prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, ricevette nella stessa data un avviso di garanzia per presunte irregolarità in atti relativi alla società Fibe compiuti durante la sua gestione del commissariato rifiuti. Il 24 luglio 2008 la posizione del Commissario Bertolaso e degli ex commissari Catenacci e Pansa venne stralciata per decisione della Procura, peraltro contestata da alcuni dei sostituti procuratori. Il 17 dicembre 2009 il Tribunale di Napoli dispose però la trasmissione di tutti gli atti d’indagine alla Procura di Roma, poiché nell’inchiesta era coinvolto, sia pure con richiesta di archiviazione, anche il PM della procura napoletana Giovanni Corona, ex consulente giuridico del commissariato. Il 7 luglio 2008 le società Fisia Italimpianti, Fibe e Fibe Campania ricevettero la notifica di un avviso di conclusione delle indagini per responsabilità amministrativa, ex D.lgs. 231/01, nell’ambito dell’inchiesta del maggio 2008 condotta dalla Procura di Napoli relativa alla gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti nella regione Campania dopo la risoluzione ex lege dei contratti di affidamento del servizio (15 dicembre 2005) e che vedeva coinvolti, tra gli altri, ex Commissari straordinari all’emergenza rifiuti e manager delle società operative.


Elementi di una nuova rivoluzione

In una società moderna il rifiuto è solo ciò che non può più entrare in un nuovo processo di produzione.

Le priorità purtroppo restano sempre le stesse a tutte le latitudini: non esiste Paese civile al mondo che sappia investire nel turismo e che non sia in grado di gestire i rifiuti che la città produce.

La nostra rivoluzione sta nel corretto smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi

La mia idea “nuova di rivoluzione” ha come primo obiettivo la realizzazione di una macchina perfetta del ciclo integrato dei rifiuti solidi in grado di riciclare tutto ciò che è possibile. Molto ancora si deve fare per sensibilizzare le persone a praticare correttamente la raccolta differenziata. Quando è stata avviata la raccolta differenziata in alcuni quartieri a Napoli, all’inizio i residenti la facevano, più o meno bene; passato un anno alcuni continuano a farla in maniera rigorosa, altri invece hanno perso la motivazione iniziale. Qual è la causa di ciò? Nella maggior parte della città la raccolta differenziata non si fa e in alcune zone non la si vuole fare, perché la si ritiene inutile, difficile e problematica; forse sarà la pigrizia, forse l’inciviltà, forse l’ignoranza… Però è evidente che essa può diventare facilmente un’abitudine solo se le istituzioni riusciranno a farne capire i vantaggi immediati: un metodo inventato per creare nuove forme di benessere e per un mondo migliore, più pulito e salutare, ma non solo! Anche prodotti agricoli di qualità, più sviluppo e benessere economico, più occupazione, insomma più qualità della vita. La cosa in assoluto inaccettabile è la disorganizzazione e la noncuranza di chi lavora per offrire questo tipo di servizio alla cittadinanza: se coloro che operano nel settore appaiono per primi disorganizzati e demotivati, è naturale che ciò influisca negativamente sull’impegno della gente. L’obbiettivo è quello di far conoscere alle persone i vantaggi di un nuovo comportamento per sostituirlo a quello meno vantaggioso.


Un nuovo tipo di industria

Berlusconi vorrebbe fare della Campania la capitale dell’incenerimento dei rifiuti

Non esiste paese civile al mondo che sappia realizzare la qualità della vita senza affrontare il problema dei rifiuti

La nuova politica energetica di stampo berlusconiano prevede la costruzione di 5 mega inceneritori e 11 mega discariche con costi estremamente più elevati rispetto a quelli necessari all’attivazione dell’impiantistica esistente e alla conversione degli impianti CDR in TMB (quelli cioè che realizzano il trattamento meccanico biologico). A questi costi si aggiungono quelli legati al sovvenzionamento degli inceneritori, e dunque delle “imprese” che li gestiscono, con i Cip6, contributi che spetterebbero solo alle fonti rinnovabili e che il governo, con una deroga, ha deciso di ripristinare per gli impianti campani (e si teme che tale modello possa essere esportato anche in altre regioni vicine alla crisi rifiuti: Calabria, Sicilia, Puglia…). Inutile dire quanto sia vantaggioso gestire un impianto se si considera che si viene pagati per ricevere rifiuti, si viene pagati per la vendita dell’energia elettrica ricavata e in più si ha diritto a un contributo aggiuntivo (anche abbastanza sostanzioso) inoltre nonostante il proprio impianto, che emette diossina e nano-particelle e altre sostanze inquinanti sia tra i più inquinanti tra gli impianti per produrre energia, viene “emergenzialmente” considerato un impianto “verde” alla stregua dei pannelli fotovoltaici e delle torri eoliche. Questa logica di potere che guarda con interesse ai termovalorizzatori o inceneritori che il Governo Berlusconi vorrebbe realizzare in Campania è totalmente sbagliata per diversi motivi: l’ecosistema che ci dà la vita quanto ancora sarà in grado di sopportare l’aggressione alle risorse naturali? E poi sono state sufficientemente valutate le ricadute negative che questa strategia energetica potrebbe determinare sul turismo e l’agricoltura? Inoltre non si considera che l’energia che si ottiene su scala mondiale dai termovalorizzatori è minore rispetto all’energia che si consuma per trasformare le materie prime nei prodotti bruciati dagli inceneritori stessi. Chi pagherà il conto di questo aumento di energia? Ovviamente l’ambiente, con il temibile surriscaldamento globale e la saturazione da smog, per non parlare dei possibili problemi di salute che potrebbero derivare dalle nano-particelle dagli effetti ancora sconosciuti immesse nell’aria da queste strutture.

Per fornire qualche dato dirò che, stando ai risultati sinora noti, gli inceneritori rilasciano nell’aria polveri sottili; indicativamente, per un inceneritore, considerando una produzione di fumi di 6000 m³/t di rifiuti e il limite giornaliero di 10 mg/Nm³, l’emissione è di 60 grammi/t. Oltre alla quantità, è della finezza delle polveri emesse, che sono tanto più sottili quanto più alta è la temperatura della combustione: queste ultime, particolarmente dannose, sono veicolo di sostanze tossiche come idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, metalli pesanti e diossine, pericolosi perché persistenti e accumulabili negli organismi viventi.

Per fare un esempio concreto, nel corso di una verifica richiesta nella primavera del 2007 dalla Provincia di Bolzano (dove sorge un termovalorizzatore) la concentrazione di particelle di diametro compreso tra i 5,5 e i 350 nanometri (quindi polveri cosiddette ultrafini) è stata misurata in vari punti, trovando valori di 10-20000 particelle per centimetro quadrato nei pressi dell’autostrada, 5-7000 al camino dell’inceneritore, 5-10000 nel punto di massima ricaduta delle sue polveri e 5000 in una zona non antropizzata.

La pericolosità degli inceneritori, che contribuiscono all’emissione di polveri fini e ultrafini in aree urbane, non è ancora stata del tutto chiarita, ma senz’altro diversi esperti si dichiarano ad essi contrari.

La scienza non è in grado di prevedere i rischi delle nano particelle

In ogni caso questi dati sono relativamente recenti e tuttora oggetto di studio, e dunque la legge italiana e le norme europee non sono ancora al passo con il problema: pongono limiti di qualità dell’aria solamente riferiti al PM10 (polveri di diametro aerodinamico inferiore 10 micrometri cioè 10000 nanometri), quantificando il limite medio massimo di tali polveri sottili nell’aria in 50 microgrammi/m³ (milionesimi di grammo per metro cubo d’aria). I limiti relativi alle emissioni degli inceneritori (e degli altri impianti industriali) sono ancora meno accurati: non considerano per niente la finezza delle polveri, ma solo il peso totale di 10 milligrammi/m3 (millesimi di grammo al metro cubo di fumi), mentre una valutazione sulla base del peso per polveri così sottili è quasi priva di senso. A oggi, l’unico ambito in cui i limiti di emissione sono imposti sul PM10 è quello dei veicoli (si vedano le norme Euro3 ed Euro4). In sostanza, al momento la scienza non è ancora in grado di prevedere i rischi ambientali derivanti da queste nuove tecnologie perché le informazioni disponibili sono ancora troppo scarse, quindi non sufficienti per giustificare investimenti così massicci. A meno che non si vogliano avvantaggiare particolari gruppi di potere che hanno investito su questo tipo di tecnologia… La prudenza in questi casi è sempre la cosa migliore per non ricadere in quei classici errori che la superficialità del liberismo selvaggio ci ha fatto conoscere. Io appoggio una politica industriale dei rifiuti ecosostenibile, che sia più sicura, più rispettosa per l’ambiente e che abbia una ricaduta occupazionale più significativa. Sono favorevole a una macchina del ciclo integrato dei rifiuti che si basi essenzialmente sul metodo della raccolta differenziata e sul riciclaggio, che preveda un termovalorizzatore con la funzione di smaltire solo quel 10% o al massimo il 20-30% di ciò che non può essere riciclato. Questo approccio prevede l’utilizzo di tecnologie che trasformano i prodotti della raccolta differenziata in nuovi prodotti da rimettere sul mercato. Questa metodologia moderna dello smaltimento dei rifiuti per essere competitiva e funzionare in maniera efficiente ha bisogno di impiantare direttamente sul territorio tutte quelle parti che a oggi mancano, cioè un indotto industriale completo di impianti per la separazione dei materiali, il cosiddetto trattamento meccanico-biologico a freddo e stabilimenti industriali per la trasformazione di questi materiali in nuovi materiali. La raccolta differenziata deve essere gestita da consorzi privati che hanno interesse a farla: a Napoli essa non ha mai raggiunto livelli accettabili proprio perché manca questo tipo di organizzazione, forse le istituzioni si aspettavano che da un giorno all’altro i cittadini fossero in grado di fare tutto da soli, compresa la trasformazione delle lattine di birra in biciclette o caffettiere. L’ASIA (Azienda Servizi Igiene Ambientale, s.p.a. in sostanza di proprietà del comune) è l’unica azienda a Napoli che ha il compito di rendere la città pulita; praticamente ha il monopolio della pulizia delle strade e ha l’onere di gestire la raccolta dei rifiuti che la città produce senza alcun controllo; l’ASIA dovrebbe garantire un servizio efficiente, ma non ha gli strumenti per farlo: mancano personale efficiente e qualificato, mancano impianti per il trattamento meccanico-biologico a freddo.

Si avvantaggiano alcuni gruppi di potere che hanno investito in un tipo di tecnologia che altrimenti non saprebbero come sfruttare

Il TMB, come si è accennato in precedenza, è una tecnologia di trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati (o avanzati dalla raccolta differenziata) che sfrutta l’abbinamento di processi meccanici a processi biologici quali la digestione anaerobica e il compostaggio. Appositi macchinari separano la frazione umida (l’organico da bio-essiccare) dalla frazione secca (cartaplasticavetro, inerti ecc.); quest’ultima frazione può essere in parte riciclata oppure usata per produrre combustibile derivato dai rifiuti (CDR) rimuovendo i materiali incombustibili.

Ma del resto ai cittadini interessa soprattutto che la spazzatura non sia per le strade, non si pone il problema di dove e come venga smaltita… La questione strutturale è un problema che avrebbero dovuto invece porsi le istituzioni preposte alla tutela e allo sviluppo dei fondamentali settori produttivi, in primis Comune e Regione: invece solo oggi, grazie a Berlusconi, si intravede una possibile via d’uscita che, sotto minacce di commissariamento, ha costretto finalmente il Comune di Napoli a iniziare la raccolta differenziata tanto attesa. Purtroppo però, a un anno dall’emergenza e dal disastro ambientale, la raccolta differenziata a Napoli resta ancora un miraggio e ciò nonostante la giunta non viene commissariata. Dove sono gli incentivi per i quartieri che oggi partecipano al progetto di raccolta differenziata? I rincari della tassa sull’immondizia imposti a tutti, in maniera indiscriminata, dimostrano il disinteresse verso i cittadini diligenti differenziatori di munnezza, da parte dell’amministrazione.

Non esistono incentivi per chi fa la raccolta differenziata correttamente

Napoli ha bisogno di una nuova classe dirigente più illuminata per avere un popolo più illuminato. Certo non fanno bene osservazioni superficiali di alcuni assessori che dichiarano che la raccolta differenziata a Napoli non è possibile a causa della elevata densità della popolazione. Queste osservazioni sono, evidentemente, l’espressione di chi merita di fare un mestiere diverso. Per tornare alla rivolta di Chiaiano e a tutte le rivolte che si sono sollevate contro il concetto di discarica indifferenziata, ritengo che quelle persone lottino per una giusta causa. Lottano, infatti, per essere riconosciute da uno Stato che ha il suo fondamento sul principio del diritto alla salute. Bertolaso promise che la nuova discarica di Chiaiano sarebbe stata costruita secondo i criteri legislativi vigenti, ammesso che esistano criteri certi e scientifici per garantire la salute dei cittadini che vivono in prossimità di questi accumuli di rifiuti a cielo aperto, perché questo è la discarica di Chiaiano; sono sicuro che oggi quelle premesse e quelle garanzie restano parole al vento, niente di tutto quello che fu promesso è stato mantenuto. Oggi la discarica di Chiaiano testimonia uno degli ultimi atti sconsiderati di una amministrazione fallimentare con a capo il Sindaco Iervolino e tutti coloro che contribuirono al progetto. Purtroppo la discarica di Chiaiano peserà sul futuro delle prossime generazioni in termini di salute, e la politica e lo staff scientifico che diede il parere positivo dovrà fare i conti con la propria coscienza.


Conclusioni sul federalismo

Più benessere al Nord; una strategia a senso unico per il Nord; qual è il prezzo da pagare?

Come abbiamo dimostrato, le discariche del cosiddetto “tal quale” e gli inceneritori sono strumenti potenzialmente pericolosi e controproducenti per la qualità della vita di un territorio; al tempo stesso però si osserva come sia stato importante l’utilizzo dello strumento legislativo d’emergenza del Governo Berlusconi per affrontare la situazione drammatica dei rifiuti a Napoli. Pertanto abbiamo avuto la dimostrazione evidente che lo Stato centrale può intervenire e, quando vuole, sa intervenire in maniera concreta per aiutare dei territori in difficoltà. Voglio dire che in questo caso abbiamo assistito a un bell’esempio di statalismo e a un pessimo esempio di federalismo.

Il federalismo dimostra che lo Stato non ha l’interesse ad impedire lo sperpero del patrimonio pubblico. Il messaggio è: fate ciò che volete

A maggior ragione, per questo e per altri motivi messi precedentemente in evidenza, sono più che mai convinto che il federalismo non sia prioritario per l’Italia, anzi possa essere deleterio, in quanto in questo momento storico, a causa delle scarse risorse economiche, il Sud peggiorerà in termini di sicurezza e di ordine pubblico, tanto da richiedere al governo centrale maggiori risorse per le forze dell’ordine e per il controllo del territorio, quindi più spesa pubblica e di conseguenza più deficit.

Sul federalismo c’è ancora molto da dire e da scoprire, dopo quanto abbiamo scoperto e supposto fino a ora: volendo semplificare molto, ci verrebbe da dire che solo a dei folli potrebbe interessare questo tipo di struttura frammentata dello Stato che tutto è, tranne che un modo per risparmiare risorse. In un momento di forte crisi internazionale e mondiale, dove l’Italia è tenuta a tagliare la spesa pubblica, ci ritroveremmo a gestire un cambiamento così radicale della struttura dello Stato italiano, senza sapere e conoscere i costi di attuazione. La politica italiana, lenta e farraginosa, con il federalismo si sta impantanando in una discussione inutile e controproducente. Il federalismo al Sud è uno strumento pericolosissimo a causa dell’incompetenza dei governi territoriali che sono sempre più deboli, ricattabili ed esposti al rischio del clientelismo. Pertanto, il concetto di federalismo (decentramento dei poteri) applicato a un sistema formato da tanti gruppi è positivo finché l’interesse particolare delle molteplici Regioni non entra in conflitto con il sistema centrale e cioè con i suoi valori e principi unitari. Qualora dovesse accadere un simile conflitto automaticamente il sistemacentrale andrebbe a decadere.


Parte quarta – Un nuovo ordine mondiale

 

La globalizzazione come dinamica permanente dello sviluppo storico

Il modo di ragionare dell’essere umano, a grandi linee, è lo stesso: ciò che cambia è il carattere soggettivo e le usanze, cioè la cultura di un Paese. Ciò che unisce le molteplici culture e le diverse specie esistenti è la necessità di una buona qualità della vita, la quale ci permette di sopravvivere sia fisicamente che culturalmente.

La teoria dei giochi a carte scoperte: è sempre possibile un equilibrio tra una o più parti nel rispetto della qualità della vita
La teoria dei giochi a carte scoperte: è sempre possibile un equilibrio tra una o più parti nel rispetto della qualità della vita

La prima forma di globalizzazione umana è stata l’espansione dell’uomo su tutto il globo terrestre, e con lui del suo modo di organizzarsi, di volta in volta con strumenti diversi e innovativi. Alla base di questa evoluzione sta l’esigenza che ha l’uomo di migliorarsi, raggiungendo un livello di qualità della vita sempre più elevato, per se stesso e per la sua comunità. Oggi, grazie alla potente tecnologia che possediamo possiamo parlare di comunità in senso molteplice e quindi ha senso parlare di globalizzazione della qualità della vita, che comprende i “diritti dell’uomo” e i doveri che l’uomo ha per la salvaguardia degli equilibri naturali, dei diritti della natura. Il passato ci regala molti esempi di tentativi di globalizzazione di fenomeni e culture basati sul desiderio di ampliare su scala globale il loro raggio di influenza: si pensi al periodo ellenistico-romano, in cui la tecnica e l’efficienza dei trasporti permettono di inglobare territori culturalmente diversi in un unico ordinamento. La tecnica e l’efficienza dei trasporti, allo stesso tempo di materiali e di informazioni, permette di distinguere e conoscere materiali e comportamenti sempre più vantaggiosi e di migliorare la qualità della vita. Oggi, sfruttare al massimo le potenzialità che la scienza informatica ci mette a disposizione significa maggiore cooperazione, maggiore conoscenza, maggiori opportunità, pertanto significa evitare anche quegli errori che l’agire umano ci ha fatto conoscere durante la sua lenta evoluzione. Governare la globalizzazione economica significa impedire ai capitalisti senza scrupoli di distruggere il paesaggio di un singolo territorio; significa avere rispetto della qualità della vita del territorio dove si intende investire il proprio denaro. A tale scopo sorge la necessità di un Organo Mondiale costituito dai Continenti Uniti (chiamiamolo OMCU) con il compito di tutelare e governare lo sviluppo della qualità della vita su tutto il pianeta, pianificando un’unica strategia comune per lo sviluppo ecosostenibile dei territori, contrastando quei tratti della psicologia umana che determinano il deturpamento del paesaggio in senso lato. Un organo siffatto ha senso in questo nuovo quadro mondiale più dell’Onu, cui attualmente fanno capo gli organi che hanno queste prerogative e che è fondata dai Paesi industrializzati (membri fondatori sono CinaFranciaRussiaRegno UnitoStati Uniti, i Paesi attualmente vincenti secondo una logica di PIL).

Un nuovo organo mondiale che incentivi la crescita della qualità della vita

 

 

La qualità della vita: un nuovo ordine mondiale

Quanto maggiore è la crescita economica di un Paese, tanto maggiori sono i rischi per la salute dell’ambiente. Ciò che fa diminuire il rischio è la pianificazione ecosostenibile

Interazione culturale su scala mondiale nel rispetto della qualità della vita

Globalizzazione significa interazione culturale su scala mondiale. Questo fenomeno ha determinato aspetti positivi e altri negativi, maggiori capacità di confronti culturali e perciò anche scontri e controversie fra culture diverse, maggiori opportunità economiche per tutti e maggiori rischi economico-finanziari per tutti, maggiore concorrenza leale, maggiore concorrenza sleale (una cosa è applicare la teoria del libero mercato in un continente dove vigono più o meno le stesse regole e gli stessi diritti, altro e realizzarla in un contesto più ampio, come quello globale, dove esiste tutto e il contrario di tutto). Questa maggiore interazione, insieme con la mancanza di regole e di una accurata pianificazione, ha avvantaggiato gli interessi di grandi speculatori che, in virtù del profitto senza scrupoli, distruggono gli equilibri naturali abbassando il livello di qualità della vita generale. Questa logica di potere ha prodotto un tornaconto immediato sia ai singoli capitali e sia ai sistemi capitalistici più complessi come quello cinese, che in termini di PIL è il paese più potente al mondo. Attualmente la Cina è il motore dell’economia mondiale, e può diventare una formidabile opportunità per lo sviluppo culturale, quindi anche commerciale, di tutti quei paesi che si affacciano sul Mediterraneo e per la pace in Medio Oriente, come ho già prospettato nelle parti precedenti. La fisica ci spiega che in un sistema non possono avvenire scambi di energia se non esistono differenze di potenziale, ebbene visto che la società umana è un prodotto fisico, le interazioni su scala mondiale seguono questa legge sia dal punto di vista materialistico che idealistico. Interazione culturale a livello mondiale, però, non significa pensare tutti nella stessa maniera, anche se il rischio di prevaricazione politica e culturale è un dato di fatto che in casi estremi si manifesta anche con terribili guerre, pertanto l’attenzione deve rimanere sempre alta.

La competizione selvaggia  non onora la saggezza e l’intelligenza umana

Diventa così necessario trovare un modo per far convivere persone che la pensano diversamente contenendo i rischi della speculazione selvaggia. Ecco che si parla di globalizzazione dei “diritti umani” o di un tipo di globalizzazione politica, che ha la finalità di fissare delle regole per governare l’economia, assoggettandola al potere politico. In ultima analisi si parla di globalizzazione del concetto di qualità della vita, un fenomeno che interessa tutti gli attori del globo terrestre, senza escludere nessuno. È possibile parlare di bene sia soggettivamente che oggettivamente: un bene può diventare un male in base al proprio modo di vedere le cose, ma se fissiamo dei punti di riferimento accettati da tutti, allora si può parlare di bene anche a livello oggettivo. Visto che la sopravvivenza e la qualità della vita interessa tutti, allora il concetto di qualità della vita ha un più alto livello di consapevolezza del bene, perché comprende la concezione dei “diritti umani” e di quelli che ho chiamato diritti della natura, mentre il capitalismo selvaggio senza scrupoli produce benessere economico immediato per una cerchia ristretta di persone con un livello di bene più basso, in quanto non rispetta i “diritti umani” e la salute dell’ambiente (diritti della natura), ciò è in contrasto con il principio della funzione nobile. Quindi l’ideologia della qualità della vita si fonda su un insieme di comportamenti più vantaggiosi per sé e per la collettività, che contribuisce partecipando direttamente o indirettamente al processo di produzione. In altre parole, riguarda il paesaggio con i suoi abitanti e l’ordinamento politico-socio-culturale esistente.La globalizzazione intesa come la comunità delle molteplici comunità ha bisogno della qualità della vita, in quanto ogni singolo territorio possiede una sua particolare funzione nobile per l’ecosistema. La globalizzazione, realizzata secondo il principio della qualità della vita, permette di rivalutare ogni territorio per quello che è e per come è, sia dal punto di vista naturalistico che culturale, sfruttando al meglio ogni singola risorsa che esso stesso possiede. Affinché ciò possa accadere abbiamo bisogno di più cooperazione e meno competizione selvaggia fra gli Stati.Il concetto di qualità della vita applicato a un qualsiasi prodotto necessita di una accurata pianificazione dei costi e dei ricavi, sia in termini economici che culturali, mentre il capitalismo senza scrupoli pensa solo al profitto immediato; i rischi e gli effetti negativi che esso stesso produce all’ambiente e alle persone non vengono presi in considerazione; dunque risulta evidente che si tratta di un comportamento svantaggioso a cui bisogna rimediare per arginare una deriva catastrofica.

Punti d’arrivo

 

Una nuova integrazione

Qual è la logica di potere che deve prevalere, per evitare che il mondo sia governato dal capitalismo senza scrupoli? La risposta a questo quesito è univoca.

Scopo dell’ideologia della qualità della vita è anche quello di aprire un nuovo dibattito a livello mondiale sui vantaggi che una nuova strategia, basata sul confronto culturale, può dare per la risoluzione dei conflitti ideologico-culturali postbellici (derivanti dalla Prima e Seconda guerra mondiale) che hanno il loro fondamento su un tipo di economia sostanzialmente legata all’industria militare. Quando parlo di confronto culturale mi riferisco a un tipo di economia volto essenzialmente all’intensificazione dei rapporti commerciali tra Paesi e culture diverse nel rispetto della qualità della vita.

L’azione politica del Presidente Obama

garantisce saggezza e cooperazione, ha dato  all’America ciò che i popoli si aspettano da un grande Paese

Aprire le porte a una nuova era basata sul confronto culturale e l’integrazione nel rispetto delle diversità, dello sviluppo economico e del benessere sociale è possibile se e solo se le strategie politiche dell’Onu e della Nato rispetto alla questione mediterranea cambieranno; mettiamo da parte questo clima da guerra fredda e di prevaricazione culturale! La seconda guerra mondiale è finita, le strategie militari delle Nazioni Unite e della Nato devono cambiare a favore dello sviluppo economico del Mediterraneo. Oggi nessuna attività (operativa o logistica) viene operata in ambito Nato senza che sia preceduta da un’apposita votazione in cui ogni Paese membro esprime la propria volontà; ciò in un quadro in cui gli Stati Uniti esercitano in ambito Nato un indiscutibile ruolo di guida, che purtroppo in questi ultimi anni, a causa dell’amministrazione del partito repubblicano, più propensa alle armi, ha dato vita a un clima decisamente ostile nei confronti dei Paesi arabi, acutizzando lo scontro culturale nel Mediterraneo. Attualmente, la Nato rappresenta l’unico strumento operativo effettivo nelle mani dell’Onu e dovrebbe fornire la completa garanzia del rispetto delle convenzioni internazionali di diritto bellico e delle operazioni militari; la nuova amministrazione democratica statunitense presieduta da Obama ha il compito di rimediare agli errori commessi dalla precedente amministrazione, ma deve fare di più: con l’aiuto degli altri Paesi membri dell’Onu bisognerà tornare a intensificare i rapporti culturali e commerciali nel Mediterraneo e nell’intero pianeta; questa nuova strategia porterà benefici a tutti per molti secoli a venire.

Equilibrio vs prevaricazione

Uno Stato liberale deve garantire la qualità della vita e non deve piegarsi alle logiche clientelari

Il rischio che i capitali possano diventare sempre più influenti sulle scelte delle persone è ormai una realtà. I capitali diventano sempre più potenti, in quanto hanno più strumenti per accrescere la loro potenza. Il più grande mangia il più piccolo, è la famosa legge del più forte. Il grande distributore ingloba il piccolo distributore, a svantaggio della qualità del prodotto che ricade spesso sul consumatore finale. Negli equilibri naturali c’è molta più armonia e rispetto per la sopravvivenza delle specie. Se esistessero solo carnivori non ci sarebbe qualità della vita, così come se esistessero solo vegetariani. La vita sulla terra si è andata a organizzare in maniera tale da garantire l’esistenza di tutti. Quando un essere prevarica su tutto, allora si verifica la distruzione del pianeta: una visione catastrofica ma possibile, perché logicamente dimostrabile dall’esperienza passata. La storia è ricca di esempi catastrofici, di specie animali e di culture umane scomparse nel giro di poco tempo. Personalmente sono convinto che esista una logica di potere più nobile, più adatta a garantire una maggiore qualità della vita per tutti, ma questa si scontra con logiche di potere meno nobili e più passive, che contrastano con il principio della funzione nobile, per questo motivo le chiamo logiche del peccato originale. Esiste, quindi, lo scontro tra logiche di potere che competono per governare il progresso della civiltà umana: la cosa importante è non sottomettersi a quelle logiche di potere distruttive, che pensano solo al profitto e al prodotto interno lordo, senza guardare con equità e saggezza alla realtà generale. Deve prevalere sempre la logica che sta a fondamento del principio della funzione nobile. La parola d’ordine è combattere queste logiche di potere con ogni mezzo, ma soprattutto con la conoscenza e la consapevolezza che esiste il bene, la meta, la funzione nobile. L’Italia meridionale, come si evince nelle precedenti parti, può e deve a mio avviso contribuire con ogni sforzo perché i Paesi che ambiscono a governare la globalizzazione accettino di cambiare rotta per il bene dell’umanità e per l’intelligenza che la contraddistingue.

 


Conclusioni

L’unità nazionale di un popolo va sostenuta e rivalutata costantemente nel tempo, attraverso il confronto dialettico dello sviluppo degli eventi storici.

Governare la complessità significa capacità di mettere in relazione ciò che è intrinsecamente relazionabile

L’ideologia della qualità della vita rappresenta il punto di equilibrio tra le due concezioni di liberismo e di statalismo, in quanto mette in evidenza l’importanza, per una società dinamica e moderna, dell’azione concreta che svolge una libertà d’iniziativa individuale efficiente che opera secondo il principio della funzione nobile, quindi lontana dalle logiche clientelari, nonché fa notare come siano, in quest’epoca, fondamentali gli strumenti tecnologici che la scienza ci mette a disposizione per aiutare gli individui a inseguire l’interesse di una comunità Stato, attraverso il perseguimento degli interessi personali dei suoi cittadini. La cultura nazionale di un popolo non può prescindere dalla qualità della vita dei suoi componenti e dell’ambiente in cui essi vivono, pertanto uno Stato ha bisogno della libera iniziativa individuale per raggiungere il suo nobile fine, che è la qualità della vita. In una società moderna e più consapevole dei rischi, le libertà individuali vanno contestualizzate in un quadro più ampio, che tenga presente la concezione dei “diritti umani” e dei doveri che ha l’uomo nei confronti della natura. Per questo motivo la modernità fondata sul metodo della qualità della vita si adatta perfettamente all’epoca in cui stiamo vivendo, in quanto i rischi propri di una qualsiasi crescita economica diminuiscono se si utilizza lo strumento della pianificazione accurata del territorio, che come abbiamo visto permette di massimizzare il profitto del bene comune minimizzando i costi.  Uno Stato moderno, quindi, garantisce alla nazione un livello sempre più alto di qualità della vita: ciò significa che uno Stato è tanto più perfetto quanto più strumenti possiede, per indirizzare i governi a sostenere politiche che mirino al raggiungimento di questo nobile obiettivo. Ogni individuo si perfeziona all’interno del suo sistema culturale e per il suo sistema culturale solo se è libero di realizzarsi come meglio crede; talvolta l’autorealizzazione che avviene all’interno di un dato sistema culturale produce risultati innovativi che vanno al di là del sistema culturale di appartenenza e vanno nella direzione di un bene più giusto e più nobile. Il compito di uno Stato è quello di non impigrire l’individuo, ma tutelare e incentivare l’autorealizzazione che, con l’innovazione, contribuisce costruttivamente al progresso civile e democratico, il quale a sua volta si perfeziona con l’aumentare della qualità della vita. La consapevolezza del bene fondato sull’ideologia della qualità della vita è il presupposto prioritario, che garantirà il progresso culturale della società umana e renderà possibile una burocrazia efficiente, minimale e più trasparente.

I conflitti sono una minaccia per l’umanità e per la qualità della vita

Il risultato importante di questo studio è la scoperta di un nuovo linguaggio imperniato sulla nozione della qualità della vita, che a mio avviso è un concetto che deve entrare a far parte del nuovo vocabolario della politica, sia a livello locale che mondiale, perché racchiude in sé la concezione di “diritti umani” e di diritti della natura che sono tra loro imprescindibili. La golobalizzazione è un fenomeno complesso, sono molteplici le logiche di vantaggio in gioco: oggi grazie alla scienza è possibile individuare il punto di rottura, il compito dell’umanità è quello di non oltrepassarlo mai a causa dell’egoismo di chi troppo pretende per sé; quello che deve prevalere sempre è l’interesse dell’umanità per l’umanità; ma ciò può avvenire solo se si riconoscono i vantaggi proposti dall’ideologia della qualità della vita. Permettetemi questa breve digressione: non bisogna mai dimenticare che l’idea di qualità della vita è un concetto dinamico, la sua continua evoluzione, nonché applicazione dipende dal territorio e dai suoi abitanti, non essendo pertanto un concetto statico non incorre, a mio avviso, in quei difetti propri delle ideologie che abbiamo conosciuto nel passato. Vorrei far notare, infine, che l’ideologia della qualità della vita così introdotta non è una ideologia imposta dall’alto, nel senso oligarchico del termine, né dal basso, in chiave di lotta di classe, ma è invece prettamente democratica perché penetra straordinariamente nell’interesse di tutta la comunità, in quanto essa stessa ne vive l’utilità. L’ideologia della qualità della vita si fonda, come più volte ho ricordato, sul principio della funzione nobile, che per una società organizzata come la nostra è di fondamentale importanza. Pertanto il concetto di qualità della vita rappresenta il futuro civile di un qualsiasi territorio, ossia l’obiettivo principale della politica che verrà.


Ringraziamenti

Per la realizzazione di questo libro ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini, che in origine e durante la seguente stesura mi hanno motivato a intraprendere questa meravigliosa avventura. Paradossalmente, un ringraziamento lo devo ai protagonisti politici, il cui deludente operato ha innescato in me la giusta intuizione per scrivere un progetto che spero proficuo per il futuro dell’Italia e ancor di più per i nostri amati figli.

La qualità della vita è uno strumento utile per misurare la perfezione di un sistema Stato

Ringrazio lo straordinario patrimonio della cultura italiana, una risorsa di non trascurabile importanza a livello mondiale, che noi tutti abbiamo il dovere di tutelare per il benessere delle future generazioni.

Un ringraziamento particolare è rivolto alla profonda identità rivoluzionaria del popolo partenopeo, che con la sua peculiare tradizione culturale ha contribuito costruttivamente alla nascita della cultura italiana e della Carta costituzionale.

Questa identità, oggi più che mai, deve far sentire la propria voce per il bene di Napoli, del Meridione e dell’intero Paese. Criticare costruttivamente, anche con toni duri, è in certi momenti la cosa migliore da fare.

Devo l’impulso alla stesura di queste pagine, infine, agli stimoli offerti dal patrimonio culturale italiano e della mia città in particolare.

Domenico Espositoè nato e vive a Napoli. Artista poliedrico, scrittore, poeta e pittore, per ciò che lui stesso e per il momento lui solo attesta. Pratica le arti per passione, ma soprattutto perché sente di avere qualcosa da dire.

“[1] Storicamente, la dicitura Medio Oriente deriva dalla suddivisione amministrativa che la Gran Bretagna aveva operato per il mondo asiatico che da essa dipendeva in periodo coloniale, ma si riferiva in origine a una regione diversa da quella attuale: il cambiamento di significato è dovuto all’influenza americana”.

[2] Nel corso di quella giornata undici deputati del centrosinistra (Mantini, Lusetti, Burtone, Santagata, Zampa, Lenzi, Strizzolo, Marini, Colombo) espressero il proprio dissenso contro l’astensione, salvo poi adeguarsi alla decisione del gruppo, fatta eccezione per Mantini e Colombo nonostante l’invito del segretario Dario Franceschini. In quella stessa occasione Franceschini dichiarò che il Pd «non è contro il federalismo fiscale». La scelta dell’astensione da parte del Pd fu stata criticata anche da Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, secondo cui «questo federalismo aumenta la guerra tra i poveri e non garantisce i diritti sociali» e «rappresenta una vittoria della Lega Nord, nella logica di spezzettare l’Italia».

[3] Fuorigrotta (in napoletano Forerotta) insieme al quartiere Bagnoli forma la decima municipalità del comune di Napoli.

Meno esteso di Chiaiano, con i suoi 76.521 residenti è il quartiere più popoloso di Napoli. Confina, oltre che con Bagnoli, con i quartieri Soccavo, Pianura, Vomero, Chiaia e Posillipo (in linea d’aria, non essendoci strade che collegano direttamente i due quartieri per via della forte pendenza che li separa).